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L'onda d'oro dell'atletica italiana

Ondina Valla

A soli 14 anni, diventò campionessa italiana assoluta e fu convocata in nazionale. Tuttavia, il suo talento e il suo destino olimpico furono momentaneamente frenati dalle opposizioni della Chiesa e del regime fascista. Nel 1932, quando fu invitata a partecipare ai Giochi di Los Angeles, le fu impedito di farlo. Il Vaticano, in particolare, si oppose all'idea di una donna atleta, temendo che avrebbe "creato problemi su una nave piena di uomini", come dichiarò la stessa Valla anni dopo in un'intervista. Questo evento evidenziò il forte contrasto tra la tradizionale visione della donna come madre e moglie, promossa dalla Chiesa e dal regime fascista, e il desiderio di Valla di eccellere nello sport. Nonostante le avversità, Ondina Valla continuò a perseguire il suo sogno e presto divenne una delle atlete più celebrate d'Italia, tanto che il governo fascista la elesse a esempio della "sana e robusta gioventù nazionale". La stampa la definì "Il sole in un sorriso", riconoscendo il suo carisma e la sua abilità sportiva.

Il momento culminante della sua carriera arrivò ai Giochi Olimpici del 1936 a Berlino, dove vinse l'oro nei 80 metri ostacoli. La sua vittoria, raggiunta con un tempo record, la rese un'icona nazionale e un simbolo di orgoglio per le ragazze italiane. La gara di Berlino segnò anche un cambiamento nell'atteggiamento del regime fascista nei confronti dello sport femminile, aprendo la strada a una maggiore accettazione e partecipazione delle donne alle attività sportive. Dopo le Olimpiadi, Valla continuò a competere fino agli anni '40, ottenendo numerosi successi nazionali e internazionali. Nel 1937 stabilì il primato nazionale nel salto in alto, che mantenne per molti anni. Tuttavia, un problema alla schiena la costrinse a rallentare l'attività agonistica, ma non impedì alla campionessa di continuare a gareggiare e a vincere. Dopo il ritiro, Ondina Valla si trasferì a L'Aquila con il marito Guglielmo De Lucchi, dove visse una vita tranquilla fino alla sua morte nel 2006 all'età di 90 anni. Pur avendo subito la perdita della sua medaglia d'oro olimpica, rubata insieme ai suoi trofei, Valla rimase un simbolo di forza, determinazione e grazia, ispirando generazioni di atlete italiane a seguire i loro sogni.

Ondina Valla, inizialmente chiamata Trebisonda in omaggio alla città turca omonima, è stata una figura iconica dell'atletica italiana, nota per la sua grinta, talento e versatilità. Nata dopo quattro fratelli maschi, si distinse sin da giovane per le sue doti atletiche straordinarie. Cresciuta a Bologna, cominciò a farsi notare negli ambienti sportivi già durante i campionati studenteschi locali, dove rivaleggiò con Claudia Testoni, sua compagna di scuola e avversaria sportiva, ma anche amica per tutta la vita.

Curiosità

Nel 1978 le era stata rubata in casa, assieme a tutti i suoi trofei, la medaglia aurea berlinese. Fu un dolore incommensurabile: "di quella vittoria mi rimase solo la quercia che veniva data ai vincitori. L'ho piantata a Bologna ed è cresciuta in un'aiuola vicino alla piscina coperta dello stadio". Però, dopo qualche anno il presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera le donò una riproduzione identica all'originale: una consolazione che di certo emozionò Ondina.