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ESPRESSIONISMO&ART NOUVEAU

L, CIMMINO

IL FAUVISMO

Il Fauvismo, dal francese “Fauvisme”, è stato uno tra i primi movimenti pittorici europei del XX secolo, che seguì e rinnovò le sperimentazioni tecniche e ricerche del Postimpressionismo. Sorto in Francia da un gruppo eterogeneo di artisti, il movimento fu di breve durata, dal 1905 al 1907 circa. Il termine Fauves, in francese significa belve e sta ad indicare la violenza dei colori e dei segni che questi artisti ponevano nelle loro opere.

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EDVARD MUNCH

HENRI MATISSE

La gioia di vivere

Tra le diverse opere create dal genio Henri Matisse una delle più celebri è sicuramente La gioia di vivere. Matisse ritrae un paesaggio esterno dalle tinte fortemente mediterranee e naturalistiche. L’opera però non è realizzata en plein air come si usa ai tempi ma viene idealizzata e dipinta all’interno di uno studio. Guardando con attenzione è possibile identificare una sorta di disposizione circolare delle figure, quasi come se le stesse si muovano con un preciso movimento rotatorio: il medesimo concetto verrà concretizzato anni dopo – precisamente nel 1910 – in quella che probabilmente è l’opera più famosa di Matisse: La danza. Le figure rappresentate ed il paesaggio nel quale sono immerse presentano, come prevedono gli stilemi fauvisti, colori accesi ed innaturali.

La Danza è uno dei quadri simbolici non solo del suo autore - Henri Matisse - ma anche dell'intera arte moderna. Ebbe numerose critiche, principalmente riguardavano il colore -ritenuto di una violenza eccessiva - e la sua stesura frettolosa sulla tela. Anche la composizione ottenne un riscontro ben poco favorevole per via della sua semplificazione.Il soggetto sono cinque figure danzanti le cui braccia sono protese nello slancio di afferrarsi l'un l'altra mentre si muovono in cerchio: i corpi sono rappresentati in maniera sbilanciata e in torsione per confluire nell'accentuazione del movimento rotatorio. Il quadro è tripartito presentando degli elementi focali: il cielo, la terra e le figure danzanti. Il mondo appare quasi plastico agli occhi dell'osservatore, con una forte inclinazione alla deformazione. Matisse utilizza solo il colore rosso-marrone delle figure, il blu per il cielo e il verde per il prato.Anxhe l'abolizione del chiaroscuro è un punto notabile del dipinto, è sempre l'accostamento dei colori complementari a garantire l'illuminazione del dipinto grazie a tinte vivaci e dinamiche come lo stile pittorico in questione.Le figure danzano nude suggerendo un apparente senso d'innocenza, alludendo a una vita infantile priva di sensi di colpa o sentimenti inibitori. Questo accade all'interno di un ambiente che, nella sua semplicità, esula dalla concretezza immediata ispirando qualcosa di più grande. Proprio per via della semplicità dei tratti si riesce a indagare più a fondo nel soggetto: la terra e il cielo non sono dunque soltanto due elementi di contorno ma vanno a simboleggiare il mondo e l'universo e, per esteso, l'essenza delle cose. Nel mezzo dei due estremi c'è la specie umana - o la vita - che se da un lato danza gioiosamente esorcizzando le proprie paure, dall'altro sembra essere suo malgrado parte di un movimento perpetuo e vorticoso del quale si è obbligatoriamente parte.

La danza

Personaggi dipinti in nero con facce bianche cadenti si riversano come dei fantasmi, inarrestabili, verso lo spettatore. Viale Karl Johan, la via principale di Cristiania, l’attuale Oslo, nel 1892; in precedenza, aveva dipinto immagini relativamente realistiche della strada, ma qui diventa il teatro di una visione espressionista dell’ansia.Egli sradica i dettagli, le finestre illuminate sembrano fluttuare nello spazio come enormi aquiloni rettangolari, e le facce sono senza tratti tranne i loro occhi fissi e spalancati, e in un volto, una barba e baffi. Tagliando la vista per non mostrare i corpi dei personaggi, Munch crea un senso di minaccia; le teste sono ancor più da incubo e sembrano più vicine allo spettatore, quasi scoppiando fuori dal quadro. Le tecniche di ritaglio di Degas, le stampe giapponesi e la fotografia, forniscono a Munch un metodo di intimidazione della minaccia e dei disordini, mentre il vuoto e lo sguardo inflessibile dei borghesi, passeggiando, calano sullo spettatore, come ad evidenziare le maschere che queste persone sono costrette, dalle loro regole e dalle loro convenzioni, ad indossare.

Sera sul viale Karl Johan

Skrik, questo il titolo originale dell’opera, conta quattro versioni del medesimo e celebre soggetto: una figura che, urlando, trasmette angoscia e agonia mentre il mondo intorno a lui si deforma e diventa partecipe dei propri distruttivi sentimenti. Realizzata nelle sue diverse elaborazioni a cavallo tra il 1893 e il 1910, l’opera si configura come una delle più vivide icone culturali aventi come soggetto il malessere dell’Uomo. La storia dell’urlo di Munch si lega intrinsecamente a quella del suo autore. Edvard Munch, vissuto a cavallo tra il 1863 e il 1944, si è contraddistinto anche presso i posteri per un persistente malessere che lo accompagnò per gran parte della sua turbolenta vita. Munch viene assalito dalla tremenda percezione che il cielo arrossato sia pieno di nuvole cariche di sangue e, mentre i suoi amici diventano pallide sagome, avverte distintamente un lancinante urlo provenire dalla natura tutta intorno a lui. Il quadro è caratterizzato da una fortissima distorsione degli elementi ritratti che conferiscono una dirompente evocatività, grazie anche all’uso di colori complementari che permettono di accentuare la forza cromatica del dipinto. Non solo: è fondamentale porre l’attenzione sul contrasto delle linee che compongono L’urlo. Mentre il soggetto al centro viene realizzato con tratti curvilinei e serpentini - così come il cielo, le nuvole e il mare – le due figure sullo sfondo e il pontile presentano tratti dritti e rigidi. L'urlo emesso dalla figura al centro racchiude quindi tutto il male di vivere che accomuna le persone di ogni luogo e dal quale Munch si sente particolarmente afflitto. vi è anche un netto distaccamento tra due gruppi di figure. Il primo al centro raccoglie il soggetto e il paesaggio circostante, preda di questo urlo disumano e tutti gli oscuri sentimenti che racchiude.

L'urlo

Die Brücke &Der Blaue Reiter

Die Brücke si avvalsero sin dall’inizio di tutta una serie di risorse stilistiche: la bidimensionalità, l’uso di colori violenti e di contorni; svilupparono presto uno stile riconoscibile per l’asprezza, audacia e intensità visiva. Le opere presentano scene di strada, paesaggi naturali e ritratti di soggetti contemporanei, in atmosfere cariche e instabili. Brucke preferivano la xilografia.Fauves francesi, gli artisti di Die Brücke utilizzarono cromie intense e marcate per accrescere l’espressività delle loro figure semplificate.Le opere dei Der Blaue Reiter costiturono invece la controparte astratta dello stile figurativo distorto dei Die Brücke. L’innovazione della loro pittura fu nell’idea che i colori e le forme portassero a un contatto con valori spirituali. Impiegarono colori non naturalistici, come per DieBrücke, ma con effetti decisamente più lirici ed evocativi. E sebbene anche Der Blaue Reiter fosse nato dalla stessa alienazione dal mondo moderno che aveva mosso profondamente i Die Brücke, la risposta non fu affrontare quel sentimento attraverso rappresentazioni inquietanti di un’esperienza traumatica, ma tentare di trascenderlo attraverso mezzi artistici astratti.

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FRANZ MARC

ernst kirchner

Cinque donne nella strada è uno dei più famosi dipinti di Ernest Ludwig Kirchner, uno dei più importanti artisti del movimento noto come Die Brücke. Kirchner arrivò a Berlino nel 1911 e iniziò a dipingere una serie di opere aventi per oggetto personaggi che vagano per le strade della città: uno dei dipinti è proprio Cinque donne nella strada, dove si vedono i profili di cinque donne quasi filiformi, spigolose, quasi spettrali, dalla figura allungata , tutte più o meno abbigliate allo stesso modo, e che si muovono sullo sfondo della luce accesa di una vetrina, mentre sulla sinistra si intravede un automobile passare.Con i suoi dipinti , Kirchner intende mostrare all'osservatore la frenesia, il grigiore, il senso di oppressione della grande città: i colori infatti sono pochi e cupi, le donne sono tutte uguali , il loro essere attratte dalla vetrina da cui proviene la luce quasi abbagliante è segno che le donne stanno esercitando il loro istinto, più che le loro facoltà intellettive.

Cinque donne per strada

La torre dei cavalli azzurri

Franz Marc è universalmente considerato uno dei pittori simbolo dell’espressionismo tedesco, capofila di quella cerchia di artisti il cui sforzo cruciale consisteva nel delineare l’universo di emotività e sentimenti, di scenari mentali e percorsi rappresentativi. E sono questi tratti a comporre il cuore valoriale ed espressivo di una delle sue opere migliori: «La torre dei cavalli azzurri». Un dipinto che voleva raccontare gli animali attraverso i loro stessi occhi, isolandoli dai contesti rurali e cogliendo la loro essenza, attraverso una struttura geometrica e un uso del colore, con una palette in cui predominano giallo e blu, in grado di creare un potente movimento verso l’alto. Per questo nei suoi dipinti cercava di astrarre gli animali da un contesto realistico e di dipingerli in un ambiente quasi onirico, riuscendo a carpire la loro forza e possenza senza sacrificare l’elemento di innocenza, di purezza, di evidenza di una natura candida e incontaminata.A differenza delle altre opere dell’autore, tuttavia, «La torre dei cavalli azzurri» è portatrice di un significato simbolico legato al suo triste destino. L’ultimo avvistamento risale al 1945 nella Haus am Waldsee, una sfarzosa residenza privata di Berlino Est, adesso adibita a galleria d’arte. Da quel momento in poi de «La torre dei cavalli azzurri» non si ebbero più notizie.

ART NOUVEAU

William Morris riteneva che l'operaio dovesse indubbiamente produrre oggetti utili, badando anche però al fattore estetico, introducendo il valore della bellezza negli oggetti della quotidianità: la macchina deve essere al servizio dell’uomo e non il contrario. Morris fonda dapprima la Morris, Marshall, Faulkner & Co., in collaborazione con alcuni artisti pre-raffaelliti (gusto estetico medievale). Questa azienda tenta di rimanere competitiva per costi e qualità, ma finisce per rimanere lo stesso rivolta a una stretta cerca di persone, non al popolo. Allora Morris ci riprova fondando la Arts & Craft Exhibition Company, un'associazione di arti e mestieri, con lo scopo di conciliare produzione industriale ed estetica, per consentire anche ai meno ambienti di avere oggetti di alta qualità e basso prezzo. Ecco, tutto questo getta le basi non solo per l'Art Nouveau, ma anche per quello che oggi conosciamo come design.

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GUSTAV KLIMT

Il bacio

Munch una volta disse: «Non farò più interni con uomini che leggono e donne che lavorano a maglia. Dipingerò persone viventi che respirano, sentono, soffrono e amano».Il bacio con la finestra di Edvard Munch ritrae una coppia di amanti che si stringe nel buio di una stanza con vista sulla strada. Il dipinto di Edvard Munch, intitolato Il bacio con la finestra, raffigura un uomo e una donna mentre si baciano, stretti in un abbraccio. L’uomo volge la testa a destra, nasconde il viso dell’amante e poggia la sua mano sulla spalla di lei vicino alla scollatura dell’abito.Anche lo spazio non segue le regole della pittura accademica ma assume un aspetto fluttuante e indefinito.La tecnica: Edvard Munch realizzò Il bacio con la finestra con impasto di colori ad olio applicati su tela. L’opera misura 73 centimetri di altezza e 92 cm di larghezza.Il colore e l’illuminazione: Il bacio con la finestra di Edvard Munch è un dipinto caratterizzato dai colori scuri. Infatti, diverse sfumature di blu ricoprono tutta la superficie dipinta e creano un’atmosfera inquietante e sospesa. La finestra, offre però uno sfondamento in profondità con veduta dall’alto sulla via sottostante. L’interno è rappresentato con una leggera obliquità come l’allineamento delle facciate dei palazzi.Il primo piano della scena è, così, occupato dalla coppia che si bacia nel buio della stanza. Invece, attraverso la finestra si crea un secondo piano spaziale la cui distanza dal primo è suggerita dalle puccole dimensioni delle figure umane che transitano sul marciapiede. Lo spazio, inoltre, non è di natura geometrica ma compositiva e intuitiva.

Già da giovane, Franz Marc aveva avuto modo di studiare teologia e filosofia: per lui, la religione rappresentava un elemento di forte significato sia nella sua vita privata che all’interno della sua arte. Egli ebbe l’onore di conoscere gli artisti Paul Cézanne, Paul Gauguin e Vincent Van Gogh. Marc incontrò il pittore di origine russa Wassily Kandinsky, il quale era un membro di un gruppo di artisti espressionisti da cui si separarono, e formarono un gruppo avversario di artisti chiamato Der Blaue Reiter. Kandinsky e Franz Marc hanno sviluppato l'idea che l'energia mistica si rivela meglio attraverso l'astrazione. Marc dipingeva abitualmente animali di qualsiasi specie e si interessava anche con molto entusiasmo all'arte dei popoli "primitivi", dei bambini e dei malati di mente.

Franz Marc

Vita

Le opere del primo periodo di Edvard Munch sono molto diverse da quelle della sua maturità: le tinte sono tenui e controllate, i personaggi sono calmi e rilassati e risentono ancora dell’arte di Edvard Degas .Con il passare degli anni le opere dell’artista norvegese si semplificarono maggiormente e i colori diventarono più accesi e vibranti, con lo scopo di illuminare la tela e suggerire i sentimenti provati dal pittore al momento dell’esecuzione. Si tratta di emozioni forti e terrificanti: la gelosia, l’angoscia, la malinconia, la disperazione e la libido, che stanno alla base di numerose opere cariche di significati simbolici che alludono a sentimenti e vicende personali.

Henri Matisse

Vita

1913 / Scomparso (1945) / 2x1,3 m / Colore ad olio

1893 / Museo Nazionale di Oslo / 91x73,5 cm / Olio, tempera, pastella su cartone

Gustav nacque il 14 luglio 1862 a Baumgarten, secondo di sette fratelli, quattro femmine e tre maschi. Suo padre, Ernst Klimt, era orafo e sua madre, Anna Finsta, era una donna colta con un animo artistico nel campo della musica. A quattordici anni, nonostante le ristrettezze economiche in cui viveva la famiglia, frequentò assieme al fratello Ernst la Scuola d'Arte e Mestieri dell'Austria, dove nei successivi sette anni approfondì lo studio della pittura d'olio e dell'anatomia, ma imparò anche a padroneggiare diverse tecniche come il mosaico e la lavorazione della ceramica. In questo periodo di formazione accademica, nel suo tempo libero, Gustav Klimt guadagnava un po' di denaro extra disegnando ritratti su commissione da fotografie, in cui si evince il suo incredibile talento nel restituire la rassomiglianza fisica e la ricerca del dettaglio. Questi lutti condizionarono profondamente la sua produzione artistica, tanto che ne seguirono ben sei anni di inattività. Fu in questi anni che stringe un rapporto con Emilia Floga, sorella della vedova del suo defunto fratello. Non si sposarono mai né ebbero figli e il loro rapporto, almeno da parte di Klimt, non fu mai esclusivo dato che il pittore intratteneva numerose altre relazioni occasionali o durature, da cui nacquero ben quattordici figli. Tuttavia, restarono legati per tutta la vita. Emilia Floga fu la modella di Klimt in numerosa occasione e forse il volto femminile del suo dipinto più famoso, Il Bacio. Non lasciando spazio all'idealizzazione della realtà imposta fino a quel momento dalla morale comune. Le polemiche furono talmente aspre che nel 1905, profondamente deluso dalla censura subita come artista, Klimt stesso rinunciò all'incarico delle allegorie e restituì l'onorario che gli era stato anticipato.Sempre più in contrasto con i rigidi canoni accademici, nel 1897 Klimt aveva fondato insieme ad altri 19 artisti la secessione viennese, formando un gruppo autonomo dotato di una propria indipendenza e anche di una propria sede, il Palazzo della Secessione Viennese. Il simbolo del secessionismo era la Pallade Atena, dea greca della saggezza e delle buone cause, che Klimt raffigurerà nel 1898 in uno dei suoi capolavori.

Gustav Klimt

Vita

Negli anni prima di trasferirsi con il gruppo da Dresda a Berlino, la sua produzione comprese oltre ai nudi in studio, ritratti e scene di vita urbana. Negli anni berlinesi proseguì con il suo peculiare racconto metropolitano. A formare il suo stile distintivo, caratterizzato da forme semplificate appiattite e colori intensi e non naturalistici, contribuirono sia il contatto con l’arte “primitiva” africana e oceanica, sia la conoscenza delle storiche tecniche di stampa. La serie di dipinti ad olio Scene di strada dai forti contrasti coloristici è la più emblematica della sua produzione berlinese, di cui Cinque donne per strada del 1913 è il primo quadro. Sempre più in contrasto con i rigidi canoni accademici, nel 1897 Klimt aveva fondato insieme ad altri 19 artisti la secessione viennese, formando un gruppo autonomo dotato di una propria indipendenza e anche di una propria sede, il Palazzo della Secessione Viennese. Il simbolo del secessionismo era la Pallade Atena, dea greca della saggezza e delle buone cause, che Klimt raffigurerà nel 1898 in uno dei suoi capolavori.

Ernst Kirchner

Vita

1908 / Österreichische Galerie Belvedere Vienna / 1,8x1,8 m / Olio su tela

1906 / Barnees Foundation / 176,5x204,7 cm / Olio su tela

1913 / Wallraf-Richartz Museum / 120,5x91 cm / Olio su tela

1892 / Museo d’Arte di Bergen / 84,5x121 cm / Olio su tela

Matisse diventerà la figura più importante e complessa del movimento. L’artista percepisce nello spazio pittorico un limite, rappresentato dalla cornice, che prontamente elimina. La sua attività pittorica si svolse per decenni, passando per diverse fasi. La sua costante sperimentazione lo condusse ad un affinamento stilistico progressivo che toccò le soglie dell’astrattismo. Matisse partiva dalla raffigurazione della realtà, per poi semplificarla e appiattirla, tramite l’accostamento di colori primari e di secondari puri, accesi, luminosi, privi ormai di riferimento alla descrizione naturale, non avvalendosi più della linea di contorno.

Henri Matisse

Vita

1909 / Museo dell’ermitage / 260x391 cm / Olio su tela