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Transcript

Elisa De Simone, Noemi Guarente, Pagliarulo virginia

SI INIZIA!

Carina Del Gaudio, Carmen Micera, Ileana Vigilante

presentano...

I BENI CONFISCATI

I BENI CONFISCATI

I beni confiscati sono ricchezze accumulate illegalmente da mafiosi, investendo soldi nel traffico delle droghe, dalle estorsioni, dall’usura, che vengono espropriate per diventare proprietà dello stato. Nel 1982 fu introdotta la legge «Rognoni-La Torre» per la lotta alla criminalità organizzata. Con questa legge è stato introdotto il reato di associazione di tipo mafioso, inserendo l’articolo 416-bis e la conseguente previsione di misure patrimoniali, applicabili all’accumulazione illecita di capitali. Il comma 7 stabilisce che «nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere io reato». Negli anni 90 si è diffusa l’idea di restituire alla comunità le ricchezze accumulate illegalmente dalle mafie. Lo prevede la legge 109 del 1996. Era stata presentata da alcuni deputati e promossa attraverso una campagna di raccolta di firme da parte di Libera.

Le misure patrimoniali sono strumenti utilizzati dalle autorità per combattere la criminalità finanziaria. Queste misure sono eseguite in diversi modi a seconda delle giurisdizione e delle misure del caso. Il sequestro preventivo può essere eseguito prima che sia emessa una sentenza e questo tipo di misure può essere acutizzato da un tribunale o da un’autorità investigativa. La confisca dei beni avviene generalmente dopo una sentenza definitiva di condanna per un reato. I beni possono essere confiscati come parte della punizione per il reato commesso. Le misure cautelari possono essere anche applicate per garantire il pagamento di eventuali multe, queste possono includere il sequestro di conti bancari, priorità immobiliari al fine di assicurare che il denaro sia disponibile per soddisfare le richieste legali.

Quando si parla di beni confiscati, ci si riferisce spesso a proprietà, risorse o capitali sequestrati dalle autorità a seguito di attività illegali come il crimine organizzato. In primo luogo i beni confiscati possono essere utilizzati per finanziare progetti e iniziative che promuovono la sostenibilità ambientale, i fondi ricavati possono essere destinati a progetti di energia rinnovabile. In secondo luogo i beni confiscati possono essere utilizzati per sostenere programmi sociali finanziari a migliorare la qualità della vita delle persone destinati a progetti di istruzione. Questi interventi non solo migliorerebbero il benessere delle comunità coinvolte ma contribuirebbero anche a ridurre le disuguaglianze sociali e promuovere la coesione sociale. I beni confiscati possono essere usati per combattere la criminalità organizzata e promuovere la giustizia. dunque i beni confiscati rappresentano una risorsa preziosa che può essere impiegata per promuove la sostenibilità ambientale, sociale ed economica, utilizzando in modo efficace e trasparente questi fondi è possibile contribuire a costruire un futuro più equo, sicuro e sostenibile per tutti.

Il processo di confisca è un procedimento legale attraverso il quale le autorità confiscano i beni ritenuti illeciti o collegati a attività criminali. Questo avviene quando sussistono sospetti o prove che i beni in questione sono stati ottenuti illegalmente o utilizzati per commettere reati. Questo può comportare la presentazione di documenti, testimonianze, registrazioni finanziarie, o altro materiale rilevante. Ciò può includere la presentazione di prove a proprio favore, l'interrogatorio dei testimoni dell'accusa, e la partecipazione attiva al processo legale. Se il tribunale ritiene che i beni siano stati ottenuti illegalmente o siano collegati a attività criminali, può ordinare la confisca. Questi beni possono essere venduti all'asta o utilizzati per fini pubblici, a seconda delle leggi e delle procedure applicabili. È importante notare che il processo di confisca può variare a seconda della giurisdizione e del tipo di beni coinvolti.

AMMAZZATECI TUTTI

L’associazione «AMMAZZATECI TUTTI!» nasce nel 2005, in Calabria, come reazione ai numerosi omicidi di ‘Ndrangheta avvenuti in quell’anno. Il movimento si è diffuso in altre regioni d’Italia, raccogliendo adesione e consenso di ragazzi e ragazze da altre parti del paese. I campi di attività sono 4: formazione scolastica, informazione, comunicazione e assistenza delle vittime di mafia in Italia. La prima apparizione pubblica del movimento avviene a Locri il 19 ottobre del 2005 quando, in occasione dei funerali di Fortugno, sette ragazzi esposero lo striscione «E ADESSO AMMAZZATECI TUTTI».

GRAZIE A TUTTI!