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Transcript

L'impatto del fascismo sulla società italiana dell'epoca

LE FONTI CI PARLANO

  • Analisi della tipologia di fonte
  • Breve descrizione del contenuto del video
  • Come vengono presentati gli etiopi? Perché si può dire che le parole usate per descriverli siano di natura razzista?
  • Qual è il messaggio del video?
  • Cosa ti colpisce in particolare?

L'addestramento degli indigeni e il loro inquadramento nei reparti

LEGGI QUI L'INTRODUZIONE ALLA FONTE

Cartoline umoristiche della guerra d'Etiopia

  • Analisi della tipologia di fonte
  • Descrizione delle cartoline
  • Come vengono presentati gli etiopi? E i soldati italiani? Perché si può dire che c'è una raffigurazione razzista e maschilista?
  • Qual è il messaggio che vogliono trasmettere?
  • Cosa ti colpisce in particolare?

  • Analisi della tipologia di fonte
  • Breve descrizione delle pagine dell'antologia
  • A quali argomenti sono dedicati i testi letti? Quali valori e ideali fascisti vengono esaltati? Da cosa la si può capire? Affidati sia alle parole che alle immagini.
  • Quali messaggi sono veicolati dai testi?
  • Cosa ti colpisce in particolare?

Il libro della terza classe elementare

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  • Analisi della tipologia di fonte
  • Breve descrizione del contenuto del video
  • Il linguaggio del corpo: osserva la postura, i gesti, l'espressione del viso di Mussolini. Descrivili e spiega che impatto possono avere su chi ascolta.
  • Qual è il messaggio del video?
  • Cosa ti colpisce in particolare?

«L'ora delle decisioni irrevocabili»: la dichiarazione di guerra del 1940

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LEGGI QUI L'INTRODUZIONE ALLA FONTE

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LE CARTOLINE

LE PAGINE DEL LIBRO

La propaganda durante la guerra d'Etiopia Durante la guerra d'Etiopia (1935-1936), la macchina della propaganda fascista proseguì in maniera insistente. Oltre ai cinegiornali, proiettati obbligatoriamente in ogni sala del cinema, vennero utilizzati manifesti, vignette e cartoline postali. In essi, l'Etiopia e i suoi abitanti vengono descritti con uno sguardo razzista e maschilista: lo dimostra, ad esempio, la rappresentazione delle donne etiopi come merci, oggetti al servizio dei desideri erotici del maschio italiano. L'uso delle armi chimiche Sebbene nel 1928 tutti i principali Paesi del mondo (tranne gli USA) avessero firmato una convenzione per la messa al bando degli aggressivi chimici, l'aviazione italiana, durante la guerra d'Etiopia, gettò circa 300 tonnellate di gas iprite su strade, villaggi e retrovie dell'esercito etiope. Ogni bomba irrorava di goccioline di liquido corrosivo (e, quindi, mortale) un’area ellittica di circa 500/800 metri per 100/200 metri. Gli effetti duravano diversi giorni: per questo motivo, l’iprite era usata solo lontano dal fronte, in modo che non potesse colpire soldati italiani. Le cartoline (Italia, 1935-36) Le cartoline che stai per leggere e osservare sono state disegnate da Enrico De Seta e destinate alle truppe italiane impegnate in Africa Orientale.

La propaganda durante la guerra d'Etiopia

Durante la guerra d'Etiopia (1935-1936), la macchina della propaganda fascista proseguì in maniera insistente. Il video che stai per visualizzare è tratto da uno dei cinegiornali dell'Istituto Luce, società creata durante il ventennio fascista per occuparsi della propaganda cinematografica. I cinegiornali venivano proiettati oblligatoriamente in ogni sala del cinema (definito da Mussolini come «l'arma più forte»), prima dell'inizio degli spettacoli. L’Istituto Luce produsse circa 140 cinegiornali tra l’ottobre 1935 e il maggio 1936: più di 110 contenevano almeno un filmato di argomento africano, mentre in molti casi l’intero notiziario proiettato era dedicato alla guerra vittoriosa o alla fondazione dell’impero.

In un Paese, come l'Italia, in cui il tasso di analfabetismo era ancora molto elevato (nel 1921 il 25% dei ragazzi e il 31% delle ragazze tra i 21 e i 29 anni non sapeva leggere) e dove si stava cercando di diffondere la cultura, la scuola diventò uno dei luoghi privilegiati dal regime per la sua propaganda culturale, basata sull’esaltazione della guerra e sul culto della forza fisica.Ogni scuola d’Italia, povera o piccola che fosse, doveva obbedire a quanto veniva imposto da Roma per quanto riguarda l’arredo. La dotazione delle aule, stipate di alunni (al 1931 la media di alunni per aula è di 31!) prevedeva, tra l'altro: un crocifisso, i ritratti del re e del Duce, una bandiera, il bollettino della vittoria del 4 novemnre 1918.I ragazzi dovevano tenere presenti tre calendari diversi: quello che inizia il 1° gennaio, quello scolastico, da settembre, e quello fascista che usava numeri romani, era obbligatorio in tutti i documenti ufficiali e iniziava il 28 ottobre 1922, indicatocome anno I dell’Era Fascista.Dall’anno scolastico 1930-1931 venne adottato nelle scuole elementari il testo unico con il quale il regime esercitava un controllo diretto sull’insegnamento, limitando l’autonomia didattica degli insegnanti. Circa il 71% del testo, come pure la copertina, era dedicato alla propaganda diretta o indiretta del regime e all’esaltazione del fascismo: Mussolini e il culto della sua persona, la storia, le celebrazioni, le opere pubbliche, le gesta dei soldati italiani.

La scuola italiana in epoca fascista

L'Italia entra in guerra

Il 10 giugno del 1940 Mussolini ruppe lo stato di «non belligeranza», termine da lui coniato nel 1939, all'indomani dello scoppio della Seconda guerra mondiale, per indicare l’appoggio politico italiano alla Germania ma allo stesso tempo l’astensione dal conflitto armato. Dopo aver firmato la dichiarazione di guerra a Francia e Gran Bretagna, Mussolini, affacciandosi al balcone di Palazzo Venezia a Roma, pronunciò un discorso alla folla riunita, che sarebbe diventato tra i suoi più famosi. Cominciava così: «Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania! Ascoltate! Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili.