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Prof.ssa Sara Aschelter

PARINI E ALFIERI

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03. Parini & nobiltà

04. Parini: le Odi

Indice

09. Alfieri: politica

11. Alfieri: tragedia

12. Contatti

10. Alfieri: Satire e Commedie

07. Alfieri & Illuminismo

08. Titanismo & pessimismo

06. Alfieri: la vita

05. Parini: Il Giorno

02. Parini & Illuminismo

01. Parini: vita

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  • Giuseppe Parino cambierà solo da adulto il suo cognome in Parini. Nasce nel 1729 a Bosisio in Brianza da una famiglia di condizioni modeste. Si trasferisce a Milano dove si dedica alla carriera ecclesiastica, che gli permette di accedere agli studi.
  • Nel 1752 pubblica la raccolta Alcune poesie di Ripano Eupilino ispirata a modelli classici. Grazie a quest'opera può essere introdotto all'Accademia dei Trasformati, uno dei centri principali della cultura milanese aperta alle idee illuministe.
  • Nel 1754 diventa precettore (insegnante privato) di alcuni figli della nobiltà milanese, i duchi Serbelloni e i conti Imbonati.

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Giuseppe Parini

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L'intellettuale a servizio dello Stato riformatore

Nel frattempo, si dedica alla composizione di altre opere di argomento civile, come per esempio le prime due parti del poemetto satirico Il Giorno: Il Mattino (1763) e Il Mezzogiorno (1765).Nel 1768 il governo dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria cerca la collaborazione con gli intellettuali illuministi per dar vita a una forma di dispotismo illuminato. Convoca dunque Parini, affidandogli incarichi di grande responsabilità: sarà direttore della Gazzetta di Milano e otterrà la cattedra di belle lettere nelle Scuole palatine, le scuole pubbliche istituite dall'imperatrice. A partire dal 1773 Parini comincia a frequentare un gruppo di artisti che segue un nuovo orientamento, quello neoclassico che influenzerà in modo decisivo la sua poetica.

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Durante il successivo governo di Giuseppe II d'Asburgo, tuttavia, Parini non concorderà col modo autoritario d'occuparsi della cultura dell'imperatore e si allontanerà dai servizi resi allo Stato. Nel 1789 giudicherà con favore la Rivoluzione francese, grazie alla quale sperava si sarebbero potuti realizzare gli ideali cari agli illuministi di libertà e uguaglianza. Dopo gli eccessi sanguinari del successivo regime del Terrore (1793-1794), però, assumerà posizioni sempre più critiche nei confronti dei rivoluzionari. Nel 1796 con l'arrivo dei francesi a Milano è chiamato a far parte della nuova amministrazione ma dopo alcuni contrasti viene allontanato e si ritirerà dalla vita pubblica. Muore nel 1799, contento che Milano sia tornata in mano agli austriaci.

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Gli ultimi anni

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Bisogna subito specificare che Parini non ebbe un rapporto lineare con gli illuministi. Come loro, è un intellettuale impegnato in una battaglia civile perché vuole contribuire al progresso della nazione, desidera aiutare a risolvere i problemi della realtà contemporanea. Lo fa a suo modo, diffondendo nuove idee che possano migliorare la vita sociale e giovino al bene comune e alla pubblica felicità. Eppure, nei confronti dell'Illuminismo francese ha un atteggiamento problematico:- condivide i principi egualitari: tutti gli individui hanno pari dignità a prescindere dalla classe di appartenenza;- condivide l'ostilità a ogni forma di fanatismo religioso e giudica negativamente l'atteggiamento di chiusura al progresso della Chiesa.A differenza dell'Illuminismo francese, però, egli crede profondamente nella religione e nei suoi valori.

Parini e gli illuministi

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Sulla base dei valori illuministi e di quelli cristiani, Parini critica duramente l'aristocrazia giudicandola oziosa, vuota e improduttiva, sia dal punto di vista economico sia da quello intellettuale, civile e morale. 1) Sul piano economico: i nobili sperperano le ricchezze che derivano da rendite e lavoro altrui, invece di aiutare ad accrescere la ricchezza comune;2) Sul piano intellettuale: i nobili non si dedicano a quegli studi che potrebbero contribuire all'avanzamento della cultura e della scienza;3) Sul piano civile: i nobili dedicano tutto il loro tempo e le loro risorse unicamente alla ricerca del piacere e non vogliono assumere cariche pubbliche o magistrature utili al bene comune;4) Sul piano morale: i nobili coltivano costumi immorali, come dimostra l'adulterio così diffuso tra l'aristocrazia, che distrugge così i valori familiari, utili alla convivenza.

Parini e la nobiltà

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proprio culto per i modelli antichi.Infine, mentre il gruppo del Caffè riteneva che lo sviluppo economico del commercio e dell'industria potesse garantire il progresso e il benessere, per Parini sarà invece l'agricoltura a essere all'origine della ricchezza delle nazioni e della moralità pubblica. Il poeta guarda dunque con preoccupazione l'estendersi incontrollato del commercio, che incrementa il lusso e quindi la corruzione dei costumi.

Anche con l'Illuminismo lombardo Parini ha un rapporto complicato. Rispetto agli intellettuali che si riunivano attorno alla rivista Il Caffè e all'Accademia dei Pugni Parini non condivide l'ammirazione nei confronti dell'Illuminismo francese: temeva infatti che l'eccessiva influenza della cultura francese potesse stravolgere i caratteri originari di quella italiana. Inoltre, era contrario alla contaminazione della lingua italiana con francesismi. Gli illuministi italiani respingevano il classicismo tradizionale, mentre Parini nutre un vero e

Parini e l'illuminismo lombardo

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L'ultima fase della vita e della poetica di Parini è caratterizzata dalla delusione storica e dall'avvicinamento al Neoclassicismo. 1) Delusione storica: a partire dagli anni Settanta e dal governo di Giuseppe II, Parini inizia a provare un senso di delusione e disinteresse nei confronti dell'impegno civile. Questo nuovo sentimento appare evidente in alcune opere: Il Vespro, La Notte e le ultime Odi, in cui compaiono temi leggeri e occasionali, al posto degli antichi atteggiamenti polemici o e degli argomenti attuali;2) Neoclassicismo: già nel Discorso sopra la poesia (1768) Parini sostiene che la poesia non debba essere solo un semplice strumento di divulgazione, ma deve soprattutto restare legata all'eleganza e alla ricercatezza formale tipiche dei modelli classici. Elementi essenziali dell'ultima poetica di Parini sono l'eleganza, la semplicità e l'armonia.

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L'ultimo Parini

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  • Le Odi rappresentano il fulcro della produzione impegnata di Parini: è evidente la sua volontà di contribuire al progresso attraverso la diffusione di nuove idee;
  • L'ode è un tipo di componimento che fu introdotto dall'Arcadia, con l'intento di riprendere forme e modelli della poesia greca e latina. Il contenuto di un'ode è sempre elevato e solenne;
  • Parini pubblicò due edizioni delle Odi:
una nel 1791, un'altra nel 1795 con l'aggiunta di alcuni nuovi componimenti. I testi dell'autore possono essere divisi in:- 1756-1769 legati alla battaglia illuministica;- 1777-1795 non più civili, ma ispirati al classicismo.

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Le Odi (1791/1795)

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TESTO

  • Impegno civile, evidente nelle due parti del poemetto Il Giorno;
  • Problemi pratici e concreti, vivi nel dibattito illuminista e spesso affrontati anche sulle pagine della rivista Il Caffè: inquinamento, igiene, educazione, scoperte scientifiche, povertà dei ceti inferiori, criminalità.
  • L'obiettivo è far rientrare tra gli argomenti della poesia anche quelli più pratici e quotidiani attraverso gli strumenti della tradizione classica: secondo Parini si devono trattare argomenti pratici attraverso un lessico ricercato, una sintassi complessa, un ricco impianto retorico.
  • Tra le odi di questo primo gruppo si segnalano: La salubrità dell'aria (1759), L'educazione (1764), L'innesto del vaiuolo (1765).

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Le Odi illuministiche

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  • La delusione nei confronti della politica di Giuseppe II spinge Parini al distacco dai temi impegnati e civili. L'ultima ode d'ispirazione illuministica s'intitola La musica ed è del 1769: il poeta si scaglia contro l'uso di castrare i giovani cantanti per mantenerne le voci di soprano. Segue una lunga pausa;
  • Nel 1777 pubblica La laurea, un'ode in occasione della laurea in Legge di una giovane. Ormai è lontano dagli atteggiamenti polemici tipici della prima fase illuministica: ancora sotiene alcuni princìpi illumunistici, come la rivendicazione dei diritti della donna, ma si riduce ai limiti di una poesia d'occasione;
  • Con le opere successive si matura il distacco dai problemi concreti civili e sociali.

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Odi ispirate al classicismo

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  • Il Giorno appartiene al genere della poesia didascalica: molto diffuso tra gli illuministi, ha come obiettivi l'insegnamento e la divulgazione di nuove idee, conoscenze e valori;
  • Il poeta è un precettore che vuole insegnare a un giovin signore come riempire i vari momenti della propria giornata, vincendo la noia che lo tormenta;
  • Il poema più che narrativo è descrittivo: non c'è una particolare vicenda, ma viene descritta una giornata tipo dell'aristocrazia, presentando tutte le possibilità che si offrono al giovane nobile: il risveglio in tarda mattinata, la colazione, le lunghe e complicate operazione di igiene personale, gli intrattenimenti nei luoghi di ritrovo della nobiltà cittadina.

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Il Giorno

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  • Il Mattino e Il Mezzogiorno mettono in luce gli aspetti negativi della classe aristocratica: la vita oziosa e improduttiva e la sua immoralità;
  • Tali argomenti vengono affrontati attraverso la satira e l'ironia: mentre finge di celebrare la vita frivola e vuota della nobiltà, Parini ne mostra tutta la corruzione. Il discorso del precettore si fonda sull'antifrasi, secondo la quale viene affermato proprio il contrario di quello che si vorrebbe sostenere;
  • La vita della nobiltà viene celebrata con termini iperbolici ed esagerati, di modo che perfino il gesto più banale, come quello di prendere il tè, diventano eventi straordinari, da cantare con termini elevati e sublimi. In questo modo, traspare l'atteggiamento di dura critica del poeta.

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La satira del Mattino e di Mezzogiorno

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  • Traspare il senso del fallimento del programma degli illuministi e dei riformatori: mentre Parini si dedica alla stesura di queste due ultime parti del Giorno, sta già infuriando la Rivoluzione francese che avrà come obiettivo proprio quello di esautorare di ogni potere e rispetto la nobiltà.

TESTO

  • Il Vespro e La Notte rappresentano il graduale allontanamento di Parini dall'impegno civile;
  • Non scrive più con l'intento di educare la nobiltà: ha perso la fiducia di poter rieducare gli aristocratici. Non smette però di condannare l'ozio e l'improduttività dei nobili;
  • L'ironia è diventata meno caustica, lo sdegno morale è meno violento;
  • Vengono introdotte nuove tematiche, come la malinconia e il declinare dell'età;

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Il Vespro e La Notte

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  • Vittorio Alfieri nasce ad Asti nel 1749, da famiglia nobile e ricca. Pratica i primi studi presso la Reale Accademia di Torino, scuola di consolidate tradizioni militari, dove riceve una formazione ispirata a modelli culturali superati, che in seguito criticherà duramente;
  • Uscita dall'Accademia nel 1772, inizia lunghi viaggi per l'Italia e in altri Paesi d'Europa, dei quali sarà acuto osservatore, soprattutto delle condizioni sociali e politiche;
  • Rientra in Piemonte e non si dedica alla vita militare tipica della classe aristocratica sabauda, ma conduce una vita oziosa, oppresso da perenne scontentezza e irrequietudine, trovando consolazione solo nella lettura.

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Vittorio Alfieri

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Primi tentativi letterari

  • Proprio a Torino, insieme ad alcuni amici, fonda una sorta di società letteraria;
  • Comincia a comporre in francese, lingua usata d'abitudine nella società torinese, alcune opere di scarsa importanza;
  • Nel 1775 si verifica la conversione, secondo le parole di Alfieri stesso: ritrova per caso alcuni fogli sui quali aveva iniziato a comporre il suo Antonio e Cleopatra. La tragedia gli permetterà di comprendere quale sia la sua reale vocazione: quella letteraria. Decide così di portare a termine la tragedia;
  • Antonio e Cleopatra viene rappresentata nel 1775 al teatro Carignano di Torino, ottenendo grande successo;
  • Per rimediare alle proprie lacune, inizia da autodidatta lo studio dei classici latini e italiani e impara l'italiano letterario. Ora ha i mezzi necessari per scrivere le tragedie che ha in mente.

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  • Tra il 1776 e il 1780 soggiorna in Toscana, dove si dedica alla stesura delle proprie opere. A Firenze conosce Louise Stolberg, contessa di Albany, e in lei trova degno amore;
  • Nel 1778 vuole definitivamente spiemontizzarsi, così rinuncia a tutti i suoi beni in favore della sorella Giulia, in cambio di una rendita vitalizia;
  • Nascono una dopo l'altra le numerose tragedie, pubblicate per la prima volta a Siena tra il 1783 e il 1785, poi a Parigi tra il 1787 e il 1789. A Parigi Alfieri soggiorna a lungo tra il 1785 e il 1792;
  • Lo scoppio della Rivoluzione francese vede anche il sostegno di Alfieri, che compone Parigi sbastigliato, un'ode scritta nel 1789 per celebrare la presa della Bastiglia;
  • Presto, però, diventa molto critico nei confronti dei rivoluzionari, che mascherano solo una nuova tirannide stavolta borghese;
  • Nel 1792 lascia Parigi e si rifugia a Firenze dove muore nel 1803, odiando sempre più i francesi.

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Tragedie, Rivoluzione e morte

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  • Anche se si è formato su basi illuministiche, Alfieri come Parini mostra una visione della realtà diversa da quella elaborata da Montesquieu o Voltaire;
  • Alfieri è infastidito dal culto illuministico per la scienza, perché secondo lui il razionalismo scientifico soffoca il forte sentire, cioè gli impulsi spontanei e l'immaginazione;
  • Per Alfieri, quindi, la passionalità senza freni e i moti spontanei dell'animo dovevano essere sottratti all'eccessivo controllo della ragione;
  • Al contrario degli illuministi, rifiuta anche l'entusiasmo per lo sviluppo economico e lo spirito proprio della classe borghese, rivolta solo all'utile e al guadagno, incapace di forti passioni e alti ideali;
  • Al contrario degli illuministi, Alfieri crede che il vero progresso dell'umanità risieda nelle sue capacità di provare passioni ed entusiasmi. Il progresso non dipende dunque dalla ragione, dagli studi, dalla condivisione del sapere, dall'educazione, dai soli esperimenti. La cultura spetta solo a chi possiede un animo virtuoso e una sensibilità superiore, non alla massa degli uomini comuni.

Alfieri e gli illuministi

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Alfieri esalta il concetto di libertà, che contrappone a quello di tirannide, ma rimane nelle sue riflessioni un concetto astratto e indeterminato. Il fatto che Alfieri non abbia un preciso ideale di libertà e di politica si riscontra nei suoi frequenti entusiasmi per i moti rivoluzionari, poi sempre raffreddati dall'effettivo esercizio del potere da parte dei rivoluzionari, di cui diventa un aspro critico: così fu per la Rivoluzione americana, per la quale scrisse l'ode L'America libera, per poi rendersi conto che i rivoluzionari non si erano mossi tanto per la libertà, quanto per ragioni materiali ed economiche: lotta contro gli interessi inglesi.

Libertà

Alfieri si mostra contrario all'assolutismo come anche al predominio delle nuove forze borghesi. In una fase di stallo, non sa proporre alternative di governo valide. Il punto centrale della sua riflessione politica, dunque, è l'odio contro la tirannide.Egli rifiuta il potere in sé, in ogni sua forma, in quanto per Alfieri ogni forma di potere è considerata oppressiva e ingiusta.

Tirannide

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Titanismo e pessimismo

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  • DELLA TIRANNIDE: Nel 1777 Alfieri scrive un breve trattato che rappresenta il momento più rivoluzionario della sua riflessione politica. Esprime l'odio nei confronti di ogni forma di assolutismo, anche quello illuminato, e critica duramente la nobiltà, l'esercito e il clero, sostenendo che l'insurrezione popolare è l'unico strumento possibile per rigenerare uno Stato. L'unico strumento di battaglia per Alfieri è la scrittura;
  • DEL PRINCIPE E DELLE LETTERE: ideata sin dal 1778 ma comiuto nel 1786, l'opera indaga il rapporto tra gli scrittori e il potere assoluto. Egli proclama la superiorità dello scrivere su ogni altra forma di attività. Solo nella letteratura si possono manifestare la libertà e la dignità eroica dell'individuo. Il tema centrale è l'indipendenza dell'intellettuale dal potere: respinge la figura dello scrittore cortigiano e quella dell'uomo che scrive per vivere. Lo scrittore ideale per Alfieri è colui che ha come obiettivo il pregio e la fama dell'eccellenza, che stimola gli uomini ad azioni eroiche e virtuose.

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Le opere politiche

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  • Tra il 1786 e il 1797 Alfieri scrive le Satire, una serie di 16 poesie in terzine, nella quale porta avanti una polemica sulla società del suo tempo. Nell'opera I Grandi, si scaglia contro la frivolezza e l'ozio dei nobili; nelle opere La Plebe e La Sesquiplebe ("la plebe una volta e mezzo", cioè la borghesia) critica con durezza la borghesia emergente, il principio di sovranità popolare e il sistema democratico;
  • In altre Satire, Alfieri prende di mira i princìpi fondamentali della cultura illuministico-borghese: nell'Antireligioneria afferma l'importanza della religione nella vita dell'uomo e nella conservazione dell'ordine sociale; nel Commercio polemizza contro lo spirito mercantile e l'interesse materiale dei borghesi;
  • Tra il 1800 e il 1803 negli ultimi anni della sua vita, Alfieri si dedica alla stesura di sei Commedie, di impostazione satirica e allegorica. Le prime quattro sono di argomento politico: L'uno, i pochi e i troppi mette in luce i limiti e i difetti delle varie forme di governo. Le ultime due commedie, La finestrina e Il divorzio, mettono in ridicolo l'ambizione e l'egoismo celati dietro ogni comportamento umano.

Satire e commedie

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  • Alfieri è però soprattutto conosciuto per la forma tragica, soprattutto come espressione del proprio mondo interiore. Nella tragedia si trovano figure eroiche ed eccezionali, dunque ideale per il titanismo alfieriano. Nelle tragedie l'autore mostra una tensione verso una grandezza senza limiti, proiettando se stesso nei protagonisti della vicenda;
  • Alfieri sceglie la tragedia anche per fama: si riteneva, infatti, che l'Italia non avesse ancora avuto il suo grande autore tragico, degno di reggere il confronto con gli antichi e con i grandi francesi, quali furono Corneille e Racine. Cercava nella tragedia l'affermazione di sé e la soddisfazione al proprio bisogno di gloria;
  • Alfieri presenta la sua poetica tragica in alcuni scritti teorici, spesso in risposta alle sollecitazioni degli amici e letterati. Nella Vita, pubblicata postuma nel 1806, si trova la storia della sua vocazione per la poesia tragica.

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La poetica tragica

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Alfieri progetta testi destinati alla recitazione di fronte al pubblico, per questo inseriva suggerimenti sulle battute. Prediligeva le rappresentazioni private, tra amici nobili, in rifiuto del teatro contemporaneo.

Il testo tragico

Alfieri si ispira alle norme della tradizione classica, non a Shakespeare come i suoi contemporanei. Per questo, le sue opere rispettano sempre le tre unità di tempo, di spazio e di luogo: si svolgono in un arco di tempo che non supera le ventiquattro ore, hanno una scena fissa e un'azione unitaria, costruita intorno a un unico nucleo.

La disciplina classica

In polemica con la tragedia francese, rifiuta scene troppo lunghe che rallentano l'azione, l'inserimento di episodi che complicano senza motivo l'intreccio, il ritmo monotono della rima baciata.Alla base della tragedia secondo Alfieri deve esserci un impetuoso slancio passionale, una tensione crescente verso la catastrofe. Bisogna eliminare ogni elemento superfluo, evitare personaggi di secondo piano per concentrarsi su un numero molto limitato di personaggi principali. La tragedia, infine, secondo Alfieri non può cantare, quindi mira a uno stile duro, aspro, antimusicale, opposto a quello del melodramma.

La struttura

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Le tragedie d'Alfieri

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  • Saul;
  • Mirra (1784-1786)

Crisi: Saul

1782: con la tragedia Saul il titanismo delle prime opere entra definitivamente in crisi. Alfieri giunge infine alla consapevolezza della reale miseria della condizione umana. Il protagonista scopre la sua debolezza e il suo destino di sconfitta. Il nemico non è più al di fuori dell'eroe, ma al suo interno.

1777-1782: compaiono elementi nuiovi come la debolezza umana, la pietà, la commozione e si accentua la consapevolezza che lo slancio titanico si infrange quasi sempre contro i limiti della realtà storica. Ancora pessimismo.

  • La congiura de' Pazzi;
  • Don Garzia;
  • Maria Stuarda;
  • Rosmunda;
  • Ottavia;
  • Timoleone
  • Merope

Sperimentazioni

1775-1777: emergono già i temi del titanismo e del pessimismo. L'autore esprime la volontà di affermazione dell'io oltre ogni ostacolo. I protagonisti, però, si scontrano con una realtà ostile, mettendo così in luce il pessimismo tipico di Alfieri.

  • Filippo;
  • Polinice;
  • Antigone;
  • Agamennone;
  • Oreste;
  • Virginia.

Prime tragedie

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Evoluzione della tragedia

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Buono studio!

Domande?