(con audiolettura in modalità manuale)
Le storie di Nonno Giovanni
Gino il birichino
Gianni Carù
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Indice
1. Gino il birichino2. "sei diventato un bambino modello, bravo, ubbidiente e rispettoso .." 3. Giochi 4. Puzzle 5. Memory 6. Crucipuzzle
Gino il birichino
In un paese lontano lontano, ai confini del mondo, tra alte montagne coperte di neve e circondate da fitte foreste, c’era un piccolo villaggio con le case di pietra e di legno, dove vivevano vecchi maghi dalla lunga barba bianca, fate bellissime con i capelli biondi e gli occhi azzurri, gnomi, folletti ed elfi vivaci e
burloni.
I maghi passavano le giornate a studiare antichi testi di magia e trattati di filosofia.
Di notte, invece, scrutavano il cielo con potenti cannocchiali, seguendo le orbite di stelle e pianeti lontanissimi. A turno, poi, si occupavano di trasmettere le loro conoscenze agli gnomi, ai folletti ed agli elfi che, un giorno, sarebbero diventati maghi a loro volta.
Le fate, invece, badavano alle faccende di casa e coltivavano nei loro giardini fiori bellissimi
che facevano sbocciare a loro piacimento. Gli elfi, gli gnomi ed i folletti, dopo aver studiato e seguito con profitto le lezioni dei maghi, erano liberi di giocare e di correre per tutto il villaggio.
A volte si spingevano a valle fino a raggiungere le fitte foreste che circondavano le montagne, ma senza oltrepassarle, perchè così era stato loro insegnato. Il mago più anziano del villaggio veniva eletto a capo di tutti gli abitanti ed a lui veniva concesso il possesso
della casa più grande, dove viveva insieme ai suoi consiglieri.
In una stanza di questa casa c’era uno schermo grande quanto tutta la parete. Su questo schermo Magùs (così si chiamava l’anziano mago capo del villaggio) poteva
vedere tutto quello che accadeva nel resto del mondo.
Soprattutto, teneva d’occhio i bambini di ogni paese, facendo particolare attenzione a che non combinassero dei guai o addirittura che non subissero ingiustizie.Quando ciò accadeva, inviava uno dei suoi emissari, un mago, una fatina o uno gnomo, a seconda dei casi, per provvedere a riportare tutto alla normalità.
Un giorno Magùs, mentre osservava distrattamente lo schermo, passando con il telecomando da una località all’altra della terra, fu incuriosito da quanto stava accadendo in un piccolo paese di campagna.
Vide un gruppo di bambini che stavano andando a scuola, ridendo e scherzando fra di loro.
Improvvisamente, uno di questi bambini si staccò dal gruppo e si allontanò furtivamente, mentre i suoi compagni varcavano il cancello della scuola.
Il vecchio mago manovrò il telecomando in modo da seguire il bambino per verificare come mai si era allontanato dal gruppo e non era andato a scuola.
Il bambino intanto, ignaro di essere spiato da Magùs, camminava guardingo rasente i muri delle case, fermandosi di tanto in tanto per controllare di non essere seguito. Giunto alla periferia del paese, nascose la cartella con i libri sotto un cespuglio e si inoltrò in un fitto
bosco, scomparendo così alla vista del mago che lo stava osservando sullo schermo.
Il vecchio Magùs si sedette pensieroso sulla poltrona davanti allo schermo e chiuse gli occhi riflettendo su quanto aveva visto. Quando
riaprì gli occhi, aveva preso una decisione. Convocò uno dei suoi elfi più fidati, di nome Filli e gli disse: "Mio caro Filli, ho visto sullo schermo lo strano comportamento di un bambino ..."
“Invece di andare a scuola, si è nascosto in un bosco, scomparendo alla mia vista. Sono molto curioso di sapere come mai si è recato nel bosco invece di andare a scuola.” Rilevò sullo schermo le coordinate del paese e le diede all’elfo.
“Ti raccomando” - continuò Magùs mettendo una mano sulla spalla dell’elfo - “Recati immediatamente in quel paese, cerca di sapere che cosa è accaduto e poi torna a riferirmi quello che hai scoperto.
L’elfo salutò il mago con un rispettoso inchino, assicurandogli che avrebbe fatto del suo meglio per assolvere l’incarico ricevuto. Lasciata la casa di Magùs l’elfo Filli indossò un paio di calzari alati e in men che non si dica raggiunse la
località che gli era stata indicata.
Mentre sorvolava lentamente il bosco alla ricerca di una radura dove poter atterrare, udì un incredibile
schiamazzo e vide uno stormo di uccelli fuggire lontano in preda al terrore. L’elfo scese a terra e, ben nascosto dietro al tronco di una grossa quercia, scoprì quale era la causa di tutto
il baccano che aveva spaventato gli uccelli.
C’era un bambino, in mezzo alla radura, che urlava, saltava e batteva
sul terreno con un ramo grosso e nodoso gridando:
“Sono Gino, il bambino birichino! Canto e grido a squarciagola: non mi piace andare a scuola!” L’elfo seguì il bambino, sempre
tenendosi al riparo degli alberi e vide che raccoglieva dei sassi da terra e li lanciava con una fionda contro gli animali che incontrava nel bosco.
Quando riusciva a colpirne qualcuno, faceva salti di gioia lanciando acuti strilli e gridando:
“Sono Gino, il bambino birichino!
Canto e gioco quanto mi pare: non ho voglia di studiare!” Poi il bambino, sempre saltando e facendo capriole nell’erba,si avvicinò ad una grossa quercia dal tronco cavo. Girò incuriosito attorno all’albero e scoprì che, all’interno del tronco c’era uno scoiattolo che lo fissava impaurito, con gli occhi sbarrati.
Gino percosse il tronco della quercia con il bastone finchè lo scoiattolo scappò via in preda al terrore.
Allora Gino infilò la testa nella tana e scoprì un mucchio di ghiande che lo scoiattolo aveva riposto come provvista per l’inverno.
Le prese a piene mani e le lanciò per aria disperdendole per tutto il bosco.
“Sono Gino, sono Gino!” - riprese a gridare il bambino mentre si allontanava - “Son cattivo e dispettoso, rompo tutto, spacco tutto, mi diverto come un matto!”
L’elfo Filli che aveva assistito esterefatto alla scorribanda di Gino, restò un attimo indeciso sul da farsi.
Poi, indossati i calzari alati, pensò bene di ritornare dal vecchio Magùs per riferire quanto aveva scoperto.
Il mago, venuto a conoscenza dei misfatti di Gino, convocò in tutta fretta i suoi consiglieri per decidere insieme quali provvedimenti prendere nei confronti del bambino. Uno dei consiglieri prese la parola e disse: “Bisogna dare una bella lezione a quel bambino!”
“Certamente” - ribadì un altro - “Non possiamo tollerare che un bambino non vada a scuola!” “Inoltre” - aggiunse un terzo consigliere - “dobbiamo insegnargli a rispettare gli animali.” Il vecchio Magùs allora, ascoltati i pareri di tutti i consiglieri, prese una decisione.
“Manderemo a prendere questo bambino e lo terremo con noi finchè non avrà imparato a comportarsi bene.”
Poi si rivolse a Filli, che si era tenuto a rispettosa distanza, e gli
ordinò:
“Vai subito a cercare l’Aquila Reale e dille che ho bisogno di lei perchè devo affidarle una missione importante.”
Quando l’aquila fu al suo cospetto il mago le impartì le
opportune istruzioni.
“Devi andare in questo paese” - le disse indicando lo
schermo - “a prelevare un bambino di nome Gino. Questo bambino è troppo birichino: non va a scuola, non vuole studiare e fa i dispetti agli animali del bosco.
Ha bisogno di una bella lezione e di essere educato come si deve.
Vai a prenderlo e portalo qui il più presto possibile.” L’Aquila Reale si mise in viaggio e, dopo un lungo volo, raggiunse il paese dove abitava Gino.
Sorvolò con ampie virate le case e il bosco e finalmente individuò il bambino in una radura.
Gino stava infilando un lungo bastone in una tana di conigli per stuzzicarli e farli uscire allo scoperto. Quando riusciva a stanarne qualcuno cercava di colpirlo con il bastone e rideva come un matto. L’Aquila Reale mise fine al supplizio dei poveri conigli.
Scese in picchiata sopra Gino, lo afferrò per le spalle con gli artigli e lo sollevò da terra riprendendo quota per iniziare il
viaggio di ritorno.
Gino, sospeso per aria dagli artigli dell’Aquila Reale, si agitava cercando di liberarsi, ma quando si rese conto che, liberandosi dalla morsa degli artigli rischiava di precipitare e sfracellarsi al suolo, si calmò immediatamente.
L’Aquila Reale, intanto, con la sua preda ben stretta tra gli artigli, sfrecciava nel cielo spinta dalla potenza delle sue grandi ali e, dopo un volo che a Gino sembrò interminabile, fece ritorno al villaggio dei maghi.
Tutti gli abitanti del villaggio, i maghi, le fate. gli elfi, i gnomi e i folletti, si erano radunati nella piazza principale, davanti alla casa di Magùs per aspettare il ritorno dell’Aquila Reale. Quando la videro apparire all’orizzonte con Gino appeso agli artigli, si misero ad applaudire.
L’Aquila Reale discese lentamente verso la piazza e depose il bambino impaurito davanti a Magùs. “Bene, bene!” - disse Magùs - "Ecco qua il nostro Gino birichino che non vuole andare a scuola!"
Nonostante tremasse di paura, Gino trovò il coraggio di rispondere a Magùs e gli chiese:
“Ma tu chi sei e perchè mi hai fatto rapire dall’Aquila Reale?” Magùs fece un ampio gesto con la mano, indicando
tutti quelli che si trovavano nella piazza e disse: “Mio caro Gino, tu ti trovi nel paese dei maghi ed io ti ho fatto portare qui dall’Aquila Reale perchè ho
scoperto che non vuoi andare a scuola, non ti piace studiare e fai i dispetti agli animali del bosco.”
A queste parole tutti applaudirono e Magùs proseguì rivolgendosi ancora a Gino. "Un bravo bambino va a scuola senza protestare, studia con diligenza quello che gli insegna il suo maestro e soprattutto deve avere rispetto per tutti gli animali.”
Gino, in ginocchio davanti ai maghi, alle fate, agli elfi, ai gnomi ed ai folletti che lo guardavano con disapprovazione si mise a piangere e a singhiozzare.
Magùs cercò di rincuorarlo e gli disse:
“D’ora in poi dovrai seguire le lezioni che ti faranno i maghi professori e cercare di imparare quello che ti verrà insegnato. Poi, insieme agli gnomi, agli elfi ed ai folletti, imparerai a giocare e a divertirti senza fare del male a nessuno.
"E, soprattutto, quando andrai nel bosco, conoscerai tutti gli animali che ci vivono, ti divertirai con loro e loro non dovranno più temere i tuoi scherzi e i tuoi dispetti. Le fate, che sono belle e gentili, ti insegneranno a comportarti bene, ad essere gentile e rispettoso, a coltivare i fiori e ad amare la natura.”
Gino si asciugò le lacrime con una mano e, rivolgendosi a Magùs e a tutti quelli che gli stavano intorno disse:
“Vi prometto che farò tutto quello che mi verrà chiesto e che mi sforzerò di imparare quello che mi verrà insegnato.”
Magùs chiamò l’elfo Filli e gli disse:
“Affido Gino alle tue cure .. Assistitilo e fai di tutto affinchè riesca, in breve
tempo, a diventare quello che tutti noi speriamo.”
Cominciò cosi la strana avventura di Gino. Giorno dopo giorno, accompagnato dall’elfo Filli, frequentò con profitto le lezioni dei maghi che apprezzarono la sua buona volontà.
Andò con gli gnomi, gli elfi ed i folletti a giocare per le strade del villaggio.
Si spinse fino alle foreste che circondavano le montagne e conobbe tanti animali che divennero suoi amici. Spesso i maghi lo chiamavano di notte nel loro osservatorio e gli insegnavano a riconoscere la disposizione delle costellazioni, delle stelle e dei pianeti nel cielo, spiegandogli anche i principi più elementari dell’astronomia.
Gino, immerso in tutte queste attività non si rendeva più conto del passare dei giorni. Naturalmente l’elfo Filli riferiva a Magùs i progressi fatti da Gino e il vecchio mago era soddisfatto per il risultato ottenuto.
Venne il giorno in cui Magùs ritenne giunto il momento di porre fine all’esperienza di Gino e di rimandarlo al suo paese.
Convocò l’elfo Filli e gli disse: “E’ giunto il momento di riportare Gino nel suo mondo. Vai a cercarlo e fallo accomodare nella sala dello schermo.” Poi mandò a chiamare il mago che si occupava di erboristeria.
“Ho bisogno che mi prepari un filtro speciale” - gli
disse .
“Devo far bere questo filtro a Gino prima di rimandarlo nel suo mondo, in modo che dimentichi di averci conosciuti, conservando però il ricordo di tutto quello che gli abbiamo insegnato.” Infine Magùs mandò un folletto dall’Aquila Reale con un messaggio, nel quale la avvisava di tenersi pronta a riportare Gino al suo paese.
Quando Gino arrivò nello studio di Magùs accompagnato da Filli, il mago lo fece accomodare su di una poltrona e gli disse:
“Caro Gino, sono contento che tu abbia imparato tutto quello che ti abbiamo insegnato.
In poco tempo sei diventato un bambino modello, bravo, ubbidiente e rispettoso. Ti meriti un premio: bevi questo filtro magico che ho fatto preparare per te.” Gino bevve il filtro, dopo qualche secondo cominciò a sbadigliare: si allungò sulla poltrona e si addormentò come un ghiro.
Magùs e Filli lo sollevarono dalla poltrona e lo portarono in giardino dove li aspettava l’Aquila Reale.
Filli diede un bacio a Gino sulla guancia e Magùs gli accarezzò i capelli. L’Aquila Reale era impaziente di partire. Afferrò delicatamente Gino per le spalle con suoi artigli, aprì le sue grandi ali e con un balzo volò via: in breve tempo sparì all’orizzonte.
Il vecchio Magùs, asciugandosi una lacrima di commozione che gli era scesa sul viso, rientrò in casa con l’elfo Filli, anche lui commosso e dispiaciuto per la partenza di Gino.
Vola, vola, vola ... l’Aquila Reale raggiunse il paese di Gino, scese nella radura del bosco dove lo aveva rapito tempo prima e lo lasciò vicino alla tana dei
conigli.
Quando si risvegliò, Gino si stropicciò gli occhi, si guardò intorno, fece una carezza ai conigli che gli stavano vicino, osservandolo con curiosità e poi si battè
una mano sulla fronte. “Ma io devo andare a scuola!” - esclamò balzando in piedi - “Sono in ritardo!” Andò a cercare la cartella che aveva lasciato dietro al cespuglio e corse difilato verso la scuola.
Varcò ansimando il cancello, attraversò il cortile, salì velocemente le scale ed entrò nell’aula dove lo
aspettavano tutti i suoi compagni e la sua insegnante, proprio mentre squillava il campanello che segnalava l'inizio delle lezioni.
“Bene!” - disse l’insegnante alzandosi in piedi e mettendosi davanti alla cattedra.
“Vedo che ci siamo tutti. Possiamo iniziare la lezione. Aprite il libro alla pagina 65. Chi vuole incominciare a leggere?”
“Comincio io!” disse Gino, alzando la mano.
" ... sei diventato un bambino modello, bravo, ubbidiente e rispettoso ..."
Ragazzi, Vi è piaciuta la storia di Gino? Era davvero birichino, vero? Quante marachelle, quanti dispetti e quanto tempo perso invece di studiare!!! Ma, poi, è successo qualcosa .. qualcuno che teneva a lui si è adoperato affinchè imparasse ad essere .. un bambino di buona volontà; e la sua vita è cambiata!!!Non Vi pare che ciò che è capitato a Gino capita anche a noi? Tutte le volte in cui, invece di fare bene i compiti, di aiutare un compagno in difficoltà, di aiutare la mamma, di andare a trovare i nonni, ... pensiamo ai nostri interessi e facciamo i nostri comodi, somigliamo proprio a Gino!!!
Ma, tutte le volte in cui ci dedichiamo agli altri e facciamo bene il nostro dovere, cioè viviamo "amando", proprio come ci ha insegnato Gesù, ecco che la vita cambia!! La nostra vita diventa più luminosa e felice e rendiamo felici anche chi ci circonda. Provate: vedrete che meraviglie sarete capaci di compiere!!!
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Acronimi
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10
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Crucipuzzle
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Gli Acronimi
L'acronimo è un nome formato unendo le lettere o sillabe iniziali di più parole, come molti nomi di enti, società, organizzazioni, ditte, prodotti commerciali (ASL, CGIL, FIAT, ecc.).Vorremmo proporVi di fare un gioco, utilizzando la modalità dell'acronimo!! Cosa ne dite? Ecco come fare: Vi consegneremo la/le "parola/e chiave" della tappa che stiamo vivendo e Voi, per ogni lettera dovrete provare a scrivere una parola che abbia come lettera iniziale quella su cui scriverete la parola scelta e che esprimano qualche cosa riguardo alla storia narrata o al brano di Vangelo a cui si riferisce la parola chiave.
Ecco un esempio: La parola "PAROLA" è contenuta nel brano di Vangelo della chiamata di Pietro ("sulla Tua parola getterò le reti"). Scrivete una parola per ogni lettera che abbia a che fare con il brano di Vangelo della chiamata di Pietro ...P PIETRO A ABBANDONARE R RETI O OGNI COSA L LASCIARE A ANDAREOra, provate a comporre una frase che esprima il messaggio relativo al brano di Vangelo: PIETRO E I SUOI COMPAGNI ABBANDONARONO LE RETI, LASCIARONO OGNI COSA E ANDARONO DIETRO A GESU'. Cosa ne dite di provare, magari insieme a Mamma e Papà? Cliccate qui
5. GINO IL BIRICHINO - con audiolettura automatica
Consuelo Maria Brach
Created on June 23, 2026
Le storie di Nonno Gianni
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1. Gino il birichino2. "sei diventato un bambino modello, bravo, ubbidiente e rispettoso .." 3. Giochi 4. Puzzle 5. Memory 6. Crucipuzzle
Gino il birichino
In un paese lontano lontano, ai confini del mondo, tra alte montagne coperte di neve e circondate da fitte foreste, c’era un piccolo villaggio con le case di pietra e di legno, dove vivevano vecchi maghi dalla lunga barba bianca, fate bellissime con i capelli biondi e gli occhi azzurri, gnomi, folletti ed elfi vivaci e burloni.
I maghi passavano le giornate a studiare antichi testi di magia e trattati di filosofia. Di notte, invece, scrutavano il cielo con potenti cannocchiali, seguendo le orbite di stelle e pianeti lontanissimi. A turno, poi, si occupavano di trasmettere le loro conoscenze agli gnomi, ai folletti ed agli elfi che, un giorno, sarebbero diventati maghi a loro volta.
Le fate, invece, badavano alle faccende di casa e coltivavano nei loro giardini fiori bellissimi che facevano sbocciare a loro piacimento. Gli elfi, gli gnomi ed i folletti, dopo aver studiato e seguito con profitto le lezioni dei maghi, erano liberi di giocare e di correre per tutto il villaggio.
A volte si spingevano a valle fino a raggiungere le fitte foreste che circondavano le montagne, ma senza oltrepassarle, perchè così era stato loro insegnato. Il mago più anziano del villaggio veniva eletto a capo di tutti gli abitanti ed a lui veniva concesso il possesso della casa più grande, dove viveva insieme ai suoi consiglieri.
In una stanza di questa casa c’era uno schermo grande quanto tutta la parete. Su questo schermo Magùs (così si chiamava l’anziano mago capo del villaggio) poteva vedere tutto quello che accadeva nel resto del mondo.
Soprattutto, teneva d’occhio i bambini di ogni paese, facendo particolare attenzione a che non combinassero dei guai o addirittura che non subissero ingiustizie.Quando ciò accadeva, inviava uno dei suoi emissari, un mago, una fatina o uno gnomo, a seconda dei casi, per provvedere a riportare tutto alla normalità.
Un giorno Magùs, mentre osservava distrattamente lo schermo, passando con il telecomando da una località all’altra della terra, fu incuriosito da quanto stava accadendo in un piccolo paese di campagna.
Vide un gruppo di bambini che stavano andando a scuola, ridendo e scherzando fra di loro.
Improvvisamente, uno di questi bambini si staccò dal gruppo e si allontanò furtivamente, mentre i suoi compagni varcavano il cancello della scuola.
Il vecchio mago manovrò il telecomando in modo da seguire il bambino per verificare come mai si era allontanato dal gruppo e non era andato a scuola.
Il bambino intanto, ignaro di essere spiato da Magùs, camminava guardingo rasente i muri delle case, fermandosi di tanto in tanto per controllare di non essere seguito. Giunto alla periferia del paese, nascose la cartella con i libri sotto un cespuglio e si inoltrò in un fitto bosco, scomparendo così alla vista del mago che lo stava osservando sullo schermo.
Il vecchio Magùs si sedette pensieroso sulla poltrona davanti allo schermo e chiuse gli occhi riflettendo su quanto aveva visto. Quando riaprì gli occhi, aveva preso una decisione. Convocò uno dei suoi elfi più fidati, di nome Filli e gli disse: "Mio caro Filli, ho visto sullo schermo lo strano comportamento di un bambino ..."
“Invece di andare a scuola, si è nascosto in un bosco, scomparendo alla mia vista. Sono molto curioso di sapere come mai si è recato nel bosco invece di andare a scuola.” Rilevò sullo schermo le coordinate del paese e le diede all’elfo. “Ti raccomando” - continuò Magùs mettendo una mano sulla spalla dell’elfo - “Recati immediatamente in quel paese, cerca di sapere che cosa è accaduto e poi torna a riferirmi quello che hai scoperto.
L’elfo salutò il mago con un rispettoso inchino, assicurandogli che avrebbe fatto del suo meglio per assolvere l’incarico ricevuto. Lasciata la casa di Magùs l’elfo Filli indossò un paio di calzari alati e in men che non si dica raggiunse la località che gli era stata indicata.
Mentre sorvolava lentamente il bosco alla ricerca di una radura dove poter atterrare, udì un incredibile schiamazzo e vide uno stormo di uccelli fuggire lontano in preda al terrore. L’elfo scese a terra e, ben nascosto dietro al tronco di una grossa quercia, scoprì quale era la causa di tutto il baccano che aveva spaventato gli uccelli. C’era un bambino, in mezzo alla radura, che urlava, saltava e batteva sul terreno con un ramo grosso e nodoso gridando:
“Sono Gino, il bambino birichino! Canto e grido a squarciagola: non mi piace andare a scuola!” L’elfo seguì il bambino, sempre tenendosi al riparo degli alberi e vide che raccoglieva dei sassi da terra e li lanciava con una fionda contro gli animali che incontrava nel bosco.
Quando riusciva a colpirne qualcuno, faceva salti di gioia lanciando acuti strilli e gridando: “Sono Gino, il bambino birichino! Canto e gioco quanto mi pare: non ho voglia di studiare!” Poi il bambino, sempre saltando e facendo capriole nell’erba,si avvicinò ad una grossa quercia dal tronco cavo. Girò incuriosito attorno all’albero e scoprì che, all’interno del tronco c’era uno scoiattolo che lo fissava impaurito, con gli occhi sbarrati.
Gino percosse il tronco della quercia con il bastone finchè lo scoiattolo scappò via in preda al terrore.
Allora Gino infilò la testa nella tana e scoprì un mucchio di ghiande che lo scoiattolo aveva riposto come provvista per l’inverno. Le prese a piene mani e le lanciò per aria disperdendole per tutto il bosco. “Sono Gino, sono Gino!” - riprese a gridare il bambino mentre si allontanava - “Son cattivo e dispettoso, rompo tutto, spacco tutto, mi diverto come un matto!”
L’elfo Filli che aveva assistito esterefatto alla scorribanda di Gino, restò un attimo indeciso sul da farsi. Poi, indossati i calzari alati, pensò bene di ritornare dal vecchio Magùs per riferire quanto aveva scoperto.
Il mago, venuto a conoscenza dei misfatti di Gino, convocò in tutta fretta i suoi consiglieri per decidere insieme quali provvedimenti prendere nei confronti del bambino. Uno dei consiglieri prese la parola e disse: “Bisogna dare una bella lezione a quel bambino!”
“Certamente” - ribadì un altro - “Non possiamo tollerare che un bambino non vada a scuola!” “Inoltre” - aggiunse un terzo consigliere - “dobbiamo insegnargli a rispettare gli animali.” Il vecchio Magùs allora, ascoltati i pareri di tutti i consiglieri, prese una decisione.
“Manderemo a prendere questo bambino e lo terremo con noi finchè non avrà imparato a comportarsi bene.”
Poi si rivolse a Filli, che si era tenuto a rispettosa distanza, e gli ordinò: “Vai subito a cercare l’Aquila Reale e dille che ho bisogno di lei perchè devo affidarle una missione importante.”
Quando l’aquila fu al suo cospetto il mago le impartì le opportune istruzioni.
“Devi andare in questo paese” - le disse indicando lo schermo - “a prelevare un bambino di nome Gino. Questo bambino è troppo birichino: non va a scuola, non vuole studiare e fa i dispetti agli animali del bosco. Ha bisogno di una bella lezione e di essere educato come si deve. Vai a prenderlo e portalo qui il più presto possibile.” L’Aquila Reale si mise in viaggio e, dopo un lungo volo, raggiunse il paese dove abitava Gino.
Sorvolò con ampie virate le case e il bosco e finalmente individuò il bambino in una radura. Gino stava infilando un lungo bastone in una tana di conigli per stuzzicarli e farli uscire allo scoperto. Quando riusciva a stanarne qualcuno cercava di colpirlo con il bastone e rideva come un matto. L’Aquila Reale mise fine al supplizio dei poveri conigli.
Scese in picchiata sopra Gino, lo afferrò per le spalle con gli artigli e lo sollevò da terra riprendendo quota per iniziare il viaggio di ritorno.
Gino, sospeso per aria dagli artigli dell’Aquila Reale, si agitava cercando di liberarsi, ma quando si rese conto che, liberandosi dalla morsa degli artigli rischiava di precipitare e sfracellarsi al suolo, si calmò immediatamente.
L’Aquila Reale, intanto, con la sua preda ben stretta tra gli artigli, sfrecciava nel cielo spinta dalla potenza delle sue grandi ali e, dopo un volo che a Gino sembrò interminabile, fece ritorno al villaggio dei maghi.
Tutti gli abitanti del villaggio, i maghi, le fate. gli elfi, i gnomi e i folletti, si erano radunati nella piazza principale, davanti alla casa di Magùs per aspettare il ritorno dell’Aquila Reale. Quando la videro apparire all’orizzonte con Gino appeso agli artigli, si misero ad applaudire.
L’Aquila Reale discese lentamente verso la piazza e depose il bambino impaurito davanti a Magùs. “Bene, bene!” - disse Magùs - "Ecco qua il nostro Gino birichino che non vuole andare a scuola!"
Nonostante tremasse di paura, Gino trovò il coraggio di rispondere a Magùs e gli chiese: “Ma tu chi sei e perchè mi hai fatto rapire dall’Aquila Reale?” Magùs fece un ampio gesto con la mano, indicando tutti quelli che si trovavano nella piazza e disse: “Mio caro Gino, tu ti trovi nel paese dei maghi ed io ti ho fatto portare qui dall’Aquila Reale perchè ho scoperto che non vuoi andare a scuola, non ti piace studiare e fai i dispetti agli animali del bosco.”
A queste parole tutti applaudirono e Magùs proseguì rivolgendosi ancora a Gino. "Un bravo bambino va a scuola senza protestare, studia con diligenza quello che gli insegna il suo maestro e soprattutto deve avere rispetto per tutti gli animali.”
Gino, in ginocchio davanti ai maghi, alle fate, agli elfi, ai gnomi ed ai folletti che lo guardavano con disapprovazione si mise a piangere e a singhiozzare.
Magùs cercò di rincuorarlo e gli disse: “D’ora in poi dovrai seguire le lezioni che ti faranno i maghi professori e cercare di imparare quello che ti verrà insegnato. Poi, insieme agli gnomi, agli elfi ed ai folletti, imparerai a giocare e a divertirti senza fare del male a nessuno.
"E, soprattutto, quando andrai nel bosco, conoscerai tutti gli animali che ci vivono, ti divertirai con loro e loro non dovranno più temere i tuoi scherzi e i tuoi dispetti. Le fate, che sono belle e gentili, ti insegneranno a comportarti bene, ad essere gentile e rispettoso, a coltivare i fiori e ad amare la natura.”
Gino si asciugò le lacrime con una mano e, rivolgendosi a Magùs e a tutti quelli che gli stavano intorno disse:
“Vi prometto che farò tutto quello che mi verrà chiesto e che mi sforzerò di imparare quello che mi verrà insegnato.” Magùs chiamò l’elfo Filli e gli disse: “Affido Gino alle tue cure .. Assistitilo e fai di tutto affinchè riesca, in breve tempo, a diventare quello che tutti noi speriamo.”
Cominciò cosi la strana avventura di Gino. Giorno dopo giorno, accompagnato dall’elfo Filli, frequentò con profitto le lezioni dei maghi che apprezzarono la sua buona volontà. Andò con gli gnomi, gli elfi ed i folletti a giocare per le strade del villaggio.
Si spinse fino alle foreste che circondavano le montagne e conobbe tanti animali che divennero suoi amici. Spesso i maghi lo chiamavano di notte nel loro osservatorio e gli insegnavano a riconoscere la disposizione delle costellazioni, delle stelle e dei pianeti nel cielo, spiegandogli anche i principi più elementari dell’astronomia.
Gino, immerso in tutte queste attività non si rendeva più conto del passare dei giorni. Naturalmente l’elfo Filli riferiva a Magùs i progressi fatti da Gino e il vecchio mago era soddisfatto per il risultato ottenuto.
Venne il giorno in cui Magùs ritenne giunto il momento di porre fine all’esperienza di Gino e di rimandarlo al suo paese.
Convocò l’elfo Filli e gli disse: “E’ giunto il momento di riportare Gino nel suo mondo. Vai a cercarlo e fallo accomodare nella sala dello schermo.” Poi mandò a chiamare il mago che si occupava di erboristeria.
“Ho bisogno che mi prepari un filtro speciale” - gli disse . “Devo far bere questo filtro a Gino prima di rimandarlo nel suo mondo, in modo che dimentichi di averci conosciuti, conservando però il ricordo di tutto quello che gli abbiamo insegnato.” Infine Magùs mandò un folletto dall’Aquila Reale con un messaggio, nel quale la avvisava di tenersi pronta a riportare Gino al suo paese.
Quando Gino arrivò nello studio di Magùs accompagnato da Filli, il mago lo fece accomodare su di una poltrona e gli disse: “Caro Gino, sono contento che tu abbia imparato tutto quello che ti abbiamo insegnato.
In poco tempo sei diventato un bambino modello, bravo, ubbidiente e rispettoso. Ti meriti un premio: bevi questo filtro magico che ho fatto preparare per te.” Gino bevve il filtro, dopo qualche secondo cominciò a sbadigliare: si allungò sulla poltrona e si addormentò come un ghiro.
Magùs e Filli lo sollevarono dalla poltrona e lo portarono in giardino dove li aspettava l’Aquila Reale. Filli diede un bacio a Gino sulla guancia e Magùs gli accarezzò i capelli. L’Aquila Reale era impaziente di partire. Afferrò delicatamente Gino per le spalle con suoi artigli, aprì le sue grandi ali e con un balzo volò via: in breve tempo sparì all’orizzonte.
Il vecchio Magùs, asciugandosi una lacrima di commozione che gli era scesa sul viso, rientrò in casa con l’elfo Filli, anche lui commosso e dispiaciuto per la partenza di Gino. Vola, vola, vola ... l’Aquila Reale raggiunse il paese di Gino, scese nella radura del bosco dove lo aveva rapito tempo prima e lo lasciò vicino alla tana dei conigli.
Quando si risvegliò, Gino si stropicciò gli occhi, si guardò intorno, fece una carezza ai conigli che gli stavano vicino, osservandolo con curiosità e poi si battè una mano sulla fronte. “Ma io devo andare a scuola!” - esclamò balzando in piedi - “Sono in ritardo!” Andò a cercare la cartella che aveva lasciato dietro al cespuglio e corse difilato verso la scuola.
Varcò ansimando il cancello, attraversò il cortile, salì velocemente le scale ed entrò nell’aula dove lo aspettavano tutti i suoi compagni e la sua insegnante, proprio mentre squillava il campanello che segnalava l'inizio delle lezioni.
“Bene!” - disse l’insegnante alzandosi in piedi e mettendosi davanti alla cattedra. “Vedo che ci siamo tutti. Possiamo iniziare la lezione. Aprite il libro alla pagina 65. Chi vuole incominciare a leggere?”
“Comincio io!” disse Gino, alzando la mano.
" ... sei diventato un bambino modello, bravo, ubbidiente e rispettoso ..."
Ragazzi, Vi è piaciuta la storia di Gino? Era davvero birichino, vero? Quante marachelle, quanti dispetti e quanto tempo perso invece di studiare!!! Ma, poi, è successo qualcosa .. qualcuno che teneva a lui si è adoperato affinchè imparasse ad essere .. un bambino di buona volontà; e la sua vita è cambiata!!!Non Vi pare che ciò che è capitato a Gino capita anche a noi? Tutte le volte in cui, invece di fare bene i compiti, di aiutare un compagno in difficoltà, di aiutare la mamma, di andare a trovare i nonni, ... pensiamo ai nostri interessi e facciamo i nostri comodi, somigliamo proprio a Gino!!!
Ma, tutte le volte in cui ci dedichiamo agli altri e facciamo bene il nostro dovere, cioè viviamo "amando", proprio come ci ha insegnato Gesù, ecco che la vita cambia!! La nostra vita diventa più luminosa e felice e rendiamo felici anche chi ci circonda. Provate: vedrete che meraviglie sarete capaci di compiere!!!
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L'acronimo è un nome formato unendo le lettere o sillabe iniziali di più parole, come molti nomi di enti, società, organizzazioni, ditte, prodotti commerciali (ASL, CGIL, FIAT, ecc.).Vorremmo proporVi di fare un gioco, utilizzando la modalità dell'acronimo!! Cosa ne dite? Ecco come fare: Vi consegneremo la/le "parola/e chiave" della tappa che stiamo vivendo e Voi, per ogni lettera dovrete provare a scrivere una parola che abbia come lettera iniziale quella su cui scriverete la parola scelta e che esprimano qualche cosa riguardo alla storia narrata o al brano di Vangelo a cui si riferisce la parola chiave.
Ecco un esempio: La parola "PAROLA" è contenuta nel brano di Vangelo della chiamata di Pietro ("sulla Tua parola getterò le reti"). Scrivete una parola per ogni lettera che abbia a che fare con il brano di Vangelo della chiamata di Pietro ...P PIETRO A ABBANDONARE R RETI O OGNI COSA L LASCIARE A ANDAREOra, provate a comporre una frase che esprima il messaggio relativo al brano di Vangelo: PIETRO E I SUOI COMPAGNI ABBANDONARONO LE RETI, LASCIARONO OGNI COSA E ANDARONO DIETRO A GESU'. Cosa ne dite di provare, magari insieme a Mamma e Papà? Cliccate qui