Le storie di Nonno Giovanni
(con audiolettura in modalità manuale)
Giovannino e il drago
Gianni Carù
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Indice
1. Giovannino e il drago2. Bisogna trovare una soluzione ... 3. Giochi 4. Puzzle 5. Memory
Giovannino e il drago
Un giorno Giovannino stava giocando in un prato vicino a casa sua.
Improvvisamente, mentre correva veloce in mezzo al prato, fu investito da un soffio di aria calda e poi udì una vocina che diceva:
“Fai attenzione a dove metti i piedi, perchè rischi di schiacciarmi!”
Giovannino si fermò di colpo e si guardò intorno.
Non vedendo nessuno intorno a sè, stava per riprendere a correre, quando udì ancora la voce:
“Se non stai attento
quando corri e non guardi dove metti i piedi, mi puoi schiacciare. ”
Giovannino capì che la voce proveniva dal basso.
Allora si inginocchiò e guardò attentamente tra l’erba del prato.
“Chi ha parlato” - chiese Giovannino - “non vedo nessuno!” “Sono io che ho parlato” rispose la vocina. Giovannino, allora, guardò con maggior attenzione e, vicino ai suoi piedi, in mezzo ai fili d’erba, scorse una formichina che trascinava faticosamente un chicco di grano.
La formica si era fermata con le zampine in aria e lo stava guardando.
“ Sei tu che mi hai parlato?” chiese Giovannino. Certo” rispose la formica.
“Avevo timore che tu mi potessi schiacciare mentre correvi.” Giovannino non credeva alle proprie orecchie. “Ma come - disse - tu sei una formica, non puoi parlare!”
“Certo che può parlare” disse un’altra voce proveniente dall’alto. Giovannino alzò gli occhi e vide un vecchio gufo che lo fissava, appollaiato sul ramo di un albero.
Giovannino era sbalordito. “Tutti gli animali nelle fiabe parlano”- riprese
il gufo - “ma soltanto i bambini li possono ascoltare.”
“E’ vero.” disse un’altra voce proveniente dai piedi dell’albero.
Giovannino guardò in quella direzione e vide un coniglietto tutto bianco, con il codino
marrone, che stava rosicchiando una carota. Giovannino si avvicinò al coniglietto e gli accarezzò il soffice pelo bianco. “Non ci posso proprio credere” - disse Giovannino - “Un coniglietto parlante!”
“Certo che parlo.” gli rispose il coniglietto.
“Come ti ha spiegato il gufo saggio, tutti gli animali delle fiabe possono parlare.”
“Ma questa non è una fiaba!” ribattè Giovannino, rivolgendosi al gufo. Allora il gufo si staccò dal ramo, spiccò un breve volo e poi si posò sulla spalla di Giovannino e gli disse: “Vedi, caro Giovannino, è successa una cosa strana.
Mentre stavi correndo, hai attraversato la porta magica che separa il nostro mondo da quello reale e adesso, quindi, ti trovi nel mondo delle fiabe.” “E’ per questo motivo” - gli disse la formichina - “che puoi ascoltarci e parlare con noi.”
Giovannino raccolse da terra la
formichina, la appoggiò sul palmo della mano e le disse: “E così tu sei una formica magica. Ti chiedo scusa se ti ho
spaventata.” Intanto il gufo, che era tornato sull’albero, disse a Giovannino: “Non capita spesso che un bambino riesca ad attraversare la porta magica e ad entrare nel mondo delle fiabe.
Di solito questo succede quando i bambini dormono e sognano.
Durante il sonno possono vederci e parlare con noi. Ma poi, quando si svegliano, dimenticano tutto.” Mentre il gufo parlava con Giovannino, dal bosco,
incuriositi, erano usciti parecchi animali.
C’era uno scoiattolo che voleva offrire una noce a Giovannino e un piccolo cerbiatto che gli strofinava il muso sulla schiena. C’era una coppia di pettirossi che gli volavano intorno cinguettando.
e una
vecchia tartaruga, con il guscio tutto annerito, che arrancava faticosamente nell’erba per vedere Giovannino. Improvvisamente si udì un grande boato e la terra incominciò a tremare. Un gigantesco drago era comparso al limitare del prato e avanzava lanciando vapori infuocati dalla
bocca e battendo il terreno con poderosi colpi delle
sue enormi zampe.
“Presto, scappiamo!” - disse il coniglio - “E’ arrivato il drago cattivo!”
e si rifugiò di gran carriera nel bosco, lasciando sul prato la carota che stava rosicchiando. “Ma i draghi non esistono!” disse
Giovannino al gufo mentre si nascondeva nel bosco insieme agli altri animali. “Ma certo che esistono!” gli rispose il gufo. E a sua volta la formica, che si era rifugiata nel taschino della camicia di Giovannino, disse: Qui siamo nel mondo delle fiabe e i draghi esistono per davvero.”
Nascosti nel bosco, Giovannino e gli animali guardavano il drago che correva in mezzo al prato, lanciando urla terrificanti e soffiando vapori infuocati a destra e a sinistra.
“Arriva tutti giorni” - disse il coniglio bianco, nascosto dietro ad un cespuglio - “e ci fa una gran paura.”
La formica mise fuori la testa dal taschino della camicia di Giovannino e disse: “Una volta il drago non era così cattivo e quando veniva a giocare nel prato con noi era molto allegro e ci faceva divertire”. “E’ vero.” ribadì il gufo. “Invece da un po’ di tempo” - proseguì lo scoiattolo - “arriva urlando e soffiando vapori di fuoco e ci fa scappare tutti!”
Giovannino era davvero incuriosito da quanto gli avevano detto i suoi amici. “Come mai” - si chiedeva - “prima il drago era buono e
poi era diventato cattivo?” Intanto il drago, dopo aver sfogato la sua furia si era allontanato.
Allora Giovannino uscì dal bosco e si sedette in mezzo al prato
circondato da tutti gli animali.
Il gufo, che era il più anziano dei suoi compagni cominciò
a parlare per primo. “Bisogna trovare una soluzione a questa situazione, perchè il drago è diventato una minaccia per tutti noi.”
La formichina, appollaiata sulla spalla di Giovannino disse a sua volta: “Io e le mie sorelline abbiamo paura di essere schiacciate dalle zampe del drago tutte le volte che attraversiamo il prato.”
Il coniglio bianco, che si teneva un po’ in disparte annuì con il capo e disse: ”Quando il drago soffia, i suoi vapori infuocati bruciano tutta l’erba e noi non troviamo più nulla da mangiare.”
Giovannino ascoltava con attenzione le lamentele di tutti gli animali.
Alla fine si alzò in piedi e disse:
“Voglio seguire il drago per vedere se riesco a capire le ragioni del suo comportamento aggressivo.
Voi aspettatemi tutti qui.” Detto questo si allontanò seguendo le tracce lasciate dal drago. Dopo parecchio cammino giunse ai piedi di una montagna.
Le tracce del drago finivano dentro una grotta e Giovannino si fermò a guardare, nascosto dietro ad un masso. Dopo qualche minuto udì dei lunghi
sospiri e dei lamenti provenire dall’interno della grotta.
Si avvicinò con cautela e vide il drago, sdraiato su di
un giaciglio di paglia che si lamentava e piangeva.
Le lacrime scendevano copiose dagli occhi
del drago, bagnavano la pelle rugosa del suo muso e poi cadevano al suolo formando una grossa pozzanghera.
Giovannino, esterefatto, rimase per un po’ di tempo immobile ad osservare la scena.
Poi si fece coraggio e si avvicinò timidamente al drago, si mise in
ginocchio e cominciò ad accarezzarlo dolcemente sulla testa rugosa.
Al contatto della mano di Giovannino il drago aprì’ i suoi grandi occhi e lo fissò stupito.
“Sei molto gentile con me” gli disse tra un singhiozzo e l’altro.
“Tutti fuggono spaventati quando mi vedono ed io sono tanto triste!” “I miei amici del bosco”- gli rispose Giovannino -“ mi hanno detto che prima andavi sempre a giocare con loro e che invece adesso li spaventi, perchè arrivi soffiando vapori infuocati ed emettendo urla spaventose.” “E’ vero! Hanno proprio ragione.” ammise tristemente il drago.
“Adesso ti spiego che cosa è successo. Una volta io ero un drago bambino.
I draghi bambini, devi sapere, non possono soffiare fiamme e vapori infuocati.
A me piaceva andare a giocare nel prato con gli altri animali e mi divertivo tanto con loro.
Poi sono diventato un drago adulto e i draghi adulti, ahimè, lanciano grida spaventose e soffiano
emettendo fiamme e vapori infuocati.” Giovannino ascoltava attentamente il drago, mentre continuava ad accarezzarlo. “Quando mi
vedono arrivare” proseguì il drago “tutti gli animali fuggono spaventati ed io mi sento davvero molto solo senza la loro compagnia.”
Dopo aver cercato inutilmente di calmare il drago, Giovannino uscì dalla grotta e ritornò dai suoi amici che erano rimasti ad aspettarlo nel bosco.
Li riunì tutti sotto un grosso tiglio e raccontò loro quello che aveva scoperto sul conto del drago.
“Il drago” - disse - “è
disperato perchè non riesce a trattenere il fuoco che gli esce dalla bocca ed è veramente dispiaciuto di spaventarvi.
Gli piacerebbe tanto tornare a giocare con voi.”
“Che cosa possiamo fare?” intervenne la formichina che si era arrampicata
sullo stelo di un fiore per farsi notare.
“Certo” - disse a sua volta il coniglio bianco - “Bisogna trovare una soluzione.” Il gufo saggio scese dal ramo del tiglio dove si era appollaiato e si mise vicino a Giovannino. “Io avrei una proposta” disse, e si
guardò intorno per assicurarsi l’attenzione di tutti gli animali.
“Bisognerebbe far bere al drago un potente sonnifero. Poi, quando sarà ben addormentato, gli metteremo in bocca un imbuto e gli verseremo dentro due o tre secchi d’acqua in modo da spegnere il fuoco che ha dentro.”
Tutti gli animali applaudirono il gufo e anche Giovannino approvò la sua proposta.
Il coniglietto bianco andò in cerca dell’erba soporifera, la formichina raccolse i semi di papavero e lo scoiattolo tritò l’erba con i semi ottenendo una polverina sottile.
Con questa polverina la tartaruga fece un infuso che
mise in una bottiglia.
Poi sigillò la bottiglia con un tappo di sughero e la consegnò a Giovannino. Giovannino prese la bottiglia con l’infuso e ritornò nella grotta del
drago.
“Sono venuto a portarti da bere un elisir che ho preparato con gli animali del bosco.” disse Giovannino al drago.
“Assaggialo e vedrai che dopo ti sentirai meglio.” Il drago prese la bottiglia, tolse il tappo e annusò il contenuto. “Ha un buon profumo” disse a Giovannino “Adesso lo assaggio.”
Poi, schioccando la lingua, disse: “E’ veramente buono.” e ne bevve un altro sorso. Giovannino lo osservava aspettando l’effetto del sonnifero.
Il drago si sedette sulla paglia e incominciò a sbadigliare. “Mi è venuto un gran sonno.” disse tra uno sbadiglio e l’altro. Poi si sdraiò sulla paglia, si allungò ben bene, cercando una posizione comoda, e si addormentò.
Giovannino uscì dalla grotta e corse a chiamare gli animali del bosco che lo stavano aspettando con tre secchi d’acqua e un grosso imbuto.
Entrarono tutti nella grotta cercando di non far rumore per non svegliare il drago.
Giovannino si fece dare dal coniglietto bianco l’imbuto e lo infilò piano piano nella bocca del drago.
Poi prese un secchio d’acqua e lo rovesciò piano piano nell’imbuto. L’acqua scese gorgogliando nella bocca del drago e poi giù nello stomaco.
Si udì un gran sfrigolìo mentre l’acqua scendeva nella pancia del drago e sbuffi di vapore cominciarono ad uscire dalla sua bocca.
Tutti gli animali, disposti in cerchio attorno al drago, osservavano la scena sbalorditi,
Giovannino versò l’ultimo secchio d’acqua nell’imbuto e poi fece un passo indietro.
Piano piano lo sfrigolìo dell’acqua diminuì e il vapore cessò di uscire
dalla bocca del drago che continuava
a dormire per effetto del sonnifero che aveva bevuto.
Giovannino e i suoi amici si allontanarono dalla grotta e rimasero in attesa del risveglio del drago.
Rimasero in attesa
una notte intera, perchè il drago non accennava a svegliarsi.
Anche Giovannino si era addormentato e la formichina si era infilata nel taschino della sua camicia e si era appisolata anche lei.
Da parte sua il coniglietto bianco si era rifugiato sotto il
braccio di Giovannino insieme al vecchio gufo e intorno a loro anche tutti gli altri
animali si erano addormentati.
Il mattino dopo, allo spuntar del sole, Giovannino balzò in piedi risvegliato da un rumore che proveniva dall’interno della grotta.
Rimase nascosto a spiare che cosa stava accadendo.
Sentì il drago che sbadigliava rumorosamente e poi lo vide spuntare sull’ingresso della grotta mentre si stiracchiava le gambe e le braccia. Quando il drago si accorse che Giovannino e gli altri animali, che nel frattempo si erano svegliati, lo stavano osservando, lanciò un grido di gioia.
Ma, stranamente, dalla bocca e dalle narici non uscì alcun soffio di vapore infuocato.
Meravigliato, il drago provò ancora a gridare e a soffiare, ma non accadde nulla.
Allora, tutto contento, si mise a ballare, a saltare e a fare piroette. Anche Giovannino e gli altri animali saltavano dalla gioia e gridavano: “Evviva! Evviva! “Ha funzionato! Ha funzionato!” “L’acqua ha
spento il fuoco e il drago è tornato come prima!”
Poi, tutti insieme corsero cantando verso il prato, preceduti dal vecchio
gufo e dalla coppia di pettirossi che volavano felici disegnando ampi cerchi nel cielo azzurro.
Cantarono, ballarono e giocarono per tutto il giorno. Al calar del sole si sedettero tutti in cerchio nel prato, al limitare del bosco.
In mezzo a tanta felicita, però, Giovannino si
sentiva un po’ triste. Era tanto contento di trovarsi nel mondo delle fiabe
ma sentiva anche la mancanza della sua mamma e del suo papà. Allora
si confidò con il vecchio gufo saggio. “Per tornare nel tuo mondo” - gli disse il Gufo - “devi riattraversare la porta magica.” “E come posso ritrovarla?” gli rispose Giovannino. “Devi chiudere gli occhi e correre forte forte.” disse il
gufo.
“Devi correre forte forte con gli occhi chiusi.” ribadì il coniglietto bianco. Giovannino non ci pensò due volte.
Chiuse gli occhi e
incominciò a correre, a correre, a correre ... Improvvisamente fu investito da un soffio di aria calda e si fermò.
Quando riaprì gli occhi si ritrovò da solo nel prato davanti ai suoi
genitori
che lo stavano aspettando. “Mamma! Papà!” gridò Giovannino. E corse loro incontro, battendo le mani.
Mentre correva sentì qualche cosa
agitarsi nel taschino della sua camicia. Mentre frugava con la mano nel taschino, una formica gli si arrampicò sulla mano e poi balzò a terra e scomparve in mezzo all’erba. “Ciao formichina, arrivederci a presto!” disse Giovannino. E poi corse ad abbracciare i suoi genitori.
"Bisogna trovare una soluzione ..."
Bambini, Vi è piaciuta la storia di Giovannino? E' sempre fantastico nel suo stare accanto alle "persone", si mette sempre in gioco pèr salvare gli amici e per risolvere le situazioni, anche le più complicate!!!E Voi, come siete? Vi piace darvi da fare per far crescere l'amicizia oppure aspettate che siano gli altri a fare tutto? Gesù ci insegna che è sempre bello "spendersi" per gli altri!!
Ed allora, forza! Provateci!!! Vedrete quanti amici guadagnerete!!! Siate certi che, con Gesù accanto, riuscirete a compiere meraviglie!!Volete provare? Fatevi aiutare dai Vostri genitori e .. vedrete che cose straordinarie farete!!!
Oppure, preferite giocare con Giovannino? Cliccate qui sotto
Volete conoscere un'altra avventura di Giovannino? Cliccate qui sotto
Giochi
per divertirsi un po' ...
I PUZZLE
Per giocare, cliccate su uno dei bottoni
10
Il Memory
2. GIOVANNINO E IL DRAGO - con audiolettura automatica
Consuelo Maria Brach
Created on June 23, 2026
Le storie di Nonno Gianni
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Le storie di Nonno Giovanni
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Giovannino e il drago
Gianni Carù
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1. Giovannino e il drago2. Bisogna trovare una soluzione ... 3. Giochi 4. Puzzle 5. Memory
Giovannino e il drago
Un giorno Giovannino stava giocando in un prato vicino a casa sua. Improvvisamente, mentre correva veloce in mezzo al prato, fu investito da un soffio di aria calda e poi udì una vocina che diceva: “Fai attenzione a dove metti i piedi, perchè rischi di schiacciarmi!”
Giovannino si fermò di colpo e si guardò intorno. Non vedendo nessuno intorno a sè, stava per riprendere a correre, quando udì ancora la voce: “Se non stai attento quando corri e non guardi dove metti i piedi, mi puoi schiacciare. ” Giovannino capì che la voce proveniva dal basso. Allora si inginocchiò e guardò attentamente tra l’erba del prato.
“Chi ha parlato” - chiese Giovannino - “non vedo nessuno!” “Sono io che ho parlato” rispose la vocina. Giovannino, allora, guardò con maggior attenzione e, vicino ai suoi piedi, in mezzo ai fili d’erba, scorse una formichina che trascinava faticosamente un chicco di grano. La formica si era fermata con le zampine in aria e lo stava guardando. “ Sei tu che mi hai parlato?” chiese Giovannino. Certo” rispose la formica. “Avevo timore che tu mi potessi schiacciare mentre correvi.” Giovannino non credeva alle proprie orecchie. “Ma come - disse - tu sei una formica, non puoi parlare!”
“Certo che può parlare” disse un’altra voce proveniente dall’alto. Giovannino alzò gli occhi e vide un vecchio gufo che lo fissava, appollaiato sul ramo di un albero. Giovannino era sbalordito. “Tutti gli animali nelle fiabe parlano”- riprese il gufo - “ma soltanto i bambini li possono ascoltare.” “E’ vero.” disse un’altra voce proveniente dai piedi dell’albero.
Giovannino guardò in quella direzione e vide un coniglietto tutto bianco, con il codino marrone, che stava rosicchiando una carota. Giovannino si avvicinò al coniglietto e gli accarezzò il soffice pelo bianco. “Non ci posso proprio credere” - disse Giovannino - “Un coniglietto parlante!” “Certo che parlo.” gli rispose il coniglietto. “Come ti ha spiegato il gufo saggio, tutti gli animali delle fiabe possono parlare.”
“Ma questa non è una fiaba!” ribattè Giovannino, rivolgendosi al gufo. Allora il gufo si staccò dal ramo, spiccò un breve volo e poi si posò sulla spalla di Giovannino e gli disse: “Vedi, caro Giovannino, è successa una cosa strana. Mentre stavi correndo, hai attraversato la porta magica che separa il nostro mondo da quello reale e adesso, quindi, ti trovi nel mondo delle fiabe.” “E’ per questo motivo” - gli disse la formichina - “che puoi ascoltarci e parlare con noi.”
Giovannino raccolse da terra la formichina, la appoggiò sul palmo della mano e le disse: “E così tu sei una formica magica. Ti chiedo scusa se ti ho spaventata.” Intanto il gufo, che era tornato sull’albero, disse a Giovannino: “Non capita spesso che un bambino riesca ad attraversare la porta magica e ad entrare nel mondo delle fiabe. Di solito questo succede quando i bambini dormono e sognano.
Durante il sonno possono vederci e parlare con noi. Ma poi, quando si svegliano, dimenticano tutto.” Mentre il gufo parlava con Giovannino, dal bosco, incuriositi, erano usciti parecchi animali. C’era uno scoiattolo che voleva offrire una noce a Giovannino e un piccolo cerbiatto che gli strofinava il muso sulla schiena. C’era una coppia di pettirossi che gli volavano intorno cinguettando.
e una vecchia tartaruga, con il guscio tutto annerito, che arrancava faticosamente nell’erba per vedere Giovannino. Improvvisamente si udì un grande boato e la terra incominciò a tremare. Un gigantesco drago era comparso al limitare del prato e avanzava lanciando vapori infuocati dalla bocca e battendo il terreno con poderosi colpi delle sue enormi zampe.
“Presto, scappiamo!” - disse il coniglio - “E’ arrivato il drago cattivo!” e si rifugiò di gran carriera nel bosco, lasciando sul prato la carota che stava rosicchiando. “Ma i draghi non esistono!” disse Giovannino al gufo mentre si nascondeva nel bosco insieme agli altri animali. “Ma certo che esistono!” gli rispose il gufo. E a sua volta la formica, che si era rifugiata nel taschino della camicia di Giovannino, disse: Qui siamo nel mondo delle fiabe e i draghi esistono per davvero.”
Nascosti nel bosco, Giovannino e gli animali guardavano il drago che correva in mezzo al prato, lanciando urla terrificanti e soffiando vapori infuocati a destra e a sinistra. “Arriva tutti giorni” - disse il coniglio bianco, nascosto dietro ad un cespuglio - “e ci fa una gran paura.”
La formica mise fuori la testa dal taschino della camicia di Giovannino e disse: “Una volta il drago non era così cattivo e quando veniva a giocare nel prato con noi era molto allegro e ci faceva divertire”. “E’ vero.” ribadì il gufo. “Invece da un po’ di tempo” - proseguì lo scoiattolo - “arriva urlando e soffiando vapori di fuoco e ci fa scappare tutti!”
Giovannino era davvero incuriosito da quanto gli avevano detto i suoi amici. “Come mai” - si chiedeva - “prima il drago era buono e poi era diventato cattivo?” Intanto il drago, dopo aver sfogato la sua furia si era allontanato.
Allora Giovannino uscì dal bosco e si sedette in mezzo al prato circondato da tutti gli animali. Il gufo, che era il più anziano dei suoi compagni cominciò a parlare per primo. “Bisogna trovare una soluzione a questa situazione, perchè il drago è diventato una minaccia per tutti noi.”
La formichina, appollaiata sulla spalla di Giovannino disse a sua volta: “Io e le mie sorelline abbiamo paura di essere schiacciate dalle zampe del drago tutte le volte che attraversiamo il prato.” Il coniglio bianco, che si teneva un po’ in disparte annuì con il capo e disse: ”Quando il drago soffia, i suoi vapori infuocati bruciano tutta l’erba e noi non troviamo più nulla da mangiare.”
Giovannino ascoltava con attenzione le lamentele di tutti gli animali. Alla fine si alzò in piedi e disse: “Voglio seguire il drago per vedere se riesco a capire le ragioni del suo comportamento aggressivo. Voi aspettatemi tutti qui.” Detto questo si allontanò seguendo le tracce lasciate dal drago. Dopo parecchio cammino giunse ai piedi di una montagna.
Le tracce del drago finivano dentro una grotta e Giovannino si fermò a guardare, nascosto dietro ad un masso. Dopo qualche minuto udì dei lunghi sospiri e dei lamenti provenire dall’interno della grotta.
Si avvicinò con cautela e vide il drago, sdraiato su di un giaciglio di paglia che si lamentava e piangeva. Le lacrime scendevano copiose dagli occhi del drago, bagnavano la pelle rugosa del suo muso e poi cadevano al suolo formando una grossa pozzanghera.
Giovannino, esterefatto, rimase per un po’ di tempo immobile ad osservare la scena. Poi si fece coraggio e si avvicinò timidamente al drago, si mise in ginocchio e cominciò ad accarezzarlo dolcemente sulla testa rugosa. Al contatto della mano di Giovannino il drago aprì’ i suoi grandi occhi e lo fissò stupito.
“Sei molto gentile con me” gli disse tra un singhiozzo e l’altro. “Tutti fuggono spaventati quando mi vedono ed io sono tanto triste!” “I miei amici del bosco”- gli rispose Giovannino -“ mi hanno detto che prima andavi sempre a giocare con loro e che invece adesso li spaventi, perchè arrivi soffiando vapori infuocati ed emettendo urla spaventose.” “E’ vero! Hanno proprio ragione.” ammise tristemente il drago.
“Adesso ti spiego che cosa è successo. Una volta io ero un drago bambino. I draghi bambini, devi sapere, non possono soffiare fiamme e vapori infuocati. A me piaceva andare a giocare nel prato con gli altri animali e mi divertivo tanto con loro.
Poi sono diventato un drago adulto e i draghi adulti, ahimè, lanciano grida spaventose e soffiano emettendo fiamme e vapori infuocati.” Giovannino ascoltava attentamente il drago, mentre continuava ad accarezzarlo. “Quando mi vedono arrivare” proseguì il drago “tutti gli animali fuggono spaventati ed io mi sento davvero molto solo senza la loro compagnia.” Dopo aver cercato inutilmente di calmare il drago, Giovannino uscì dalla grotta e ritornò dai suoi amici che erano rimasti ad aspettarlo nel bosco. Li riunì tutti sotto un grosso tiglio e raccontò loro quello che aveva scoperto sul conto del drago.
“Il drago” - disse - “è disperato perchè non riesce a trattenere il fuoco che gli esce dalla bocca ed è veramente dispiaciuto di spaventarvi. Gli piacerebbe tanto tornare a giocare con voi.” “Che cosa possiamo fare?” intervenne la formichina che si era arrampicata sullo stelo di un fiore per farsi notare.
“Certo” - disse a sua volta il coniglio bianco - “Bisogna trovare una soluzione.” Il gufo saggio scese dal ramo del tiglio dove si era appollaiato e si mise vicino a Giovannino. “Io avrei una proposta” disse, e si guardò intorno per assicurarsi l’attenzione di tutti gli animali.
“Bisognerebbe far bere al drago un potente sonnifero. Poi, quando sarà ben addormentato, gli metteremo in bocca un imbuto e gli verseremo dentro due o tre secchi d’acqua in modo da spegnere il fuoco che ha dentro.” Tutti gli animali applaudirono il gufo e anche Giovannino approvò la sua proposta. Il coniglietto bianco andò in cerca dell’erba soporifera, la formichina raccolse i semi di papavero e lo scoiattolo tritò l’erba con i semi ottenendo una polverina sottile. Con questa polverina la tartaruga fece un infuso che mise in una bottiglia.
Poi sigillò la bottiglia con un tappo di sughero e la consegnò a Giovannino. Giovannino prese la bottiglia con l’infuso e ritornò nella grotta del drago. “Sono venuto a portarti da bere un elisir che ho preparato con gli animali del bosco.” disse Giovannino al drago.
“Assaggialo e vedrai che dopo ti sentirai meglio.” Il drago prese la bottiglia, tolse il tappo e annusò il contenuto. “Ha un buon profumo” disse a Giovannino “Adesso lo assaggio.” Poi, schioccando la lingua, disse: “E’ veramente buono.” e ne bevve un altro sorso. Giovannino lo osservava aspettando l’effetto del sonnifero. Il drago si sedette sulla paglia e incominciò a sbadigliare. “Mi è venuto un gran sonno.” disse tra uno sbadiglio e l’altro. Poi si sdraiò sulla paglia, si allungò ben bene, cercando una posizione comoda, e si addormentò.
Giovannino uscì dalla grotta e corse a chiamare gli animali del bosco che lo stavano aspettando con tre secchi d’acqua e un grosso imbuto. Entrarono tutti nella grotta cercando di non far rumore per non svegliare il drago. Giovannino si fece dare dal coniglietto bianco l’imbuto e lo infilò piano piano nella bocca del drago. Poi prese un secchio d’acqua e lo rovesciò piano piano nell’imbuto. L’acqua scese gorgogliando nella bocca del drago e poi giù nello stomaco. Si udì un gran sfrigolìo mentre l’acqua scendeva nella pancia del drago e sbuffi di vapore cominciarono ad uscire dalla sua bocca.
Tutti gli animali, disposti in cerchio attorno al drago, osservavano la scena sbalorditi, Giovannino versò l’ultimo secchio d’acqua nell’imbuto e poi fece un passo indietro. Piano piano lo sfrigolìo dell’acqua diminuì e il vapore cessò di uscire dalla bocca del drago che continuava a dormire per effetto del sonnifero che aveva bevuto.
Giovannino e i suoi amici si allontanarono dalla grotta e rimasero in attesa del risveglio del drago. Rimasero in attesa una notte intera, perchè il drago non accennava a svegliarsi. Anche Giovannino si era addormentato e la formichina si era infilata nel taschino della sua camicia e si era appisolata anche lei.
Da parte sua il coniglietto bianco si era rifugiato sotto il braccio di Giovannino insieme al vecchio gufo e intorno a loro anche tutti gli altri animali si erano addormentati. Il mattino dopo, allo spuntar del sole, Giovannino balzò in piedi risvegliato da un rumore che proveniva dall’interno della grotta. Rimase nascosto a spiare che cosa stava accadendo.
Sentì il drago che sbadigliava rumorosamente e poi lo vide spuntare sull’ingresso della grotta mentre si stiracchiava le gambe e le braccia. Quando il drago si accorse che Giovannino e gli altri animali, che nel frattempo si erano svegliati, lo stavano osservando, lanciò un grido di gioia. Ma, stranamente, dalla bocca e dalle narici non uscì alcun soffio di vapore infuocato. Meravigliato, il drago provò ancora a gridare e a soffiare, ma non accadde nulla.
Allora, tutto contento, si mise a ballare, a saltare e a fare piroette. Anche Giovannino e gli altri animali saltavano dalla gioia e gridavano: “Evviva! Evviva! “Ha funzionato! Ha funzionato!” “L’acqua ha spento il fuoco e il drago è tornato come prima!”
Poi, tutti insieme corsero cantando verso il prato, preceduti dal vecchio gufo e dalla coppia di pettirossi che volavano felici disegnando ampi cerchi nel cielo azzurro. Cantarono, ballarono e giocarono per tutto il giorno. Al calar del sole si sedettero tutti in cerchio nel prato, al limitare del bosco.
In mezzo a tanta felicita, però, Giovannino si sentiva un po’ triste. Era tanto contento di trovarsi nel mondo delle fiabe ma sentiva anche la mancanza della sua mamma e del suo papà. Allora si confidò con il vecchio gufo saggio. “Per tornare nel tuo mondo” - gli disse il Gufo - “devi riattraversare la porta magica.” “E come posso ritrovarla?” gli rispose Giovannino. “Devi chiudere gli occhi e correre forte forte.” disse il gufo.
“Devi correre forte forte con gli occhi chiusi.” ribadì il coniglietto bianco. Giovannino non ci pensò due volte. Chiuse gli occhi e incominciò a correre, a correre, a correre ... Improvvisamente fu investito da un soffio di aria calda e si fermò.
Quando riaprì gli occhi si ritrovò da solo nel prato davanti ai suoi genitori che lo stavano aspettando. “Mamma! Papà!” gridò Giovannino. E corse loro incontro, battendo le mani.
Mentre correva sentì qualche cosa agitarsi nel taschino della sua camicia. Mentre frugava con la mano nel taschino, una formica gli si arrampicò sulla mano e poi balzò a terra e scomparve in mezzo all’erba. “Ciao formichina, arrivederci a presto!” disse Giovannino. E poi corse ad abbracciare i suoi genitori.
"Bisogna trovare una soluzione ..."
Bambini, Vi è piaciuta la storia di Giovannino? E' sempre fantastico nel suo stare accanto alle "persone", si mette sempre in gioco pèr salvare gli amici e per risolvere le situazioni, anche le più complicate!!!E Voi, come siete? Vi piace darvi da fare per far crescere l'amicizia oppure aspettate che siano gli altri a fare tutto? Gesù ci insegna che è sempre bello "spendersi" per gli altri!!
Ed allora, forza! Provateci!!! Vedrete quanti amici guadagnerete!!! Siate certi che, con Gesù accanto, riuscirete a compiere meraviglie!!Volete provare? Fatevi aiutare dai Vostri genitori e .. vedrete che cose straordinarie farete!!!
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Il Memory