(con audiolettura in modalità manuale)
Le storie di Nonno Giovanni
Giovannino e il leone
Gianni Carù
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Indice
1. Giovannino e il leone2. Sono solo un bambino ... 3. Giochi 4. Puzzle 5. Memory
Giovannino e il leone
A Giovannino piacevano molto gli animali.
Aveva due cagnolini, due gattini e un pappagallo. I cagnolini, un bassotto dal pelo corto e un barboncino tutto bianco, gli erano stati regalati in occasione del suo ultimo compleanno.
I gattini invece, due bellissimi maschi, uno tigrato e l’altro bianco e grigio, erano due randagi, abbandonati appena nati, nel parco vicino alla casa di Giovannino. Il pappagallo, di origine brasiliana, con le piume gialle, verdi e blu, era il regalo di un amico del papà e della mamma di Giovannino.
In occasione del suo onomastico, il 24 di giugno, Giovannino aveva espresso un desiderio:
“Per il mio onomastico” aveva detto alla mamma ed al papà, “vorrei l’enciclopedia degli animali”.
I suoi genitori lo avevano accontentato e così Giovannino passava parte della sua giornata a sfogliare le pagine dell’enciclopedia.
Ormai conosceva tutti gli animali che vi erano raffigurati, dal più piccolo al più grande.
Tra tutti gli animali, quello che più aveva colpito la fantasia di Giovannino era il leone.
Grande, bello, imponente e sornione, con una criniera superba ed un portamento regale: il leone era davvero il re degli animali. A volte Giovannino chiudeva gli occhi e sognava di correre nella savana insieme ai leoni all’inseguimento di un branco di antilopi.
In fondo all’enciclopedia, in un capitolo separato, erano raffigurati gli animali preistorici.
C’erano mammut, con le lunghe zanne bianche; dinosauri e tirannosauri, dai denti aguzzi, e stegosauri con la coda munita di artigli appuntiti.
Anche questi animali attiravano la curiosità di Giovannino che li guardava con un misto di timore perchè erano davvero spaventosi ed incutevano un certo terrore.
Un giorno Giovannino espresse il desiderio di andare allo zoo per vedere dal vivo gli animali che conosceva soltanto attraverso le fotografie e i disegni sull’enciclopedia. La mamma e il papà lo accontentarono e così, una bella domenica di primavera, Giovannino andò con loro a visitare lo zoo.
C’erano zebre, elefanti e tigri.
C’erano grossi coccodrilli che nuotavano silenziosamente nelle acque di uno stagno.
C’erano gazzelle, orsi e canguri.
C’erano scimmie e scimpanzè appollaiati sui rami degli alberi e alcuni cammelli sdraiati all’ombra delle palme.
Giovannino però, era impaziente di vedere i leoni.
Quando giunse davanti al recinto dei leoni, Giovannino rimase senza parole per la gioia e l'emozione di vedere finalmente i suoi animali preferiti.
Nel recinto, sdraiati sulla paglia, c’erano tre stupendi esemplari maschi, con una folta criniera, che osservavano annoiati i visitatori.
Dietro di loro, in fondo al recinto, alcune giovani leonesse accudivano e sorvegliavano i leoncini che giocavano e si azzuffavano
tra di loro.
Giovannino si avvicinò timidamente alle sbarre della recinzione.
Uno dei leoni maschi, il più anziano, si sollevò dal giaciglio di paglia, si stiracchiò, fece un lungo sbadiglio e poi raggiunse lentamente Giovannino che lo guardava attraverso le sbarre.
Giovannino allungò una mano per accarezzarlo e il leone gliela leccò con la sua lingua calda e ruvida.
Un guardiano dello zoo, che si trovava lì vicino e che aveva osservato la scena, disse ai genitori di Giovannino:
“Sono meravigliato! Non capita mai che il vecchio Leo sia così mansueto con i visitatori.”
In effetti il leone aveva uno strano comportamento con Giovannino: mentre gli leccava la mano, sembrava quasi che gli stesse sussurrando qualcosa. Giovannino si avvicinò ancora di più alle sbarre della recinzione, tendendo l’orecchio.
Il leone alzò il muso scuotendo la criniera, appoggiò una zampa sulla sbarra del recinto e strofinò il naso sulla guancia di Giovannino. Poi, piano piano, ritornò trotterellando al suo giaciglio di paglia. Accompagnato dai suoi genitori, Giovannino terminò la visita allo zoo e poi fece ritorno a casa, rimuginando su quanto gli era successo davanti alla gabbia dei leoni.
Quella notte Giovannino fece uno strano sogno.
Stava giocando nel giardino di casa sua quando senti una voce
rauca che lo chiamava: “Giovannino, Giovannino, vieni. Ti devo parlare.” Si guardò intorno ma non vide nessuno. “Giovannino, Giovannino” - ripetè la voce - “Sono qui, dietro il cespuglio di ortensie.”
Giovannino andò in quella direzione e, con sua grande sorpresa, vide che, dietro il cespuglio di ortensie, c’era il leone che gli aveva leccato la mano allo zoo.
Io mi chiamo Leo, ma non sono un leone.
Un tempo io ero un principe africano e vivevo nel mio villaggio nella foresta insieme alla mia gente. Un brutto giorno, lo stregone di un villaggio vicino che aveva il potere di trasformarsi in spaventosi e terrificanti animali preistorici, mi rapì e, con un
incantesimo, mi trasformò in un leone per scacciarmi dal mio villaggio e per impadronirsi del mio regno.
Successivamente fui catturato da un gruppo di cacciatori che mi vendettero allo zoo dove mi hai conosciuto.”
Giovannino, che nel frattempo si era seduto con il leone dietro al cespuglio di ortensie, gli chiese: “Sono molto dispiaciuto per la tua disavventura, ma io sono solo un bambino, come posso aiutarti?”
“Vieni a trovarmi domani allo zoo e ti spiegherò che cosa devi fare per annullare l’incantesimo.”
Il mattino dopo, quando si svegliò, Giovannino ricordò il sogno che aveva fatto ma non gli diede importanza, pensando appunto che fosse tutto un sogno, frutto della sua fantasia.
Ma quella notte il leone Leo gli apparve ancora in sogno e lo invitò
nuovamente ad andarlo a trovare allo zoo. “Soltanto la forza, la fiducia e l’amore di un bambino” - gli confidò il leone - “potranno vincere l’incantesimo e farmi tornare principe della mia gente.”
Al suo risveglio
Giovannino, pur avendo ancora qualche dubbio su quanto aveva sognato, si vestì in fretta, fece colazione e poi si recò da solo allo zoo.
Giunto davanti al recinto dei leoni, vide che Leo stava in posizione eretta, con le zampe anteriori appoggiate alla cancellata, come se lo stesse aspettando.
Giovannino si avvicinò a Leo, gli fece una carezza sul muso attraverso le sbarre e gli disse:
“Lo sai che mi sono sognato di te per due notti di seguito?
Mi hai raccontato una storia alla quale stento ancora a credere!
Mi hai detto che tu non sei un leone, ma un principe africano e che un potente stregone ha fatto un incantesimo su di te per scacciarti dal tuo regno e impadronirsi delle tue ricchezze.
Mi hai detto anche che soltanto io ti posso aiutare a spezzare l’incantesimo per farti ritornare nel tuo villaggio e scacciare lo stregone usurpatore.
Ma io sono soltanto un bambino! Come ti posso aiutare?”
Leo fece un ruggito e
scosse con forza la criniera.
In quel momento, un uomo anziano con la pelle scura e i capelli crespi, vestito con un caffetano bianco e marrone, si avvicinò a Giovannino.
Il leone strofinò la criniera contro le sbarre del recinto e aprì la bocca come se conoscesse il nuovo arrivato e lo volesse salutare.
L’uomo tese una mano a Giovannino, che si ritrasse timoroso.
“Non aver paura Giovannino” - disse l’uomo - “Io sono venuto per aiutarti a capire il significato del tuo sogno.
Devi sapere che io e Leo, tanto tempo fa, vivevamo in un villaggio in Africa.
Leo era il principe del villaggio ed io ero il suo più fidato consigliere. Il capo di un villaggio vicino al nostro era uno stregone cattivo e malvagio ed era invidioso del mio principe.
Questo stregone aveva dei poteri malefici con i quali poteva
trasformarsi negli animali più mostruosi che puoi immaginarti per spaventarci e costringerci ad abbandonare il nostro villaggio.”
L’uomo fece una breve pausa e guardò con gli occhi lucidi il leone Leo che si era appartato in un angolo del recinto.
Un’altra volta si era trasformato in un gigantesco mammut ed aveva calpestato tutto il frumento che cresceva nei nostri campi. Un’altra volta ancora, sotto le spoglie di uno spaventoso stegosauro, aveva abbattuto tutti i nostri alberi con violenti colpi della sua coda, munita di spuntoni affilati.”
Dopo essersi asciugato gli occhi con un fazzoletto, l’uomo continuò il suo racconto. “Infine, lo stregone, non contento dei danni e dei disastri che aveva provocato, fece un terribile incantesimo e trasformò il nostro principe in un leone, minacciandolo con queste parole:
”Resterai un leone finchè un bambino riuscirà a piantare un seme di ulivo nel mio giardino!” “Devi sapere una cosa, Giovannino” - disse l’uomo
stringendogli una mano - “Il giardino dello stregone era custodito da spaventosi mostri e belve feroci ed era praticamente impossibile avvicinarsi.
Inoltre, tutti i bambini del nostro villaggio erano fuggiti, rifugiandosi presso lontani parenti, per paura della vendetta dello stregone.
E così il nostro principe” - concluse l’uomo – “non ebbe alcuna possibilità di interrompere l’incantesimo.”
Nel frattempo, Leo aveva fatto il giro del recinto trotterellando e si era avvicinato all’uomo e a Giovannino, scuotendo la criniera in segno di approvazione.
“Ma come posso riuscire, io, così piccolo, a piantare un seme di ulivo nel giardino dello stregone?” - replicò perplesso Giovannino - “E come posso eludere la sorveglianza dei mostri e delle belve feroci che fanno la guardia?”
“Adesso ti spiego che cosa devi fare. Innanzitutto ti consegno questo seme di ulivo”.
Giovannino prese il seme e se lo mise in tasca. “Poi” - proseguì l’uomo - ti affido queste tre noci. Sono noci magiche. Ti aiuteranno a difenderti dai mostri e dalle belve feroci che fanno la guardia al giardino dello stregone. Per utilizzare i loro poteri magici sarà sufficiente che tu le lanci contro i tuoi avversari.”
“E come farò” - ribattè Giovannino - “ad arrivare in Africa e a trovare il giardino dello stregone?”
“E’ semplicissimo. Questa sera, quando vai a letto, porta con te, ben stretto
in mano, il seme di ulivo e le tre noci.
Addormentati tranquillo e aspetta.” Pronunciate queste parole, l’uomo salutò il bambino, fece una carezza a Leo e si allontanò. Giovannino ritornò a casa con il seme di ulivo e le tre noci e li nascose nel cassetto del suo comodino. Alla sera, prima di coricarsi, li tolse dal cassetto e si addormentò stringendo tra le mani il seme di ulivo e le tre noci sotto il cuscino.
Improvvisamente sentì qualcuno che lo toccava sulla spalla: aprì gli occhi e ... non era più nel suo letto, ma si trovava in mezzo ad una foresta!
Accanto a lui, sdraiato sotto un albero centenario, con un fitto fogliame che non lasciava passare i raggi del sole, c’era l’uomo di colore che aveva conosciuto allo zoo.
“Vedo che hai seguito i miei consigli” - disse l’uomo a Giovannino - “Ora è il momento di agire, perchè ci rimane poco tempo.
Porta con te il seme di ulivo e le tre noci magiche e segui questo sentiero che ti porterà davanti al giardino dello stregone. Incontrerai parecchi ostacoli: belve feroci e animali mostruosi, ma il potere delle noci, insieme al tuo coraggio, ti aiuterà a superarli.”
Giovannino salutò l’uomo e si incamminò, di buona lena, seguendo il sentiero che gli era stato indicato. Appena uscito dalla foresta sentì un urlo disumano. Si fermò di colpo e si guardò intorno, ma non vide nessuno. Proseguì il cammino con cautela. Ad un tratto, ad una svolta del sentiero, una tigre enorme, con lunghe zanne, grandi occhi gialli e bava schiumosa e verdastra alla bocca, gli sbarrò il passo.
“Dove credi di andare piccoletto?” urlò la tigre a
Giovannino, preparandosi a balzargli addosso per sbranarlo e divorarlo in un solo boccone.
Ma Giovannino, più svelto della tigre, scappò via e cominciò a correre inseguito dal bestione che gli alitava sul collo il suo fiato caldo e fetido.
Mentre correva, Giovannino si ricordò di quello che gli aveva detto l’uomo di colore quando gli aveva affidato le tre noci magiche: "Il potere delle noci, unito al tuo coraggio, ti aiuterà a superare ogni
ostacolo.” Allora prese coraggio e si fermò bruscamente per affrontare la tigre.
Tolse dalla tasca una noce e la lanciò con forza verso l’animale.
La tigre aprì la bocca bavosa e inghiottì la noce in un sol boccone. “Adesso tocca a te!” urlò la tigre preparandosi a spiccare un salto verso Giovannino.
Ma, proprio in quel momento, si udì un potente boato e un lampo di luce accecante colpì l’animale che si fermò con gli occhi sbarrati.
Poi, l’enorme tigre cominciò a rimpicciolirsi e divenne sempre più piccola, fino a raggiungere le dimensioni di una formica.
Sbalordito, Giovannino riprese di corsa il suo cammino, rallegrandosi per lo scampato pericolo.
Arrivò così sulla riva di un fiume dalle acque fangose, nelle quali nuotava un coccodrillo lungo più di dieci metri, con due enormi fauci dai denti aguzzi e con due grandi occhi rosso fuoco.
Il coccodrillo nuotava lentamente nelle acque del fiume ma, quando vide Giovannino, cominciò ad agitarsi facendo ribollire l’acqua con potenti colpi di coda. “Vattene via subito, microbo!” - tuonò il coccodrillo– se non vuoi fare una brutta fine!
Questo fiume appartiene allo stregone mio padrone e nessuno può attraversarlo!”
Sulla sponda opposta del fiume, un enorme mammut faceva la guardia per impedire il passaggio a chi, per caso, fosse riuscito a superare l’ostacolo rappresentato dal fiume e dal coccodrillo.
Il mammut era alto come una casa di due piani, aveva lunghe zanne ricurve che arrivavano fino a terra e una proboscide grande quanto il tronco di un albero. Si muoveva nervosamente sulla riva, osservando con sospetto Giovannino. Di tanto in tanto percuoteva il terreno
con le sue zampe robuste e nodose, facendo tremare tutta la riva, e lanciava barriti spaventosi, agitando in aria la proboscide.
Giovannino, spaventato dalle minacce del coccodrillo e dalla mole del mammut, si allontanò, continuando però a seguire la riva del fiume. Aveva notato che, poco più avanti, il fiume si restringeva e allora pensò: “Se prendo una bella rincorsa e spicco un salto lungo, forse riesco ad attraversare il fiume.”
Si stava accingendo a spiccare il salto, quando vide sopraggiungere il coccodrillo e il mammut che, evidentemente, avevano spiato i suoi movimenti e intuito le sue intenzioni.
I barriti del mammut rimbombavano nell’aria come il rombo di un tuono, mentre in coccodrillo faceva ribollire le acque del fiume con violenti e poderosi colpi di coda.
Giovannino non si perse d’animo.
Memore di quanto gli aveva detto l’uomo di colore, prese dalla tasca la seconda noce e la scagliò con violenza contro i due mostri.
Accadde un fatto straordinario: il cielo divenne nero come la pece e la terra incominciò a tremare.
Poi, numerose lingue di fuoco scesero dal cielo e si abbatterono contro il mammut e il coccodrillo che, in preda ad un terribile spavento, si diedero alla fuga ed in breve scomparvero alla vista.
Giovannino potè così attraversare il fiume e riprendere il suo cammino.
Giunto nei pressi di un laghetto, si fermò per riposarsi un poco e per dissetarsi.
Mentre stava bevendo l’acqua che aveva raccolto con le mani riunite a coppa, udì dietro di sè un rumore.
Si girò di colpo e sbarrò gli occhi per lo stupore e lo spavento.
Davanti a lui c’era un enorme animale preistorico, con la testa allungata come quella di un serpente e il corpo più grande di un vagone ferroviario. Sulla schiena aveva numerose pinne che partivano dal collo e arrivavano fino alla
coda, ondeggiando ad ogni movimento dell’animale. Il corpo era ricoperto di squame verdastre mentre la coda era munita di quattro pungiglioni lunghi ed affilati.
Giovannino riconobbe il bestione perchè lo aveva visto sulle pagine della sua enciclopedia: era uno stegosauro.
L’animale stava ritto sulle zampe posteriori ed il rumore che Giovannino aveva sentito era provocato dalla coda che sferzava il terreno. “E così ce l’hai fatta ad arrivare fino a qui!” - grugnì
lo stegosauro, avvicinandosi a Giovannino.
Ma non credo che riuscirai a passare, perchè io ti distruggerò.”
Mentre lo stegosauro si preparava a spiccare un balzo per aggredire Giovannino, il bambino estrasse dalla tasca dei calzoni l’ultima noce e la agitò minacciosamente
davanti all’animale.
Alla vista della noce lo stegosauro fece un salto indietro e Giovannino ne approfittò per scagliargliela addosso.
Lo stegosauro cominciò a gonfiarsi come un pallone riempito di gas e poi venne proiettato verso il cielo come un palloncino sfuggito dalle mani di un bambino.
Rimasto ormai senza noci, Giovannino avrebbe dovuto sentirsi spaventato.
Invece, assicuratosi di avere in tasca il seme di ulivo,
riprese coraggiosamente il cammino.
“Ormai nessuno riuscirà più a fermarmi” - pensò Giovannino - “e presto
potrò piantare il seme nel giardino dello stregone per salvare Leo dall’incantesimo.
Ma Giovannino aveva fatto i conti senza contare la ferocia e la cattiveria del maligno stregone che, visto l’insuccesso dei suoi mostri, si era deciso ad intervenire personalmente per fermare il bambino. Si trasformò in un rinoceronte infuriato, poi in una feroce aquila reale ed ancora in un temibile serpente boa, ma non ottenne alcun risultato.
Giovannino, ricordando quanto gli aveva raccontato l’uomo di colore allo zoo, aveva capito che erano solo animali immaginari, evocati dai poteri magici dello stregone.
Proseguì quindi il suo cammino senza lasciarsi intimorire dalle apparizioni.
Giunse così davanti al giardino dello stregone. Costui fece un ultimo tentativo per cercare di fermare Giovannino. Comparve improvvisamente davanti al bambino tutto vestito di piume di gufo colorate, con in testa un turbante di pelle di serpente e una collana di ossa di lupo al collo.
Guardò Giovannino con occhi fiammeggianti d’ira e incominciò a danzare
davanti a lui battendo i piedi per terra, con un ritmo indiavolato, e lanciando urla gutturali.
Ma Giovannino, preso il coraggio a due mani, si lanciò a testa bassa contro lo stregone e lo abbattè.
Poi proseguì la corsa ed entrò nel giardino, scavò una buca con le mani, vi depose delicatamente il seme di ulivo e lo ricoprì con la terra.
Si alzò soddisfatto e si guardò intorno. lo stregone era sparito, ma erano spariti pure il giardino e la foresta!
Giovannino si ritrovò seduto nel suo letto, con un raggio di sole che, filtrando dalle persiane gli
illuminava il viso.
In preda ad una crescente eccitazione, scese dal letto, si lavò in fretta il
viso, si rivestì, andò in cucina per la
colazione e poi chiese alla mamma il permesso di andare allo zoo.
Giunto vicino al recinto dei leoni, cercò Leo in mezzo agli altri leoni che
stavano abbeverandosi alla fontana, ma Leo non c’era più.
Mentre si guardava intorno per cercare Leo, Giovannino vide due persone avvicinarsi. Una era l’uomo di colore che aveva conosciuto il giorno prima, l’altra era un giovane, anche lui con la pelle scura, alto e bello, con gli occhi neri, il naso ben proporzionato e la bocca carnosa.
Indossava una tunica dai colori vivaci e camminava con un portamento regale, mezzo passo avanti al suo
accompagnatore.
I due uomini si avvicinarono a Giovannino che li fissava con gli occhi sbarrati.
Quando furono davanti a lui, l’uomo più giovane gli fece una carezza sui capelli, lo guardò negli occhi senza parlare e gli sorrise mentre allungava una mano e metteva qualcosa nella mano di Giovannino.
Dopo un breve accenno di saluto, i due uomini si allontanarono. Giovannino rimase a guardarli finchè scomparvero oltre lo stagno dei coccodrilli.
Poi, a sua volta, si allontanò dal recinto dei leoni, stringendo nella mano quello che il giovane nero gli aveva dato: una noce.
"Sono solo un bambino ..."
Bambini, Vi è piaciuta la storia di Giovannino? E' stato fantastico, vero!!! Con le noci che gli ha dato il servitore fedele ed il suo coraggio, è riuscito a vincere lo stregone malvagio e a donare una nuova vita a Leo.Così fa Gesù con ciascuno di Voi: Vi dà dei doni e Vi chiede di metterli in gioco senza paura, assicurandoVi che, così facendo, riuscirete a compiere dei veri prodigi!!
Pensate di essere troppo piccoli? Siate certi che non lo siete e che, con Gesù accanto, riuscirete a compiere meraviglie!!Volete provare? Fatevi aiutare dai Vostri genitori e .. vedrete che cose straordinarie farete!!!
Oppure, preferite giocare con Giovannino? Cliccate qui
Volete conoscere un'altra impresa di Giovannino? Cliccate qui sotto
Giochi
per divertirsi un po' ...
I PUZZLE
Per giocare, cliccate su uno dei bottoni
10
Il Memory
1. GIOVANNINO E IL LEONE - con audiolettura automatica
Consuelo Maria Brach
Created on June 23, 2026
Le storie di Nonno Gianni
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(con audiolettura in modalità manuale)
Le storie di Nonno Giovanni
Giovannino e il leone
Gianni Carù
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1. Giovannino e il leone2. Sono solo un bambino ... 3. Giochi 4. Puzzle 5. Memory
Giovannino e il leone
A Giovannino piacevano molto gli animali. Aveva due cagnolini, due gattini e un pappagallo. I cagnolini, un bassotto dal pelo corto e un barboncino tutto bianco, gli erano stati regalati in occasione del suo ultimo compleanno. I gattini invece, due bellissimi maschi, uno tigrato e l’altro bianco e grigio, erano due randagi, abbandonati appena nati, nel parco vicino alla casa di Giovannino. Il pappagallo, di origine brasiliana, con le piume gialle, verdi e blu, era il regalo di un amico del papà e della mamma di Giovannino.
In occasione del suo onomastico, il 24 di giugno, Giovannino aveva espresso un desiderio: “Per il mio onomastico” aveva detto alla mamma ed al papà, “vorrei l’enciclopedia degli animali”. I suoi genitori lo avevano accontentato e così Giovannino passava parte della sua giornata a sfogliare le pagine dell’enciclopedia. Ormai conosceva tutti gli animali che vi erano raffigurati, dal più piccolo al più grande.
Tra tutti gli animali, quello che più aveva colpito la fantasia di Giovannino era il leone. Grande, bello, imponente e sornione, con una criniera superba ed un portamento regale: il leone era davvero il re degli animali. A volte Giovannino chiudeva gli occhi e sognava di correre nella savana insieme ai leoni all’inseguimento di un branco di antilopi.
In fondo all’enciclopedia, in un capitolo separato, erano raffigurati gli animali preistorici. C’erano mammut, con le lunghe zanne bianche; dinosauri e tirannosauri, dai denti aguzzi, e stegosauri con la coda munita di artigli appuntiti. Anche questi animali attiravano la curiosità di Giovannino che li guardava con un misto di timore perchè erano davvero spaventosi ed incutevano un certo terrore. Un giorno Giovannino espresse il desiderio di andare allo zoo per vedere dal vivo gli animali che conosceva soltanto attraverso le fotografie e i disegni sull’enciclopedia. La mamma e il papà lo accontentarono e così, una bella domenica di primavera, Giovannino andò con loro a visitare lo zoo.
C’erano zebre, elefanti e tigri. C’erano grossi coccodrilli che nuotavano silenziosamente nelle acque di uno stagno. C’erano gazzelle, orsi e canguri. C’erano scimmie e scimpanzè appollaiati sui rami degli alberi e alcuni cammelli sdraiati all’ombra delle palme. Giovannino però, era impaziente di vedere i leoni. Quando giunse davanti al recinto dei leoni, Giovannino rimase senza parole per la gioia e l'emozione di vedere finalmente i suoi animali preferiti.
Nel recinto, sdraiati sulla paglia, c’erano tre stupendi esemplari maschi, con una folta criniera, che osservavano annoiati i visitatori. Dietro di loro, in fondo al recinto, alcune giovani leonesse accudivano e sorvegliavano i leoncini che giocavano e si azzuffavano tra di loro.
Giovannino si avvicinò timidamente alle sbarre della recinzione. Uno dei leoni maschi, il più anziano, si sollevò dal giaciglio di paglia, si stiracchiò, fece un lungo sbadiglio e poi raggiunse lentamente Giovannino che lo guardava attraverso le sbarre. Giovannino allungò una mano per accarezzarlo e il leone gliela leccò con la sua lingua calda e ruvida. Un guardiano dello zoo, che si trovava lì vicino e che aveva osservato la scena, disse ai genitori di Giovannino: “Sono meravigliato! Non capita mai che il vecchio Leo sia così mansueto con i visitatori.”
In effetti il leone aveva uno strano comportamento con Giovannino: mentre gli leccava la mano, sembrava quasi che gli stesse sussurrando qualcosa. Giovannino si avvicinò ancora di più alle sbarre della recinzione, tendendo l’orecchio. Il leone alzò il muso scuotendo la criniera, appoggiò una zampa sulla sbarra del recinto e strofinò il naso sulla guancia di Giovannino. Poi, piano piano, ritornò trotterellando al suo giaciglio di paglia. Accompagnato dai suoi genitori, Giovannino terminò la visita allo zoo e poi fece ritorno a casa, rimuginando su quanto gli era successo davanti alla gabbia dei leoni. Quella notte Giovannino fece uno strano sogno.
Stava giocando nel giardino di casa sua quando senti una voce rauca che lo chiamava: “Giovannino, Giovannino, vieni. Ti devo parlare.” Si guardò intorno ma non vide nessuno. “Giovannino, Giovannino” - ripetè la voce - “Sono qui, dietro il cespuglio di ortensie.” Giovannino andò in quella direzione e, con sua grande sorpresa, vide che, dietro il cespuglio di ortensie, c’era il leone che gli aveva leccato la mano allo zoo.
Io mi chiamo Leo, ma non sono un leone. Un tempo io ero un principe africano e vivevo nel mio villaggio nella foresta insieme alla mia gente. Un brutto giorno, lo stregone di un villaggio vicino che aveva il potere di trasformarsi in spaventosi e terrificanti animali preistorici, mi rapì e, con un incantesimo, mi trasformò in un leone per scacciarmi dal mio villaggio e per impadronirsi del mio regno. Successivamente fui catturato da un gruppo di cacciatori che mi vendettero allo zoo dove mi hai conosciuto.” Giovannino, che nel frattempo si era seduto con il leone dietro al cespuglio di ortensie, gli chiese: “Sono molto dispiaciuto per la tua disavventura, ma io sono solo un bambino, come posso aiutarti?”
“Vieni a trovarmi domani allo zoo e ti spiegherò che cosa devi fare per annullare l’incantesimo.” Il mattino dopo, quando si svegliò, Giovannino ricordò il sogno che aveva fatto ma non gli diede importanza, pensando appunto che fosse tutto un sogno, frutto della sua fantasia. Ma quella notte il leone Leo gli apparve ancora in sogno e lo invitò nuovamente ad andarlo a trovare allo zoo. “Soltanto la forza, la fiducia e l’amore di un bambino” - gli confidò il leone - “potranno vincere l’incantesimo e farmi tornare principe della mia gente.”
Al suo risveglio Giovannino, pur avendo ancora qualche dubbio su quanto aveva sognato, si vestì in fretta, fece colazione e poi si recò da solo allo zoo. Giunto davanti al recinto dei leoni, vide che Leo stava in posizione eretta, con le zampe anteriori appoggiate alla cancellata, come se lo stesse aspettando. Giovannino si avvicinò a Leo, gli fece una carezza sul muso attraverso le sbarre e gli disse:
“Lo sai che mi sono sognato di te per due notti di seguito? Mi hai raccontato una storia alla quale stento ancora a credere! Mi hai detto che tu non sei un leone, ma un principe africano e che un potente stregone ha fatto un incantesimo su di te per scacciarti dal tuo regno e impadronirsi delle tue ricchezze. Mi hai detto anche che soltanto io ti posso aiutare a spezzare l’incantesimo per farti ritornare nel tuo villaggio e scacciare lo stregone usurpatore. Ma io sono soltanto un bambino! Come ti posso aiutare?”
Leo fece un ruggito e scosse con forza la criniera. In quel momento, un uomo anziano con la pelle scura e i capelli crespi, vestito con un caffetano bianco e marrone, si avvicinò a Giovannino. Il leone strofinò la criniera contro le sbarre del recinto e aprì la bocca come se conoscesse il nuovo arrivato e lo volesse salutare.
L’uomo tese una mano a Giovannino, che si ritrasse timoroso. “Non aver paura Giovannino” - disse l’uomo - “Io sono venuto per aiutarti a capire il significato del tuo sogno. Devi sapere che io e Leo, tanto tempo fa, vivevamo in un villaggio in Africa. Leo era il principe del villaggio ed io ero il suo più fidato consigliere. Il capo di un villaggio vicino al nostro era uno stregone cattivo e malvagio ed era invidioso del mio principe.
Questo stregone aveva dei poteri malefici con i quali poteva trasformarsi negli animali più mostruosi che puoi immaginarti per spaventarci e costringerci ad abbandonare il nostro villaggio.” L’uomo fece una breve pausa e guardò con gli occhi lucidi il leone Leo che si era appartato in un angolo del recinto.
Un’altra volta si era trasformato in un gigantesco mammut ed aveva calpestato tutto il frumento che cresceva nei nostri campi. Un’altra volta ancora, sotto le spoglie di uno spaventoso stegosauro, aveva abbattuto tutti i nostri alberi con violenti colpi della sua coda, munita di spuntoni affilati.”
Dopo essersi asciugato gli occhi con un fazzoletto, l’uomo continuò il suo racconto. “Infine, lo stregone, non contento dei danni e dei disastri che aveva provocato, fece un terribile incantesimo e trasformò il nostro principe in un leone, minacciandolo con queste parole: ”Resterai un leone finchè un bambino riuscirà a piantare un seme di ulivo nel mio giardino!” “Devi sapere una cosa, Giovannino” - disse l’uomo stringendogli una mano - “Il giardino dello stregone era custodito da spaventosi mostri e belve feroci ed era praticamente impossibile avvicinarsi. Inoltre, tutti i bambini del nostro villaggio erano fuggiti, rifugiandosi presso lontani parenti, per paura della vendetta dello stregone.
E così il nostro principe” - concluse l’uomo – “non ebbe alcuna possibilità di interrompere l’incantesimo.” Nel frattempo, Leo aveva fatto il giro del recinto trotterellando e si era avvicinato all’uomo e a Giovannino, scuotendo la criniera in segno di approvazione. “Ma come posso riuscire, io, così piccolo, a piantare un seme di ulivo nel giardino dello stregone?” - replicò perplesso Giovannino - “E come posso eludere la sorveglianza dei mostri e delle belve feroci che fanno la guardia?” “Adesso ti spiego che cosa devi fare. Innanzitutto ti consegno questo seme di ulivo”.
Giovannino prese il seme e se lo mise in tasca. “Poi” - proseguì l’uomo - ti affido queste tre noci. Sono noci magiche. Ti aiuteranno a difenderti dai mostri e dalle belve feroci che fanno la guardia al giardino dello stregone. Per utilizzare i loro poteri magici sarà sufficiente che tu le lanci contro i tuoi avversari.” “E come farò” - ribattè Giovannino - “ad arrivare in Africa e a trovare il giardino dello stregone?”
“E’ semplicissimo. Questa sera, quando vai a letto, porta con te, ben stretto in mano, il seme di ulivo e le tre noci. Addormentati tranquillo e aspetta.” Pronunciate queste parole, l’uomo salutò il bambino, fece una carezza a Leo e si allontanò. Giovannino ritornò a casa con il seme di ulivo e le tre noci e li nascose nel cassetto del suo comodino. Alla sera, prima di coricarsi, li tolse dal cassetto e si addormentò stringendo tra le mani il seme di ulivo e le tre noci sotto il cuscino.
Improvvisamente sentì qualcuno che lo toccava sulla spalla: aprì gli occhi e ... non era più nel suo letto, ma si trovava in mezzo ad una foresta! Accanto a lui, sdraiato sotto un albero centenario, con un fitto fogliame che non lasciava passare i raggi del sole, c’era l’uomo di colore che aveva conosciuto allo zoo.
“Vedo che hai seguito i miei consigli” - disse l’uomo a Giovannino - “Ora è il momento di agire, perchè ci rimane poco tempo. Porta con te il seme di ulivo e le tre noci magiche e segui questo sentiero che ti porterà davanti al giardino dello stregone. Incontrerai parecchi ostacoli: belve feroci e animali mostruosi, ma il potere delle noci, insieme al tuo coraggio, ti aiuterà a superarli.”
Giovannino salutò l’uomo e si incamminò, di buona lena, seguendo il sentiero che gli era stato indicato. Appena uscito dalla foresta sentì un urlo disumano. Si fermò di colpo e si guardò intorno, ma non vide nessuno. Proseguì il cammino con cautela. Ad un tratto, ad una svolta del sentiero, una tigre enorme, con lunghe zanne, grandi occhi gialli e bava schiumosa e verdastra alla bocca, gli sbarrò il passo.
“Dove credi di andare piccoletto?” urlò la tigre a Giovannino, preparandosi a balzargli addosso per sbranarlo e divorarlo in un solo boccone. Ma Giovannino, più svelto della tigre, scappò via e cominciò a correre inseguito dal bestione che gli alitava sul collo il suo fiato caldo e fetido.
Mentre correva, Giovannino si ricordò di quello che gli aveva detto l’uomo di colore quando gli aveva affidato le tre noci magiche: "Il potere delle noci, unito al tuo coraggio, ti aiuterà a superare ogni ostacolo.” Allora prese coraggio e si fermò bruscamente per affrontare la tigre. Tolse dalla tasca una noce e la lanciò con forza verso l’animale. La tigre aprì la bocca bavosa e inghiottì la noce in un sol boccone. “Adesso tocca a te!” urlò la tigre preparandosi a spiccare un salto verso Giovannino.
Ma, proprio in quel momento, si udì un potente boato e un lampo di luce accecante colpì l’animale che si fermò con gli occhi sbarrati. Poi, l’enorme tigre cominciò a rimpicciolirsi e divenne sempre più piccola, fino a raggiungere le dimensioni di una formica. Sbalordito, Giovannino riprese di corsa il suo cammino, rallegrandosi per lo scampato pericolo. Arrivò così sulla riva di un fiume dalle acque fangose, nelle quali nuotava un coccodrillo lungo più di dieci metri, con due enormi fauci dai denti aguzzi e con due grandi occhi rosso fuoco.
Il coccodrillo nuotava lentamente nelle acque del fiume ma, quando vide Giovannino, cominciò ad agitarsi facendo ribollire l’acqua con potenti colpi di coda. “Vattene via subito, microbo!” - tuonò il coccodrillo– se non vuoi fare una brutta fine! Questo fiume appartiene allo stregone mio padrone e nessuno può attraversarlo!”
Sulla sponda opposta del fiume, un enorme mammut faceva la guardia per impedire il passaggio a chi, per caso, fosse riuscito a superare l’ostacolo rappresentato dal fiume e dal coccodrillo. Il mammut era alto come una casa di due piani, aveva lunghe zanne ricurve che arrivavano fino a terra e una proboscide grande quanto il tronco di un albero. Si muoveva nervosamente sulla riva, osservando con sospetto Giovannino. Di tanto in tanto percuoteva il terreno con le sue zampe robuste e nodose, facendo tremare tutta la riva, e lanciava barriti spaventosi, agitando in aria la proboscide.
Giovannino, spaventato dalle minacce del coccodrillo e dalla mole del mammut, si allontanò, continuando però a seguire la riva del fiume. Aveva notato che, poco più avanti, il fiume si restringeva e allora pensò: “Se prendo una bella rincorsa e spicco un salto lungo, forse riesco ad attraversare il fiume.”
Si stava accingendo a spiccare il salto, quando vide sopraggiungere il coccodrillo e il mammut che, evidentemente, avevano spiato i suoi movimenti e intuito le sue intenzioni. I barriti del mammut rimbombavano nell’aria come il rombo di un tuono, mentre in coccodrillo faceva ribollire le acque del fiume con violenti e poderosi colpi di coda. Giovannino non si perse d’animo. Memore di quanto gli aveva detto l’uomo di colore, prese dalla tasca la seconda noce e la scagliò con violenza contro i due mostri. Accadde un fatto straordinario: il cielo divenne nero come la pece e la terra incominciò a tremare.
Poi, numerose lingue di fuoco scesero dal cielo e si abbatterono contro il mammut e il coccodrillo che, in preda ad un terribile spavento, si diedero alla fuga ed in breve scomparvero alla vista. Giovannino potè così attraversare il fiume e riprendere il suo cammino. Giunto nei pressi di un laghetto, si fermò per riposarsi un poco e per dissetarsi. Mentre stava bevendo l’acqua che aveva raccolto con le mani riunite a coppa, udì dietro di sè un rumore. Si girò di colpo e sbarrò gli occhi per lo stupore e lo spavento.
Davanti a lui c’era un enorme animale preistorico, con la testa allungata come quella di un serpente e il corpo più grande di un vagone ferroviario. Sulla schiena aveva numerose pinne che partivano dal collo e arrivavano fino alla coda, ondeggiando ad ogni movimento dell’animale. Il corpo era ricoperto di squame verdastre mentre la coda era munita di quattro pungiglioni lunghi ed affilati.
Giovannino riconobbe il bestione perchè lo aveva visto sulle pagine della sua enciclopedia: era uno stegosauro. L’animale stava ritto sulle zampe posteriori ed il rumore che Giovannino aveva sentito era provocato dalla coda che sferzava il terreno. “E così ce l’hai fatta ad arrivare fino a qui!” - grugnì lo stegosauro, avvicinandosi a Giovannino. Ma non credo che riuscirai a passare, perchè io ti distruggerò.”
Mentre lo stegosauro si preparava a spiccare un balzo per aggredire Giovannino, il bambino estrasse dalla tasca dei calzoni l’ultima noce e la agitò minacciosamente davanti all’animale. Alla vista della noce lo stegosauro fece un salto indietro e Giovannino ne approfittò per scagliargliela addosso.
Lo stegosauro cominciò a gonfiarsi come un pallone riempito di gas e poi venne proiettato verso il cielo come un palloncino sfuggito dalle mani di un bambino. Rimasto ormai senza noci, Giovannino avrebbe dovuto sentirsi spaventato. Invece, assicuratosi di avere in tasca il seme di ulivo, riprese coraggiosamente il cammino. “Ormai nessuno riuscirà più a fermarmi” - pensò Giovannino - “e presto potrò piantare il seme nel giardino dello stregone per salvare Leo dall’incantesimo.
Ma Giovannino aveva fatto i conti senza contare la ferocia e la cattiveria del maligno stregone che, visto l’insuccesso dei suoi mostri, si era deciso ad intervenire personalmente per fermare il bambino. Si trasformò in un rinoceronte infuriato, poi in una feroce aquila reale ed ancora in un temibile serpente boa, ma non ottenne alcun risultato. Giovannino, ricordando quanto gli aveva raccontato l’uomo di colore allo zoo, aveva capito che erano solo animali immaginari, evocati dai poteri magici dello stregone. Proseguì quindi il suo cammino senza lasciarsi intimorire dalle apparizioni.
Giunse così davanti al giardino dello stregone. Costui fece un ultimo tentativo per cercare di fermare Giovannino. Comparve improvvisamente davanti al bambino tutto vestito di piume di gufo colorate, con in testa un turbante di pelle di serpente e una collana di ossa di lupo al collo.
Guardò Giovannino con occhi fiammeggianti d’ira e incominciò a danzare davanti a lui battendo i piedi per terra, con un ritmo indiavolato, e lanciando urla gutturali. Ma Giovannino, preso il coraggio a due mani, si lanciò a testa bassa contro lo stregone e lo abbattè. Poi proseguì la corsa ed entrò nel giardino, scavò una buca con le mani, vi depose delicatamente il seme di ulivo e lo ricoprì con la terra. Si alzò soddisfatto e si guardò intorno. lo stregone era sparito, ma erano spariti pure il giardino e la foresta!
Giovannino si ritrovò seduto nel suo letto, con un raggio di sole che, filtrando dalle persiane gli illuminava il viso. In preda ad una crescente eccitazione, scese dal letto, si lavò in fretta il viso, si rivestì, andò in cucina per la colazione e poi chiese alla mamma il permesso di andare allo zoo.
Giunto vicino al recinto dei leoni, cercò Leo in mezzo agli altri leoni che stavano abbeverandosi alla fontana, ma Leo non c’era più. Mentre si guardava intorno per cercare Leo, Giovannino vide due persone avvicinarsi. Una era l’uomo di colore che aveva conosciuto il giorno prima, l’altra era un giovane, anche lui con la pelle scura, alto e bello, con gli occhi neri, il naso ben proporzionato e la bocca carnosa.
Indossava una tunica dai colori vivaci e camminava con un portamento regale, mezzo passo avanti al suo accompagnatore. I due uomini si avvicinarono a Giovannino che li fissava con gli occhi sbarrati. Quando furono davanti a lui, l’uomo più giovane gli fece una carezza sui capelli, lo guardò negli occhi senza parlare e gli sorrise mentre allungava una mano e metteva qualcosa nella mano di Giovannino.
Dopo un breve accenno di saluto, i due uomini si allontanarono. Giovannino rimase a guardarli finchè scomparvero oltre lo stagno dei coccodrilli. Poi, a sua volta, si allontanò dal recinto dei leoni, stringendo nella mano quello che il giovane nero gli aveva dato: una noce.
"Sono solo un bambino ..."
Bambini, Vi è piaciuta la storia di Giovannino? E' stato fantastico, vero!!! Con le noci che gli ha dato il servitore fedele ed il suo coraggio, è riuscito a vincere lo stregone malvagio e a donare una nuova vita a Leo.Così fa Gesù con ciascuno di Voi: Vi dà dei doni e Vi chiede di metterli in gioco senza paura, assicurandoVi che, così facendo, riuscirete a compiere dei veri prodigi!!
Pensate di essere troppo piccoli? Siate certi che non lo siete e che, con Gesù accanto, riuscirete a compiere meraviglie!!Volete provare? Fatevi aiutare dai Vostri genitori e .. vedrete che cose straordinarie farete!!!
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