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Donne d'Italia: Nilde Iotti

Alessio Are

Created on June 21, 2026

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Nilde Iotti, figura di spicco della politica italiana, fu la prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera, consacrando una lunga carriera dedicata alla difesa dei diritti civili, alla riforma della famiglia e all’impegno democratico.

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NILDE IOTTI

Aprile 1920 - Giugno 1946

L'infanzia e l'adolescenza

L'Università

Gli inizi dell'attività politica

La Resistenza partigiana

L'attivismo femminista

Nilde Iotti

L’8 marzo 1946 arriva il suo primo comizio: inizia la sua carriera politica
Iotti si presenta alle amministrative del 1946, che a Reggio Emilia si tennero il 31 marzo, come candidata indipendente nelle liste del PCI: eletta con 26 preferenze e 9 cancellature.
Viene inserita nella Sottocommissione dei 75, dove Iotti si ritrova catapultata nella grande politica, a stretto contatto con i protagonisti della storia del Paese; tra questi, Palmiro Togliatti
Nel giugno dello stesso anno venne candidata ed eletta membro dell'Assemblea Costituente

GIUGNO 1946

LUGLIO 1946

MARZO 1946

Gazzetta

MERCOLEDI' 14 LUGLIO 1948
ROMA, PIAZZA MONTECITORIO

del popolo

ATTENTATO AL LEADER COMUNISTA PALMIRO TOGLIATTI

SCOPERTA LA RELAZIONE CON LEONILDE IOTTI

L'origine del legame tra i due

LA REAZIONE DELLA STAMPA

LA DC AFFERMA:

Questa convivenza
da“un pessimo esempio alle giovani generazioni”.
Relazione nata nel contesto dell’attività politica del PCI, e divenne presto pubblica, suscitando un forte clamore. Togliatti era sposato (separato di fatto, ma non divorziato, poiché il divorzio non esisteva) ed era di oltre vent’anni più anziano. La convivenza tra il leader comunista Togliatti e una giovane dirigente del PCI suscita scandalo e polemiche, ben oltre l’ambito politico.
La stampa conservatrice e cattolica afferma duramente: "Iotti può essere descritta non come dirigente politica ma come “compagna” del leader comunista. La relazione tra i due è “immorale” e “contraria al costume e alla famiglia italiana”; Iotti rappresenta “l’ombra femminile del capo comunista”.

IL SILENZIO DEL PCI

L’Unità, organo ufficiale del Partito comunista, evita qualsiasi riferimento alla vita privata dei due, difendendo Nilde Iotti esclusivamente sul piano politico e istituzionale. All’interno del partito prevale una linea di riserbo, pur non mancando imbarazzi e tensioni.

seggi, 21 donne

L’impegno di Nilde Iotti nella Costituente, soprattutto sui diritti delle donne e della famiglia, segnò l’intera sua attività parlamentare, svolta senza interruzioni per 53 anni con rigore e coerenza.

RELAZIONE SULLA FAMIGLIA

EMANCIPAZIONE DELLA DONNA

IL DIRITTO AL LAVORO SENZA DISTINZIONE DI SESSO

MATRIMONIO

MATERNITA'

Dalla metà degli anni Sessanta il dibattito sul divorzio si intensifica, spinto dall’iniziativa di socialisti, liberali e radicali, mentre il PCI mantiene inizialmente una linea prudente per evitare uno scontro con il mondo cattolico e nella società. In questo contesto Nilde Iotti assume un ruolo centrale, favorendo una svolta: nel 1966 annuncia che i comunisti avrebbero sostenuto la proposta Baslini-Fortuna.
Da allora il PCI adotta una posizione più decisa, presenta un progetto di legge (Spagnoli-Iotti) contribuendo in modo determinante all’approvazione della legge sul divorzio nel 1970.
Il 25 novembre del 1969 Iotti pronuncia, secondo il Presidente Napolitano, “probabilmente il più alto, il più impegnativo, il più ricco culturalmente e politicamente” dei suoi discorsi parlamentari.

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Relazione dell'On. Nilde Iottiin materia di divorzio

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Dopo l’approvazione della legge, dunque, comincia un nuovo, duro confronto, questa volta fuori dal Parlamento: il referendum sul divorzio. I partiti parlamentari si dividono:

DC

PCI

PSI

RADICALI

MSI

Le divisioni interne al PCI

Iotti e la guida della campagna referendaria

La strategia politica

Il significato politico

La vittoria del no

Iotti partecipa alla battaglia per l’aborto in modo più defilato e con un rapporto talvolta conflittuale con il femminismo più radicale. Pur evitando uno scontro diretto con il mondo cattolico, soprattutto nel contesto del compromesso storico, si impegna a rendere più flessibile la posizione del PCI, cercando un equilibrio tra libertà e autodeterminazione della donna e il principio di responsabilità. Anche in questa occasione dimostra di comprendere i cambiamenti della società italiana meglio di molti dirigenti del suo partito.

La battaglia sull'aborto

Il 20 giugno 1979 Nilde Iotti è eletta Presidente della Camera al primo scrutinio, con 433 voti su 615 presenti e votanti. Nel suo discorso di insediamento, conciso eppure esaustivo nell’indicare i caratteri principali della nuova legislatura, non nasconde l’orgoglio di essere la prima Presidente donna della storia della Repubblica, e subito dopo sottolinea la dignità democratica del Parlamento a fronte della quotidiana minaccia costituita dal terrorismo.

20/06/79

Nilde Iotti eletta Presidente della Camera

La morte di Berlinguer

In occasione dei funerali di Enrico Berlinguer, Nilde Iotti ebbe un ruolo di forte rilievo istituzionale e simbolico. Come presidente della Camera, seppe interpretare il lutto collettivo del Paese con sobrietà e profonda partecipazione, incarnando l’unità tra istituzioni e popolo.
«La libertà delle donne è una condizione essenziale della democrazia.»

1992

Novembre 1999

Dicembre 1999

Partito Socialista Italiano

Decisamente favorevole al divorzio, che interpreta come un diritto civile e una riforma necessaria per adeguare l’ordinamento giuridico all’evoluzione della società. Il Psi sostiene con convinzione la campagna per il No al referendum, ponendosi come uno dei principali promotori della laicità dello Stato.

Comincia a partecipare alle attività dei Gruppi di Difesa della Donna, nati a Milano e a Torino nel novembre del 43 su iniziativa del Pci, in un clima sempre più teso e drammatico: in dicembre vengono fucilati i fratelli Cervi, nel gennaio del 44 i bombardamenti degli Alleati radono al suolo le Officine Reggiane e la stazione ferroviaria, mietendo 266 vittime; viene assassinato don Pasquino Borghi, sacerdote reggiano figlio di contadini e attivo sostenitore della Resistenza.

Si oppone all’inserimento del principio di indissolubilità del matrimonio nella Carta, ritenendolo materia di legislazione civile e non di norme costituzionali.

La relazione denuncia la condizione di inferiorità giuridica e sociale della donna e collega il riconoscimento dei diritti politici alla necessità di una piena emancipazione in tutti gli ambiti della vita civile.

Nilde Iotti contesta l’interpretazione della Costituzione come fondata sul diritto naturale, ricordando che essa nacque come compromesso politico tra forze diverse, senza basi ideologiche comuni. Sostiene che la famiglia moderna non si fonda più su interessi economici o sociali, ma sui sentimenti e sulla libertà degli individui, che costituiscono oggi la sua base morale. Da questa nuova concezione deriva la necessità del divorzio, come riconoscimento del venir meno del fondamento morale del matrimonio quando i sentimenti si esauriscono. Iotti difende la centralità della separazione, la tutela dei figli, l’autonomia della famiglia rispetto allo Stato e l’uguaglianza dei coniugi, affermando che una famiglia mantenuta con la forza è più dannosa per i figli di una famiglia sciolta legalmente.

Durante l'Università comincia un percorso che le richiede il massimo impegno, data la condizione di pendolare e la necessità di superare la media del 27 per mantenere l’esenzione dalle tasse universitarie. Il 31 ottobre 1942, in una Milano severamente colpita dai bombardamenti del finesettimana precedente, discute la sua tesi di laurea: L’attuazione delle riforme in Reggio Emilia nella seconda metà del secolo XVIII.

Iotti stessa racconta la sua partecipazione alla Lotta di Liberazione come un’esperienza non in prima linea, un avvicinamento graduale dettato da una forte indignazione e dalla spinta a rendersi utile, a scegliere la propria parte in un contesto in cui l’esempio dei molti partigiani uccisi, buona parte dei quali comunisti, esercitava certamente una forte influenza. In questo processo di acquisizione di una coscienza politica, il discorso di Togliatti dell’aprile 1944, passato alla storia come la Svolta di Salerno, rappresenta uno spartiacque.

Democrazia Cristiana:

Difende la legge sul divorzio come conquista civile e strumento di tutela delle persone più deboli all’interno della famiglia. Al suo interno convivono posizioni diverse sulla strategia referendaria: da un lato il timore di una sconfitta e di lacerazioni sociali, dall’altro la convinzione, sostenuta da Iotti, che il confronto debba svolgersi sul terreno dei problemi concreti e non dei dogmi ideologici.

Movimento Sociale Italiano

Partito di destra neofascista, nettamente contrario al divorzio. Difende una concezione tradizionale e autoritaria della famiglia e sostiene il Sì al referendum, schierandosi con le posizioni più conservatrici sul piano morale e sociale.

Iotti individua nel lavoro uno strumento fondamentale di emancipazione e chiede che la Costituzione garantisca il diritto al lavoro senza discriminazioni di genere.

Come membro della Commissione dei 75, Iotti redige una relazione innovativa che chiede il superamento dello Statuto Albertino e l’inserimento nella Costituzione di una tutela esplicita dei diritti della famiglia, affidando allo Stato un ruolo attivo di protezione.

La maternità viene sottratta alla dimensione privata e riconosciuta come funzione sociale da tutelare, anticipando una visione moderna del welfare.

Partito Radicale

Tra i promotori più attivi della battaglia per il divorzio. Interpreta il referendum come uno scontro decisivo per l’affermazione dei diritti civili e della laicità dello Stato. Conduce una campagna fortemente ideologica e militante, volta a smascherare l’ingerenza religiosa nella sfera legislativa.

Partito Comunista Italiano

Difende la legge sul divorzio come conquista civile e strumento di tutela delle persone più deboli all’interno della famiglia. Al suo interno convivono posizioni diverse sulla strategia

referendaria: da un lato il timore di una sconfitta e di lacerazioni sociali, dall’altro la convinzione, sostenuta da Iotti, che il confronto debba svolgersi sul terreno dei problemi concreti e non dei dogmi ideologici.

Nata a Reggio nell'Emilia il 10 Aprile del 1920, all'anagrafe Leonilde Iotti visse in una famiglia di carattere socialista antifascista con parecchie difficoltà economiche gravate dalla morte del padre nel 1934. Riuscirà a diplomarsi ed iscriversi all'Università cattolica di Milano grazie ad una borsa di studio.

Il 21 agosto 1945 Nilde Iotti firma il suo primo articolo su Noi Donne e, nello stesso giorno, viene nominata rappresentante del movimento femminile nella struttura dell’ex-Sepral, su indicazione dell’Udi, accanto a Maria Carassiti del Cif. Il prefetto Pellizzi, colpito dalla sua personalità, la riceve personalmente. Nei mesi successivi Iotti diventa segretaria dell’Udi di Reggio Emilia e svolge un ruolo centrale nelle attività di assistenza, in collaborazione con le organizzazioni cattoliche, pur tra crescenti tensioni ideologiche. Un’iniziativa significativa è l’accoglienza di 1500 bambini milanesi, promossa dalla sinistra e dall’Udi, che segna il primo diretto coinvolgimento di Iotti nell’organizzazione del partito.