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Like a butterfly in the storm_EN_final

Green Saga

Created on June 8, 2026

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Transcript

Like a butterfly in the storm
Adventure Book

START

Capitolo 1. Nascosta dentro di sè

Nascosta tra le piante del giardino, Amanda osserva il fluttuare delle piante, l’ondeggiare lento delle foglie. Si fa cullare dallo stormire lieve delle fronde. È un’abitudine che nonostante l’età non riesce a perdere. Da piccola passava intere giornate in silenzio, sdraiata tra i cespugli di stipa con cui la madre aveva ornato ampi spazi del giardino, senza rispondere neppure quando la chiamavano per andare a mangiare.

CONTINUA

Guardando il cielo le sembrava che se lo avesse osservato abbastanza a lungo, la sensazione opprimente dentro di lei si sarebbe sciolta. L’azzurro intenso la faceva respirare e le sembrava che tutto potesse diventare relativo. A vent'anni non aveva ancora avuto il coraggio di dire al mondo chi era davvero, cosa e chi le piaceva, cosa la faceva sentire bene. Lo aveva confidato un giorno a Ginevra, amica fin dai tempi delle elementari. Le aveva voluto bene da subito; bionda, graziosa, con occhi grandi azzurri.

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Crescendo quell’affetto si era trasformato in qualcosa a cui non riusciva a dare un nome, perché quella parola le faceva paura. Quando il peso poi si era fatto intollerabile, le aveva detto semplicemente che era innamorata. Non poteva più scordare la sua faccia nel momento in cui le aveva fatto la dichiarazione. Stavano studiando, le teste vicine, i capelli che si sfiorano. Ginevra aveva iniziato a ridere per qualcosa che aveva detto, si era voltata verso di lei con gli occhi ridenti ed era così bella che senza potersi trattenere le aveva detto: ti amo.

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Poi come un fiume in piena le altre parole erano uscite da lei senza che potesse fermarsi. “Lo sono da sempre, forse fin dal primo giorno di scuola. Allora ero troppo piccola per capire. È un classico un cliché e mi vergogno anche di questo. Innamorata della migliore amica.” Amanda abbassa lo sguardo sulle proprie mani, il pollice che gratta l’interno della mano. Sente che sta per piangere, ride nervosa mentre il pollice continua ritmicamente a sfregare per restare concentrata. “Non lo avevo capito, mi dispiace. Sai che ti voglio un bene infinito ma non sono innamorata di te, non come vorresti tu almeno.” Dice Ginevra sgranando gli occhi in quel modo particolare, un misto di sorpresa e consapevolezza di sé. Lo stesso sguardo che riserva a tutti i suoi spasimanti.

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“Capisco. Lo sapevo che non sei come me... ma dovevo parlarti perché fa davvero troppo male. Ti prego soltanto di non dirlo a nessuno, i miei non lo sanno. Credo che potrebbero restare delusi, non lo so è che non mi sembra mai il momento giusto.” Ginevra sorride gentile, l’abbraccia per consolarla e rassicurarla promettendole di non dire niente: “I nostri segreti ci appartengono, lo sai, non devi preoccuparti.” Tuttavia niente era davvero rimasto come prima. Amanda non avrebbe saputo dirsi se era stata lei oppure Ginevra a diradare le telefonate e le uscite, in realtà si vergognava di sé stessa, non di essere lesbica ma soltanto di non avere il coraggio di esserlo alla luce del sole. Il liceo era finito, ognuna aveva fatto le proprie scelte: Ginevra da sempre portata alla scrittura era partita per Milano per frequentare una scuola prestigiosa in cui affinare il proprio talento, lei invece non aveva avuto dubbi e aveva scelto il corso di Scienze naturali.

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La lontananza e il passare del tempo le aveva definitivamente allontanate, sebbene ci fossero ancora “luoghi” che le facevano sobbalzare il cuore come se i ricordi la assalissero alle spalle. Non bastava far finta di niente, o mentire a sé stessa dicendosi “meglio così”, Amanda continuava a sentire che le mancava l’amica, non la ragazza di cui era innamorata, ma Ginevra, l’amica di sempre. Nascosta nell’erba questi pensieri andavano e venivano come gli insetti impollinatori, a frugare nella sua mente. Dopo Ginevra si era tenuta lontano da tutto, amicizie e rapporti di qualunque natura. Non le mancavano i corteggiatori, ma erano sempre del sesso sbagliato.

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Capitolo 2. Un nuovo inizio

In quella cittadina di provincia tutti conoscevano tutti e la noia sembrava un incentivo al pettegolezzo. Non poteva dimenticare quanto potessero essere crudeli e cosa era successo alcuni anni prima al suo compagno di scuola, preso di mira per il modo in cui si vestiva. All'inizio lui sembrava indifferente, immune agli scherzi, alle battute pesanti, alla loro meschinità e grettezza finché una mattina di primavera si era lanciato nel vuoto. Era rimasta pietrificata arrivando a scuola, alla notizia aveva pianto sentendosi in colpa, provando dentro di sé il dolore che doveva aver provato lui. Ancora una volta non aveva avuto il coraggio di esporsi e di rivendicare il diritto di essere ciò che era, continuando a nascondersi nella vita, e a rifugiarsi nell’erba, invisibile ai giudizi degli altri. Era stato con questa sua abitudine infantile che aveva cominciato ad osservare gli insetti.

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Immobile nell’erba, gli insetti andavano e venivano. Coccinelle, api, vespe, farfalle. Le farfalle l’avevano da sempre affascinata per quella loro speciale caratteristica di vivere due vite, di cambiare, trasformarsi da strano buffo essere strisciante a elegante sinuosa creatura aerea. Voleva essere una farfalla e si sentiva ancora un bruco. L’occasione di allontanarsi dalla città e dai luoghi che la rendevano ancora troppo triste era arrivata: la professoressa di scienze aveva parlato di un viaggio di studio e della possibilità per gli studenti più meritevoli di accompagnarla. Amanda credeva, anzi sperava ardentemente di essere tra questi.

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Quella mattina, si sedette in prima fila, la vista era calata ancora e se si fosse seduta troppo in fondo all’aula non avrebbe potuto vedere bene la lezione. La professoressa Ortenzi era già dietro la cattedra intenta a sistemare il computer. Sullo schermo appariva un gigantesco bruco di vanessa c-bianco, o Polygonia C-album.

Amanda non riusciva a distogliere lo sguardo da quell’immagine che conosceva benissimo. Fin da piccola si è fatta regalare libri su libri imparando nomi, abitudini e vita di tutte le molteplici specie di farfalle e falene esistenti.Niente di quello che poteva dire la professoressa Ortenzi avrebbe potuto aggiungere qualcosa alle sue conoscenze.

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“Bene, questa mattina vi parlerò della Vanessa e di come il suo habitat si stia espandendo. Sebbene possa apparire come una notizia positiva non lo è affatto. Sappiamo tutti che la Polygonia è una specie europea presente in molte aeree, il cui limite è rappresentato dalla Gran Bretagna. Tuttavia già a partire dagli anni novanta del XX secolo è stata avvistata nelle Highlands scozzesi. Gli scienziati hanno attestato che...” La professoressa espone numeri, grafici, foto, Amanda però non ascolta, vuole solo sapere il nome di chi l’accompagnerà. Così quando la professoressa pronuncia il suo ad alta voce: Amanda Merian!

Lei risponde: presente! Facendo ridere tutta la classe. “Non stavo facendo l’appello signorina Merian ma leggevo l’elenco delle studentesse e degli studenti che mi accompagneranno.”

CONTINUA

I giorni prima della partenza erano letteralmente volati via e ora mentre l’aereo tocca il suolo brasiliano sente di essere pronta a qualunque cosa le riservi la vita. Porto Alegre si dispiega sotto lei, una vasta metropoli brulicante di vita e colori, immersa tra verdi colline e l’ampio e scintillante estuario del Rio Guaíba. Non vede l’ora di vederla più da vicino. La primavera è il periodo migliore, il clima è dolce e tutto sembra far presagire che sarà davvero il posto giusto per scoprire sé stessa.

Capitolo 3. Verso il Brasile

CONTINUA

Giunta al campus le viene assegnata una camera, piccola ma pulita, dalla finestra entra un’aria tiepida e luminosa. Un rumore dietro di lei la fa voltare, accorgendosi di non essere più sola, la sua compagna di studi è appena entrata e sarà anche la sua compagna di stanza.

Durante il volo Amanda era rimasta immersa nei propri pensieri senza prestare attenzione a nessuno, ma nella piccola camera è necessario presentarsi. “Ludovica Fitzwilliam.” dice porgendole la mano. Amanda la guarda sorpresa e mentre la stringe dice: “Come il Mr. Darcy di Elisabeth Bennet." Ha parlato troppo presto e arrossendo pensa di aver detto qualcosa di inopportuno. Le porge la mano nervosa: “Io sono Amanda” “In realtà conoscevo già il tuo nome: mi piacciono gli interventi che fai a lezione, sai tantissime cose e ho visto i tuoi disegni… scusami ho sbirciato i tuoi appunti sono bellissimi. ”Dice Ludovica sorridendo, mentre si riavvia una ciocca ribelle dei suoi capelli color miele, rivelando un taglio undercut e una lunga fila di orecchini sull’orecchio.

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Amanda sembra vederla per la prima volta, arrossisce non sa cosa dire ma Ludovica riempie il silenzio. “Mi puoi chiamare Ludo, tutti mi chiamano così. Comunque credo che ci aspettino giorni intensi, ma prima di partire mi sono documentata sulle cose da fare e vedere. A te piace disegnare e a me fare le foto e in città c’è una mostra interessante di un fotografo che adoro. Ti va di vederla insieme?” Amanda si era preparata un suo itinerario e aveva fatto una mezza promessa a Lucas il terzo studente che invece voleva portarla ad una festa.

La scelta di Amanda

Capitolo 4 Mostra fotografica

Il sorriso di Ludovica è davvero convincente, risponde sì di slancio. La città è bellissima, piena di suoni e colori e Amanda è inondata dall’atmosfera, si sente bene e libera come non le capitava da tanto tempo. Ludo parla a raffica e sorride, cammina veloce con le sue gambe lunghe e magre, di tanto in tanto si volta verso di lei per cercare l'approvazione a quello che ha detto.

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“Siamo quasi arrivate” le dice controllando il percorso sul telefono, poi all’improvviso, in modo naturale le prende la mano e si mette a correre verso l’ingresso della galleria. È un quartiere popolare, case basse ombreggiate da una fila di alberi, gente che cammina sorridente in abiti colorati. La galleria è piena di gente, appese alle pareti centinaia di foto, catturano subito Amanda, attratta dalla forza comunicativa. Immagini di vita in un circo nelle strade di Londra, di persone senza fissa dimora. Foto di corpi lucidi, magri, di donne e uomini africani che aspettano le piogge, mentre altri invece sono sommersi dall'acqua.

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Ludovica non ha ancora lasciato la mano di Amanda, insieme, le teste vicine, guardano i dettagli delle foto. “Non è solo questione di luce ma della sua capacità di raccontare delle storie! Vorrei essere brava la metà per riuscire a raccontare così!” dice Ludovica, guardando le foto estasiata. Amanda è felice e spaventata, sente la sua mano in quella di Ludovica e qualcosa a cui non riesce a dare un nome. “Non ci posso credere, lui è qui” dice Ludovica indicando un uomo con una folta capigliatura fulva. Le due ragazze si avvicinano, Ludovica si presenta. “Mister Mendel adoro il suo lavoro è meraviglioso e potente al tempo stesso.”

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Gideon si volta sorridendo, stringe le mani delle ragazze. “Siete fotografe anche voi?” “No siamo studentesse, siamo qui per uno studio sulle farfalle e il cambiamento climatico. Però Ludovica è una grande fotografa” esordisce Amanda, stupendosi di sé. “Il cambiamento climatico è un soggetto interessante, io lo sto documentando con le mie foto. E tu cosa fotografi?” “Persone, insetti, ancora non ho un soggetto preciso, ma tutto ciò che è intorno a me e che mi fa emozionare.” Risponde Ludovica.

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La serata scorre piacevole fra nuove amicizie e discorsi interessanti. “Dobbiamo rientrare domani ci aspetta il primo sopralluogo” dice Amanda guardando l'orologio. "Aspettate ancora un po'..." chiede uno dei ragazzi appena conosciuti. “O almeno, venite domani a visitare la città con noi!” propongono João e Pedro. “Dovete visitare il porto e Praça da Alfândega! Non dite di no non ve ne pentirete."

La scelta di Amanda

Capitolo 5 La festa con Lucas

Amanda vorrebbe nascondersi, trovare il tempo di riflettere mentre si ascolta rispondere: “Mi dispiace, ma ho promesso a Lucas di andare con lui. Sua madre è originaria di qui. Conosce bene la città e ha alcuni amici che lo aspettano per una festa in suo onore... ovviamente puoi venire anche tu!” Si pente subito di aver parlato della festa e di Lucas ma ormai è tardi. Guarda Ludovica e spera che decida di accompagnarla. “No ti ringrazio, preferisco andare alla mostra. Gideon Mendel è davvero un fotografo straordinario e non voglio perdermi questa occasione. Ci vediamo domani per il sopralluogo. Ti auguro una bella serata.” Ludovica sorride, ma i suoi occhi sono tristi e forse delusi. Amanda si sente strana, la guarda uscire e chiudere la porta vorrebbe fermarla ma non ne ha il coraggio. Si lascia cadere sul letto, si rannicchia come quando si nasconde nell’erba per riflettere e pensare ma qualcuno bussa alla porta. Per un attimo spera sia Ludovica che ha cambiato idea, ma la testa ricciuta e la faccia di Lucas fanno capolino da dietro la porta. “Sei pronta i miei amici ci stanno aspettando!”

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“Un minuto soltanto e sono da te” Amanda apre la valigia, e prende lo chemisier bianco, i sandali con la zeppa, si spruzza il profumo e esce. “Sei molto bella” “Grazie, sei gentile...ma che tipo di festa è?” “Vedrai ti piacerà ci saranno tante persone e potrai conoscere davvero come ci si diverte qui!” “Forse non sono vestita in modo appropriato…” “Sei perfetta, non preoccuparti!” Lucas la guida tra le strade della città fino al quartiere più raffinato e glamour, in rua Padre de Chagas nel Bairro dos Moinhos de Vento. Il quartiere ha uno stile molto europeo, fatto di boutique di lusso, caffè e ristoranti pieni di musica.

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Attraversano viali in cui il verde sembra esplodere, alberi, piante e fiori colpiscono Amanda con un caleidoscopio di colori, suoni e profumi. Amanda è nervosa continua a pensare a Ludo mentre Lucas la sospinge tra la folla. “Ecco siamo arrivati!” dice indicando il portone di un lussuoso palazzo. La musica gli accoglie entrando; facce sorridenti si fanno loro incontro, il fratello e gli amici di infanzia di Lucas la travolgono di baci e abbracci. Presentazioni e sorrisi, Amanda si sente agitata e fuori posto, ma continua a sorridere.

“Torno subito, vado a prenderti qualcosa da bere.” dice Lucas mentre si allontana scomparendo tra la folla.

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“Avrei dovuto restare con Ludo” dice, senza rendersi conto di averlo detto ad alta voce, abbastanza perché qualcuno potesse sentirla. “Dici a me?” chiede un ragazzo alto e pallido con un bicchiere in mano, i capelli biondi pettinati indietro e la mascella forte. “Ah, scusami no. Certo che no. Non mi ero accorta di averlo detto, credevo di averlo solo pensato.” “Sei strana. Comunque io sono Barron.” Amanda sorride, un sorriso tirato e di circostanza, il tizio ha una faccia che non le piace, ha stretti occhi porcini, inespressivi e sfuggenti. Vorrebbe allontanarsi ma teme che non ritroverebbe più Lucas e vuole disperatamente tornare al campus.

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“Sei molto carina! Sei amica di Lucas? La sua casa è molto bella ma la mia è semplicemente pazzesca, perchè io sono molto più ricco di lui. È qui vicino in riva al fiume.” Dice toccandosi i capelli impomatati che evidenziano due grandi orecchie. Sperando di non pronunciare niente ad alta voce, ma di riuscire soltanto a pensarlo, Amanda si dice di avere davanti un vero cretino e sorridendo si allontana. Barron tuttavia non accetta che qualcuno non resti affascinato da lui, e continua a camminarle dietro, svettando sulla folla che si apre.

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Mentre camminano scambia pacche e sorrisi, Amanda vorrebbe soltanto che la lasciasse in pace. “Sono venuto qui per andare a caccia lungo il fiume…” “Senti, non me ne importa niente. In ogni caso se c’è una cosa che proprio detesto è la caccia. Io sono vegana e tutti quelli che pensano di poter disporre degli animali come se fossero oggetti, per me sono soltanto dei…” È in quel momento che Lucas fa ritorno stringendo tra le mani due calici. “Vedo che vi siete conosciuti…”

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“Scusami Lucas ma credo di non sentirmi molto bene, sono stanca e vorrei tornare. Mi dispiace non voglio rovinare la tua festa, basta soltanto che mi chiami un taxi…” “Ti accompagno io, mi dispiace davvero!” Si offre Barron. “Non è necessario, preferisco andare da sola!” "Devi darmi la possibilità di rimediare, ti prego rimani.” Amanda non può fare a meno di essere gentile, ferire le persone non è nel suo carattere.

La scelta di Amanda

Amanda fa un enorme sospiro e nonostante vorrebbe soltanto prenderlo a calci dice di si. La presenza di Lucas, rende Barron più cauto, tuttavia continua a dire cose che irritano Amanda soprattutto quando Amanda comincia a parlare delle sue amate farfalle e del cambiamento climatico. “Ti prego non dirmi che anche tu sei una di quelle che crede nel cambiamento climatico, le piogge e le tormente di neve sono sempre esistite…” “Parli sul serio? Sei forse tra quelli che pensano che la terra sia piatta! Ti dò una notizia: è tonda e in grave difficoltà. Io frequento l’università di scienze naturali, quello che so, si basa su ricerca e studi scientifici, non sulle opinioni di chi sta al bar a bere birra. Sono rimasta per Lucas e non per ascoltare queste stupidaggini. Cerco sempre di avere rispetto per tutti ma l’arroganza e la supponenza non meritano il mio rispetto. Posso avere il mio taxi ora?” Amanda vorrebbe piangere. Si sente stupida; pensa a Ludovica ma soprattutto, ha paura di aver perso un'occasione per niente. Senza aspettare la risposta di Lucas si allontana tristemente.

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Amanda rivolge uno sguardo deciso a Lucas che subito la accompagna fuori chiamandole l’agognato taxi. "Mi dispiace davvero tantissimo, non vedevo Barron da tanto tempo e non ricordavo fosse così. Ma credo che tu le piaccia davvero, fa così solo quando qualcuno gli piace.” "Dispiace anche a me, ma la notizia è che a me non piace, non mi piace quello che dice, quello che fa e quello che è!” Lo bacia frettolosamente sulle guance e sale sul taxi diretta al campus. Seduta sul letto ancora sveglia, Ludo la aspetta, fingendo di sfogliare il catalogo della mostra. “Com’è andata?” chiede con finta noncuranza. “Mi dispiace tanto di non essere venuta con te!” Ludo solleva la testa e le sorride.

CONTINUA

Capitolo 5. Insieme

Il giorno seguente il cielo ha perso i colori e la luminosità, facendosi plumbeo, grosse nuvole lo occupano e lo invadono senza soluzione di continuità. Grigie, gonfie e cariche di pioggia. Ludo e Amanda, non vedono l’ora di cominciare lo studio e le ricerche. Si vestono in silenzio dopo aver trascorso la notte a parlare a raccontarsi i segreti, i desideri e le speranze.

CONTINUA

Prendono tutto il necessario, disponendolo con calma nei loro zaini; sorridendosi tutte le volte che una incontra lo sguardo dell’altra. Si muovono in silenzio, un silenzio dolce e pieno di promesse come se non ci fosse bisogno di parlare, entrambe restano in fiduciosa attesa l’una dell’altra, come se si conoscessero da sempre. Amanda sorride e Ludo ricambia il sorriso. La pioggia imminente potrebbe far saltare l'escursione sulle colline circostanti, con la pioggia le farfalle non escono. La professoressa li attende tutti nella sala comune.

La scelta di Amanda

La professoressa Ortenzi accoglie il gruppo, nonostante il brutto tempo ha deciso di fare ugualmente il sopralluogo. Tutti salgono sul bus e prendono posto, Amanda e Ludo, sedute negli ultimi sedili sentono appena la voce della professoressa che spiega e impartisce gli ultimi compiti. Non riescono a smettere di guardarsi e sorridere, senza bisogno di parlare. Intanto la professoressa continua la sua spiegazione, di cui percepiscono solo qualche parola. “Cercheremo le Methona Themisto, la nostra deliziosa e non troppo piccola farfalla dalle ali giallo pallido. Annotate ogni avvistamento se possibile raccogliete qualche esemplare. Ma anche la nostra “postina” Red Postman (Heliconius erato)…” Amanda, in attesa e in imbarazzo prende il taccuino e lo sfoglia nervosa, soffermandosi distratta sui disegni fatti prima di partire.

CONTINUA

Ludo le appoggia la testa sulla spalla come per sbirciare ma poi resta così. “Sono davvero belli. Non sembrano soltanto illustrazioni scientifiche ma hanno un’aurea poetica che ti somiglia. Sei una ragazza poetica mia adorabile signorina Merian.” Poi sollevando la testa la guarda: “Solo adesso mi sono accorta che hai lo stesso cognome della nota Sybilla Merian è un’incredibile coincidenza che anche tu ami gli insetti e che abbia compiuto un viaggio per venire a studiarli.” Amanda arrossisce, la faccia di Ludo è davvero vicina ma lei ha troppo paura e allora, chiude gli occhi.

CONTINUA

Qualcosa di morbido e tenero si appoggia sulle sue labbra. Amanda apre gli occhi ma non vede niente, Ludo è vicina e la sta baciando. “Mi piaci signorina Merian… spero che non ti dispiaccia se ti ho baciato.” “Si, no, cioè… anche tu mi piaci e no, non mi dispiace anzi sono felice.”

CONTINUA

La pioggia intanto ha cominciato a cadere, la professoressa non sa cosa fare se tornare indietro o proseguire fino alla stazione scientifica sperando che domani possa andare meglio. Continua a piovere incessante, tornare indietro sembra impensabile. “Spero che tutti abbiate portato il sacco a pelo, ci fermeremo alla stazione e aspetteremo che la pioggia smetta.” Dice la professoressa, cercando di essere rassicurante. Piove furiosamente, le gocce sembrano pietre, producono un rumore assordante che riempie la testa. La paura sale insieme all’acqua, esonda dal fiume che non riesce più a contenere l’enorme quantità. Sale e circonda le case, le invade e spazza via tutto ciò che incontra: auto, animali, persone.

CONTINUA

Piove in modo incessante, come se non volesse smettere più. Le notizie che arrivano dalla città, non sono incoraggianti, il bollettino dei morti e dei dispersi sale ogni giorno. I notiziari parlano di una delle più gravi inondazioni persino peggiore di quella del 1941. L’aeroporto è stato chiuso, le dighe sono collassate. La città è totalmente sommersa.

La scelta di Amanda

Per quanto spaventoso, le colline si sono rivelate la scelta giusta. Tutti loro sono al riparo in un luogo sicuro, chiunque si trovi qui, è in salvo. Dopo giorni interminabili, in cui nessuno pensava che la pioggia potesse smettere di cadere, finalmente possono uscire all'aperto. Sono affamati ma salvi, eppure un brivido percorre le schiene e i pensieri di ciascuno. Sotto di loro si estende una città irriconoscibile e tuttavia è come se stessero guardando qualcosa che il futuro ci riserverà sempre più spesso.

FINE

La città è sommersa da un'acqua torbida e melmosa. Non è più acqua, ma una sostanza che ha perduto completamente la propria trasparenza e consistenza liquida. È un elemento opaco pieno di detriti e di cose che galleggiano. Nessuno di loro è davvero pronto a vedere quello a cui si trovano di fronte. Gli elicotteri sorvolano la città per recuperare le persone. Amanda non può fare a meno di pensare a chi è rimasto in città: "Potremmo rivolgerci al consolato italiano, magari sapranno dirci cosa fare”.

CONTINUA

Nei giorni successivi gli studenti italiani si sono uniti ai tanti, mettendosi a disposizione della protezione civile locale. Nella piccola imbarcazione che si aggira tra le case raccolgono gli abitanti che hanno trovato riparo sul tetto, tra questi anche uno spaventato studente americano di nome Barron, rimasto aggrappato per giorni ad un albero. Forse la paura di quelle notti, la fame di quei giorni interminabili tra i rami dell’albero, che a tratti gli sembra lo abbiano abbracciato e trattenuto, Barron ha preso la decisione di aprire una fondazione dedicata allo studio e al cambiamento climatico e di donare, nonostante il parere negativo del padre, i soldi alla ricerca per tentare di salvare il futuro di tutti.

FINE

Capitolo 6 Sulla riva del fiume

Il cielo si era fatto plumbeo, grosse nuvole sembravano invaderlo senza soluzione di continuità. Grigie, gonfie cariche di pioggia. La professoressa Ortenzi per questo ha deciso di rimandare la spedizione sulle colline. “Forse potremmo davvero prendere in considerazione il giro in città e lungo il fiume anche se la giornata non sembra particolarmente propizia. Possiamo chiamare João e Pedro, magari anche Lucas.”

CONTINUA

“Si sono d’accordo perché sprecare una giornata chiuse in camera!” Un giro di chiamate e tutti sono pronti. Il gruppo di amici si dirige verso il parco nel quartiere. Il mulino che gli da nome si staglia bianco su un cielo sempre più minaccioso. “Possiamo andare al Museu de Arte Rio Grande do Sul. O magari potremmo andare alla Casa de Cultura Mario Quintana. È stato il poeta della città ha scritto poesie bellissime perfino sull’alluvione che colpì la città nel 1941…” “Io direi di lasciar perdere gli allarmismi e dirigerci verso una di queste mete, In ogni caso saremo al coperto se dovesse cominciare a piovere! Oppure possiamo andare al mercato pubblico uno dei più antichi del Brasile, è pieno di cose buonissime da mangiare, così potrete conoscere anche i sapori della città.” “Non vi faremo mangiare panchine o lampioni ma cibo vero!” dice ridendo Pedro.

CONTINUA

Lucas saluta qualcuno dietro di loro, mentre tutti ridono della battuta di Pedro, Amanda sente la mano di qualcuno appoggiarsi sulla sua spalla, si volta e si trova di fronte un ragazzo corpulento, con grandi orecchie e un sorriso irriverente stampato sulla faccia. "Lui è Barron" dice Lucas, "un amico d'infanzia." Tutti rispondono con sorrisi di circostanza ma è come se l'atmosfera piacevole si fosse guastata. Sono ancora indecisi su dove andare quando la pioggia interrompe qualunque pensiero. Sorpresi si dirigono correndo verso la casa della cultura, mentre Barron si attarda sotto la pioggia, e quasi a volerli prendere in giro si mette a cantare, improvvisando qualche passo di danza: “I'm singin' in the rain. Just singin' in the rain. What a glorious feelin'. And I'm happy again. I'm laughin' at clouds. So dark up above.” Gli altri trovano riparo vicini agli edifici stringendosi tra di loro, guardano imbarazzati i passi goffi da orso di Barron.

CONTINUA

Solo Ludovica e Amanda sembrano non prestare troppa attenzione. Ludo le si avvicina all’orecchio e sussurra le ultime parole della canzone e mentre lo fa le stringe la mano: “The sun's in my heart, And I'm ready for love …” Amanda le sorride e ripete a bassa voce “And I'm ready for love”. “Possiamo aspettare che smetta…” suggerisce Lucas. Ma la pioggia sembra avere altre intenzioni e continua imperterrita a scendere, come se il cielo si fosse aperto e stesse riversando sulla città tutte le sue riserve. Barron completamente bagnato li raggiunge, scosso da qualche brivido. Nonostante sia maggio, gli abiti bagnati lo stanno facendo infreddolire.

CONTINUA

“Spero che non sia come lo scorso anno…” dice Pedro preoccupato ricordando le alluvioni e le disastrose conseguenze dell’anno precedente. “…il cambiamento climatico…” Barron sbotta infastidito: "è solo un po’ di pioggia non sarà certo un’alluvione! Avete sempre queste idee catastrofiche”. “In realtà anche lo scorso anno la città si è allegata dopo che è piovuto per giorni. E non sarà facendo finta di niente o raccontandosi che è sempre avvenuto che risolveremo il problema del cambiamento climatico…” aggiunge Pedro innervosito. Lucas vuole calmare gli animi, e non spaventare nessuno. “Barron casa tua è qui vicino forse…potresti offrirci un luogo più confortevole di questo”

CONTINUA

“Sì casa mia è poco distante, io mi devo cambiare e anche voi credo abbiate bisogno di asciugarvi un po’. Sono certo che tra un po’ smetterà di piovere e ognuno di noi potrà tornare a occuparsi di ciò che vuole: io della mia battuta di caccia e voi del vostro cambiamento climatico! dice Barron. Se la pioggia non stesse cadendo tanto copiosa nessuno nel gruppo accetterebbe l’invito, ma non avendo alternative il gruppo segue Barron. La casa è enorme e costituita da un unico piano che si affaccia direttamente sul fiume Guaiba. Un giardino lussureggiante la circonda, la pioggia lo rende cupo e minaccioso. Ampie vetrate separano l’interno dal giardino. Mobili di antiquariato si alternano ad altri moderni ma per Amanda è tutto troppo appariscente e ostentato. Amanda, attraverso le ampie vetrate, guarda il fiume che si ingrossa, sente un brivido attraversarle la schiena, come in una sorta di previsione inquietante. Barron nonostante tutto cerca di essere un buon padrone di casa e offre a tutti un cambio di abiti.

CONTINUA

Asciutti e riscaldati si avvolgono in morbidi accappatoi, si siedono in ordine sparso sui divani nell’ampio salone. Amanda e Ludo si mettono vicine ma sono troppo angosciate da quanto sta accadendo fuori per riprendere i loro discorsi. “Dobbiamo avvisare la professoressa, dirle che siamo al sicuro e che rientreremo appena sarà possibile.” La casa offre tutte le comodità e il cibo non manca, tuttavia il rumore della pioggia sembra occupare la mente di tutti, la sentono battere sul tetto e sulle finestre come se chiedesse insistentemente di entrare. La notte incute ancora più paura, tutto è intorno è cupo. La pioggia densa e fitta sembra quasi un enorme telo che avvolge tutto. Cade incessantemente con sempre maggiore violenza; non smette come aveva presuntuosamente predetto Barron.

CONTINUA

Per tre lunghi interminabili giorni piove, trasformando il cielo in un vortice rotante dove nuvole e pioggia si confondono. I ragazzi preoccupati lo osservano dalle finestre che incorniciano il paesaggio. “Mi ricorda un’opera di Turner, si intitola - Tempesta di neve, Battello a vapore al largo di Harbour’s Mouth. - Un turbinio violento, una natura folle e arrabbiata...” dice Ludovica.

“Non c’è la neve mi sembra, è solo acqua!” le risponde stancamente Barron. Barron, nonostante tutto, sembra non aver perso la voglia di fare polemica, sebbene come tutti ormai, sia consapevole che sono trascorsi giorni… e che l’acqua, non scende più solo dal cielo ma stia salendo anche dal fiume. Insieme al nervosismo e all’inquietudine. La tensione e la paura mal celata fanno esplodere Barron: “Basta con questa storia del cambiamento: è una pioggia e basta!”

CONTINUA

Amanda più arrabbiata che spaventata, si alza dal divano in cui era sprofondata come a cercare riparo tra i cespugli di un giardino, guardando Barron negli occhi grida: “Non è pioggia e basta, non è un semplice episodio di pioggia! Come fai a non capirlo, come fai a non volerlo vedere! Non è normale, non c’è niente di normale in questa pioggia e negli altri eventi che affliggono questo nostro povero Pianeta: i ghiacciai che si sciolgono, l’aumento del livello del mare, le ondate di calore. Il clima sta cambiando! È cambiato e la colpa è nostra!” Barron non si muove si sente schiacciato dalle parole di Amanda, prova a rispondere ma Amanda lo incalza: “No, no! è colpa di persone come te, che non fanno niente che non credono a ciò che è sotto gli occhi di tutti, che le cose vanno sempre peggio!

CONTINUA

E all’improvviso accade l’irreparabile: il fiume esonda e l’acqua invade la casa, sommerge i divani e le lampade, ribalta tavoli e sedie. L’acqua sale veloce e non da scampo, la vedono salire e avvolgerli sentono la forza con cui li spinge e li trascina. E un vociare convulso e movimenti a rallentatore come se fosse un sogno, un incubo che costringe tutti a salire sul tetto mentre la pioggia continua a scrosciare violenta.

CONTINUA

Fuori sembra un girone dell'inferno: altre persone sono costrette a lasciare le case, portando con sé borse e il poco che riescono a prendere. Gli elicotteri volano da un tetto all’altro per raccoglierli, altri vengono raggiunti da gommoni. Sul tetto un cavallo spaventato muove la coda nervoso mentre l’acqua lo circonda. Droni e elicotteri mostrano la città dall’alto, assediata, invasa intrappolata. I ragazzi infreddoliti e spaventati aspettano abbracciati, ma un’onda più forte e violenta scioglie il loro abbraccio portandoli via.

CONTINUA

Amanda sente la presa di Ludo sciogliersi e una forza trascinarla sott’acqua, un’acqua densa, piena di fango e detriti; qualcosa la colpisce alla testa. Vede un campanile sommerso e sente le campane che nonostante siano ormai sott’acqua continuano a suonare l’ultimo rintocco. Il suo corpo si adagia tra le alghe, è un luogo sicuro dove può pensare. Forse è un sogno, qualcosa la sta trascinando via, è un grande pesce che la inghiotte, come la balena di Giona, che la mette a sicuro nella propria pancia.

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Alcuni giorni più tardi Amanda si risveglia in un letto dell’ospedale. “Sei stata salvata poche ore dopo essere stata trascinata via...” le dice commosso Lucas. Il suo corpo ferito è stato trovato riverso sul tetto di una casa non troppo lontano. Anche gli altri sono stati raggiunti da barche e elicotteri e messi in salvo. Ludovica le è rimasta accanto per tutto il tempo in cui è rimasta in coma, non si è mai allontanata neppure un giorno, fino a quando Amanda si è svegliata e aprendo gli occhi ha visto il suo sorriso.

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Amanda ha chiamato i propri genitori per rassicurarli, dire che sta bene e che presto tornerà a casa. La voce della madre è interrotta dalle lacrime di commozione e spavento. “Mamma, sto bene, mi sono innamorata, si chiama Ludovica.” dice Amanda restando in attesa. “Sono felice tesoro, non vedo l’ora di abbracciarvi.” Amanda è sopraffatta dall’emozione: “Scusami se te l’ho detto al telefono, ma adesso mi sento abbastanza coraggiosa per tutto.” “Non importa, avremo modo di parlare di tutto quello che vorrai… Ma noi lo sapevamo già. Aspettavamo soltanto che tu volessi dircelo. Ti vogliamo bene tesoro. Ti aspettiamo!”

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Poi per un attimo l’acqua melmosa torna ad invadere la sua testa, cancellando il suo sorriso e tutte le cose belle. “Che hai? Non stai bene?” chiede Ludo. “Lo so sembra sciocco,” dice guardando Ludovica “è un pensiero che non mi abbandona; conosci quel detto che il battito di una farfalla può provocare un uragano dall'altra parte del mondo? Credo - non ridere ti prego - nel mio dormiveglia, ho immaginato che il battito delle farfalle, di quelle costrette a cambiare territorio, quelle che scompaiono... quel battito è l’anelito della natura, la stessa che ha causato questa tempesta, che sempre di più colpiscono e colpiranno il nostro pianeta. Nessuno ha il diritto di ignorarlo.”

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Poi come se questo pensiero le abbia fatto ricordare altro, chiede di Barron. “Di lui non c’è traccia. Sono in tanti ancora ad essere dispersi purtroppo.” Risponde sommessamente Ludo, mentre l'abbraccia. Presto però tutti tornano a sorridere e a guardare fuori dalla finestra. Il sole è tornato. Solo nel mese di giugno il corpo di Barron è stato ritrovato, tuttavia la notizia non giunse mai in Italia. Il gruppo della professoressa Ortenzi era impegnato su altri fronti: non solo lo studio ma anche la divulgazione. L'esperienza vissuta, qualora ce ne fosse stato bisogno, aveva reso ancora più evidente che il cambiamento climatico incide sulla vita di tutti, fingere che non esista o peggio ignorarlo, restando indifferenti, è la causa del suo continuo peggioramento. Pensare come Barron, che i problemi siano sempre degli altri e che i soldi possano risolvere tutto, spesso ci fa dimenticare che esiste un legame, un’interdipendenza tra la natura e le nostre scelte, così capita a volte che ne dobbiamo pagare le dure conseguenze.

FINE

DOMANDE DI RIFLESSIONE

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Questo libro game interattivo è una creazione del progetto GREEN SAGAFinanziato dall'Unione europea. Le opinioni espresse appartengono, tuttavia, al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni o i pareri dell'Unione europea o dell’Agenzia per gli Affari Giovanili. Né l'Unione europea né l'autorità che eroga il finanziamento possono esserne ritenute responsabili. Codice progetto: 2024-2-LT02-KA220-YOU-000293123

A quale finale sei arrivato/a? Quali scelte ti hanno portato fin lì? Ripensa alle decisioni prese da Amanda nel corso della storia. In che modo le sue scelte, legate alla fiducia, al coraggio e alle relazioni, hanno influenzato il finale?

Come potresti agire in modo diverso nella vita reale?Questa storia ti ha fatto riflettere sul tuo comportamento, sulle tue paure o sul modo in cui reagisci ai problemi ambientali?C’è qualcosa che potresti fare diversamente nella tua vita quotidiana?

Gideon Mendel è un fotografo, artista e attivista di fama mondiale. I suoi quarant'anni di attività fotografica socialmente impegnata costituiscono una profonda testimonianza. I suoi progetti sono realizzati con l'intento di essere utili, sia per documentare il mondo in cui viviamo, sia per cambiarlo. Con compassione e ingegnosità visiva, ha catturato l'esperienza umana dietro alcune delle questioni più significative che la sua generazione si trova ad affrontare: dalla lotta contro l'apartheid in Sudafrica alla tragedia e alla speranza dell'HIV/AIDS, fino all'emergenza climatica globale. Negli ultimi sedici anni, il suo obiettivo è stato quello di catturare l'esperienza umana e gli impatti fisici dell'emergenza climatica globale, con i suoi progetti Drowning World e Burning World che intrecciano complessi fili narrativi per descriverla. Mostrando inondazioni catastrofiche e le conseguenze degli incendi boschivi, Mendel ci porta nella vita delle persone colpite mentre affrontano la devastazione che si sono lasciate alle spalle e comprendono un paesaggio profondamente alterato. https://gideonmendel.com/submerged-portraits/

Che cosa significa il coraggio in questa storia?Il coraggio si vede di più nel modo in cui Amanda affronta l’alluvione, nel momento in cui parla apertamente del cambiamento climatico, oppure quando trova finalmente la forza di dire chi è davvero? Secondo te, il coraggio può essere allo stesso tempo personale, relazionale e ambientale?

C’è una scelta che, ripensandoci, faresti in modo diverso? Se potessi tornare indietro nella storia, cambieresti una delle decisioni di Amanda?Perché?

Che cosa suggerisce la storia sul cambiamento climatico e sugli eventi meteorologici estremi? L’alluvione di Porto Alegre non viene presentata come “semplice pioggia”, ma come parte di una crisi climatica più ampia. Quale messaggio trasmette la storia sulla differenza tra un evento naturale e un disastro aggravato dal cambiamento climatico?

Prima della catastrofe avvenuta nel 2024, fu il 1941 l'anno in cui venne registrata, la peggior alluvione nella storia di Porto Alegre, con il fiume Guaiba che raggiunse i 4,76 metri. Dopo l'alluvione della fine di aprile, il Brasile ha dichiarato lo stato di calamità naturale, a causa della devastazione subita, con il fiume Guaiba innalzatosi fino a registrare 5,33 metri. Sono state 497 città colpite dall’alluvione, 15.000 abitazioni allagate, più di 600.000 sfollati, il numero dei feriti sale a circa 800, le morti accertate oltre le 150 e i dispersi più di 150. Non è la prima volta che il Brasile vive emergenze di questo tipo, con strade distrutte, ponti crollati, interruzioni di comunicazione ed elettricità, infatti già solo nel 2023 sono state conteggiati 12 eventi climatici estremi, in particolare nei mesi di luglio settembre e novembre erano avvenuti eventi alluvionali importanti.

In che modo la paura e il silenzio influenzano le scelte delle persone? Per gran parte della storia, Amanda nasconde i suoi sentimenti e cerca di non esporsi.In che modo la paura le impedisce di vivere pienamente?Quando inizia davvero a cambiare?

Quale messaggio pensi che la storia lasci al lettore?Secondo te, qual è l’idea più importante che resta alla fine del racconto, sia sul piano umano sia su quello ambientale?

Che cosa hai imparato da questa storia? La storia ti ha aiutato a capire qualcosa di nuovo sull’identità, sulla paura, sull’amore, sull’amicizia o sugli effetti dei disastri climatici?

Che cosa possono fare i giovani di fronte all’ansia climatica e a un futuro incerto?La storia mostra insieme fragilità emotiva e crisi ambientale.Quali azioni concrete possono ancora compiere i giovani quando il futuro appare instabile o spaventoso?

Che ruolo hanno le relazioni nell’aiutare le persone ad affrontare la crisi?Amanda cambia non solo a causa dell’alluvione, ma anche grazie al legame con Ludovica e con le persone che incontra.In che modo l’amicizia, l’amore o il sostegno degli altri possono aiutare ad affrontare la paura, il cambiamento e l’incertezza?

In che modo la storia collega la crescita personale al cambiamento climatico? Il percorso emotivo di Amanda si sviluppa mentre intorno a lei si manifesta una crisi ambientale. In che modo le sue paure interiori e l’evento climatico estremo mostrano due diverse forme di vulnerabilità?

CAUSE E CONSEGUENZE DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO Sempre più spesso gli ultimi anni ci hanno visto testimoni di fenomeni metereologici estremi, durante i quali si sono alternati periodi di siccità a piogge intense, che hanno hanno avuto come conseguenza principale alluvioni e drammatici danni ambientali. Le forti piogge sono la causa di violente inondazioni improvvise che rappresentano una delle più terribili minacce per le nostre città con conseguenti impatti sulla salute pubblica, sull’economia e sulle infrastrutture. La causa principale è il cambiamento climatico che si somma all’urbanizzazione incontrollata. L’intensificarsi del calore atmosferico, (ogni anno le temperature fanno segnare nuovi record, con estati e soprattutto inverni sempre più caldi), causano l’intensificazione delle piogge che aumentano la frequenza trasformandosi sempre più spesso in eventi estremi: piogge torrenziali e "bombe d'acqua”. Il riscaldamento globale accelera il ciclo dell'acqua: i terreni aridi sono meno capaci di assorbire le piogge intense, ma soprattutto le città e le metropoli rivelano la loro estrema fragilità, rese infatti più vulnerabili a causa dell’asfalto e del cemento che rendono impermeabile il suolo, impedendo di fatto l’assorbimento delle acque, che ha come conseguenza l’aumento del deflusso superficiale e le inondazioni. Siccità e alluvioni rappresentano dunque le due facce ugualmente tragiche della stessa medaglia. L’alternarsi delle due situazioni fa indurire il terreno che diviene così incapace di assorbire le enormi quantità d’acqua. L’aumento delle temperature causa inoltre lo scioglimento dei ghiacciai, che provocano l’innalzamento del livello dei mari, che contribuisce a causare alluvioni costiere che distruggono sempre più spesso le coste.

Perché alcune persone fanno fatica a riconoscere la gravità del cambiamento climatico? Barron tende a minimizzare i segnali di pericolo fino a quando è troppo tardi. Secondo te, perché alcune persone negano o sottovalutano il cambiamento climatico, anche quando gli effetti sono visibili?

The Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) https://www.ipcc.ch/ European Environment Agency https://www.eea.europa.eu Copernicus Emergency Management Service (EFAS) https://emergency.copernicus.eu UNDRR – Disaster Risk Reduction https://www.undrr.org Climate-ADAPT https://climate-adapt.eea.europa.eu The new EU Strategy on Adaptation to Climate Change https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX%3A52021DC0082

Porto Alegre è una metropoli brasiliana, capitale del Rio Grande do Sul. Una miscela di culture, ricca di musei e parchi urbani in un connubio tra vita frenetica e contatto diretto con la natura. Dotata di moderne infrastrutture, ospita un milione e mezzo di abitanti, ed è uno dei centri economici più rilevanti. Situata nella zona più meridionale del Brasile, è una delle città principali per numero di abitanti. Porto Alegre è la capitale dello stato del Rio Grande do Sul. È un centro di quasi un milione e mezzo di abitanti con un’area metropolitana che arriva circa quattro milioni. Qui giunsero i coloni portoghesi durante il XVIII secolo ed ebbe un importante ruolo militare nelle guerre del secolo successivo. Porto Alegre è una città iricca di industrie (stabilimenti chimici, metallurgici, tessili, alimentari, meccanici, legno e caucciù), ma anche università, istituti di ricerca. Una città viva e in fermento.

Nello stato del Rio Grande do Sul, tra la fine di aprile e la metà di maggio caddero su una vasta area 300-600 mm di precipitazioni con punte che in una regione situata a nord di Porto Alegre fino a 800 mm. Nell'autunno dell'emisfero australe, in media si registrano in questa regione 100 mm di pioggia al mese. Le piogge eccezionali sono state causate da una zona perturbata pressoché stazionaria, all’interno della quale, grazie alla presenza di aria calda e umida di origine tropicale, si sono sviluppate forti precipitazioni a carattere temporalesco. Dopo un primo periodo di precipitazioni dal 27 aprile al 4 maggio, una situazione meteorologica analoga ha dato origine tra il 10 e il 13 maggio a una seconda ondata di forti piogge. A seguito delle forti piogge il livello dei fiumi nella zona di Porto Alegre si è alzato notevolmente raggiungendo livelli record.