2007/2026
IL MIO VOLO SULLE PUNTE
Ludovica Raja
La bambina che ero si rifletteva nello specchio della scuola di danza con gli occhi pieni di
una promessa: diventare una ballerina classica. Per lei, la danza era un paio di scarpette
di raso rosa, il tutù vaporoso delle favole e la magia intangibile di volare sul palcoscenico.
Il mondo si divideva tra la musica che partiva dal lettore CD e il desiderio assoluto di non
toccare mai terra.
Il Liceo Coreutico ha trasformato quel sogno infantile in una realtà fatta di carne, sudore e
consapevolezza. Negli anni, lo specchio è passato dall' essere il riflesso di una favola al
diventare il testimone rigido della mia crescita. Ho scoperto che dietro la leggerezza di
un arabesque non c’è la magia, ma la fisica del baricentro. Dietro la fluidità di un adagio si
nascondono muscoli che tremano e una disciplina che forgia il carattere prima ancora del
corpo.
the best moments together
Cadere fa parte del processo. Ogni livido, ogni pirouette fallita e ogni correzione ripetuta
fino allo sfinimento mi hanno insegnato la resilienza. Ho smesso di cercare la perfezione
astratta della bambina e ho iniziato a cercare la verità dell'interprete. La danza classica mi
ha dato le regole, la struttura e il rigore; la danza contemporanea mi ha restituito la terra, il
peso e la libertà di esprimere anche la fragilità.
Oggi, guardando quel riflesso, non vedo più solo una ragazzina che rincorre un ideale
romantico. Vedo una giovane donna. Una donna che ha imparato a conoscere i propri
limiti per poterli superare, che sa cosa significano il sacrificio e la costanza, e che abita il
proprio corpo con fierezza. La danza non è più solo un mestiere che sogno di fare: è lo
strumento con cui ho scelto di stare al mondo, con i piedi fortemente piantati a terra e lo
sguardo sempre rivolto verso l'alto.
Il mio percorso scolastico è stato un percorso di crescita a 360 gradi. La cultura di base
che ti permette di essere persona, il rapporto spesso difficile con gli altri, le possibilità da
dividere e condividere. Il sogno di “spiccare il volo” attraverso le punte, è diventato
scoprire cosa c’è dietro quelle punte, non solo per la bambina che si rifletteva nello
specchio, ma per chi quel palcoscenico anelato lo vive, lo calpesta, lo soffre. Ho assistito a
spettacoli, ho parlato con i protagonisti, ho fatto lezioni fuori da quella che poteva essere
definita una confort zone, ho respirato altri ambienti grazie a viaggi, conoscenze,
personalità diverse che hanno attraversato il mio cammino, ho visto e vissuto la
stanchezza, lo scoramento, la sconfitta. Non solo mia. Può sembrare banale, ma ho capito
cosa significa l’espressione “scuola di vita”. Il tutto è andato oltre l’edificio scolastico ed
oltre la danza stessa.
Viaggi
Il primo anno ad Ischia abbiamo partecipato all'Ischia International school festival, portando una coreografia di danza contemporanea.Il secondo, invece, siamo andati a Milano dove abbiamo assistito alle lezioni dell'ottavo corso sia maschile che femminile degli allievi della scuola del Teatro Alla Scala e abbiamo avuto l'opportunità di assistere al balletto di repertorio Le Corsaire in scena nel medesimo teatro. Durante il terzo anno siamo andati a Barcellona, lì abbiamo potuto partecipare a lezioni di Classico, Contemporaneo e Flamenco presso l'Indtitut del Teatre di Barcellona.
Ho capito, sentito e sperimentato, con il mio corpo e con il mio
sentire, la differenza sottile tra ballare e danzare. C’è tutta la differenza del mondo. Tra
loro c’è la musica, la rappresentazione artistica, l’armonia, la sintonia. C’è ciò che appare
e ciò che è, come molti filosofi mi hanno insegnato. La differenza non risiede nella
complessità dei passi, ma nell'intenzione, nella consapevolezza e nella destinazione del
gesto. Ballare è un atto istintivo, primordiale e sociale. Si balla per celebrare, per divertirsi,
per stare insieme agli altri o per liberare l’energia del corpo a ritmo di musica. Quando si
balla, il corpo reagisce allo stimolo sonoro in modo spontaneo; è una forma di libertà pura,
un dialogo immediato tra l' orecchio, i muscoli e il piacere del movimento. Danzare, al
contrario, è una disciplina dello spirito e del corpo che trasforma il movimento in arte. La
danza non si limita a seguire il ritmo, ma lo abita, lo interpreta e, a volte, lo contrasta.
Danzare richiede un rigore scientifico, anni di studio e una profonda consapevolezza
anatomica e spaziale. Se il ballo è espressione di sé, la danza è traduzione dell'invisibile: il
danzatore diventa uno strumento coreografico capace di veicolare concetti, emozioni
universali, storie o astrazioni geometriche. Mentre il ballerino si muove nello spazio, il
danzatore lo plasma. Nel percorso di maturità di un artista coreutico, comprendere questa
differenza significa riconoscere che il corpo non è più solo un mezzo per divertirsi, ma un
linguaggio colto e consapevole. Ballare è l'impulso vitale da cui tutto parte; danzare è la
consapevolezza artistica che eleva quell'impulso a capolavoro.
L’amore per la danza mi ha
fatto ricercare ed amare altre forme d’arte, dalla scultura, alla pittura, dalla musica
all’architettura. Nei limiti del possibile ho cercato di viaggiare, per toccare con mano la
bellezza, tutte le forme del suo essere. Non solo Napoli che ancora devo contemplare del
tutto, ma anche Roma, Firenze, Bologna, Verona, alla scoperta di tesori e testimonianze di
quello che questo paese è stato e continua ad essere. Chiese, musei, pinacoteche,
teatri… continuerò a respirare ciò che mi piace. Ed a raccontarlo. Sì, perché in questi anni
ho capito che le emozioni mi piace viverle, ma anche raccontarle. Ho cominciato, infatti, a
scrivere, raccontando soprattutto la mia città, il suo essere così speciale, il suo essere arte
e sceneggiatura a cielo aperto.
Dopo due anni di lavoro ho presentato quanto scritto
all’Ordine dei Giornalisti, attendo valutazione e risposta in modo da poter diventare una
giornalista-pubblicista, perché nel mio percorso di crescita voglio si sia anche questo:
raccontare agli altri il bello che c’è e che forse non tutti riescono a cogliere e vedere. E
voglio continuare a viaggiare, studiare, danzare. Magari attraverso progetti e stage
all’estero, o anche solo per pura passione. Non importa se non sarò mai un’étoile, la
danza mi ha già dato tantissimo, danzerò ogni volta che ne avrò l’opportunità, così come
viaggerò. Oggi è anche più facile rispetto a prima. Grazie all'Unione Europea, noi cittadini
godiamo del diritto di libera circolazione nei 29 paesi dell'area Schengen con la
sola carta d'identità valida per l'espatrio. LUE ci garantisce tutele, assistenza sanitaria
gratuita, “protezione” in caso di ritardi, cancellazioni voli o smarrimento bagagli, adesso,
inoltre, per i giovani che compiono 18 anni, c’è un pass per viaggiare gratuitamente in
treno alla scoperta dell'Europa. Io, in questi anni di crescita, ho acquisito sicuramente
competenze e nozioni, ho consolidato conoscenze, resi più evidenti i miei punti di forza,
ma anche compreso lacune, difficoltà, abilità da affinare e andare a completare.
Sono
senza dubbio “cresciuta”. Non voglio precludermi alcuna possibilità, sognando con i piedi
per terra, magari calpestando ancora la pece. Perché se c’è una cosa che è chiara in me
stessa è che se “ Coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non
potevano sentire la musica”, io voglio provare a far sì che tutti gli altri, ma soprattutto io
stessa, la senta sempre quella musica.
To Be continued...
Ludovica Raja VPAnno scolastico 2025/2026
IL MIO VOLO SULLE PUNTE
Roberta Raja
Created on May 30, 2026
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Urban Illustrated Presentation
View
Historical Presentation
View
KPOP Presentation
View
Snow Presentation
View
Corporate Christmas Presentation
View
Scary Eighties Presentation
View
Memories Presentation
Explore all templates
Transcript
2007/2026
IL MIO VOLO SULLE PUNTE
Ludovica Raja
La bambina che ero si rifletteva nello specchio della scuola di danza con gli occhi pieni di una promessa: diventare una ballerina classica. Per lei, la danza era un paio di scarpette di raso rosa, il tutù vaporoso delle favole e la magia intangibile di volare sul palcoscenico. Il mondo si divideva tra la musica che partiva dal lettore CD e il desiderio assoluto di non toccare mai terra. Il Liceo Coreutico ha trasformato quel sogno infantile in una realtà fatta di carne, sudore e consapevolezza. Negli anni, lo specchio è passato dall' essere il riflesso di una favola al diventare il testimone rigido della mia crescita. Ho scoperto che dietro la leggerezza di un arabesque non c’è la magia, ma la fisica del baricentro. Dietro la fluidità di un adagio si nascondono muscoli che tremano e una disciplina che forgia il carattere prima ancora del corpo.
the best moments together
Cadere fa parte del processo. Ogni livido, ogni pirouette fallita e ogni correzione ripetuta fino allo sfinimento mi hanno insegnato la resilienza. Ho smesso di cercare la perfezione astratta della bambina e ho iniziato a cercare la verità dell'interprete. La danza classica mi ha dato le regole, la struttura e il rigore; la danza contemporanea mi ha restituito la terra, il peso e la libertà di esprimere anche la fragilità. Oggi, guardando quel riflesso, non vedo più solo una ragazzina che rincorre un ideale romantico. Vedo una giovane donna. Una donna che ha imparato a conoscere i propri limiti per poterli superare, che sa cosa significano il sacrificio e la costanza, e che abita il proprio corpo con fierezza. La danza non è più solo un mestiere che sogno di fare: è lo strumento con cui ho scelto di stare al mondo, con i piedi fortemente piantati a terra e lo sguardo sempre rivolto verso l'alto.
Il mio percorso scolastico è stato un percorso di crescita a 360 gradi. La cultura di base che ti permette di essere persona, il rapporto spesso difficile con gli altri, le possibilità da dividere e condividere. Il sogno di “spiccare il volo” attraverso le punte, è diventato scoprire cosa c’è dietro quelle punte, non solo per la bambina che si rifletteva nello specchio, ma per chi quel palcoscenico anelato lo vive, lo calpesta, lo soffre. Ho assistito a spettacoli, ho parlato con i protagonisti, ho fatto lezioni fuori da quella che poteva essere definita una confort zone, ho respirato altri ambienti grazie a viaggi, conoscenze, personalità diverse che hanno attraversato il mio cammino, ho visto e vissuto la stanchezza, lo scoramento, la sconfitta. Non solo mia. Può sembrare banale, ma ho capito cosa significa l’espressione “scuola di vita”. Il tutto è andato oltre l’edificio scolastico ed oltre la danza stessa.
Viaggi
Il primo anno ad Ischia abbiamo partecipato all'Ischia International school festival, portando una coreografia di danza contemporanea.Il secondo, invece, siamo andati a Milano dove abbiamo assistito alle lezioni dell'ottavo corso sia maschile che femminile degli allievi della scuola del Teatro Alla Scala e abbiamo avuto l'opportunità di assistere al balletto di repertorio Le Corsaire in scena nel medesimo teatro. Durante il terzo anno siamo andati a Barcellona, lì abbiamo potuto partecipare a lezioni di Classico, Contemporaneo e Flamenco presso l'Indtitut del Teatre di Barcellona.
Ho capito, sentito e sperimentato, con il mio corpo e con il mio sentire, la differenza sottile tra ballare e danzare. C’è tutta la differenza del mondo. Tra loro c’è la musica, la rappresentazione artistica, l’armonia, la sintonia. C’è ciò che appare e ciò che è, come molti filosofi mi hanno insegnato. La differenza non risiede nella complessità dei passi, ma nell'intenzione, nella consapevolezza e nella destinazione del gesto. Ballare è un atto istintivo, primordiale e sociale. Si balla per celebrare, per divertirsi, per stare insieme agli altri o per liberare l’energia del corpo a ritmo di musica. Quando si balla, il corpo reagisce allo stimolo sonoro in modo spontaneo; è una forma di libertà pura, un dialogo immediato tra l' orecchio, i muscoli e il piacere del movimento. Danzare, al contrario, è una disciplina dello spirito e del corpo che trasforma il movimento in arte. La danza non si limita a seguire il ritmo, ma lo abita, lo interpreta e, a volte, lo contrasta. Danzare richiede un rigore scientifico, anni di studio e una profonda consapevolezza anatomica e spaziale. Se il ballo è espressione di sé, la danza è traduzione dell'invisibile: il danzatore diventa uno strumento coreografico capace di veicolare concetti, emozioni universali, storie o astrazioni geometriche. Mentre il ballerino si muove nello spazio, il danzatore lo plasma. Nel percorso di maturità di un artista coreutico, comprendere questa differenza significa riconoscere che il corpo non è più solo un mezzo per divertirsi, ma un linguaggio colto e consapevole. Ballare è l'impulso vitale da cui tutto parte; danzare è la consapevolezza artistica che eleva quell'impulso a capolavoro.
L’amore per la danza mi ha fatto ricercare ed amare altre forme d’arte, dalla scultura, alla pittura, dalla musica all’architettura. Nei limiti del possibile ho cercato di viaggiare, per toccare con mano la bellezza, tutte le forme del suo essere. Non solo Napoli che ancora devo contemplare del tutto, ma anche Roma, Firenze, Bologna, Verona, alla scoperta di tesori e testimonianze di quello che questo paese è stato e continua ad essere. Chiese, musei, pinacoteche, teatri… continuerò a respirare ciò che mi piace. Ed a raccontarlo. Sì, perché in questi anni ho capito che le emozioni mi piace viverle, ma anche raccontarle. Ho cominciato, infatti, a scrivere, raccontando soprattutto la mia città, il suo essere così speciale, il suo essere arte e sceneggiatura a cielo aperto.
Dopo due anni di lavoro ho presentato quanto scritto all’Ordine dei Giornalisti, attendo valutazione e risposta in modo da poter diventare una giornalista-pubblicista, perché nel mio percorso di crescita voglio si sia anche questo: raccontare agli altri il bello che c’è e che forse non tutti riescono a cogliere e vedere. E voglio continuare a viaggiare, studiare, danzare. Magari attraverso progetti e stage all’estero, o anche solo per pura passione. Non importa se non sarò mai un’étoile, la danza mi ha già dato tantissimo, danzerò ogni volta che ne avrò l’opportunità, così come viaggerò. Oggi è anche più facile rispetto a prima. Grazie all'Unione Europea, noi cittadini godiamo del diritto di libera circolazione nei 29 paesi dell'area Schengen con la sola carta d'identità valida per l'espatrio. LUE ci garantisce tutele, assistenza sanitaria gratuita, “protezione” in caso di ritardi, cancellazioni voli o smarrimento bagagli, adesso, inoltre, per i giovani che compiono 18 anni, c’è un pass per viaggiare gratuitamente in treno alla scoperta dell'Europa. Io, in questi anni di crescita, ho acquisito sicuramente competenze e nozioni, ho consolidato conoscenze, resi più evidenti i miei punti di forza, ma anche compreso lacune, difficoltà, abilità da affinare e andare a completare.
Sono senza dubbio “cresciuta”. Non voglio precludermi alcuna possibilità, sognando con i piedi per terra, magari calpestando ancora la pece. Perché se c’è una cosa che è chiara in me stessa è che se “ Coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica”, io voglio provare a far sì che tutti gli altri, ma soprattutto io stessa, la senta sempre quella musica.
To Be continued...
Ludovica Raja VPAnno scolastico 2025/2026