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Goldoni,Parini e Alfieri

Fabio Errico

Created on May 30, 2026

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Transcript

Errico FABIO 4H

Goldoni,Parini e Alfieri

Indice

carlo GOLDONI

Pag. 3-8

giuseppe PARINI

Pag. 9-10

vittorio ALFIERI

Pag.11-15

BIOGRAFIA

Goldoni

Nato a Venezia nel 1707, Goldoni visse una giovinezza errabonda tra Perugia, Rimini e Pavia. Nonostante la laurea in legge e una carriera avviata come avvocato e coadiutore criminale, la sua attrazione per il teatro fu irresistibile. La svolta avvenne grazie all'incontro con i capocomici Imer e, successivamente, Medebach: quest'ultimo lo convinse a trasformare la passione in professione, rendendo Goldoni il primo scrittore italiano a vivere esclusivamente della propria scrittura. ùGoldoni anticipa la figura dell'intellettuale ottocentesco: non scrive più per una cerchia ristretta di nobili, ma per un pubblico pagante. Il teatro diventa un'impresa commerciale e l'autore deve obbedire alle leggi del mercato, cercando di incontrare i gusti dei cittadini che acquistano il biglietto.

La Riforma

CARLO GOLDONI

Al Teatro Sant'Angelo, per sconfiggere la concorrenza di Pietro Chiari, arrivò a scrivere l'incredibile cifra di 16 commedie in un solo anno. Tuttavia, il successo fu accompagnato da aspre critiche, specialmente da parte di Carlo Gozzi, che difendeva il teatro fantastico e aristocratico contro il realismo borghese di Goldoni. Queste tensioni, insieme a fatiche economiche mai del tutto risolte, lo portarono a trascorrere gli ultimi anni della sua vita a Parigi, dove morì in povertà nel 1793.

La Riforma della commedia

Il cuore della sua innovazione si basa su due libri fondamentali che Goldoni consultava costantemente: Il Mondo: ovvero l'osservazione diretta della realtà, della società borghese, dei vizi e delle virtù degli uomini comuni. Da qui traeva l'ispirazione per personaggi realistici. Il Teatro: ovvero l'insieme delle tecniche sceniche e dei trucchi del mestiere. Goldoni voleva ripulire la scena dalle volgarità della Commedia dell'Arte (l'improvvisazione e le maschere fisse) per creare commedie di carattere con testi interamente scritti.

CARLO GOLDONI

Declino commedia dell'Arte

E Quando Goldoni intraprese la sua attività di scrittore per il teatro la scena comica era ancora dominata dalla Commedia dell'Arte, in cui gli attori impersonavano le maschere tradizionali improvvisando le battute seguendo solo un sommario canovaccio che indicava le azioni principali della vicenda. Goldoni assunse atteggiamenti fortemente polemici, i motivi del suo rifiuto erano: •il mediocre livello di comicità •la rigidezza delle maschere •la ripetitività della recitazione degli attori. •la costruzione caotica degli intrecci. Tuttavia la critica di Goldoni si appuntava sulla Commedia dell'Arte in sé. Il bisogno di una riforma in ambito teatrale si originava nel clima della cultura arcadica e razionalistica, che aspirava alla semplicità, al buon gusto e alla naturalezza. . Goldoni, non era un puro letterato, ma un uomo di teatro, che conosceva perfettamente gli umori e i bisogni del popolo, così come conosceva dall'interno le esigenze della scena. La sua "riforma" non è solo la riforma di un genere letterario, ma mira a incidere soprattutto sullo spettacolo. Come Goldoni stesso proclama nella sua riforma non si è ispirato a teorie accademiche poiché i due «libri» su cui ha studiato sono la realtà vissuta e la scena viva. In tal modo Goldoni sintetizza perfettamente i due obiettivi fondamentali della sua riforma: •produrre testi che piacciano al pubblico, •una commedia che sia «verisimile», che rifletta la società contemporanea.

Dalla maschera al carattere

CARLO GOLDONI

La sua commedia vuole rappresentare dei caratteri irripetibili e inconfondibili, in tutta la complessità e e loro sfumature psicologiche e comportamentali. Le maschere invece costituiscono dei tipi fissi, che sono comuni a molti individui concreti. Goldoni afferma che i caratteri sono in numero finito in quanto al genere( avaro, geloso..), ma sono infiniti nelle specie, nel senso che ci sono infiniti modi di essere avari, gelosi. In uno dei suoi testi più maturi rappresenterà ben quattro varianti diverse di uno stesso carattere, quello dell'uomo «rustico», scontroso e ruvido. Questa ricerca dell'individualità concreta, è una tendenza che nasce dall'imporsi della civiltà borghese moderna. Il carattere così "borghese" della visione goldoniana dipende senza dubbio anche dalla condizione sociale dello scrittore, Ma non sarebbe comprensibile senza il contesto di Venezia, in cui, si era affermata da tempo una solida e prospera classe borghese che favorì dunque la nascita di una commedia di tipo realistico. LA COMMEDIA BORGHESE I "caratteri" goldoniani sono individualità collocate in un contesto sociale molto concreto e precisamente delineato, che incide sulla loro psicologia. Secondo Goldoni i sentimenti, i vizi, le virtù assumono un carattere diverso a seconda dell'ambiente sociale in cui si sono formati. Per questo le commedie goldoniane, oltre a mostrare numerosi caratteri individuali, ricostruiscono anche ambienti sociali colti in tutte le loro componenti e ciò avvia una distinzione astratta tra le commedie di "carattere", e le commedie "d'ambiente" dove le differenze sono quantitative, in un testo può avere uno spicco maggiore o minore il carattere o l'ambiente. Le commedie goldoniane spiccano dunque nel panorama della letteratura arcadica del Settecento, e propongono un rapporto più vivo e immediato con la realtà. La rappresentazione della realtà manca però della profondità che sarà ripresa da Manzoni e Verga. Goldoni in genere si ferma alla superficie colorita dei fenomeni e non riesce a cogliere la tragicità dei grandi conflitti. La commedia goldoniana presenta forti affinità con la commedia borghese che nasce nel clima dell'Illuminismo europeo

una riforma graduale

CARLO GOLDONI

Nel condurre la sua battaglia per la nuova commedia Goldoni incontrò ostacoli e difficoltà. Innanzitutto da parte degli attori, che si trovarono a disagio nel mutare radicalmente i modi di recitazione . Goldoni seppe sfruttare abilmente la professionalità degli attori: più volte afferma di aver modellato il "carattere" della commedia sulle capacità dell'attore e sulla sua particolare psicologia. Anche il pubblico inizialmente restò sconcertato dalle commedie "realistiche", e gli stessi impresani guardavano con sospetto le innovazioni goldoniane, poiché temevano di perdere il favore del pubblico. Nei Mémoires ("Memorie"), l'autobiografia composta nella tarda vecchiaia, Goldoni descrive la sua riforma come un percorso coerente e lineare, si tratta però di una ricostruzione letteraria dei fatti; nella realtà lo scrittore adottò una tattica prudente e graduale, che gli consentì di vincere.

Goldoni cominciò con lo stendere per intero solo la parte del protagonista, lasciando all'improvvisazione tutto il resto. La prima commedia così strutturata fu il Momolo cortesan. Solo nel 1743, l'autore arrivò a comporre una commedia in cui tutte le parti erano scritte, La donna di garbo. Venivano nel frattempo ancora conservate le maschere, ma sotto esse cominciavano a delinearsi caratteri individuali. In tal modo il pubblico era rassicurato e poteva assimilare senza scosse i nuovi contenuti. Al termine di questo processo di mutazione le maschere vennero eliminate, e sulla scena si ritrovarono solo i personaggi. Grazie a questa gradualità il pubblico si abituò a vedere rappresentati in scena aspetti e problemi della vita quotidiana. Il pubblico borghese ritrovava con piacere in questi spettacoli i propri valori e la propria concezione della vita (ragione,buon senso). Con la riforma di Goldoni per la prima volta le donne non solo recitavano, ma divennero le vere protagoniste della scena.

Itinerario

CARLO GOLDONI

PRIMA FASE: celebrazione del mercante Il «Mondo» che si riflette nella commedia goldoniana è essenzialmente la società veneziana contemporanea. Venezia è una repubblica oligarchica in cui il potere è in mano ad una ristretta cerchia di famiglie nobili. Nella prima fase della sua commedia che comprende i testi degli esordi e quelli composti per la compagnia Medebach, il mercante veneziano ha un rilievo centrale nei suoi copioni, Nei testi composti e rappresentati tra il 1748 e il 1749 alla celebrazione del mercante si affianca un'aspra polemica contro la nobiltà, considerata superba, prepotente e oziosa. Goldoni non mette in discussione le gerarchie sociali esistenti, ma le accetta pienamente. Nei testi comici di questo periodo i nuovi contenuti realistici vengono inseriti all'interno di intrecci complicati e tortuosi, ma gradatamente la macchinosità dell'intreccio scompare, lasciando il posto a vicende più lineari. La struttura della commedia ha ora molti centri e diviene corale, tutti i personaggi sono importanti. SECONDA FASE: incertezze e soluzioni eclettiche La seconda fase della commedia goldoniana, è segnata da passaggio al teatro San Luca .Goldoni si trovò di fronte a varie difficoltà, ma la difficoltà maggiore è quella costituita dal pubblico che sembrò preferire un teatro più fantasioso. In questo periodo Goldoni continuò a scrivere commedie "di carattere", come La locandiera, uno dei suoi capolavori. TERZA FASE: i testi più maturi Per cercare di superare le difficoltà personali decise di soggiornare per qualche tempo a Roma, l'esperienza si rivelò positiva al punto che lo scrittore riusci a ritrovare la propria ispirazione e rientrò a Venezia con rinnovato entusiasmo. Tra il 1759 e il 1762 si collocano così alcuni dei testi più maturi, in cui Goldoni torna sul suo oggetto di indagine preferito, la borghesia veneziana. Nella seconda metà del secolo, questo ceto subì una grave crisi in seguito alla perdita dei possedimenti d'oltremare che aveva dato un duro colpo ai commerci della Repubblica veneziana. A causa di questa crisi Goldoni sembrò perdere il suo ottimismo sulla possibilità d’un equilibrio tra i diversi ceti sociali. Nella Casa nova e nella "trilogia" della villeggiatura Goldoni punta invece la sua critica sull'eccesso di ostentazione sociale della borghesia, sul desiderio di apparire di esibire. Si pensi così che nella prima fase della sua produzione Goldoni abbia voluto rappresentare un'immagine idealizzata e utopica della borghesia,e nella seconda fase abbia voluto cogliere la realtà con i suoi difetti e i suoi limiti.

Biografia

GIUSEPPE PARINI

Parini nasce nel 1729 in provincia di Lecco da una famiglia di modeste condizioni. Intraprende la carriera di sacerdote senza una vera vocazione e dopo la pubblicazione di una raccolta di poesie entra nell'Accademia dei Trasformati. Nel 1754 viene ordinato sacerdote e diviene precettore dei figli dei nobili, entrando a contatto con il mondo nobiliare che rappresenterà nella sua opera principale, Il Giorno. Nel 1768 gli viene affidata la direzione della "Gazzetta di Milano" e l'anno successivo diviene professore di "Belle Lettere" nelle Scuole Palatine, istituite dall'imperatrice Maria Teresa. Quando arriva al potere Giuseppe II, che impone direttive autoritarie sulla cultura, Parini decide di allontanarsi dall'attività intellettuale. Dopo l'ingresso dei francesi a Milano nel 1796, collabora con loro per poi ritirarsi definitivamente dalla vita pubblica. Muore a Milano nel 1799

Nei confronti dell'Illuminismo francese Parini mostra un atteggiamento ambivalente egli ne respinge le posizioni più radicali in campo religioso e sociale: contro l'ateismo illuminista esprime la convinzione che il cristianesimo possa costituire il fondamento di un'ordinata convivenza civile. Quanto alla critica nei confronti dell'aristocrazia, essa non deve tendere all'eliminazione di quella classe, ma a un suo reinserimento produttivo nella società.: Parini ne rifiuta sia il cosmopolitismo culturale, sostenendo la necessità di difendere la cultura e la lingua italiane dalle influenze francesi, sia la concezione utilitaristica della cultura,. Il contrasto con gli illuministi lombardi emerge anche in ambito economico, poiché Parini appare vicino alle posizioni dei fisiocratici , anziché nel commercio e nell'industria, capaci di creare ricchezza. . Le prime novità sotto l'aspetto tematico e formale emergono nelle Odi risalenti agli anni 1756-69, con cui il poeta inaugura il suo impegno nella battaglia illuministica per il rinnovamento civile. Gli argomenti sono strettamente legati all'attualità: la contrapposizione tra città e campagna, l'igiene pubblica, l'inquinamento urbano. Parini ricerca pertanto un lessico energico e concreto, capace creare immagini e sensazioni molto vivide contro la genericità del linguaggio arcadico. Allo stesso tempo il poeta si sforza di restare fedele alla tradizione

La vergine cuccia

GIUSEPPE PARINI

Il racconto dell'episodio del calcio alla cagnetta è inizialmente condotto dal punto di vista della dama. È il procedimento abituale dell'ironia pariniana, quello di assumere l'ottica del mondo rappresentato per meglio farne emergere tutta la negatività. Nella prospettiva della dama il fatto viene presentato in modo estremamente parziale, con un'evidente simpatia per la cagnetta e con una totale incomprensione per l'uomo. La cagnetta diviene una creatura quasi divinizzata, ed anche il suo morso: è uno scherzo fanciullesco; viceversa il servo che le sferra un calcio è definito «villano». L'AMBIVALENZA DELLA RAPPRESENTAZIONE Vista dall'ottica della dama la servitù appare partecipe della sciagura e addolorata per la gravissima offesa subita dalla preziosa cagnetta, ma i servi sono angosciati perché sanno le terribili sorti per il loro compagno. Grazie a questa duplicità di prospettive quella che sinora era una commedia comincia a diventare un dramma, e la narrazione acquista una diversa serietà. Così è anche per la cagnetta che correndo in braccio alla padrona sembra in realtà assumere una colorazione inquietante, l’animaletto si tramuta in chieder vendetta. IL PUNTO DI VISTA DELL'AUTORE La frase «e tu vendetta avesti, / vergine cuccia de le Grazie alunna»: •da un lato esprime il compiacimento per la punizione esemplare inflitta all'«empio», •dall'altro invece presenta uno sdegno morale per la disumanità della padrona nei confronti del servo. Di qui in avanti la prospettiva del racconto cambia: Parini non racconta più dal punto di vista della dama ma, dal proprio. Il tono si fa serio, drammatico, che rappresenta l'infelice sorte riservata al domestico, licenziato senza la possibilità di trovar lavoro altrove. L'episodio si chiude con l'immagine della cagnetta, che da vezzosa alunna delle Grazie si trasforma in un sinistro idolo placato dalle vittime umane: qui il poeta quasi non usa più ironia, ma lascia emergere esplicitamente il suo sdegno. Non si tratta solo di virtuosismo esteriore: con il suo gioco sottile riesce a fare emergere con corrosiva acutezza come quel mondo insulso celi in fondo di cinismo crudele.

Biografia

VITTORIO ALFIERI

Vittorio Alfieri è stato il più importante drammaturgo tragico del Settecento italiano, celebre per lo spirito ribelle, l'individualismo eroico e l'aspra opposizione a ogni forma di tirannia. Nasce ad Asti nel 1749 da una ricca famiglia della nobiltà terriera piemontese, studia alla Reale Accademia di Torino, un'istituzione militare che ricorderà sempre con profondo disprezzo. Tra il 1766 e il 1772 viaggia freneticamente in tutta Europa, toccando Francia, Inghilterra, Germania e Russia. Questi viaggi non placano la sua insoddisfazione interiore, definita come un senso di vuoto e noia esistenziale. Nel 1777 incontra la contessa d'Albany, che diventerà la compagna della sua vita. Muore a Firenze nel 1803, dedicando gli ultimi anni allo studio ossessivo dei classici.

VITTORIO ALFIERI

Crescendo nello Stato sabaudo, Alfieri sperimenta in prima persona un assolutismo monarchico rigido e soffocante. Per rendersi del tutto indipendente dal controllo del re di Sardegna, decide di donare tutti i suoi beni alla sorella in cambio di una rendita vitalizia. Nelle sue opere politiche, come il trattato Della Tirannide, definisce l'assolutismo come un potere mostruoso che annulla la dignità dell'uomo. La sua "conversione" alla letteratura avviene a Torino nel 1775, grazie al successo della sua prima tragedia, Antonio e Cleopatra. La scrittura diventa lo strumento per dare uno scopo alla propria esistenza e sfogare le proprie passioni. Alfieri parla inizialmente francese e dialetto piemontese, possedendo una scarsa conoscenza dell'italiano letterario.

Intraprende così una totale conversione linguistica trasferendosi in Toscana ed immergendosi nello studio dei classici. Conia il celebre motto "volli, e volli sempre, e fortissimamente volli" per descrivere la determinazione totale nel dedicarsi alla poesia tragica. I suoi rapporti con l'Illuminismo sono complessi e ambivalenti; condivide con i pensatori francesi l'odio per il fanatismo religioso l'amore astratto per la libertà. Rifiuta però il culto della fredda ragione e l'ottimismo borghese dei philosophes, e disprezza l'emergente civiltà industriale, considerandola materialista e incline a creare nuovi tipi di schiavitù economiche. La sua ideologia ruota attorno al rifiuto di qualsiasi autorità

VITTORIO ALFIERI

Non propone un modello politico alternativo concreto, ma esalta la libertà come valore assoluto dell'individuo. Questo spiega il suo rapporto contraddittorio con la Rivoluzione Francese: inizialmente la esalta nell'ode Parigi sbastigliato, ma ne rifiuta subito gli esiti giacobini e il Terrore. Il nucleo centrale della sua poetica è il titanismo, ovvero la ribellione dell'individuo eccezionale contro ogni limite, legge, forza naturale o tiranno.

I protagonisti delle sue tragedie possiedono un "forte sentire" e una grandezza morale che li spinge alla sfida estrema, anche a costo della morte. Questa lotta titanica approda inevitabilmente a un profondo pessimismo, poiché l'eroe alfieriano è costantemente consapevole che lo scontro con il destino o il potere è destinato al fallimento. Nelle ultime tragedie, come il Saul e la Mirra, il conflitto non è più esterno contro un tiranno politico, ma con l'animo umano. Il pessimismo si fa universale: l'uomo scopre di essere vittima di impulsi incontrollabili e deliri di onnipotenza che lo portano all'autodistruzione. Questa angoscia esistenziale, unita alla solitudine dell'artista, rende Alfieri il principale precursore del Romanticismo in Italia.

VITTORIO ALFIERI

La lettera

La Lettera di Ranieri de' Calzabigi a Vittorio Alfieri e la successiva Lettera responsiva di Alfieri costituiscono uno dei più importanti manifesti teorici del teatro tragico italiano del Settecento. Il carteggio nasce dopo l'invio ad Alfieri del primo volume delle sue Tragedie stampate a Siena. Calzabigi, celebre letterato e riformatore del melodramma, analizza l'opera alfieriana offrendo sia elogi che critiche tecniche. I punti chiave della critica di Calzabigi ● L'elogio del primato: Calzabigi si congratula con Alfieri per aver colmato il vuoto storico della letteratura italiana. ● La metafora pittorica: Sostiene che la tragedia debba essere una "serie di quadri" capaci di colpire l'immaginazione dello spettatore, paragonando l'autore tragico a un "pittor-poeta" come Rubens o Tintoretto. ● Le critiche allo stile: Giudica lo stile di Alfieri troppo aspro, i versi eccessivamente spezzati e la brevità dei dialoghi, elementi che rischiano di sacrificare la musicalità della lingua italiana. Alfieri risponde da Siena il 6 settembre 1783, ringraziando Calzabigi per l'acutezza delle osservazioni e sfrutta l'occasione per teorizzare la propria idea di teatro: ● La difesa della brevità: Rivendica la scelta di eliminare personaggi secondari per mantenere una massima semplicità e una rapidità d'azione. ● L'autocritica sugli esordi: Definisce la sua prima tragedia, la Cleopatra, un "mostro"nato dalla noia giovanile e dal puro desiderio di gloria. ● Il manifesto della volontà: In questa lettera inserisce la celebre dichiarazione della sua assoluta determinazione letteraria, passata alla storia come: "Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli".

IL SAUL

VITTORIO ALFIERI

Il Saul è il capolavoro tragico di Vittorio Alfieri, composto nel 1782. L'opera trae ispirazione dal testo biblico (il Primo libro di Samuele) e rispetta le unità aristoteliche: si svolge in un solo giorno, nello stesso luogo (il campo militare di Gelboé) e segue un'unica azione drammatica. TRAMA ● La situazione: Saul, re d'Israele, è tormentato perché sente di aver perso il favore di Dio. Ha esiliato il giovane guerriero David, suo genero, perché accecato dalla gelosia per i suoi successi. ● Il conflitto: David torna di nascosto nel campo per combattere contro i Filistei e dimostrare la sua lealtà. Saul oscilla continuamente: a volte lo accoglie come un f iglio, altre volte lo vede come un usurpatore che vuole rubargli il trono (istigato dal malvagio consigliere Abner). ● La catastrofe: Saul decide infine di condannare a morte David, che è costretto a fuggire. Senza il suo miglior guerriero, l'esercito israelita viene sterminato. Di fronte alla sconfitta inevitabile, Saul ritrova la lucidità e si suicida, trafiggendosi con la spada per non cadere vivo nelle mani dei nemici . TEMI CHIAVE ● Il superamento del Titanismo: Nelle prime tragedie, Alfieri metteva in scena lo scontro tra l'eroe positivo (il Titano che lotta per la libertà) e il tiranno malvagio. Nel Saul questo schema salta. Il conflitto diventa interiore: Saul è contemporaneamente il tiranno oppressore e la vittima delle proprie paranoie. ● La solitudine del potere e la vecchiaia: Saul è un uomo solo, sente il peso dell'età che avanza, la perdita delle forze e l'abbandono da parte di Dio. ● Il contrasto con David: David non è un nemico politico, ma lo specchio di ciò che Saul non è più. Rappresenta la giovinezza, la pace interiore e la grazia divina. Saul lo odia proprio perché, in fondo, lo ama e lo ammira. ● Il significato del suicidio: La morte di Saul non è un atto di viltà, ma un riscatto eroico. Morendo da solo e per sua mano, Saul riafferma la propria dignità reale e si libera definitivamente dalle sue fobie . STILE E LINGUAGGIO Alfieri usa l'endecasillabo sciolto, ma lo rende duro e aspro. Per mostrare la mente malata e tormentata di Saul, il testo è pieno di enjambement, inversioni sintattiche e pause forti a metà verso (punti fermi, punti esclamativi). Lo stile riflette l'andamento psicologico del protagonista. UNITÀ ARISTOTELICHE Le tre unità aristoteliche a cui si fa riferimento sono: ● Unità di tempo: L'intera storia deve svolgersi nell'arco di una sola giornata, dall'alba al tramonto. ● Unità di luogo: L'azione deve ambientarsi in un unico spazio fisico. Nel caso del Saul, tutta la tragedia si consuma all'interno del padiglione del re nel campo militare di Gelboé. ● Unità di azione: La trama deve concentrarsi su un unico nucleo narrativo principale, senza storie parallele che possano distrarre lo spettatore.

ERRICO FABIO 4H

Grazie per l'attenzione