Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

IL RATTO DELLE SABINE

giulia borghesan

Created on May 28, 2026

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Akihabara Connectors Infographic

Essential Infographic

Practical Infographic

Akihabara Infographic

Vision Board

The Power of Roadmap

Artificial Intelligence in Corporate Environments

Transcript

IL RATTO DELLE SABINE

L'episodio avviene dopo la nascita di Roma nel 753 a.C. Per far crescere la città, Romolo aveva accolto chiunque: fuggiaschi, schiavi e profughi. Il problema era che la popolazione era fatta quasi solo di uomini. I popoli vicini consideravano i romani della "gentaglia" e non volevano dare loro le proprie figlie in moglie. Senza donne, Roma sarebbe morta in una sola generazione.

3 fatto storici e sociali

Città nata dall'unione di popoli diversi Roma non è nata da un unico popolo "puro". Fin dall'inizio è stata il risultato dell'unione (prima forzata e poi pacifica) tra due culture diverse: i Latini e i Sabini.

Le origini del matrimonio romano Nel racconto, Romolo promette alle donne rapite che saranno spose legittime, con gli stessi diritti degli uomini e la condivisione dei beni.

Matrimonio come ma politica Rifiutare il matrimonio ai Romani significava isolarli e condannarli a sparire. Il rapimento è stato il modo violento per spezzare questo blocco.

Quintiliano definiva lo stile di Livio come una lactea ubertas (un'abbondanza fluida e dolce come il latte): una scrittura ricca, solenne e scorrevole, molto diversa da quella secca e spezzata di Sallustio.

+ info

www.site.com

IL RATTO DELLE SABINE

Iam res Romana adeo erat valida ut cuilibet finitimarum civitatum bello par esset; sed penuriā mulierum hominis aetatem duratura magnitudo erat, quippe quibus nec domi spes prolis nec cum finitimis conubia essent. Tum ex consilio patrum Romulus legatos circa vicinas gentes misit qui societatem conubiumque novo populo peterent: urbes quoque, ut cetera, ex infimo nasci; dein, quas sua virtus ac di iuvent, magnas opes sibi magnumque nomen facere; satis scire, origini Romanae et deos adfuisse et non defuturam virtutem; proinde ne gravarentur homines cum hominibus sanguinem ac genus miscere. Nusquam benigne legatio audita est: adeo simul spernebant, simul tantam in medio crescentem molem sibi ac posteris suis metuebant. Ac plerisque rogitantibus dimissi ecquod feminis quoque asylum aperuissent; id enim demum compar conubium fore

Aegre id Romana pubes passa et haud dubie ad vim spectare res coepit. Cui tempus locumque aptum ut daret Romulus aegritudinem animi dissimulans ludos ex industriā parat Neptuno equestri sollemnes; Consualia vocat. Indici deinde finitimis spectaculum iubet; quantoque apparatu tum sciebant aut poterant, concelebrant ut rem claram exspectatamque facerent. Multi mortales convenere, studio etiam videndae novae urbis, maxime proximi quique, Caeninenses, Crustumini, Antemnates; iam Sabinorum omnis multitudo cum liberis ac coniugibus venit. Invitati hospitaliter per domos cum situm moeniaque et frequentem tectis urbem vidissent, mirantur tam brevi rem Romanam crevisse.

Ubi spectaculi tempus venit deditaeque eo mentes cum oculis erant, tum ex composito orta vis signoque dato iuventus Romana ad rapiendas virgines discurrit. Magna pars forte in quem quaeque inciderat raptae: quasdam formā excellentes, primoribus patrum destinatas, ex plebe homines quibus datum negotium erat domos deferebant. Unam longe ante alias specie ac pulchritudine insignem a globo Thalassi cuiusdam raptam ferunt multisque sciscitantibus cuinam eam ferrent, identidem ne quis violaret Thalassio ferri clamitatum; inde nuptialem hanc vocem factam.

Turbato per metum ludicro maesti parentes virginum profugiunt, incusantes violatum hospitii foedus deumque invocantes cuius ad sollemne ludosque per fas ac fidem decepti venissent. Nec raptis aut spes de se melior aut indignatio est minor. Sed ipse Romulus circumibat docebatque patrum id superbiā factum qui conubium finitimis negassent; illas tamen in matrimonio, in societate fortunarum omnium civitatisque et, quo nihil carius humano generi sit, liberum fore; mollirent modo iras et, quibus fors corpora dedisset, darent animos; saepe ex iniuriā postmodum gratiam ortam; eoque melioribus usuras viris quod adnisurus pro se quisque sit ut, cum suam vicem functus officio sit, parentium etiam patriaeque expleat desiderium. Accedebant blanditiae virorum, factum purgantium cupiditate atque amore, quae maxime ad muliebre ingenium efficaces preces sunt.

Quando giunse il momento dello spettacolo e le menti con gli sguardi erano concentrate su di esso, allora, secondo un piano prestabilito ebbe inizio l'aggressione e, ad un segnale convenuto, la gioventù romana corse qua e là a rapire le ragazze. Gran parte furono rapite a caso, ciascuna da quello nel quale si era imbattuta: alcune che si distinguevano per bellezza, destinate ai più importanti dei senatori, degli uomini della plebe ai quali era stato dato l'incarico le accompagnavano alle case. Raccontano che una che si distingueva di gran lunga rispetto alle altre per aspetto e bellezza fu rapita dalla squadra di un certo Thalassio, e poiché molti chiedevano a chi mai la portassero, ripetutamente affinché nessuno la violasse si gridò che era portata a Thalassio; da ciò questa parola divenne rituale nelle nozze.

SVOLGIMENTO DELLA STORIA

All'inizio viene mostrata la situazione politica. Roma è nata da poco, ci sono molti uomini ma mancano le donne. Senza di loro, la città non ha un futuro. Poi l'attenzione si sposta sulla mente di Romolo. Il re nasconde la rabbia per il rifiuto dei popoli vicini e prepara un inganno (una finta festa). La scena si allarga sulla folla. Tutti sono allegri, fanno festa e hanno "gli occhi e la mente" fissati solo sullo spettacolo. Non sospettano nulla. All'improvviso scatta l'azione. Viene dato il segnale e i giovani romani corrono a rapire le ragazze.

La gioventù romana sopportò male questa risposta e indubbiamente la cosa iniziò a volgere alla violenza. Romolo, per dare ad essa tempo e luogo adatto, dissimulando il (proprio) disappunto organizza appositamente dei giochi solenni in onore di Nettuno equestre; li chiama Consualia. Ordina poi che lo spettacolo sia notificato ai confinanti; e lo celebrano con tutta la solennità che allora conoscevano o potevano realizzare, per rendere la cosa ben nota ed attesa. Arrivarono molte persone, anche per il desiderio di vedere la nuova città, in particolare tutti i più vicini, Ceninensi, Crustumini, Antemnati; infine venne tutta la moltitudine dei Sabini con figli e mogli. Invitati ospitalmente nelle varie case avendo visto il luogo e le mura e la città ricca di case, si meravigliano che la realtà romana fosse cresciuta in così breve tempo.

Ormai la realtà romana era forte al punto da essere pari in guerra a qualsiasi delle popolazioni confinanti; ma per mancanza di donne la grandezza era destinata a durare l'età di una persona, visto che per loro non c'erano né speranza di prole in patria né unioni matrimoniali con i confinanti. Allora in seguito a decisione dei senatori Romolo mandò ambasciatori in giro per le popolazioni vicine affinché chiedessero alleanza e matrimoni per il nuovo popolo: anche le città, come le altre cose, nascono dal nulla; poi, quelle che il proprio valore e gli dei aiutano, conquistano per sé grandi mezzi e una grande fama; sapevano in modo abbastanza certo che all'origine romana anche gli dei avevano partecipato e che non sarebbe venuto meno il valore; pertanto non si rifiutassero di mescolare uomini con uomini, il sangue e la stirpe. In nessun luogo l'ambasceria fu ascoltata benevolmente: a tal punto nello stesso tempo disprezzavano, nello stesso tempo temevano per sé e per i propri posteri una così grande potenza che cresceva in mezzo (a loro). E furono allontanati mentre i più chiedevano se avessero aperto un qualche asilo anche per le donne; quello infatti dopo tutto sarebbe stato un connubio alla pari.

FUNZIONE DELL’ EXEMPLA

La Storia come lezione morale (Exempla) Livio non è uno storico moderno interessato solo ai documenti d'archivio; per lui la storiografia ha un valore pedagogico. Vuole mostrare i modelli di comportamento da seguire e quelli da evitare.

Got an idea?

Use this space to add awesome interactivity. Include text, images, videos, tables, PDFs... even interactive questions! Premium tip: Get information on how your audience interacts with your creation:

  • Visit the Analytics settings;
  • Activate user tracking;
  • Let the communication flow!

Sconvolta a causa della paura la festa i genitori delle ragazze fuggono addolorati, lamentando che fosse stato violato il patto di ospitalità e invocando il dio alla cui festa e ai cui giochi erano venuti dopo essere stati ingannati con giuramenti e promesse di lealtà. Né per le (ragazze) rapite è o migliore la speranza sulla propria sorte o minore l'indignazione. Ma Romolo stesso andava in giro e spiegava che ciò era accaduto per l'orgoglio dei padri che avevano negato il connubio ai confinanti; loro tuttavia sarebbero state nel vincolo matrimoniale, nella partecipazione delle fortune di tutti e della cittadinanza e, cosa di cui non c'è nulla di più caro per il genere umano, dei figli; placassero solo le ire e concedessero gli animi a coloro ai quali la sorte aveva dato i corpi; spesso da un'offesa dopo un poco nasce l'affetto; e avrebbero avuto a che fare con mariti tanto migliori perché ciascuno si sarebbe sforzato da parte sua, avendo svolto il suo dovere nel proprio ruolo, di compensare anche il rimpianto dei genitori e della patria. Si aggiungevano le lusinghe dei mariti, che scusavano l'accaduto con il desiderio e con l'amore, preghiere che sono particolarmente efficaci sull'animo femminile.

IL MOS MAIORUM

Anche in un atto violento come il rapimento, Livio inserisce un principio di ordine che anticipa la futura severità dei costumi romani.

GRANDEZZA DI ROMA E IL FATO

Livio scrive durante l'età augustea e condivide con l'imperatore Augusto l'idea che la nascita e l'espansione di Roma siano protette da un disegno divino Il rapimento delle Sabine è il passaggio doloroso ma inevitabile per dare vita a una stirpe destinata a dominare il mondo.