ConclusioneLettura di Fenomenologia della percezione
Ana Lucía Montoya Jaramillo
dualità...
«una dualità più sottile, ma più radicale, al centro stesso del soggetto, fra gli aspetti o i momenti del volere» «Ci si è sempre più allontanati da quella libertà che inaugura l'essere, che va dal possibile all'essere, per raggiungere infine una libertà che ritorna sulla necessità e si subordina all'iniziativa delle cose» 477
«La prima [regola] è che occorre sempre servirsi al meglio per quanto è possibile del proprio spirito per conoscere ciò che si deve fare o non si deve fare in tutte le occorrenze della vita. La seconda, che si abbia una ferma e costante risoluzione di eseguire tutto ciò che la ragione ci consiglierà, senza che le sue passioni o i suoi appetiti la distraggano... La terza che si consideri che, mentre ci si comporta in tal modo, per quanto si può secondo la ragione, tutti i beni che non si possiedono affatto, sono anche del tutto al di là dei nostri poteri, tanto gli uni quanto gli altri, e che perciò occorre abituarsi a non desiderarli; poiché nulla quanto il desiderio ed il rimpianto ed il pentirsi possono impedirci d'essere contenti...» Descartes
E bene soffermarsi su questa disparità, prima di superarla in direzione del paradosso radicale della libertà umana.
Non ci sembra possibile aumentare a spese o dell'uno o dell'altro il momento della scelta e dello sforzo, o il momento del consentimento. La saggezza stessa è in fin dei conti paradossale in questo mondo. Un appello all'audacia e al rischio, un'etica della responsabilità e dell'impegno hanno il loro limite in una meditazione pacata sulle incoercibili esigenze della nostra condizione corporea e terrestre.
Ma in cambio, una meditazione sulla dura necessità trova il suo limi te in un sursum della libertà, in una ripresa di responsabilità a causa della quale esclamo: «Questo corpo che mi regge e mi tradirà, io lo muovo. Questo mondo che mi situa e mi genera secondo la carne, io lo cambio; mediante la scelta inauguro l'essere in me e fuori di me». 477
« La libertà motivata, incarnata, contingente è dunque ad immagine dell'assoluto a causa della sua indeterminazione identica al suo potere di determinarsi da se stessa, ma altra dall'assoluto a causa della sua ricettività.» 479
idee-limite subordinate
motivata in modo esaustivo, trasparente, assolutamente razionale
corpo sarebbe assolutamente obbediente
l'ampiezza stessa dell'uomo
Il mistero della percezione
«In realtà, ciascuno dei momenti della libertà, –decidere, muovere, consentire– unisce secondo un modo intenzionale differente l'azione e la passione, l'iniziativa e la ricettività.L'analisi del consentimento getta semplicemente una luce più viva sul senso stesso della scelta, tal quale era emersa al termine della prima parte. Ci si ricorderà che non avevamo potuto deciderci né a ridurre l'insorgere della scelta all'impulso dei moventi o alla razionalità dei motivi, né a sacrificare al fiat della scelta l'attenzione che prestiamo al bene apparente.» 478
«In questo la nostra libertà è soltanto umana e non arriva a comprendersi pienamente se non in rapporto ad alcuni concetti-limite». 479
«L'idea di Dio come idea kantiana è il grado-limite d'una libertà che non è creatrice. [..]tale libertà non sarebbe più una libertà motivata, nel senso umano d'una libertà ricettiva ai valori e in fin dei conti dipendente da un corpo: essa non sarebbe più una libertà incarnata, non sarebbe più una libertà contingente». 479
Saggezza
I tre precetti del Discorso del metodo
una virtù della decisione
virtù del consentimento
una virtù dello sforzo
La scelta
La scelta ci era sembrata come un paradosso: un paradosso di iniziativa e di ricettività, di irruzione e di attenzione. l'assoluto di un'irruzione, relativa a motivi in generale e attraverso di essi a valori in generale, relativa a motivi corporei in particolare e attraverso di essi a valori vitali. La grandezza e la miseria della libertà umana erano già congiunte in una sorta di indipendenza dipendente. 478
Cosa mi porto dietro?
L'incontro con l'autore
L'incontro con l'opera
Sul processo di lettura in sé
Quali domande vi ha suscitato la lettura? Quali riflessioni? Ci sono delle tematiche che vorreste approfondire?
L'incontro con voi stessi
Quale parola mi è rimasta e perché?
Il metodo
La sensazione
Il campo fenomenico
El corpo
Parola
Spazio antropologico
Esperienza della cosa
«Il paradosso non è dunque tanto fra i momenti del volere che non si distinguono, se non per una differente intenzione, quanto fra la triplice forma di un'iniziativa e la triplice forma di una ricettività. Perciò, si possono infine mescolare le espressioni che convengono a questi differenti momenti e si può dire che il volere che acconsente al motivi consente alle ragioni della sua scelta, inversamente, il consentimento che riafferma l'esistenza non scelta, la sua limitatezza, le sue tenebre, la sua contingenza, è come una scelta di me stesso, una scelta della necessità, l'amor fati celebrato da Nietzsche. Audacia e pazienza si danno continuamente il cambio nel cuore stesso del volere». 478-479
Percezione dell'altro
Cogito e il contatto con noi stessi (sentimenti)
La libertà
Dialogo di gruppo...
- Qual è stata la cosa più importante che hai imparato durante questo corso?
- Quali sono stati i concetti o le competenze che hai trovato più difficili da comprendere e perché?
- In che modo il corso ha influenzato il tuo modo di pensare sulla persona umana?
- C'è un argomento trattato nel corso che ti ha ispirato a saperne di più?
Thanks!
Conclusione - FP
Ana Montoya
Created on May 25, 2026
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ConclusioneLettura di Fenomenologia della percezione
Ana Lucía Montoya Jaramillo
dualità...
«una dualità più sottile, ma più radicale, al centro stesso del soggetto, fra gli aspetti o i momenti del volere» «Ci si è sempre più allontanati da quella libertà che inaugura l'essere, che va dal possibile all'essere, per raggiungere infine una libertà che ritorna sulla necessità e si subordina all'iniziativa delle cose» 477
«La prima [regola] è che occorre sempre servirsi al meglio per quanto è possibile del proprio spirito per conoscere ciò che si deve fare o non si deve fare in tutte le occorrenze della vita. La seconda, che si abbia una ferma e costante risoluzione di eseguire tutto ciò che la ragione ci consiglierà, senza che le sue passioni o i suoi appetiti la distraggano... La terza che si consideri che, mentre ci si comporta in tal modo, per quanto si può secondo la ragione, tutti i beni che non si possiedono affatto, sono anche del tutto al di là dei nostri poteri, tanto gli uni quanto gli altri, e che perciò occorre abituarsi a non desiderarli; poiché nulla quanto il desiderio ed il rimpianto ed il pentirsi possono impedirci d'essere contenti...» Descartes
E bene soffermarsi su questa disparità, prima di superarla in direzione del paradosso radicale della libertà umana. Non ci sembra possibile aumentare a spese o dell'uno o dell'altro il momento della scelta e dello sforzo, o il momento del consentimento. La saggezza stessa è in fin dei conti paradossale in questo mondo. Un appello all'audacia e al rischio, un'etica della responsabilità e dell'impegno hanno il loro limite in una meditazione pacata sulle incoercibili esigenze della nostra condizione corporea e terrestre. Ma in cambio, una meditazione sulla dura necessità trova il suo limi te in un sursum della libertà, in una ripresa di responsabilità a causa della quale esclamo: «Questo corpo che mi regge e mi tradirà, io lo muovo. Questo mondo che mi situa e mi genera secondo la carne, io lo cambio; mediante la scelta inauguro l'essere in me e fuori di me». 477
« La libertà motivata, incarnata, contingente è dunque ad immagine dell'assoluto a causa della sua indeterminazione identica al suo potere di determinarsi da se stessa, ma altra dall'assoluto a causa della sua ricettività.» 479
idee-limite subordinate
motivata in modo esaustivo, trasparente, assolutamente razionale
corpo sarebbe assolutamente obbediente
l'ampiezza stessa dell'uomo
Il mistero della percezione
«In realtà, ciascuno dei momenti della libertà, –decidere, muovere, consentire– unisce secondo un modo intenzionale differente l'azione e la passione, l'iniziativa e la ricettività.L'analisi del consentimento getta semplicemente una luce più viva sul senso stesso della scelta, tal quale era emersa al termine della prima parte. Ci si ricorderà che non avevamo potuto deciderci né a ridurre l'insorgere della scelta all'impulso dei moventi o alla razionalità dei motivi, né a sacrificare al fiat della scelta l'attenzione che prestiamo al bene apparente.» 478
«In questo la nostra libertà è soltanto umana e non arriva a comprendersi pienamente se non in rapporto ad alcuni concetti-limite». 479
«L'idea di Dio come idea kantiana è il grado-limite d'una libertà che non è creatrice. [..]tale libertà non sarebbe più una libertà motivata, nel senso umano d'una libertà ricettiva ai valori e in fin dei conti dipendente da un corpo: essa non sarebbe più una libertà incarnata, non sarebbe più una libertà contingente». 479
Saggezza
I tre precetti del Discorso del metodo
una virtù della decisione
virtù del consentimento
una virtù dello sforzo
La scelta
La scelta ci era sembrata come un paradosso: un paradosso di iniziativa e di ricettività, di irruzione e di attenzione. l'assoluto di un'irruzione, relativa a motivi in generale e attraverso di essi a valori in generale, relativa a motivi corporei in particolare e attraverso di essi a valori vitali. La grandezza e la miseria della libertà umana erano già congiunte in una sorta di indipendenza dipendente. 478
Cosa mi porto dietro?
L'incontro con l'autore
L'incontro con l'opera
Sul processo di lettura in sé
Quali domande vi ha suscitato la lettura? Quali riflessioni? Ci sono delle tematiche che vorreste approfondire?
L'incontro con voi stessi
Quale parola mi è rimasta e perché?
Il metodo
La sensazione
Il campo fenomenico
El corpo
Parola
Spazio antropologico
Esperienza della cosa
«Il paradosso non è dunque tanto fra i momenti del volere che non si distinguono, se non per una differente intenzione, quanto fra la triplice forma di un'iniziativa e la triplice forma di una ricettività. Perciò, si possono infine mescolare le espressioni che convengono a questi differenti momenti e si può dire che il volere che acconsente al motivi consente alle ragioni della sua scelta, inversamente, il consentimento che riafferma l'esistenza non scelta, la sua limitatezza, le sue tenebre, la sua contingenza, è come una scelta di me stesso, una scelta della necessità, l'amor fati celebrato da Nietzsche. Audacia e pazienza si danno continuamente il cambio nel cuore stesso del volere». 478-479
Percezione dell'altro
Cogito e il contatto con noi stessi (sentimenti)
La libertà
Dialogo di gruppo...
Thanks!