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DENTRO LA TEMPESTA, SENZA FAR RUMORE

Elisabetta Pedicini

Created on May 24, 2026

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ELISABETTA PEDICINI

DENTRO LA TEMPESTA, SENZA FAR RUMORE

Ci raccontiamo spesso che “va tutto bene”, anche quando sappiamo che non è vero. Perché ammettere che qualcosa dentro non funziona richiede più coraggio che continuare a fingere.

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LA MIA ESPERIENZA

Per molto tempo anch’io mi sono ripetuta queste parole. Sorridevo, cercavo di andare avanti, facevo finta che fosse solo stanchezza o un momento passeggero. In realtà dentro di me cresceva qualcosa che non riuscivo a controllare: l’ansia. Con il tempo, quella paura silenziosa è diventata sempre più forte, fino a trasformarsi in attacchi di panico. L’ansia non è solo preoccupazione: è sentirsi costantemente in pericolo, anche quando non c’è nulla da temere. Gli attacchi di panico arrivano senza avvisare: il cuore batte forte, manca il respiro, il corpo trema e senti di perdere il controllo. La parte peggiore era non sapere cosa mi stesse succedendo e non riuscire a gestirlo. Mi sentivo imprigionata in qualcosa che non sapevo spiegare.

Anche la scuola, che dovrebbe essere un luogo di crescita, per me era diventata una fonte di paura. Entrare in classe significava affrontare un peso che gli altri non vedevano. Ogni giornata sembrava una lotta e spesso non riuscivo a concentrarmi, perché la mia mente era occupata solo dalla paura di stare male. Poco alla volta ho iniziato a chiudermi. Restare in casa mi sembrava l’unico modo per sentirmi al sicuro. Evitavo di uscire, vedevo il mondo fuori come qualcosa di troppo grande da affrontare. Questo isolamento ha influenzato anche il mio rapporto con il cibo: quando stai male dentro, anche i gesti più semplici diventano difficili. Mangiare non era più naturale, ma legato a quello che provavo.

Tutto questo aveva messo in discussione anche il mio futuro. Uno dei miei sogni più grandi è continuare gli studi a Roma, costruire lì la mia strada. Ma l’ansia mi faceva credere che non sarei stata capace, che la paura avrebbe fermato anche i miei sogni. Ed è stato questo a farmi capire quanto stesse controllando la mia vita. La scelta di iscrivermi all’università a Roma nasce anche da qui. Roma, per me, non rappresenta solo una città o un percorso di studi: rappresenta la possibilità di ricominciare scegliendo finalmente per me stessa, e non per le mie paure. Ho scelto di studiare comunicazione d'impresa e marketing perché mi affascina il modo in cui le aziende riescono a comunicare con le persone, a trasmettere valori, emozioni e idee attraverso la pubblicità, i social e la comunicazione. Dietro ogni marchio, ogni campagna o progetto, ci sono strategie pensate per creare un legame con le persone, e questo mondo mi incuriosisce molto.Forse questa scelta nasce anche dalla mia esperienza personale. Per tanto tempo mi sono sentita incapace di esprimere davvero quello che provavo, come se ci fosse sempre una distanza tra me e gli altri. Studiando marketing vorrei imparare proprio questo: capire come nasce una comunicazione efficace, come si costruisce fiducia e come le parole possano arrivare alle persone nel modo giusto. È un percorso che sento vicino a me perché, in fondo, anche io sto imparando a comunicare me stessa senza nascondermi più.Andare a studiare a Roma significa mettere alla prova la versione di me che per anni ha avuto paura di non farcela. Significa dimostrare, prima di tutto a me stessa, che la mia vita non può essere definita dall’ansia. So che non sarà sempre semplice, ma questa volta voglio scegliere i miei sogni invece delle mie paure. E forse il traguardo più grande non sarà solo arrivare a Roma, ma arrivarci sapendo di aver ripreso in mano la mia vita.

Chiedere aiuto è stata la cosa più difficile che abbia fatto, ma anche la più importante. Iniziare la terapia ha significato smettere di nascondermi e accettare che da sola non riuscivo ad andare avanti. È stato un percorso lento, fatto di momenti difficili, ma anche di piccole conquiste che mi hanno insegnato a conoscermi e ad ascoltarmi. Oggi non posso dire che tutto sia perfetto. Ci sono giorni in cui la paura torna, giorni in cui è più difficile. Ma c’è una differenza enorme: Ho capito che il coraggio non è non avere paura, ma scegliere di guardarla in faccia e continuare comunque. Ho scelto questo argomento come mio capolavoro perché racconta una parte reale di me, una parte che per tanto tempo ho nascosto. Non è solo la storia della mia fragilità, ma soprattutto della mia forza. Perché dietro il dolore c’è stata una scelta: quella di non arrendermi.

A me stessa, alla ragazza che ha imparato a sorridere anche quando dentro stava crollando tutto. A quella parte di me che ha conosciuto la paura più silenziosa, quella che ti toglie il respiro e ti fa sentire sola anche in mezzo agli altri. A me, che tante volte ho creduto di non essere abbastanza forte per farcela, e che invece, anche tremando, ha continuato ad andare avanti. A tutte le lacrime nascoste, ai silenzi che nessuno sentiva, ai giorni in cui uscire di casa sembrava impossibile e al coraggio trovato proprio quando pensavo di averlo perso. Perché la forza non è non cadere, ma rialzarsi quando nessuno vede la battaglia che stai combattendo. E oggi questo è per me: per ricordarmi che anche nei momenti in cui mi sentivo persa, stavo già imparando a salvarmi.