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1) Sera sul viale Karl Johan

Greta Rossi

Created on May 22, 2026

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Sera sul viale Karl JohanEdvard Munch, 1892 — Olio su tela — KODE Kunstmuseer, Bergen Descrizione: una folla cammina lungo un viale di Oslo al tramonto. I volti sono pallidi, gli occhi spalancati come maschere. A destra, una figura solitaria si allontana di spalle: è Munch stesso. Perché l'ho scelto: rappresenta la solitudine in mezzo alla folla — essere circondati ma invisibili. È il quadro-simbolo dell'estraneità sociale moderna.

Nighthawks (I nottambuli)Edward Hopper, 1942 — Olio su tela — Art Institute of Chicago Descrizione: una tavola calda di New York vista di notte dalla vetrata. Dentro quattro persone non si parlano, non si guardano. La luce gialla artificiale contrasta col buio della strada deserta. Perché l'ho scelto: è il silenzio dell'estraneità urbana. Si può essere fisicamente vicini e infinitamente lontani. Il vetro è la parete invisibile che ci separa dagli altri.

Le Muse inquietantiGiorgio de Chirico, 1918 — Olio su tela — Collezione privata, Milano Descrizione: due manichini senza volto in una piazza assolata di Ferrara, con il Castello Estense sullo sfondo e ciminiere industriali. Le ombre sono "sbagliate" rispetto al sole. Perché l'ho scelto: l'uomo è ridotto a un involucro vuoto, un manichino senza identità. Il mondo familiare diventa improvvisamente alieno: estraneità metafisica.

MalinconiaEdvard Munch, 1894-1896 — Olio su tela — Munch Museum, Oslo Descrizione: un uomo seduto sulla spiaggia, testa appoggiata sulla mano, sguardo perso. Sullo sfondo altre figure camminano e parlano — la vita continua senza di lui. Perché l'ho scelto: è il ritratto perfetto della passività malinconica: essere presenti col corpo ma assenti col pensiero, sentirsi tagliati fuori dalla vita degli altri.

Gli amanti (Les Amants)René Magritte, 1928 — Olio su tela — MoMA, New York Descrizione: due figure si baciano, ma hanno la testa avvolta in un panno bianco. Non si vedono in faccia, non si toccano davvero. Perché l'ho scelto: è il bacio impossibile. Anche nell'intimità più profonda resta un velo: anche l'amore non basta a uscire dalla propria solitudine. Sei estraneo persino alla persona più vicina.

Monaco in riva al mareCaspar David Friedrich, 1808-1810 — Olio su tela — Alte Nationalgalerie, Berlino Descrizione: una figura minuscola, vestita di scuro, in piedi su una spiaggia deserta. Davanti a lei solo il mare grigio e un cielo immenso. Nessun appiglio. Perché l'ho scelto: l'uomo è schiacciato dall'infinito. È il sublime romantico: l'estraneità non rispetto agli altri uomini, ma rispetto all'universo intero. L'individuo perso nell'immensità cosmica.

Vocazione di San MatteoCaravaggio, 1599-1600 — Olio su tela — San Luigi dei Francesi, Roma Descrizione: in una stanza buia, un gruppo di uomini conta soldi. Gesù entra dalla destra illuminato e indica Matteo, che si tocca il petto incredulo: "io? proprio io?". Perché l'ho scelto: è l'estraneità rivelata: il momento in cui un uomo si scopre estraneo alla propria vita di prima. I compagni continuano a contare monete, lui è già altrove con lo sguardo.

Nascita di VenereSandro Botticelli, 1485 ca. — Tempera su tela — Galleria degli Uffizi, Firenze Descrizione: Venere appena nata, in piedi sulla conchiglia, viene spinta a riva dai venti. Una delle Ore la accoglie con un manto. Lo sguardo di Venere è assente, malinconico. Perché l'ho scelto: è la malinconia esistenziale alle origini. La nascita stessa come momento di estraneità: arrivare al mondo già sentendosi non del tutto di questo mondo. Anche la bellezza divina non riempie il vuoto.