L'Agenda 2030 è un piano d'azione globale firmato nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell'ONU per garantire il benessere delle persone e della crescita economica senza distruggere la Terra. Questo grande programma è entrato ufficialmente in vigore nel 2016 e impegna tutti gli Stati a raggiungere 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, suddivisi in 169 traguardi specifici, entro l'anno 2030.
I nuovi obiettivi nascono per continuare il lavoro di quelli precedenti (gli Obiettivi del Millennio), mettendo d'accordo tutti i Paesi del mondo sulle sfide più importanti: cancellare la povertà, sconfiggere la fame e fermare il cambiamento climatico.
Gli ‘Obiettivi comuni’ sono quelli che riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui: nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro.
GOAL 13: Fatti e Cifre
L'aumento delle temperature e i danni all'agricoltura:
Tra il 1880 e il 2012 la temperatura media globale è cresciuta di circa 0,85°C.
Ogni grado in più provoca un calo del 5% nel raccolto del grano.
A causa del riscaldamento, tra il 1981 e il 2002 la produzione globale di colture fondamentali (come mais e grano) è diminuita di 40 milioni di tonnellate all'anno.
L'impatto su oceani e ghiacci:
Tra il 1901 e il 2010 il livello medio dei mari è cresciuto di 19 cm, spinto dal riscaldamento delle acque e dallo scioglimento dei ghiacci.
Dal 1979 il ghiaccio dell'Artico si ritira al ritmo drammatico di 1,07 milioni di km² ogni dieci anni.
GOAL 13: Fatti e Cifre
Gli scenari per il futuro (Entro il 2100):
Se le emissioni continueranno così, entro fine secolo la temperatura globale supererà un aumento di 1,5°C rispetto all'era pre-industriale.
Il livello del mare continuerà a salire: si prevedono 24-30 cm in più entro il 2065 e ben 40-63 cm entro il 2100.
Molti degli effetti del cambiamento climatico dureranno per secoli, anche se azzeriamo oggi le emissioni di CO2.
L'impennata delle emissioni:
Dal 1990 a oggi le emissioni globali di anidride carbonica (CO2) sono aumentate del 50%.
Il picco di crescita più veloce si è registrato nel decennio 2000-2010, superando i trent'anni precedenti.
Obiettivi:
1. Transizione ed Efficienza Energetica: L'obiettivo è decarbonizzare. Da un lato c'è la Transizione: sostituire il gas della cucina con l'induzione e installare pannelli fotovoltaici per produrre energia pulita. Dall'altro c'è l'Efficienza: usare la domotica nelle camere (sensori che spengono il riscaldamento se la finestra è aperta) ed elettrodomestici industriali di classe elevata. Meno energia sprechi, meno emissioni di CO2 generi.
2. Mobilità Sostenibile: Significa ridisegnare i flussi di hotel e ristoranti. Per gli ospiti, si offrono colonnine di ricarica per auto elettriche nel parcheggio e servizi di bike sharing (noleggio bici). Per la cucina, si applica la filiera corta (chilometro zero): acquistare da produttori locali riduce drasticamente i chilometri percorsi dai furgoni dei fornitori, azzerando le emissioni legate al trasporto del cibo.
Obiettivi:
3. Salvaguardia Ambientale (La tutela dei "Carbon Sinks"): Le foreste e gli oceani sono definiti in gergo scientifico "carbon sinks" (pozzi di assorbimento). Significa che funzionano come enormi spugne naturali capaci di catturare e intrappolare la CO2 presente nell'aria. Un ristorante impatta sulla natura attraverso la sua dispensa. Proteggere questi "scudi naturali" significa fare una spesa consapevole. Ad esempio: non acquistare carne bovina proveniente da allevamenti intensivi che deforestano l'Amazzonia per fare spazio ai pascoli
Obiettivi:
4. Economia Circolare (La gestione del ciclo dei rifiuti): Il vecchio modello industriale del "produci, usa e getta" richiede un consumo continuo di energia e materie prime vergini, generando tonnellate di emissioni e rifiuti. Nella ristorazione, l'economia circolare si traduce nel contrasto al Food Waste (lo spreco alimentare) e nella valorizzazione degli scarti. Significa fare Trash Cooking (usare i ritagli di carne e pesce per fare fondi, salse o ripieni), abolire la plastica monouso in sala e riciclare gli oli esausti della frittura per farli diventare biocarburante. Meno scarti produci, meno energia serve per smaltirli o per produrre nuovi ingredienti da zero.
Sottobiettivi:
13.1: Resilienza e adattamento ai rischi climatici
Questo target affronta la gestione degli impatti climatici inevitabili. Nella scienza del clima si fa una distinzione netta tra mitigazione (ridurre le emissioni) e adattamento (modificare i nostri sistemi per convivere con il clima che cambia).
Il concetto scientifico: La resilienza è la capacità di un sistema (sociale, economico o ambientale) di subire uno shock (come un'alluvione o una siccità estrema) e di ritornare al suo stato funzionale originale, resistendo al danno.
Cosa prevede il target: Richiede ai Paesi di mappare le aree a rischio idrogeologico o soggette a desertificazione e di investire in infrastrutture resilienti. Significa riprogettare le città (es. asfalto drenante, barriere mobili contro le mareggiate) e aggiornare i sistemi di monitoraggio meteo in tempo reale per ridurre al minimo la perdita di vite umane ed economiche.
Sottobiettivi:
13.2: Integrazione delle misure nelle politiche nazionali
Questo obiettivo, puramente politico e legislativo, stabilisce che la lotta al cambiamento climatico deve entrare stabilmente nella pianificazione strategica ed economica di ogni Stato attraverso il "mainstreaming climatico", ovvero l'obbligo di valutare l'impatto sul clima di ogni legge di bilancio, piano industriale o progetto urbanistico. Per farlo, i governi devono adottare leggi vincolanti e piani nazionali, come il PNRR o il Green Deal europeo, utilizzando la leva fiscale sia per penalizzare chi inquina tramite la Carbon Tax, sia per incentivare economicamente le aziende che scelgono di avviare la transizione ecologica.
Sottobiettivi:
13.3: Istruzione, sensibilizzazione e capacità istituzionale
Questo obiettivo agisce sul fattore umano e sociale per creare una vera cultura della sostenibilità e formare le competenze professionali necessarie ai nuovi lavori verdi, poiché le tecnologie e le leggi sul clima rimarrebbero inutili senza la consapevolezza della popolazione e delle istituzioni. Per raggiungere questo traguardo, i governi devono riformare i programmi scolastici introducendo l'educazione ambientale come materia obbligatoria e, allo stesso tempo, garantire una formazione specifica a dipendenti pubblici, progettisti e politici, mettendoli in grado di interpretare i dati scientifici e gestire correttamente la transizione ecologica evitando decisioni ormai superate.
Sottobiettivi:
13.a: Il Fondo Verde per il Clima (Green Climate Fund)
Questo obiettivo affronta l'aspetto economico introducendo il concetto geopolitico di "giustizia climatica", poiché i Paesi industrializzati del Nord del mondo sono storicamente i maggiori responsabili delle emissioni, mentre i Paesi del Sud globale ne subiscono i danni peggiori pur avendo inquinato pochissimo. Per bilanciare questo divario, l'accordo prevede l'impegno finanziario da parte delle nazioni ricche di mobilitare 100 miliardi di dollari all'anno. Questi fondi servono a finanziare la transizione ecologica dei Paesi più poveri, permettendo loro di passare direttamente alle energie rinnovabili senza attraversare l'era del carbone e del petrolio, attraverso la piena operatività del Green Climate Fund, l'organismo internazionale incaricato di raccogliere questi capitali e ridistribuirli per grandi progetti di mitigazione e adattamento.
Sottobiettivi:
13.b: Capacità di gestione nei Paesi meno sviluppati e piccoli Stati insulari
Questo obiettivo si concentra sulla cooperazione internazionale rivolta alle aree più vulnerabili del pianeta, come i Paesi meno sviluppati e i piccoli Stati insulari, che rischiano l'estinzione a causa dell'innalzamento dei mari. Il traguardo impone un approccio dal basso verso l'alto per la pianificazione climatica, coinvolgendo attivamente le comunità indigene, le donne e i giovani, le cui reali necessità vengono spesso ignorate dai grandi piani internazionali.
Per fare questo, il target prevede il finanziamento e il trasferimento di tecnologie e competenze direttamente alle istituzioni locali di questi Stati fragili, con l'obiettivo di renderli capaci di governare e pianificare in modo autonomo la propria sicurezza climatica, evitando così forme di dipendenza economica o decisionale dall'esterno.
SOLUZIONI:
Ridurre i consumi: Limitare riscaldamento, condizionatori e luci superflue riduce la richiesta di energia elettrica. Questo costringe le centrali a bruciare meno gas o carbone, tagliando la CO2 alla fonte
Consumo critico: Mangiare meno carne riduce le emissioni di metano degli allevamenti intensivi e la deforestazione. Scegliere prodotti a chilometro zero elimina invece l'inquinamento dovuto ai lunghi trasporti del cibo.
Ridurre la plastica: Evitare il monouso riduce l'estrazione e la lavorazione del petrolio, che è la materia prima di cui è fatta la plastica e che richiede enormi quantità di energia fossile per essere prodotta e smaltita.
Mobilità attiva: Camminare o andare in bicicletta per i brevi tragitti sotto i 5 chilometri azzera le emissioni del tubo di scappamento, riduce il traffico e ripulise l'aria delle città dalle polveri sottili.
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stud. Andrea Sofia Beretta
Created on May 17, 2026
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L'Agenda 2030
L'Agenda 2030 è un piano d'azione globale firmato nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell'ONU per garantire il benessere delle persone e della crescita economica senza distruggere la Terra. Questo grande programma è entrato ufficialmente in vigore nel 2016 e impegna tutti gli Stati a raggiungere 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, suddivisi in 169 traguardi specifici, entro l'anno 2030.
I nuovi obiettivi nascono per continuare il lavoro di quelli precedenti (gli Obiettivi del Millennio), mettendo d'accordo tutti i Paesi del mondo sulle sfide più importanti: cancellare la povertà, sconfiggere la fame e fermare il cambiamento climatico.
Gli ‘Obiettivi comuni’ sono quelli che riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui: nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro.
GOAL 13: Fatti e Cifre
L'aumento delle temperature e i danni all'agricoltura:- Tra il 1880 e il 2012 la temperatura media globale è cresciuta di circa 0,85°C.
- Ogni grado in più provoca un calo del 5% nel raccolto del grano.
- A causa del riscaldamento, tra il 1981 e il 2002 la produzione globale di colture fondamentali (come mais e grano) è diminuita di 40 milioni di tonnellate all'anno.
L'impatto su oceani e ghiacci:
GOAL 13: Fatti e Cifre
Gli scenari per il futuro (Entro il 2100):- Se le emissioni continueranno così, entro fine secolo la temperatura globale supererà un aumento di 1,5°C rispetto all'era pre-industriale.
- Il livello del mare continuerà a salire: si prevedono 24-30 cm in più entro il 2065 e ben 40-63 cm entro il 2100.
- Molti degli effetti del cambiamento climatico dureranno per secoli, anche se azzeriamo oggi le emissioni di CO2.
L'impennata delle emissioni:- Dal 1990 a oggi le emissioni globali di anidride carbonica (CO2) sono aumentate del 50%.
- Il picco di crescita più veloce si è registrato nel decennio 2000-2010, superando i trent'anni precedenti.
Obiettivi:
1. Transizione ed Efficienza Energetica: L'obiettivo è decarbonizzare. Da un lato c'è la Transizione: sostituire il gas della cucina con l'induzione e installare pannelli fotovoltaici per produrre energia pulita. Dall'altro c'è l'Efficienza: usare la domotica nelle camere (sensori che spengono il riscaldamento se la finestra è aperta) ed elettrodomestici industriali di classe elevata. Meno energia sprechi, meno emissioni di CO2 generi.
2. Mobilità Sostenibile: Significa ridisegnare i flussi di hotel e ristoranti. Per gli ospiti, si offrono colonnine di ricarica per auto elettriche nel parcheggio e servizi di bike sharing (noleggio bici). Per la cucina, si applica la filiera corta (chilometro zero): acquistare da produttori locali riduce drasticamente i chilometri percorsi dai furgoni dei fornitori, azzerando le emissioni legate al trasporto del cibo.
Obiettivi:
3. Salvaguardia Ambientale (La tutela dei "Carbon Sinks"): Le foreste e gli oceani sono definiti in gergo scientifico "carbon sinks" (pozzi di assorbimento). Significa che funzionano come enormi spugne naturali capaci di catturare e intrappolare la CO2 presente nell'aria. Un ristorante impatta sulla natura attraverso la sua dispensa. Proteggere questi "scudi naturali" significa fare una spesa consapevole. Ad esempio: non acquistare carne bovina proveniente da allevamenti intensivi che deforestano l'Amazzonia per fare spazio ai pascoli
Obiettivi:
4. Economia Circolare (La gestione del ciclo dei rifiuti): Il vecchio modello industriale del "produci, usa e getta" richiede un consumo continuo di energia e materie prime vergini, generando tonnellate di emissioni e rifiuti. Nella ristorazione, l'economia circolare si traduce nel contrasto al Food Waste (lo spreco alimentare) e nella valorizzazione degli scarti. Significa fare Trash Cooking (usare i ritagli di carne e pesce per fare fondi, salse o ripieni), abolire la plastica monouso in sala e riciclare gli oli esausti della frittura per farli diventare biocarburante. Meno scarti produci, meno energia serve per smaltirli o per produrre nuovi ingredienti da zero.
Sottobiettivi:
13.1: Resilienza e adattamento ai rischi climatici
Questo target affronta la gestione degli impatti climatici inevitabili. Nella scienza del clima si fa una distinzione netta tra mitigazione (ridurre le emissioni) e adattamento (modificare i nostri sistemi per convivere con il clima che cambia).
Sottobiettivi:
13.2: Integrazione delle misure nelle politiche nazionali
Questo obiettivo, puramente politico e legislativo, stabilisce che la lotta al cambiamento climatico deve entrare stabilmente nella pianificazione strategica ed economica di ogni Stato attraverso il "mainstreaming climatico", ovvero l'obbligo di valutare l'impatto sul clima di ogni legge di bilancio, piano industriale o progetto urbanistico. Per farlo, i governi devono adottare leggi vincolanti e piani nazionali, come il PNRR o il Green Deal europeo, utilizzando la leva fiscale sia per penalizzare chi inquina tramite la Carbon Tax, sia per incentivare economicamente le aziende che scelgono di avviare la transizione ecologica.
Sottobiettivi:
13.3: Istruzione, sensibilizzazione e capacità istituzionale
Questo obiettivo agisce sul fattore umano e sociale per creare una vera cultura della sostenibilità e formare le competenze professionali necessarie ai nuovi lavori verdi, poiché le tecnologie e le leggi sul clima rimarrebbero inutili senza la consapevolezza della popolazione e delle istituzioni. Per raggiungere questo traguardo, i governi devono riformare i programmi scolastici introducendo l'educazione ambientale come materia obbligatoria e, allo stesso tempo, garantire una formazione specifica a dipendenti pubblici, progettisti e politici, mettendoli in grado di interpretare i dati scientifici e gestire correttamente la transizione ecologica evitando decisioni ormai superate.
Sottobiettivi:
13.a: Il Fondo Verde per il Clima (Green Climate Fund)
Questo obiettivo affronta l'aspetto economico introducendo il concetto geopolitico di "giustizia climatica", poiché i Paesi industrializzati del Nord del mondo sono storicamente i maggiori responsabili delle emissioni, mentre i Paesi del Sud globale ne subiscono i danni peggiori pur avendo inquinato pochissimo. Per bilanciare questo divario, l'accordo prevede l'impegno finanziario da parte delle nazioni ricche di mobilitare 100 miliardi di dollari all'anno. Questi fondi servono a finanziare la transizione ecologica dei Paesi più poveri, permettendo loro di passare direttamente alle energie rinnovabili senza attraversare l'era del carbone e del petrolio, attraverso la piena operatività del Green Climate Fund, l'organismo internazionale incaricato di raccogliere questi capitali e ridistribuirli per grandi progetti di mitigazione e adattamento.
Sottobiettivi:
13.b: Capacità di gestione nei Paesi meno sviluppati e piccoli Stati insulari
Questo obiettivo si concentra sulla cooperazione internazionale rivolta alle aree più vulnerabili del pianeta, come i Paesi meno sviluppati e i piccoli Stati insulari, che rischiano l'estinzione a causa dell'innalzamento dei mari. Il traguardo impone un approccio dal basso verso l'alto per la pianificazione climatica, coinvolgendo attivamente le comunità indigene, le donne e i giovani, le cui reali necessità vengono spesso ignorate dai grandi piani internazionali.
Per fare questo, il target prevede il finanziamento e il trasferimento di tecnologie e competenze direttamente alle istituzioni locali di questi Stati fragili, con l'obiettivo di renderli capaci di governare e pianificare in modo autonomo la propria sicurezza climatica, evitando così forme di dipendenza economica o decisionale dall'esterno.
SOLUZIONI:
Ridurre i consumi: Limitare riscaldamento, condizionatori e luci superflue riduce la richiesta di energia elettrica. Questo costringe le centrali a bruciare meno gas o carbone, tagliando la CO2 alla fonte
Consumo critico: Mangiare meno carne riduce le emissioni di metano degli allevamenti intensivi e la deforestazione. Scegliere prodotti a chilometro zero elimina invece l'inquinamento dovuto ai lunghi trasporti del cibo.
Ridurre la plastica: Evitare il monouso riduce l'estrazione e la lavorazione del petrolio, che è la materia prima di cui è fatta la plastica e che richiede enormi quantità di energia fossile per essere prodotta e smaltita.
Mobilità attiva: Camminare o andare in bicicletta per i brevi tragitti sotto i 5 chilometri azzera le emissioni del tubo di scappamento, riduce il traffico e ripulise l'aria delle città dalle polveri sottili.