DA QUI E' INIZIATO IL MIO TIROCINIO
Ecco, è proprio così che mi sento. Spero che ciò che sto per raccontarti possa interessarti, perché per me questi primi giorni sono stati ricchi di emozioni, riflessioni e nuove scoperte. Da dove posso cominciare?
Udine, 7 maggio 2026 Caro diario, oggi voglio prendermi un momento tutto per me e raccontarti l'inizio della mia esperienza di tirocinio indiretto. Sai quando senti di essere davanti a qualcosa di nuovo e importante, capace di metterti alla prova ma anche di farti crescere?
Forse, proprio da quel momento in cui stavo camminando verso l'aula e cercavo di capire cosa stessi provando davvero. Caro diario, le emozioni dentro di me erano tante e diverse: non era la solita ansia che mi stringe lo stomaco prima di un esame; era un qualcosa di molto più luminoso e potente. Ti è mai capitato di sentire dentro un misto di agitazione
ed entusiasmo, come se stessi per vivere qualcosa di importante? Ecco, mi sentivo così. Continuavo a chiedermi: "Come sarà entrare in aula? Mi sentirò all'altezza?". Ma, insieme ai dubbi, cresceva la voglia di iniziare e di mettermi in gioco. E così, tra emozioni e pensieri confusi, sono arrivata davanti a quella porta, pronta a varcarla.
Dall'altra, però, sentivo anche la paura di non essere abbastanza, di non riuscire a soddisfare le aspettative.
Una volta che ci siamo sentiti più a nostro agio, abbiamo iniziato a riflettere sulle nostre esperienze di insegnamento. In quel momento, mi è tornata subito in mente la mia esperienza come allenatrice di pallavolo. Ancora oggi ricordo le sensazioni che provai il primo giorno in cui entrai in palestra. Avevo il cuore pieno di emozioni contrastanti: da una parte, entusiasmo, energia e voglia di fare del mio meglio.
Successivamente, abbiamo sfogliato alcune carte tratte dal libro "A chi insegna. Piccolo promemoria". Tra tutte, una ha catturato la mia attenzione: Caro diario, sai perchè ho scelto proprio questa?
Rappresenta a pieno il mio modo di vivere l'insegnamento: riuscire a lasciare qualcosa di mio, un gesto o una parola, che possano restare nel tempo. Ripensando alla mia esperienza di allenatrice, mi sono resa conto che, ogni volta che cercavo di lasciare qualcosa alle bambine, in realtà, anche loro lasciavano qualcosa dentro di me. Ho capito che insegnare non è mai un percorso a senso unico, ma uno scambio continuo che lascia un segno in entrambe le persone.
Due mani che si prendono. La frase che abbiamo scelto è: "Insegnare = accompagnare, farcela insieme". Insegnare non è un'azione individuale, ma un cammino condiviso. "Farcela insieme" racchiude proprio questo: crescere e raggiungere obiettivi accompagnandosi a vicenda lungo il percorso.
Ho avuto modo di raccontare la mia esperienza di insgenamento ad una collega e, allo stesso tempo, di ascoltare la sua: è stato un confronto significativo, che mi ha fatto riflettere su quanto ogni percorso sia diverso, ma anche profondamento connesso agli altri. Dopo il racconto, abbiamo disegnato insieme una nuova carta, che racchiude ciò che abbiamo imparato.
Mi è tornata in mente una mia docente del liceo. Non ricordo tutte le lezioni, ma ricordo perfettamente il modo in cui ci guardava, come se ognuno avesse qualcosa di importante da dire. Con lei non avevo timore di sbagliare: quando inciampavo in un errore, non lo faceva pesare; lo trasformava in un punto da cui ripartire. Era empatica in un modo raro e silezioso. Mi ha aiutata a crescere camminando accanto a me.
Forse è questo che significa apprendere: non riempirsi di nozioni, ma sentirsi abbastanza accolti da potersi trasformare. Imparare non è soltanto capire qualcosa con la mente; è cambiare un po' dentro, grazie all'incontro con qualcuno che ci ha fatto sentire visti. E certe persone, anche senza rendersene conto, insegnano proprio così: lasciando negli altri una versione più sicura e autentica di sé.
Partendo dal testo di Piergiuseppe Rossi, abbiamo infine riflettuto sulla differenza tra "fare l'insegnante" ed "essere un insegnante". "Fare l'insegnante" significa svolgere delle mansioni e trasmettere contenuti. "Essere insegnante" è qualcosa di più profondo: è costruire una vera identità professionale. Insegnare, infatti, non vuol dire solo spiegare, ma anche accogliere
emozioni, ascoltare e considerare i bisogni di ogni alunno che è diverso per tempi e modalità di apprendimento. Per questo, "essere insegnante" è un percorso in continuo cambiamento, che cresce attraverso l'esperienza, il confronto e la capacità di mettersi in gioco, ogni giorno.
Dopo questa prima giornata di tirocinio, ho capito ancora di più quanto insegnare non significa soltanto arrivare in una classe e spiegare qualcosa. Significa entrare, giorno dopo giorno, nel mondo di tanti bambini diversi, ognuno con le proprie paure e i propri silenzi. Mi domando spesso se sarò in grado di accorgermi di chi nasconde la tristezza dietro un sorriso o di chi si sente invisibile in mezzo agli altri.
Vorrei essere un'insegnante capace di lasciare nei bambini non solo ricordi di lezioni, ma la sensazione di essere stati compresi davvero. Vorrei far capire che ogni bambino ha valore, anche quando sbaglia, anche quando ha paura, anche quando non riesce ancora a trovare il proprio posto nel mondo.
E forse, caro diario, il mio desiderio più grande è proprio questo: lasciare nel cuore di ogni bambino la certezza di non essere mai "troppo poco", ma sempre qualcuno degno di essere ascoltato, accolto, amato.
E allora mi chiedo, caro diario, ce la farò davvero a diventare quell'insegnante che oggi immagino con tanta speranza?
Forse lascerò queste pagine di diario senza una risposta immediata. Tuttavia, mi piace pensare che, tra qualche anno, rilleggendo queste parole scritte all'inizio del mio percorso, riusicrò finalmente a guardarmi indietro e a capire se sono diventata, anche solo in parte, la persona di cui tanto parlo. Tua, Sofia Masiero 180381
Da qui è iniziato il mio tirocinio
Sofia Masiero
Created on May 12, 2026
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DA QUI E' INIZIATO IL MIO TIROCINIO
Ecco, è proprio così che mi sento. Spero che ciò che sto per raccontarti possa interessarti, perché per me questi primi giorni sono stati ricchi di emozioni, riflessioni e nuove scoperte. Da dove posso cominciare?
Udine, 7 maggio 2026 Caro diario, oggi voglio prendermi un momento tutto per me e raccontarti l'inizio della mia esperienza di tirocinio indiretto. Sai quando senti di essere davanti a qualcosa di nuovo e importante, capace di metterti alla prova ma anche di farti crescere?
Forse, proprio da quel momento in cui stavo camminando verso l'aula e cercavo di capire cosa stessi provando davvero. Caro diario, le emozioni dentro di me erano tante e diverse: non era la solita ansia che mi stringe lo stomaco prima di un esame; era un qualcosa di molto più luminoso e potente. Ti è mai capitato di sentire dentro un misto di agitazione
ed entusiasmo, come se stessi per vivere qualcosa di importante? Ecco, mi sentivo così. Continuavo a chiedermi: "Come sarà entrare in aula? Mi sentirò all'altezza?". Ma, insieme ai dubbi, cresceva la voglia di iniziare e di mettermi in gioco. E così, tra emozioni e pensieri confusi, sono arrivata davanti a quella porta, pronta a varcarla.
Dall'altra, però, sentivo anche la paura di non essere abbastanza, di non riuscire a soddisfare le aspettative.
Una volta che ci siamo sentiti più a nostro agio, abbiamo iniziato a riflettere sulle nostre esperienze di insegnamento. In quel momento, mi è tornata subito in mente la mia esperienza come allenatrice di pallavolo. Ancora oggi ricordo le sensazioni che provai il primo giorno in cui entrai in palestra. Avevo il cuore pieno di emozioni contrastanti: da una parte, entusiasmo, energia e voglia di fare del mio meglio.
Successivamente, abbiamo sfogliato alcune carte tratte dal libro "A chi insegna. Piccolo promemoria". Tra tutte, una ha catturato la mia attenzione: Caro diario, sai perchè ho scelto proprio questa?
Rappresenta a pieno il mio modo di vivere l'insegnamento: riuscire a lasciare qualcosa di mio, un gesto o una parola, che possano restare nel tempo. Ripensando alla mia esperienza di allenatrice, mi sono resa conto che, ogni volta che cercavo di lasciare qualcosa alle bambine, in realtà, anche loro lasciavano qualcosa dentro di me. Ho capito che insegnare non è mai un percorso a senso unico, ma uno scambio continuo che lascia un segno in entrambe le persone.
Due mani che si prendono. La frase che abbiamo scelto è: "Insegnare = accompagnare, farcela insieme". Insegnare non è un'azione individuale, ma un cammino condiviso. "Farcela insieme" racchiude proprio questo: crescere e raggiungere obiettivi accompagnandosi a vicenda lungo il percorso.
Ho avuto modo di raccontare la mia esperienza di insgenamento ad una collega e, allo stesso tempo, di ascoltare la sua: è stato un confronto significativo, che mi ha fatto riflettere su quanto ogni percorso sia diverso, ma anche profondamento connesso agli altri. Dopo il racconto, abbiamo disegnato insieme una nuova carta, che racchiude ciò che abbiamo imparato.
Mi è tornata in mente una mia docente del liceo. Non ricordo tutte le lezioni, ma ricordo perfettamente il modo in cui ci guardava, come se ognuno avesse qualcosa di importante da dire. Con lei non avevo timore di sbagliare: quando inciampavo in un errore, non lo faceva pesare; lo trasformava in un punto da cui ripartire. Era empatica in un modo raro e silezioso. Mi ha aiutata a crescere camminando accanto a me.
Forse è questo che significa apprendere: non riempirsi di nozioni, ma sentirsi abbastanza accolti da potersi trasformare. Imparare non è soltanto capire qualcosa con la mente; è cambiare un po' dentro, grazie all'incontro con qualcuno che ci ha fatto sentire visti. E certe persone, anche senza rendersene conto, insegnano proprio così: lasciando negli altri una versione più sicura e autentica di sé.
Partendo dal testo di Piergiuseppe Rossi, abbiamo infine riflettuto sulla differenza tra "fare l'insegnante" ed "essere un insegnante". "Fare l'insegnante" significa svolgere delle mansioni e trasmettere contenuti. "Essere insegnante" è qualcosa di più profondo: è costruire una vera identità professionale. Insegnare, infatti, non vuol dire solo spiegare, ma anche accogliere
emozioni, ascoltare e considerare i bisogni di ogni alunno che è diverso per tempi e modalità di apprendimento. Per questo, "essere insegnante" è un percorso in continuo cambiamento, che cresce attraverso l'esperienza, il confronto e la capacità di mettersi in gioco, ogni giorno.
Dopo questa prima giornata di tirocinio, ho capito ancora di più quanto insegnare non significa soltanto arrivare in una classe e spiegare qualcosa. Significa entrare, giorno dopo giorno, nel mondo di tanti bambini diversi, ognuno con le proprie paure e i propri silenzi. Mi domando spesso se sarò in grado di accorgermi di chi nasconde la tristezza dietro un sorriso o di chi si sente invisibile in mezzo agli altri.
Vorrei essere un'insegnante capace di lasciare nei bambini non solo ricordi di lezioni, ma la sensazione di essere stati compresi davvero. Vorrei far capire che ogni bambino ha valore, anche quando sbaglia, anche quando ha paura, anche quando non riesce ancora a trovare il proprio posto nel mondo.
E forse, caro diario, il mio desiderio più grande è proprio questo: lasciare nel cuore di ogni bambino la certezza di non essere mai "troppo poco", ma sempre qualcuno degno di essere ascoltato, accolto, amato.
E allora mi chiedo, caro diario, ce la farò davvero a diventare quell'insegnante che oggi immagino con tanta speranza?
Forse lascerò queste pagine di diario senza una risposta immediata. Tuttavia, mi piace pensare che, tra qualche anno, rilleggendo queste parole scritte all'inizio del mio percorso, riusicrò finalmente a guardarmi indietro e a capire se sono diventata, anche solo in parte, la persona di cui tanto parlo. Tua, Sofia Masiero 180381