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COSTANTINO: L'IMPERATORE SANTO PER FORZA

Nicholas Lorez

Created on May 5, 2026

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Transcript

costantino

Imperatore «Santo per forza»
306-337 D.C.

VENERABILE BIZANtino

«Imperatore discendente da imperatore, uomo pio discendente da uomo piissimo e in tutto assennatissimo […]». Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica Nato intorno al 280 a Naisso, una cittadina dell'attuale Serbia, si chiamava Flavio Valerio Aurelio Costantino, con l'aggiunta di una quindicina di appellativi accessori, quasi tutti a ricordo di imprese militari vittoriose: Pio, Felice, Invitto, Massimo, Gotico, Dacico, Medico, Persico, Germanico, Sarmatico, Adiabenico, Arabico, Armenico e Britannico. Ma nonostante questo lungo elenco tutti lo ricordano come Costantino e basta. Si attribuì il merito di aver legalizzato il culto cristiano guadagnandosi un posto tra i grandi della Chiesa. Ma la realtà è un po' diversa...

293 d. C.

LA TETRARCHIA

L'impero si trovava a dover fronteggiare diversi problemi. Diocleziano, consapevole della necessità di un cambiamento, decise di adottare un nuovo sistema di governo: la tetrarchia.

306 d. C.

COSTANTINO IMPERATORE

Costantino – figlio di Costanzo Cloro (uno dei due Cesari) – viene proclamato imperatore dalle sue truppe in Britannia, in un contesto di grande instabilità. Costantino si distinse per la sua abilità politica e militare.

LA TETRARCHIA NON RISOLVE I PROBLEMI: COSTANTINO CONTRO MASSENZIO

Quando Diocleziano e Massimiano si ritirano dal potere, i due Cesari Costantino e Massenzio lottarono tra loro. Costantino ebbe la meglio su Massenzio nella battaglia di ponte Milvio del 312 d. C., sul Tevere, alle porte di Roma. Con questa vittoria, Costantino diventò padrone dell'Impero decretando il sostanziale fallimento del sistema tetrarchico. Ecco come Eusebio descrive Massenzio...

ponte milvio: TRA LEGGENDA...

«Costantino fu avvertito in sogno di iscrivere il celeste segno di Dio sugli scudi e di affrontare così il combattimento. Lui fa come gli è stato ordinato e iscrive sugli scudi il [segno di] Cristo, una X attraversata da una lettera con una curva in cima».Lattanzio, De mortibus persecutorum «Intorno all’ora meridiana, […] riferì di aver visto con i propri occhi in mezzo al cielo un trofeo luminoso a forma di croce che sovrastava il sole, e accanto a esso una scritta che diceva: “vinci con questo!" […]». Eusebio di Cesarea, Vita Constantini

Costantino è ritratto su un cavallo bianco, che macina i nemici sotto gli zoccoli.

Raffaello Sanzio, Battaglia di Costantino contro Massenzio (1520-1524), Musei Vaticani

... E STORIA

Va precisato che la famosa battaglia non avvenne a Ponte Milvio. Lo scontro ebbe luogo a Saxa Rubra, sulla via Flaminia. Ponte Milvio c'entra solo perchè lì morì Massenzio in fuga. Poi va detto che non tutti gli autori antichi sono pronti a giurare sull'apparizione della croce in cielo: Zosimo, bizantino pagano, parla a sua volta di un segno premonitore, ma di natura molto più terrena: «[prima della battaglia] un numero sterminato di civette volò a raccogliersi sulle mura». In terzo luogo occorre osservare che la marcia trionfale della croce fu cristiana più di nome che di fatto. Infatti Costantino vittorioso non applicò certo la legge del perdono: esordì sterminando con metodo tutti i figli del rivale sconfitto, sia legittimi sia naturali; continuò con la moglie e le concubine; e finì con i consiglieri e gli amici.

«legge perfettissima»: il presunto editto di milano (313)

«Pensammo di poter concedere tanto ai cristiani che a tutti gli uomini la religione che ciascuno preferisse […] così che la divinità suprema, il cui culto noi osserviamo con libera intenzione, possa mostrare in tutti i campi la sua usuale benevolenza nei nostri riguardi». Lattanzio, De mortibus persecutorum La tradizione cattolica ha legato il ristabilimento della pace religiosa ad un atto formale del 313, il cosidetto editto di Milano. I due Augusti, Costantino e Licinio, si incontrarono non per concedere la libertà di culto ai cristiani ma per celebrare un matrimonio politico. Licinio prese in moglie Costanza, la sorella di Costantino, come pegno di pace fra i due imperi. In quell'occasione, ma solo incidentalmente, i due si accordarono per confermare un decreto già in vigore, promulgato da un altro augusto d'Oriente, Galerio, che aveva legalizzato il cristianesimo nel 311.

Galerio: chi è mai costui?

«Galerio capì ciò che aveva osato infliggere ai fedeli di Dio. Quindi, raccoltosi in se stesso, anzitutto rese grazie al Dio dell'universo; poi, chiamati quanti aveva intorno, ordinò di cessare subito la persecuzione dei cristiani e di spronarli con una legge e un decreto imperiale a edificare chiese e a compiervi le cerimonie d'uso, pregando per l'imperatore». Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica I libri di scuola non ne parlano quasi. Eppure si tratta di un personaggio importante: dapprima cesare subordinato a Diocleziano, poi subentrato a questi come augusto. I cristiani lo odiavano perché lo ritenevano il regista dell'ultima e più dura campagna repressiva contro di loro, quella iniziata nel 303 e passata alla Storia col nome improprio di persecuzione di Diocleziano. Eppure fu proprio l'odiatissimo Galerio a concedere in punto di morte libertà di culto ai cristiani con il suo decreto del 311, detto Editto di Nicomedia.

in buona sostanza:

  • Il documento che è consuetudine chiamare editto di Milano non è un editto (è una lettera);
  • Tale documento non fu promulgato a Milano;
  • L'autore del documento non è Costantino;
  • I cristiani non ottennero la tolleranza attraverso quel documento perchè l'avevano già ottenuta due anni prima in virtù dell'editto di Galerio;

senso pratico

Ma allora, se le cose stanno così, perché Costantino viene ricordato come un eroe dell'epopea cristiana? Perché a scrivere la Storia sono sempre i vincitori: Galerio era un perdente, figlio di un mondo al tramonto. Anche Licinio fu un perdente, perché un anno dopo essere diventato cognato del collega di Milano entrò in conflitto con lui e fu sconfitto in battaglia. Così Costantino, vincitore a 360 gradi, ormai sovrano unico dell'impero, fu accreditato come l'artefice di una svolta che in realtà non era sua.

il concilio di nicea (325)

Costantino favorì i cristiani in ogni modo: rendendosi conto che la nuova religione era ormai radicata e inestirpabile, restituì i luoghi di culto confiscati, concesse al clero esenzioni fiscali, integrò il più possibile la Chiesa con l'Impero, arrivando a convocare di persona un Concilio ecumenico a Nicea, nel 325. Pose la prima pietra di quella "confusione" tra potere civile e religioso che dilagò poi nel Medioevo.

Cesare Nebbia, Primo Concilio di Nicea, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1585-1590

contro ario e l'arianesimo

Durante l'età costantiniana, il cristianesimo delle orgini aveva un'identità ancora incerta. A Roma esistevano una moltitudine di fedi cristiane e, pertanto, cominciarono a diffondersi delle divergenze dottrinali. Il Concilio di Nicea fu convocato soprattutto per mettere ordine a questo caos religioso. In particolare, sotto accusa, finì la teoria del teologo Ario di Alessandria, il quale mise in dubbio la dottrina della Trinità, affermando che solo il Padre può considerarsi veramente Dio (non generato, non creato, eterno e immutabile), e dalla conseguente negazione della divinità del Figlio. A Nicea, Ario fu condannato come eretico e la sua dottrina sconfessata: fu in questo momento che nacque il credo niceno-costantinopolitano.

La donazione di costantino: il falso delle origini

«Potessi vedere il giorno in cui il papa è soltanto il vicario di Cristo e non più anche di Cesare, e non si senta più la notizia: una parte della Chiesa combatte contro la Chiesa». Lorenzo Valla, Discorso sulla falsa e menzognera donazione di Costantino Destinato a rivelarsi una delle falsificazioni più clamorose della storia, la Constitutum Constantini fu il documento che contribuì a fondare il potere temporale della Chiesa. Composto nell'VIII secolo (quindi quattro secoli dopo il regno di Costantino), pretendeva di essere l'atto con cui l'imperatore concedeva a papa Silvestro il potere sulla città di Roma, sull'Italia e su tutto l'Occidente. Fu il grande umanista Lorenzo Valla che, nel 1440, attraverso un'accurata analisi filologica denunciò la falsità del documento.

finale «ambiguo»

Anche in età avanzata, Costantino fu spietato come era stato da giovane con i figli di Massenzio: fece giustiziare vari parenti, fa cui il primo figlio Prisco e la seconda moglie Fausta, accusandoli di avere una relazione. E si convertì solo in "zona Cesarini", cioè da moribondo. Si fece battezzare da un vescovo in contrasto con la Chiesa cattolica, omonimo del suo biografo di Cesarea: Eusebio di Nicomedia, eretico ariano. L'imperatore morì il giorno di Pentecoste, il 22 maggio 337, un giorno che dovette apparire carico di significato e che si prestava a essere letto in chiave provvidenzialistica. Dopo la morte di Costantino l'Impero fu spartito tra i figli maschi superstiti Costantino II, Costanzo II e Costante I e un nipote Dalmazio.

Diocleziano concepì un sistema originale in base al quale al vertice dell'Impero c'era un collegio imperiale composto da quattro tetrarchi: due di rango superiore detti Augusti, due "vice" detti Cesari.

Un'eco della polemica contro Ario si può trovare in un passo del Credo che ancora oggi si recita durante la Messa: «generato, non creato, della stessa sostanza del Padre».

In hoc signo vinces

Questo è il monogramma costantiniano, è il simbolo cristiano formato dalle prime due lettere greche del nome di Cristo:

  • X (Chi)
  • P (Rho)

«tiranno di Roma […] Per scopi magici sventrava donne incinte, esplorava viscere di neonati, sgozzava leoni, componeva indicibili invocazioni ai dèmoni […]». Lo accusa di essere un affamapopoli, un maniaco sessuale e uno stregone sanguinario.