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la perdità dell'identità

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Created on May 2, 2026

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Transcript

LUIGI PIRANDELLO E PAUL KLEE :

la perdità dell'identità

INIZIO!

la crisi dell'uomo nel novecento: introduzione

Nel passaggio tra Ottocento e Novecento, la cultura europea attraversa una profonda crisi che cambia radicalmente il modo di concepire l’uomo. Le certezze del Positivismo, secondo cui l’individuo era razionale, coerente e stabile, iniziano a vacillare di fronte alla crescente complessità della realtà moderna.

guerra:

Un momento decisivo è rappresentato dalla Prima guerra mondiale, che segna una frattura profonda: il conflitto mostra un mondo dominato dal caos, dalla violenza e dalla distruzione, mettendo in crisi l’idea di progresso. Allo stesso tempo, nuove teorie come la psicoanalisi di Sigmund Freud rivelano che l’io non è unitario, ma diviso e attraversato da pulsioni inconsce, spesso in conflitto tra loro.

In questo contesto di profonda crisi dell’identità si collocano due figure fondamentali del Novecento, che pur operando in ambiti diversi, letterario e artistico, riflettono la stessa inquietudine: Luigi Pirandello e Paul Klee.

Nasce una nuova sensibilità artistica e letteraria che rifiuta il realismo tradizionale e cerca di rappresentare non più la realtà esterna, ma quella interiore e frammentata dell’uomo. È proprio in questo clima che si possono mettere in relazione Luigi Pirandello e Paul Klee, perché entrambi, pur utilizzando linguaggi completamente diversi, affrontano lo stesso problema: la crisi dell’identità.

LUIGI PIRANDELLO

paul klee

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ARTISTA

AUTORE

Il fu Mattia Pascal e la crisi dell’identità

Nel romanzo Il fu Mattia Pascal Pirandello racconta la storia di un uomo che tenta di liberarsi della propria identità. Mattia Pascal, oppresso da una vita insoddisfacente e priva di libertà, viene creduto morto per errore e decide di approfittarne per ricominciare una nuova esistenza con un’altra identità. Tuttavia, questa scelta che sembra inizialmente una liberazione si trasforma in un fallimento.

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Mattia scopre infatti che senza un’identità riconosciuta dalla società non si può realmente esistere: non è più il vecchio sé, ma non riesce nemmeno a diventare qualcun altro. Si trova così in una condizione paradossale di “non identità”, sospeso tra due vite senza appartenere davvero a nessuna delle due.

LA VISIONE DI PIRANDELLO:uno, nessuno e centomila

L’Astrattismo e Paul Klee

In modo parallelo, anche nell’arte del Novecento avviene una trasformazione radicale con l’Astrattismo, di cui uno dei protagonisti è Paul Klee. L’Astrattismo nasce dal rifiuto della rappresentazione realistica del mondo: l’arte non deve più imitare la realtà visibile, ma esprimere la realtà interiore dell'uomo attraverso forme, colori e strutture essenziali. L’immagine non è più una copia del mondo esterno, ma una rappresentazione del sentimento interno di una persona

L’opera Senecio di Paul Klee, realizzata nel 1922, vediamo un volto umano, ma non realistico. Il viso è costruito attraverso forme geometriche come quadrati e rettangoli, organizzate come un mosaico e riempite con colori caldi come rosso, arancione e giallo. Gli occhi, la bocca e il naso sono semplificati e non rispettano le proporzioni naturali: gli occhi, ad esempio, sono diversi tra loro, creando una sensazione di squilibrio.

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LA VISIONE DI Paul Klee

CONTRONTO TRA I DUE INTELLETTUALI

DOMANDE

Tra Ottocento e Novecento l’uomo viene visto come:A) Sempre razionale e stabile B) Un’identità complessa e frammentata C) Un essere perfetto e immutabile D) Un eroe classico

Il concetto di “maschera” in Luigi Pirandello significa: A) Un oggetto teatrale senza significato B) Il volto vero dell’uomo C) Il ruolo che ognuno assume nella società D) Un errore della mente

La crisi dell’identità porta alla nascita dell’idea di: A) Un solo ruolo sociale fisso B) Maschere e identità multiple C) Assenza totale di società D) Ritorno al mito antico

Il collegamento tra Pirandello e Klee riguarda soprattutto: A) Il rifiuto totale della modernità B) La visione di un’identità stabile C) La frammentazione dell’identità e della realtà D) Il ritorno al realismo classico

la crisi dell'uomo nel novecento: PAUL KLEE

stile:

Paul Klee nasce nel 1879 a Münchenbuchsee, in Svizzera, in una famiglia di musicisti. Fin da giovane è molto legato alla musica, che influenzerà anche il suo modo di dipingere, soprattutto nel senso del ritmo e dell’armonia. Decide di dedicarsi alla pittura e studia all’Accademia di Monaco. All’inizio il suo stile è ancora legato alla tradizione, ma entra presto in contatto con le avanguardie artistiche del Novecento, come l’Espressionismo e astrattismo.Con l’arrivo del nazismo, le sue opere vengono definite “degenerate” e Klee è costretto a lasciare la Germania. Torna in Svizzera, dove vive gli ultimi anni della sua vita, segnati anche da una malattia. Muore nel 1940.

La sua arte non vuole rappresentare la realtà in modo realistico, ma esprimere qualcosa di più profondo e interiore. Le sue opere sono caratterizzate da:

  • uso di forme semplici e geometriche
  • colori intensi e simbolici
  • segni che ricordano disegni infantili o primitivi
  • una struttura quasi musicale, fatta di ritmo e armonia

DAL PUNTO DI VISTA SIMBOLICO E PSICOLOGICO

Dal punto di vista simbolico, il volto non rappresenta una persona reale, ma diventa il simbolo dell’identità umana. Poiché è scomposto e ricostruito, ci fa capire che l’identità non è più qualcosa di unitario e naturale, ma una costruzione.

PSICOLOGICO

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Dal punto di vista psicologico, il volto rappresenta un io frammentato. Le diverse parti indicano le molte componenti della personalità, che non sono in equilibrio. Gli occhi diversi suggeriscono una visione multipla della realtà, mentre la rigidità della struttura richiama l’idea di una maschera, cioè un’identità esterna che nasconde quella interiore.

Il volto appare quasi privo di espressione, come bloccato: questo indica la difficoltà dell’uomo moderno di esprimere se stesso in modo autentico.

COLLEGAMENTO

la crisi dell'uomo nel novecento: LUIGI PIRANDELLO

Negli anni successivi sviluppa la sua poetica dell’umorismo, esposta nel saggio L’umorismo (1908), secondo cui bisogna andare oltre le apparenze per comprendere la realtà

Luigi Pirandello nasce nel 1867 ad Agrigento, in Sicilia, in una famiglia benestante. Studia prima in Italia e poi in Germania, a Bonn, dove si laurea in filologia ed entra in contatto con Arthur Schopenhauer e Friedrich Nietzche. Tornato in Italia, si dedica all’insegnamento e alla scrittura. La sua vita personale è però molto difficile: la moglie si ammala gravemente a livello psicologico, e questo evento lo segna profondamente. Anche problemi economici peggiorano la situazione familiare. Tutte queste esperienze influenzano il suo modo di vedere il mondo, rendendolo più attento alla crisi dell’identità e alla fragilità dell’uomo.

OPERE:

La produzione di Pirandello è molto ampia e comprende romanzi, novelle e teatro. Romanzi Tra i romanzi più importanti troviamo:

  • Il fu Mattia Pascal: racconta la storia di un uomo che cerca di cambiare identità ma scopre che senza riconoscimento sociale non può esistere.
  • Uno, nessuno e centomila: è il romanzo che esprime al massimo la sua visione dell’identità frammentata.

Da questa esperienza nasce la visione pirandelliana secondo cui l’identità non è qualcosa di unico e stabile, ma che cambia continuamente

L’individuo non è mai uno solo, ma cambia a seconda degli sguardi degli altri e delle situazioni che vive. Per questo Pirandello parla dell’uomo come “uno, nessuno e centomila”:

significato:

uno perché si percepisce come unità, centomila perché è visto in modo diverso dagli altri, e nessuno perché non possiede un’identità definitiva. L’io diventa così una maschera, cioè una forma sociale che non coincide mai con una verità interiore stabile.