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L'Asia nel XIX-XX secolo

Sabrina Cerea

Created on May 1, 2026

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L'Asia nel XIX-XX secolo

L'imperialismo in Asia e l'espansionismo americano

Siria Sassi & Sabrina Cerea

Ancora prima dell'età dell'imperialismo era già cominciata la colonizzazione asiatica da parte degli Europei. Nello specifico, la Francia si era espansa nell'area indocinese, il Regno Unito in India, Ceylon, Hong Kong e Singapore, gli Olandesi ricoprivano l'arcipelago indonesiano, i Portoghesi Macao, Goa e una parte dell'isola di Timor, gli Spagnoli si erano attestati le Filippine e infine i Russi si erano appropriati di Siberia e Asia centrale.

Inoltre, la creazione del Canale di Suez diede un nuovo impulso all'espansione europea.

La Gran Bretagna e l'India

Dal '700 l'India fu una colonia britannica governata dalla Compagnia delle Indie. Nell'800 il territorio si era ormai esteso fino agli odierni Pakistan e Bangladesh e aveva raggiunto 200milioni di abitanti. La politica della Compagnia mirava alla modernizzazione dell'area, tramite un processo di occidentalizzazione civile e legislativo.

Tuttavia, questo progetto causò malcontento tra la popolazione ed ebbe diverse conseguenze:

  1. Rivolta dei sepoy (1857) = soldati indiani arruolati dalla Britannia;
  2. Repressione;
  3. Scioglimento della Compagnia delle Indie;
  4. Controllo diretto di un viceré assoluto britannico;

I traguardi raggiunti con il viceré:

Incremento degli scambi commerciali

Classe media istruita (maestri, funzionari, impiegati e professionisti)

Numerose opere pubbliche (strade, ferrovie, ponti...)

Controllo militare di tutto il Paese

A dimostrazione del grande interesse britannico per l'India, la regina Vittoria assunse il titolo di Imperatrice dell'India nel 1876.

La Regina Vittoria

La regina Vittoria regnò sulla Gran Bretagna dal 1837 al 1901 per un totale 63 anni: un record battuto soltanto da Elisabetta II. L'incoronazione della regina Vittoria avvenne nel 1837, pochi giorni dopo il suo diciottesimo compleanno. Subito dopo l'incoronazione, Vittoria si trasferì a Buckingham Palace: inizia così l'Età Vittoriana. Nel 1840, Vittoria sposò suo cugino Alberto di Sassonia. Questa unione, inizialmente combinata, diventa una vera storia d'amore appassionata. Alberto diventò il consigliere più influente della regina, modernizzando la monarchia e promuovendo le arti, le scienze e l'industria. Insieme ebbero nove figli i cui matrimoni con le famiglie reali europee varranno a Vittoria il soprannome di «nonna d'Europa».

Il regno di Vittoria coincide con la rivoluzione industriale, l'espansione dell'Impero britannico e importanti trasformazioni sociali. Sotto il suo regno, la Gran Bretagna diventò la prima potenza industriale e commerciale mondiale. L'Impero britannico si estense su tutti i continenti, controllando quasi un quarto della popolazione mondiale. Tuttavia, la morte prematura del marito nel 1861 segnò profondamente la vita della regina, rimase in lutto per il resto della sua vita.

Nonostante ciò, raramente il governo concesse le richieste del congresso, così nel 1910 nacque al suo interno una corrente estremista, guidata da Bal Gangadhar Tilak, attivista indiano nato nel 1856.

Per quanto riguarda l'area rurale indiana, l'amministrazione non ottenne molti successi. Infatti, l'80% della popolazione mancava di una riforma agraria, viveva sotto una forte pressione fiscale ed era marcata dall'importazione dei tessuti della Gran Bretagna, la quale aveva distrutto il settore cotoniere locale. Questo motivo in particolare spinse la classe media a formare una libera assemblea che poteva avanzare proposte governative una volta all'anno: il Congresso Nazionale Indiano (1885).

Tilak rivendicò il diritto dell'India di autogovernarsi e organizzò ribellioni violente e sanguinose, conseguentemente il governo britannico eagì con la repressione. Tuttavia, grazie alle rivolte di Tilak, la Gran Bretagna concese più autonomia alle assemblee locali.

'Freedom is my birthright'

-Bal Gangedhar Tilak (1856-1920)

Il Paese più popolato al mondo: la Cina

Grazie alle grandi potenzialità economiche e ai suoi 400 milioni di abitanti, il territorio cinese attirava le maggiori potenze europee del XIX secolo. Tuttavia, nella popolazione era diffuso il malcontento, dovuto alla sproposizione tra forza amministrativa ed estensione del territorio (Mongolia, Birmania, Manciuria, Corea e Vietnam).

Proprio per questo, tra il 1849 e il 1868 insorsero numerose rivolte contadine contro la dinastia dei Manciù e i suoi funzionari (Mandarini), purtroppo represse con durezza e rapidità. Successivamente, si aprirono i traffici commerciali di tè, seta, tessuti e porcellane con gli Inglesi.

Infatti, data la sua prestigiosa storia e cultura, la corte imperiale cinese nutriva dei pregiudizi negativi nei confronti degli europei, considerati dei barbari e degli incivili.Per questo, per molto tempo, la Cina non fu intenzionata ad approfondire relazioni esterne, anche perché era pienamente autosufficiente e non aveva bisogno di importare e di esportare prodotti da e verso l’esterno. L’unico luogo autorizzato per gli scambi commerciali europei fu il porto di Canton, rigidamente sorvegliato dalle autorità cinesi. Grazie alle rivolte del '49, tuttavia, le porte della Cine si riapriorono alle relazioni estere.

I Cinesi richiedevano dalla Gran Bretagna principalmente l'oppio (2400 tonnellate l'anno), che veniva utiizzato come merce di scambio con tutta l'Oriente. Mentre le casse inglesi si arricchivano, i Cinesi tossicodipendenti svuotavano quelle del loro Stato. Nel 1839, su incarico imperiale, il mandarino Lin Zexu intervenne a Canton e sequestrò una quantità enorme di oppio, la distrusse e arrestò tutti i mercanti inglesi. Le pressioni al governo britannico della borghesia interessata al commercio, della marina inglese e della Compagnia delle Indie orientali, portarono il Regno Unito in guerra con la Cina: la flotta inglese si diresse verso Pechino, sbaragliando man mano tutte le difese cinesi. La prima guerra dell'oppio (1839-1842) fu vinta dalla Gran Bretagna.

Nel 1856 i cinesi tentarono una seconda guerra dell'oppio, vista la grande diffusione della droga, che però terminò di nuovo con una grande sconfitta nel '60. La Cina fu dunque costretta a legalizzare l'oppio e stabilire relazioni diplomatiche.

Dopo la minaccia di bombardamento su Nanchino, il 29 agosto 1842, la delegazione imperiale cinese firmò il trattato di Nanchino, con clausole molto pesanti:

  • Rapporto diplomatico su basi di parità;
  • Monopolio commerciale inglese in Cina;
  • Apertura dei porti con l'estero;
  • Annessione inglese di Hong Kong.

Le entrate della cassa cinese aumentarono notevolmente grazie all'oppio e, anche se può sembrare strano, tutti i governi coloniali hanno funzionato proprio grazie a questa droga: India, Indocina francese e Singapore!

Imperialismo

Alla fine dell’Ottocento le grandi potenze mondiali entrarono in competizione per conquistare nuovi territori, controllare commerci e aumentare il proprio potere economico e militare. Questo fenomeno prese il nome di imperialismo. Le potenze principali erano: Regno Unito, Russia, Francia, Germania, Stati Uniti e Giappone.

La Cina

La Cina, che per secoli era stata un grande impero, si trovava però in una situazione di forte debolezza militare e tecnologica rispetto ai Paesi occidentali. Le sconfitte contro l’Occidente mostrarono chiaramente che la Cina non era più in grado di difendersi, facendo capire che era vulnerabile. Per questo motivo le potenze straniere iniziarono a intervenire nel territorio cinese e in tutta l’Asia.

La Russia estese la sua influenza nell’Asia nord-orientale e nel 1860 fondò la città di Vladivostok, importante porto sul Pacifico. Il Regno Unito occupò la Birmania per rafforzare il controllo commerciale della zona. La Francia, invece, conquistò progressivamente l’Indocina, cioè Vietnam, Cambogia e Laos. Inizialmente i francesi entrarono nell’area attraverso basi commerciali e missioni cattoliche; poi usarono le persecuzioni contro i missionari come pretesto per intervenire militarmente e occupare la Cocincina nel 1862.

Il Giappone

Anche il Giappone iniziò a espandersi. Era interessato soprattutto alla Corea e alla Manciuria, territori strategici e ricchi di risorse. Nel 1894 scoppiò una guerra tra Cina e Giappone che terminò con la vittoria giapponese. La Cina fu costretta a rinunciare alla Corea, a cedere l’isola di Formosa (attuale Taiwan) e la penisola del Liaodong, in Manciuria, oltre ad aprire nuovi porti al commercio giapponese. Questa vittoria trasformò il Giappone in una nuova grande potenza asiatica.

La presenza sempre più forte degli stranieri in Cina provocò un forte malcontento nella popolazione. Molti cinesi si sentirono umiliati, dominati e sfruttati, quindi svilupparono sentimenti di nazionalismo (difesa della propria nazione) e xenofobia (atteggiamento di avversione e di rifiuto verso gli stranieri). Da questo clima nacque la società segreta dei Boxer, chiamati così perché erano pugili e praticavano arti marziali. Le loro intenzioni erano quelle di cacciare gli stranieri, fermare l’influenza occidentale e difendere le loro tradizioni cinesi.

Nel 1900 i Boxer, sostenuti anche dall’imperatrice Tsu-hsi, attaccarono missionari, cristiani e sedi occidentali a Pechino, uccidendo molti stranieri. Le potenze straniere reagirono inviando un grande esercito internazionale formato da soldati tedeschi, inglesi, francesi, russi, americani, giapponesi, italiani e austriaci. L’esercito occupò Pechino e represse violentemente la rivolta. Per la Cina fu un’altra umiliazione: l’imperatrice fuggì, molti Boxer furono arrestati e il governo cinese dovette pagare pesanti risarcimenti agli occidentali. La Cina diventò quindi ancora più debole e dipendente dalle potenze straniere.

Stati Uniti

Verso la fine del secolo però gli USA cambiarono atteggiamento e iniziarono a comportarsi come una potenza imperialista. A differenza degli europei, però, gli Stati Uniti puntavano soprattutto all’egemonia economica più che alla conquista diretta dei territori.

Nel frattempo anche gli Stati Uniti stavano crescendo come potenza mondiale. Durante l’Ottocento si erano concentrati soprattutto sull’espansione interna, conquistando territori fino all’Oceano Pacifico. Per molto tempo seguirono una politica chiamata isolazionismo, cioè la tendenza a non occuparsi di questioni internazionali che non avessero immediate ripercussioni sul continente americano.

Nel 1898 entrarono in guerra contro la Spagna. Si concluse con la facile vincita degli Stati Uniti che ottennero importanti territori come le Filippine, oltre al controllo su Cuba. Inoltre sostennero la separazione di Panama dalla Colombia per poter costruire il famoso Canale di Panama, i lavori furono completi solo nel 1914, che costituiva un punto strategico che consentisse alle navi di passare dall’Oceano Atlantico a quello Pacifico senza circumnavigare l’America del Sud.

Il 26° presidente degli Stati Uniti d’America, in carica dal 1901 al 1909, Theodore Roosevelt, fu sia politico che militare statunitense, sintetizzò la politica estera imperialista degli USA nei confronti dell’America Latina col seguente proverbio pronunciato in un celebre discorso del 1904:“Parla piano e porta con te un grosso bastone (Big Stick) se vuoi andare lontano”.

Big Stick

Questa strategia, chiamata politica del Big Stick, significava che gli Stati Uniti erano pronti a usare la forza militare per difendere i propri interessi, soprattutto in America Latina, che per loro costituiva “l’impero in casa”. Questa politica, venne poi rafforzata da diversi trattati commerciali che resero sempre più dipendente l’economia dell’America Latina da quella degli Stati Uniti.

In conclusione, alla fine dell’Ottocento il mondo fu trasformato dall’imperialismo: le grandi potenze europee, il Giappone e gli Stati Uniti si espansero economicamente e militarmente, mentre Paesi più deboli come la Cina subirono invasioni, umiliazioni e perdita di indipendenza. Queste tensioni internazionali contribuirono a creare il clima che avrebbe portato ai grandi conflitti del Novecento.