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Laboratorio di Didattica dell'area antropologica - II Incontro

Gabriele Bianchi

Created on April 29, 2026

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Transcript

Laboratorio di Didattica dell'area antropologica

Conduttore: Gabriele Bianchi gabriele.bianchi@cedisma.it g.bianchi86@gmail.com

Calendario incontri

  1. Giovedì 23/04/26 h. 15.30-19.30 B.211
  2. Giovedì 30/04/26 h. 15.30-19.30 B.211
  3. Lunedì 04/05/26 h. 15.30-19.30 B.114
  4. Giovedì 07/05/26 h. 15.30-19.30 B.213
  5. Lunedì 11/05/26 h. 15.30-19.30 B.211

Programma di oggi

  • Conclusione e restituzione dell'attività iniziata settimana scorsa
  • Le "educazioni" dell'area antropologica
  • Il metodo etnografico
  • Esercitazione: simulazione di un'osservazione etnografica in classe

II Incontro:L'antropologia a scuola, il metodo etnografico

IV Incontro:Il debate, prove pratiche

V Incontro:prova finale

I Incontro:Il laboratorio, le presentazioni, introduzione all'antropologia

III Incontro:Il debate, introduzione e esercitazioni

Il nostro padlet

https://padlet.com/gbianchi86/didattica-dell-area-antropologica-gruppo-6-pukdh7a4mnck5wdq

La nostra classroom

https://classroom.google.com/c/ODYxMTM3MjMxMDY0?cjc=f6m4hv3p

Riferimenti legislativi chiave

ISTITUTI PROFESSIONALI DLgs. 61/2017 Decreto ministeriale 92/2018

LICEI D.P.R. 89/2010 Indicazioni nazionali degli obiettivi specifici di apprendimento per il sistema dei licei (DM 211/2010)

ISTITUTI TECNICI D.P.R. 88/2010 Direttiva MIUR 57/2010: Linee guida per il passaggio al nuovo ordinamento degli istituti tecnici a norma dell'art. 8, comma 3, del D.P.R. 88/2010

Le educazioni

Le educazioni sono attività rivolte allo sviluppo dell'uomo e alla formazione delle facoltà mentali, sociali e comportamentali.La scuola le recepisce come istanze educative trasversali, che superano i confini delle discipline, e che anzi ne orientano le scelte di contenuto e di metodo, proponendo finalità anche didattiche costruite attorno a problemi a cui sono associati bisogni formativi.

Le educazioni

Si tratta quindi di un approccio per orientare e far convergere le singole discipline, e ancora di più si tratta di selettori del curricolo nel suo insieme, perché rendono le scelte metodologiche, di contenuto, di finalità formative e didattiche consapevoli e coerenti. Soprattutto aiutano a orientarsi fra priorità di temi e nodi concettuali su cui realizzare i percorsi delle diverse discipline, incentivando a pensare più in termini di competenze e capacità trasversali che in termini disciplinari.

Alla gestione dei conflitti

Alle pari opportunità

Ai media e alle nuove tecnologie

Alla differenza di genere

Educazione

Alla pace

Alimentare

All'ambiente naturale e culturale

Interculturale

Alla salute

Allo sviluppo sostenibile

Civica

Educazione interculturale

Si occupa dei processi di apprendimento che portano a conoscere altre culture e a instaurare nei loro confronti atteggiamenti di disponibilità, di apertura, di dialogo. Se fatta bene, si tratta di qualcosa di estremamente complesso: conoscere un'altra cultura significa rilevarne gli aspetti che la fanno diversa dalla nostra, ma significa anche riflettere sulla rappresentazione che noi creiamo della cultura "altra".

Si tratta di una competenza fondamentale per l'individuo, che nasce dalla constatazione che le persone vivono e interagiscono in un mondo globalizzato, ed è quindi indispensabile che la scuola doti gli studenti degli strumenti per paragonare e condividere le loro opinioni sul loro ruolo, oltre che di comprendere e discutere i problemi di ordine sociale, ecologico, politico ed economico allo scopo di elaborare nuovi modi di pensare ed agire.

Educazione alla differenza di genere e alle pari opportunità

Questa prospettiva trasversale parte, e arriva, alla educazione alle pari opportunità, che altro non è che la lotta a tutte le discriminazioni, a partire da quella di genere. Questo tipo di orientamento educativo è anche un modo concreto per educare alla prevenzione della violenza: contro il sessismo, l'omofobia, l'intolleranza per le differenze religiose, etniche, culturali e di qualsiasi altro tipo.

L'obiettivo primario dell'educazione interculturale è quindi promuovere la capacità di convivenza costruttiva, in un tessuto culturale e sociale multiforme. Comporta non solo la tolleranza e il rispetto del "diverso", ma anche il riconoscimento delle diverse identità culturali nella quotidiana ricerca di dialogo, di comprensione e di collaborazione. La prospettiva dev'essere quella del reciproco arricchimento.

Educazione alla gestione del conflitto

Questo tipo di orientamento educativo si basa sul permettere di sperimentare il conflitto in sicurezza e insegnare a trovare strategie per affrontarlo in modo costruttivo. Incentiva un approccio metodologico cooperativo, non frontale.

Se è vero che "la pace non è assenza di conflitto", ma piuttosto la capacità di saperlo affrontare e risolvere in modo pacifico, allora l'educazione alla pace si traduce operativamente nell'educazione alla gestione del conflitto. Il conflitto è un fatto inevitabile a tutti i livelli della vita di ciascuno: è interiore, è interpersonale, esiste fra individui e fra gruppi. La scuola deve profilarsi quindi non tanto come luogo scevro di conflitti, ma come palestra per imparare a gestirli.

Educazione ai media e alle nuove tecnologie

Un'importante distinzione: non stiamo parlando di educazione con i media, cioè didattica multimediale o TIC, ma educazione sui media: problematizzare, cioè, il rapporto con i media. L'obiettivo è di fornire agli studenti tutti gli strumenti idonei a comprendere le dinamiche con cui i media si muovono e soprattutto a sviluppare la capacità, fondamentale, di rielaborazione critica.

Educazione alimentare e alla salute

Si riferisce all’insieme delle opportunità di apprendimento progettate consapevolmente per migliorare le conoscenze, le abilità e le motivazioni che possono influire sui comportamenti individuali e comunitari rilevanti per la salute.

Esistono due livelli o modalità di educazione alla salute: una educazione alla salute formale o esplicita che si realizza ogni volta che qualcuno in modo intenzionale cerca di insegnare ad altri come tutelare la salute (scuola, ATS, associazioni); e quella informale o implicita è fatta in modo non intenzionale, inconsapevole, attraverso le relazioni quotidiane, i discorsi, l’osservazione delle abitudini, degli atteggiamenti, del comportamento altrui.

Educazione civica

L'educazione civica è obbligatoria, è programmaticamente trasversale; si orienta secondo tre nuclei concettuali: Costituzione, cittadinanza digitale e sviluppo economico e sostenibilità. Le linee guida forniscono una serie di traguardi per lo sviluppo delle competenze e obiettivi di apprendimento: https://www.istruzione.it/educazione_civica/norme.html

La prospettiva educativa che è stata "formalizzata" dalla legge e su cui abbiamo indicazioni molto precise.

Le linee guida assegnano la titolarità della materia all'intero consiglio di classe, o ai docenti delle discipline giuridiche ed economiche qualora presenti, ma anche in questo caso c'è l'auspicio che gli obiettivi di apprendimento vengano perseguiti nel modo più trasversale possibile. Gli insegnanti di sostegno sono titolari dell'insegnamento dell'educazione civica.

  • Legge 20 agosto 2019, n. 92
  • D.M. 22 giugno 2020, n. 35
  • D.M. 03 agosto 2023, n. 158
  • D.M. n. 183 del 07 settembre 2024

Il metodo etnografico

Il metodo di ricerca dell'antropologia

"[L'etnografia] rappresenta la pratica della disciplina stessa e altresì, il punto di congiunzione fra l’antropologo, l’oggetto della sua osservazione e l’utilizzo di tecniche particolari per la raccolta dei dati e la restituzione testuale della propria esperienza immersiva di indagine sul campo”

-Ugo Fabietti

L'etnografia (da ethnos, "popolo", e graphéin, "scrivere") è il metodo operativo proprio delle scienze etnoantropologiche, ovvero l'insieme delle indicazioni che vengono seguite durante i momenti di ricerca sul campo.

Osservazione partecipante

Bronisław Malinowski è l'antropologo a cui si deve, all'inizio del XX secolo, il concetto di "osservazione partecipante". Prima di lui, gli etnografi svolgevano le proprie ricerche sul campo soprattutto tramite l'uso di interviste strutturate. Il suo pensiero, invece, enfatizzava l'importanza dei contatti quotidiani tra lo studioso e le popolazioni studiate. La tecnica dell'osservazione partecipante si basa proprio sulla prolungata permanenza e sulla partecipazione alle attività del gruppo sociale studiato. La finalità è che il ricercatore sviluppi una capacità mimetica ed un'empatia che permetta di cogliere il punto di vista dei nativi, pur mantenendo il distacco necessario per considerare l'esperienza.

«Afferrare il punto di vista dei soggetti osservati, nell'interezza delle loro relazioni quotidiane, per comprendere la loro visione del mondo.»

- Bronisław Malinowski

Descrizione densa

Cliffort Geertz, antropologo attivo in tutto il XX secolo, sosteneva che l'osservazione sul campo, comprensiva anche della partecipazione all'esperienza del gruppo sociale, non è sempre sufficiente a comprendere davvero una cultura: è necessario comprendere il sistema di significati che i nativi attribuiscono alla propria vita e ai propri gesti.La semplice descrizione dei comportamenti non è sufficiente: serve interpretarne il significato culturale, e questo è possibile solo dopo approfondite analisi del contesto di riferimento. Un gesto semplice, come una strizzata d'occhio, potrebbe venire descritto semplicemente come gesto meccanico. Per decifrarne il significato (è un segnale di complicità? una presa in giro? un gesto involontario?) è necessario conoscere il contesto culturale. Una "descrizione densa" (thick description) è quella che un antropologo fa di un evento dopo averne compreso il contesto, ed è ciò a cui, secondo Geertz, è necessario puntare.

«L'uomo è un animale sospeso fra ragnatele di significati che egli stesso ha tessuto.»

- Clifford Geertz

Attività

  • Simulazione di un'osservazione "etnografica" in aula: osservare una situazione con l'obiettivo di individuare barriere, facilitatori, dinamiche di inclusione e di esclusione.
  • Sulla base dello scenario fornito, osservare la situazione, sopsendere il giudizio, concentrarsi su ciò che accade nel contesto. L'analisi si sviluppa su tre livelli: l'ambiente didattico, le dinamiche relazionali, la cultura della classe.
  • Divisi in gruppi: compilare la scheda di osservazione, individuare barriere presenti nella situazione, individuare possibili facilitatori, descrivere le possibili strategie inclusive da adottare.
  • Caricare scheda (ed eventualmente una breve presentazione da utilizzare durante la restituzione) su Padlet

Lo scenario

CONTESTO: Classe terza di un istituto tecnico, 24 studenti/studentesse, presenza di 3 studenti con bisogni educativi speciali.

Studente A - Disturbo dello spettro autistico

  • fatica a lavorare in gruppo
  • evita il contatto visivo
  • preferisce attività strutturate

SITUAZIONE OSSERVATALezione di storia; il docente:

  • spiega frontalmente per circa 40 minuti
  • utilizza prevalentemente il libro di testo
  • chiede agli studenti di leggere a turno

Studentessa B - Dislessia

  • legge lentamente e si affatica
  • prova disagio nella lettura ad alta voce
  • apprende meglio con mappe e immagini

Durante la lezione:

  • Studente A resta in silenzio e non partecipa
  • Studentessa B appare in difficoltà quando deve leggere
  • Studente C si alza più volte dal banco
  • Alcuni compagni ridono o commentano

Studente C - ADHD

  • fatica a mantenere l'attenzione
  • si alza spesso dal banco
  • interviene fuori turno

Grazie!

gabriele.bianchi@cedisma.it g.bianchi86@gmail.com