Chiesa del Gesù Nuovo
La Chiesa del Gesù Nuovo cattura subito l'attenzione con la sua imponente facciata a bugne appartenente originariamente a Palazzo Sanseverino, un antico palazzo nobiliare non più esistente e costruito per volere di Roberto Sanseverino, Principe di Salerno. Come ricorda l'iscrizione sulla facciata il palazzo fu realizzato da Novello da San Lucano nel 1470. Sotto il viceregno di don Pedro di Toledo , nel 1547, si cercò di introdurre a Napoli l'inquisizione spagnola. Il popolo si ribellò e Ferrante Sanseverino sostenne l'opposizione popolare che alla fine ebbe la meglio .Tuttavia Ferrante non poté evitare la vendetta degli spagnoli, che gli confiscarono i beni e lo obbligarono nel 1552 ad andare in esilio. Nel 1584 il palazzo con i suoi giardini fu acquistato dai gesuiti che riadattarono l'edificio civile a chiesa. I gesuiti incaricarono della ristrutturazione (finanziata da Isabella Feltria della Rovere) del complesso i loro confratelli Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi e nonostante la facciata a bugne non fosse consona ad una chiesa, non fu mai toccata come il portale rinascimentale.
Osservando la facciata esterna della chiesa è evidente che non sia una semplice disposizione di piramidi (bugne) sulla nera pietra di piperno.
- Alcuni sostengono che la facciata sia una “porta alchemica”
- Dieci anni fa, lo storico dell'arte napoletano Vincenzo De Pasquale scoprì che molti simboli sulla facciata della chiesa erano in realtà lettere dell'alfabeto aramaico, corrispondenti a note musicali. Ipotizzò che queste componessero uno spartito da leggere al contrario: da destra a sinistra e dal basso verso l'alto. Per approfondire, si rivolse ai musicologi Csar Dors e Lòrànt Réz. Insieme, riuscirono a decifrare un concerto per strumenti a plettro della durata di quasi 45 minuti, che intitolarono "Enigma". Il concerto venne poi eseguito all'organo da Lòrànt Réz.
- Stanislao Scognamiglio osservando i segni, ritenne che essi sembrassero appartenere all’alfabeto fenicio. Su una bugna infatti appare una “Daleth”, la terza lettera dell’alfabeto fenicio, tuttavia è rappresentata capovolta.
La chiesa presenta una pianta a croce greca con braccio longitudinale, arricchita da dieci cappelle laterali.Sulla controfacciata si distingue l’affresco La cacciata di Eliodoro dal Tempio di Francesco Solimena, mentre nei peducci della cupola si trovano i quattro Evangelisti di Giovanni Lanfranco, insieme ad affreschi di Belisario Corenzio. Nel cappellone dedicato a San Francesco Saverio emergono le sculture di Cosimo Fanzago; nel cappellone di Sant’Ignazio si trovano le statue di Davide e Geremia. Le tele dell’altare con scene della vita di Sant’Ignazio sono opera di Jusepe de Ribera. Dietro l’altare maggiore, una nicchia ospita la statua dell’Immacolata in marmo bianco su globo in lapislazzuli, affiancata dai rilievi di Sant’Ignazio di Loyola e San Francesco Saverio. Sulle pareti absidali si sviluppa un ciclo di affreschi di Massimo Stanzione dedicato alla vita della Vergine. Dal punto di vista religioso e culturale, la chiesa è molto importante perché custodisce il corpo di San Giuseppe Moscati, medico molto venerato a Napoli, e rappresenta ancora oggi un luogo di forte devozione. Inoltre, è circondata da tradizioni e curiosità, come i misteriosi simboli incisi sulla facciata, interpretati da alcuni come segni esoterici o musicali.
Lo stato conservativo
Lo stato conservativo della Chiesa del Gesù Nuovo è oggi complessivamente buono, grazie a numerosi interventi di restauro effettuati nel corso del tempo, anche se l’edificio ha subito diverse criticità storiche.Nel corso dei secoli la chiesa è stata danneggiata da terremoti e, in particolare, dall’esplosione del 1639 che provocò il crollo della cupola, poi ricostruita. Anche l’umidità e il tempo hanno inciso sulla conservazione di affreschi, stucchi e decorazioni.Per questo motivo sono stati realizzati vari restauri, soprattutto tra XIX e XX secolo e in epoca più recente, che hanno riguardato: - il consolidamento delle strutture architettoniche - il recupero degli affreschi (come quelli di Massimo Stanzione e Belisario Corenzio ) - la pulitura di marmi, stucchi e opere scultoree Attualmente l’interno si presenta ricco, leggibile e ben valorizzato, anche se, come molti edifici storici napoletani, resta esposto a fattori di degrado come umidità, inquinamento e grande afflusso turistico.
A CURA DI ANNACHIARA D'ANGELO
«Novello da San Lucano, architetto egregio, per più ossequio che per mercede innalzò questo palazzo al Principe di Salerno, suo signore e precipuo benefattore, l'anno 1470.»
Il portale centrale in marmo appartiene all’antico palazzo e risale agli inizi del XVI secolo. Nel 1695 i gesuiti lo modificarono, aggiungendo elementi barocchi come bassorilievi, colonne corinzie in granito rosso e un frontone spezzato, decorato con lo stemma della Compagnia di Gesù sorretto da due cherubini e due angeli scolpiti da Pietro e Bartolomeo Ghetti. Gli angeli reggono il frontone e compiono gesti simbolici: uno saluta, l’altro indica lo stemma con la sigla "IHS" e i tre chiodi della crocifissione. Al di sotto dello stemma vi è un altorilievo con un cherubino alato e decorazioni floreali. Il fregio è arricchito da volute, teste di cherubini e motivi ornamentali. Sugli stipiti del portale sono visibili gli stemmi dei Sanseverino e dei Della Rovere, riprodotti anche sulla sommità della facciata, mentre sull’architrave si trovano cinque testine che sorreggono festoni di frutta e stemmi alternati a corone.
Chiesa del Gesù Nuovo
annachiaradangelo08
Created on April 29, 2026
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Chiesa del Gesù Nuovo
La Chiesa del Gesù Nuovo cattura subito l'attenzione con la sua imponente facciata a bugne appartenente originariamente a Palazzo Sanseverino, un antico palazzo nobiliare non più esistente e costruito per volere di Roberto Sanseverino, Principe di Salerno. Come ricorda l'iscrizione sulla facciata il palazzo fu realizzato da Novello da San Lucano nel 1470. Sotto il viceregno di don Pedro di Toledo , nel 1547, si cercò di introdurre a Napoli l'inquisizione spagnola. Il popolo si ribellò e Ferrante Sanseverino sostenne l'opposizione popolare che alla fine ebbe la meglio .Tuttavia Ferrante non poté evitare la vendetta degli spagnoli, che gli confiscarono i beni e lo obbligarono nel 1552 ad andare in esilio. Nel 1584 il palazzo con i suoi giardini fu acquistato dai gesuiti che riadattarono l'edificio civile a chiesa. I gesuiti incaricarono della ristrutturazione (finanziata da Isabella Feltria della Rovere) del complesso i loro confratelli Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi e nonostante la facciata a bugne non fosse consona ad una chiesa, non fu mai toccata come il portale rinascimentale.
Osservando la facciata esterna della chiesa è evidente che non sia una semplice disposizione di piramidi (bugne) sulla nera pietra di piperno.
La chiesa presenta una pianta a croce greca con braccio longitudinale, arricchita da dieci cappelle laterali.Sulla controfacciata si distingue l’affresco La cacciata di Eliodoro dal Tempio di Francesco Solimena, mentre nei peducci della cupola si trovano i quattro Evangelisti di Giovanni Lanfranco, insieme ad affreschi di Belisario Corenzio. Nel cappellone dedicato a San Francesco Saverio emergono le sculture di Cosimo Fanzago; nel cappellone di Sant’Ignazio si trovano le statue di Davide e Geremia. Le tele dell’altare con scene della vita di Sant’Ignazio sono opera di Jusepe de Ribera. Dietro l’altare maggiore, una nicchia ospita la statua dell’Immacolata in marmo bianco su globo in lapislazzuli, affiancata dai rilievi di Sant’Ignazio di Loyola e San Francesco Saverio. Sulle pareti absidali si sviluppa un ciclo di affreschi di Massimo Stanzione dedicato alla vita della Vergine. Dal punto di vista religioso e culturale, la chiesa è molto importante perché custodisce il corpo di San Giuseppe Moscati, medico molto venerato a Napoli, e rappresenta ancora oggi un luogo di forte devozione. Inoltre, è circondata da tradizioni e curiosità, come i misteriosi simboli incisi sulla facciata, interpretati da alcuni come segni esoterici o musicali.
Lo stato conservativo
Lo stato conservativo della Chiesa del Gesù Nuovo è oggi complessivamente buono, grazie a numerosi interventi di restauro effettuati nel corso del tempo, anche se l’edificio ha subito diverse criticità storiche.Nel corso dei secoli la chiesa è stata danneggiata da terremoti e, in particolare, dall’esplosione del 1639 che provocò il crollo della cupola, poi ricostruita. Anche l’umidità e il tempo hanno inciso sulla conservazione di affreschi, stucchi e decorazioni.Per questo motivo sono stati realizzati vari restauri, soprattutto tra XIX e XX secolo e in epoca più recente, che hanno riguardato: - il consolidamento delle strutture architettoniche - il recupero degli affreschi (come quelli di Massimo Stanzione e Belisario Corenzio ) - la pulitura di marmi, stucchi e opere scultoree Attualmente l’interno si presenta ricco, leggibile e ben valorizzato, anche se, come molti edifici storici napoletani, resta esposto a fattori di degrado come umidità, inquinamento e grande afflusso turistico.
A CURA DI ANNACHIARA D'ANGELO
«Novello da San Lucano, architetto egregio, per più ossequio che per mercede innalzò questo palazzo al Principe di Salerno, suo signore e precipuo benefattore, l'anno 1470.»
Il portale centrale in marmo appartiene all’antico palazzo e risale agli inizi del XVI secolo. Nel 1695 i gesuiti lo modificarono, aggiungendo elementi barocchi come bassorilievi, colonne corinzie in granito rosso e un frontone spezzato, decorato con lo stemma della Compagnia di Gesù sorretto da due cherubini e due angeli scolpiti da Pietro e Bartolomeo Ghetti. Gli angeli reggono il frontone e compiono gesti simbolici: uno saluta, l’altro indica lo stemma con la sigla "IHS" e i tre chiodi della crocifissione. Al di sotto dello stemma vi è un altorilievo con un cherubino alato e decorazioni floreali. Il fregio è arricchito da volute, teste di cherubini e motivi ornamentali. Sugli stipiti del portale sono visibili gli stemmi dei Sanseverino e dei Della Rovere, riprodotti anche sulla sommità della facciata, mentre sull’architrave si trovano cinque testine che sorreggono festoni di frutta e stemmi alternati a corone.