CAVALCANTIE FRATE CIPOLLA
Bellazzini, Fabbro e Massa
PLURILINGUISMO DI BOCCACCIO
Prima dell’Ottocento non esiste ancora una vera analisi psicologica, ma Giovanni Boccaccio mostra già attenzione all’interiorità dei personaggi attraverso il loro modo di parlare.
Nel Decameron è fondamentale il plurilinguismo, cioè l’uso di registri e stili diversi. La lingua si basa sul fiorentino illustre, ma è arricchita da latinismi, francesismi ed espressioni popolari, con un ritmo narrativo che varia tra scene veloci e momenti più riflessivi.
Il linguaggio cambia anche in base ai personaggi: ad esempio, Frate Cipolla usa un tono comico, pieno di giochi di parole e malizia, che riflette la sua furbizia.
INTRODUZIONE
La novella di Guido Cavalcanti è la nona della sesta giornata, guidata da Elissa. Questa giornata è dedicata al tema del motto di spirito: i protagonisti riescono a uscire da situazioni difficili o imbarazzanti grazie a risposte rapide, intelligenti e argute.Elissa, una delle giovani della brigata, è la regina della giornata. Il suo nome richiama Didone, figura dell’Eneide, e porta con sé un significato simbolico legato alla cultura classica. A differenza di Didone, però, Elissa non è tragica, ma rappresenta un ideale di equilibrio, eleganza e misura. Con questo personaggio, Giovanni Boccaccio propone un modello femminile raffinato e contribuisce a creare l’atmosfera armoniosa e civile del Decameron.
LA IX NOVELLA
Nel Decameron, Giovanni Boccaccio descrive una Firenze passata, caratterizzata da eleganza, cortesia e raffinatezza nei rapporti tra i nobili. Con il tempo, però, questi valori decadono a causa della ricchezza e dell’avidità.In questo contesto si inserisce la brigata guidata da Betto Brunelleschi, che cerca di coinvolgere Guido Cavalcanti, uomo colto e dedito alla filosofia, ma considerato strano e distante. Un giorno, mentre si trova vicino al cimitero di Santa Reparata, i giovani lo provocano. Cavalcanti risponde con un motto arguto, dicendo che loro sono “a casa loro”, alludendo al fatto che, essendo privi di cultura, sono come morti. Subito dopo si allontana con un gesto agile. Inizialmente i giovani non capiscono, ma grazie alla spiegazione di Betto comprendono la profondità della battuta e riconoscono la superiorità intellettuale di Cavalcanti.
TEMA DEL MOTTO DI SPIRITO E TEMA DELL'INDUSTRIA
Nel Decameron di Giovanni Boccaccio, i temi centrali sono motto di spirito e industria, che esaltano l’intelligenza umana.
Il motto di spirito è una risposta arguta che permette di superare situazioni difficili e ribaltare le gerarchie sociali;
L’industria è invece l’astuzia pratica e l’iniziativa con cui l’uomo affronta il caso e costruisce il proprio destino.
BETTO, I CAVALIERI E I TEMI
Personaggi
- Betto Brunelleschi: nobile fiorentino rozzo e provocatorio; spiega il motto di Cavalcanti
- Cavalieri: aristocratici curiosi ma superficiali; rappresentano una nobiltà vuota
- Guido Cavalcanti: intellettuale colto, superiore per ingegno e cultura
Temi principali
- Superiorità dell’intelletto sulla nobiltà di sangue
- Centralità della cultura, chi ne è privo è “come morto”
- Motto di spirito come difesa intelligente
- Ideale di humanitas: equilibrio, misura, raffinatezza
- Virtù = ingegno e prontezza, non forza fisica
- Valorizzazione anche del corpo (agilità), in un’ottica più moderna rispetto al Medioevo
ANALISI DEL TESTO
La sciocca burla dei cavalieri
Elogio a Cavalcanti
Riferimento epicurismo
Industria e motto
Spiegazione del motto di Cavalcanti
LA FIGURA DI DIONEO
La novella di Frate Cipolla, raccontata da Dioneo nel Decameron, chiude la sesta giornata dedicata al motto di spirito. Dioneo è un narratore particolare, libero dalle regole degli altri e portavoce di una visione ironica e anticonformista della realtà. Nel racconto non condanna apertamente il frate, ma mette in luce la sua abilità: Frate Cipolla riesce a salvarsi da una situazione difficile grazie all’astuzia e alla parola, trasformando l’inganno in successo. Attraverso questa storia emerge un messaggio chiaro: non vince la morale tradizionale, ma l’intelligenza pratica e la prontezza di spirito. Il riso diventa così uno strumento per criticare la società e smascherare le ipocrisie, offrendo una visione più libera e realistica dell’uomo, vicina a quella di Giovanni Boccaccio.
LA X NOVELLA
Nel Decameron si racconta che a Certaldo arriva Frate Cipolla per raccogliere offerte, promettendo di mostrare una falsa reliquia: una piuma dell’arcangelo Gabriele. Due uomini, per fargli uno scherzo, sostituiscono la piuma con dei carboni mentre il servo si distrae. Quando il frate scopre la beffa davanti ai fedeli, reagisce con grande prontezza: inventa una storia convincente e trasforma i carboni in una reliquia sacra, dicendo che sono quelli su cui fu arso san Lorenzo. Grazie alla sua abilità nel parlare, riesce non solo a salvarsi, ma anche a ottenere successo, dimostrando ancora una volta come l’ingegno e la parola possano ribaltare ogni situazione.
I PERSONAGGI
In questa novella si presentano due strati sociali e intellettuali ben distinti:
In uno troviamo gli ignoranti e i poveri di spirito.
Il secondo, che si oppone al primo, è quello dell'élite arguta e capace d'ingannare molti. FRATE CIPOLLA: «chi conosciuto non l'avesse, non solamente un gran retorico l'avrebbe estimato, ma l'avrebbe detto esser Tullio medesimo o forse Quintiliano» GUCCIO: «Egli è tardo, sugliardo e bugiardo; negligente, disubidente e maldicente; trascurato, smemorato e scostumato;» Giovanni del Bragoniera e Biagio Pizzini:
Amici e appartenenti allo stesso strato sociale di frate Cipolla, Giovanni e Biagio non si fanno abbindolare dai discorsi del frate e decidono di ordire una beffa a suo danno. Nuta:
«grassa grossa e piccola e mal fatta, con un paio di poppe che parean due ceston da letame»
I TEMI
Retorica:
Con il suo discorso frate Cipolla dà sfogo a tutta la sua abilità di oratore grazie al frequente uso della figura retorica dell'anfibologia, puntando a stordire gli ascoltatori e confondere loro le idee. Altro tema fondamentale è quello della beffa. Un duro attacco nei confronti della Chiesa, sottolineandone la tendenza ad approfittare dell'ignoranza del popolo per riscuotere offerte maggiori mostrando false reliquie e donando indulgenze invalide. Anche Dante Alighieri critica quest'aspetto della Chiesa: «[…] Di questo (ovvero la stoltezza dei fedeli) ingrassa il porco Sant'Antonio e altri assai che sono ancor più porci, pagando di moneta sanza conio».
Il tema delle false indulgenze in Boccaccio e Chaucer
Boccaccio, pur condannando fermamente Frate Cipolla, mostra comunque una certa simpatia nell'abilità del frate, che stupisce la folla con la sua abilità nel parlare.
Da qui sorgono le varie differenze con “Il racconto dell'indulgenziere”, novella cantata ne “I Canterbury Tales” di Geoffrey Chaucer.
Frate Cipolla infatti gioca con la sua abilità linguistica, ma non la esibisce.
Il parroco della novella di Chaucer, invece, è un ipocrita esibizionista: «il mio scopo non è che far quattrini, e non correggere peccati, anche se le loro anime vadano raminghe in malora».
PIER PAOLO PASOLINI
Nel film Il Decameron, Pasolini non si limita a trasporre fedelmente le novelle di Boccaccio, ma le rilegge attraverso la sua visione del mondo, molto più critica verso la società moderna. La storia di Frate Cipolla gli permette di lavorare su alcuni temi:La critica al potere religioso:Pasolini riprende Boccaccio accentuando però l’ipocrisia della Chiesa, rendendola ancora più esplicita e grottesca. Il trionfo dell’astuzia popolare: Frate Cipolla riesce a salvarsi con l’inganno e la parola. Anche nel film, l’intelligenza pratica e la capacità di improvvisare dominano sulla verità e sulla morale. Il corpo e la materialità della vita: Pasolini insiste molto sugli aspetti concreti, corporei e popolari della scena, riducendo la dimensione astratta e retorica.
A CHI SI ISPIRA BOCCACCIO?
ANALISI DEL TESTO
Tema industria
Guccio come doppio di frate cipolla
Luoghi inventati o immaginati
Satira del villano
Uso illusionistico della parola
CONFRONTO TRA FRATE CIPOLLA E CAVALCANTI
Nel Decameron, Giovanni Boccaccio presenta personaggi diversi per mostrare le molte forme dell’ingegno umano. Guido Cavalcanti e Frate Cipolla rappresentano due modelli opposti. Cavalcanti incarna un’intelligenza aristocratica e filosofica, usata in modo difensivo: attraverso una parola raffinata e allusiva, mantiene il distacco e protegge la propria dignità. Al contrario, Frate Cipolla è un personaggio comico e concreto, che usa un’ingegnosità pratica e opportunistica, basata su una parola persuasiva e spettacolare. Anche il loro successo è diverso: quello di Cavalcanti è morale e simbolico, mentre quello di Cipolla è concreto e materiale. In questo modo, Boccaccio mostra come l’intelligenza possa assumere forme molto diverse.
EVOLUZIONE TERMINE INDUSTRIA
Il termine industria ha cambiato profondamente significato nel tempo. In latino indicava “impegno” e “operosità”, cioè una qualità personale. Anche nel Medioevo e nel primo Rinascimento, in autori come Giovanni Boccaccio, il termine si riferiva soprattutto all’ingegno e alla capacità pratica dell’individuo.Con l’età moderna il significato si amplia, fino a trasformarsi completamente durante la Rivoluzione industriale, quando passa a indicare la produzione organizzata e meccanizzata. Oggi “industria” è un sistema economico complesso basato sulla produzione su larga scala: da virtù individuale, il termine è diventato un concetto legato all’intera economia.
34-35: Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace
119-120: e fummi commesso con espresso comandamento che io cercassi tanto che io trovassi i privilegi del Porcellana 138-139: E quivi trovai il venerabile padre messer Nonmiblasmete Sevoipiace , degnissimo patriarca di Jerusalem.
22-24 :e per ciò che egli alquanto tenea dell’oppinione degli epicuri, si diceva tra la gente volgare che queste sue speculazioni erano solo in cercare se trovar si potesse che Iddio non fosse.
La tesi sostenuta dal “Il motto di spirito” è che l'autore di un motto di spirito (battuta) formula un'idea attraverso il codice linguistico dei processi primari. Tale idea viene poi espressa palesemente attraverso il linguaggio verbale naturale, che Freud classifica come processo secondario, o cosciente. Dall'altra parte, l'ascoltatore opera il processo inverso di decodifica: dall'immagine verbale egli "scende", inconsapevolmente o automaticamente, al suo contenuto primario o
42-47 : Gli smemorati siete voi, se voi non l’avete inteso: egli ci ha onestamente ed in poche parole detta la maggior villania del mondo, per ciò che, se voi riguarderete bene, queste arche sono le case de’ morti, per ciò che in esse si pongono e dimorano i morti; le quali egli dice che son nostra casa, a dimostrarci che noi e gli altri uomini idioti e non letterati siamo, a comparazion di lui e degli altri uomini scienziati, peggio che uomini morti, e per ciò, qui essendo, noi siamo a casa nostra.
32-33 : Guido, tu rifiuti d’esser di nostra brigata: ma ecco, quando tu avrai trovato che Iddio non sia, che avrai fatto?
Guido Cavalcanti è legato all’Epicureismo, visto nel Medioevo come materialista e poco religioso. Questa filosofia afferma che tutto è materia, l’anima non è immortale e lo scopo della vita è la serenità. Nel Decameron, per questo Guido appare diverso e sospetto. La sua battuta nel cimitero suggerisce che chi vive senza ragione è “come morto”, mentre lui rappresenta una vita più consapevole e guidata dall’intelligenza.
170-172: Ma prima voglio che voi sappiate che chiunque da questi carboni in segno di croce è tocco, tutto quello anno può viver sicuro che fuoco nol cocerà che non si senta.
160-165: Vera cosa è che io porto la penna dell’agnol Gabriello, acciò che non si guasti, in una cassetta e i carboni co’ quali fu arrostito san Lorenzo in un’altra; le quali son sì simiglianti l’una all’altra, che spesse volte mi vien presa l’una per l’altra, e al presente m’è avvenuto; per ciò che, credendomi io qui avere arrecata la cassetta dove era la penna, io ho arrecata quella dove sono i carboni. Il quale io non reputo che stato sia errore, anzi mi pare esser certo che volontà sia stata di Dio e che Egli stesso la cassetta de’ carboni ponesse nelle mie mani…
186-187: la quale l’anno seguente gli valse non meno che quel giorno gli fosser valuti i carboni.
- La satira religiosa medievale, già presente nella poesia dei chierici vaganti e nei testi dei Carmina Burana, dove il clero viene spesso rappresentato in modo parodico e critico.
- I Fabliaux francesi, racconti comici medievali in cui ricorrono frequentemente frati furbi, reliquie false, inganni ai danni dei fedeli e situazioni di beffa.
- Nella Divina Commedia Dante denuncia la corruzione della Chiesa e la degenerazione del clero. Tuttavia, la critica si sposta dal piano teologico a quello sociale e quotidiano.
72-74: quasi stato fosse il siri di Ciastiglione , che rivestir la voleva e rimetterla in arnese, e trarla di quella cattività di star con altrui e senza gran possession d’avere ridurla in isperanza di miglior fortuna e altre cose assai;
16-20: per ciò che, oltre a quello che egli fu un de’ miglior loici che avesse il mondo, ed ottimo filosofo naturale, delle quali cose poco la brigata curava, si fu egli leggiadrissimo e costumato e parlante uom molto, ed ogni cosa che far volle ed a gentile uom pertenente seppe meglio che altro uom fare: e con questo era ricchissimo, ed a chiedere a lingua, sapeva onorare cui nell’animo gli capeva che il valesse
CAVALCANTI E FRATE CIPOLLA
gabriele.bellazzini
Created on April 28, 2026
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CAVALCANTIE FRATE CIPOLLA
Bellazzini, Fabbro e Massa
PLURILINGUISMO DI BOCCACCIO
Prima dell’Ottocento non esiste ancora una vera analisi psicologica, ma Giovanni Boccaccio mostra già attenzione all’interiorità dei personaggi attraverso il loro modo di parlare.
Nel Decameron è fondamentale il plurilinguismo, cioè l’uso di registri e stili diversi. La lingua si basa sul fiorentino illustre, ma è arricchita da latinismi, francesismi ed espressioni popolari, con un ritmo narrativo che varia tra scene veloci e momenti più riflessivi.
Il linguaggio cambia anche in base ai personaggi: ad esempio, Frate Cipolla usa un tono comico, pieno di giochi di parole e malizia, che riflette la sua furbizia.
INTRODUZIONE
La novella di Guido Cavalcanti è la nona della sesta giornata, guidata da Elissa. Questa giornata è dedicata al tema del motto di spirito: i protagonisti riescono a uscire da situazioni difficili o imbarazzanti grazie a risposte rapide, intelligenti e argute.Elissa, una delle giovani della brigata, è la regina della giornata. Il suo nome richiama Didone, figura dell’Eneide, e porta con sé un significato simbolico legato alla cultura classica. A differenza di Didone, però, Elissa non è tragica, ma rappresenta un ideale di equilibrio, eleganza e misura. Con questo personaggio, Giovanni Boccaccio propone un modello femminile raffinato e contribuisce a creare l’atmosfera armoniosa e civile del Decameron.
LA IX NOVELLA
Nel Decameron, Giovanni Boccaccio descrive una Firenze passata, caratterizzata da eleganza, cortesia e raffinatezza nei rapporti tra i nobili. Con il tempo, però, questi valori decadono a causa della ricchezza e dell’avidità.In questo contesto si inserisce la brigata guidata da Betto Brunelleschi, che cerca di coinvolgere Guido Cavalcanti, uomo colto e dedito alla filosofia, ma considerato strano e distante. Un giorno, mentre si trova vicino al cimitero di Santa Reparata, i giovani lo provocano. Cavalcanti risponde con un motto arguto, dicendo che loro sono “a casa loro”, alludendo al fatto che, essendo privi di cultura, sono come morti. Subito dopo si allontana con un gesto agile. Inizialmente i giovani non capiscono, ma grazie alla spiegazione di Betto comprendono la profondità della battuta e riconoscono la superiorità intellettuale di Cavalcanti.
TEMA DEL MOTTO DI SPIRITO E TEMA DELL'INDUSTRIA
Nel Decameron di Giovanni Boccaccio, i temi centrali sono motto di spirito e industria, che esaltano l’intelligenza umana. Il motto di spirito è una risposta arguta che permette di superare situazioni difficili e ribaltare le gerarchie sociali; L’industria è invece l’astuzia pratica e l’iniziativa con cui l’uomo affronta il caso e costruisce il proprio destino.
BETTO, I CAVALIERI E I TEMI
Personaggi
- Betto Brunelleschi: nobile fiorentino rozzo e provocatorio; spiega il motto di Cavalcanti
- Cavalieri: aristocratici curiosi ma superficiali; rappresentano una nobiltà vuota
- Guido Cavalcanti: intellettuale colto, superiore per ingegno e cultura
Temi principaliANALISI DEL TESTO
La sciocca burla dei cavalieri
Elogio a Cavalcanti
Riferimento epicurismo
Industria e motto
Spiegazione del motto di Cavalcanti
LA FIGURA DI DIONEO
La novella di Frate Cipolla, raccontata da Dioneo nel Decameron, chiude la sesta giornata dedicata al motto di spirito. Dioneo è un narratore particolare, libero dalle regole degli altri e portavoce di una visione ironica e anticonformista della realtà. Nel racconto non condanna apertamente il frate, ma mette in luce la sua abilità: Frate Cipolla riesce a salvarsi da una situazione difficile grazie all’astuzia e alla parola, trasformando l’inganno in successo. Attraverso questa storia emerge un messaggio chiaro: non vince la morale tradizionale, ma l’intelligenza pratica e la prontezza di spirito. Il riso diventa così uno strumento per criticare la società e smascherare le ipocrisie, offrendo una visione più libera e realistica dell’uomo, vicina a quella di Giovanni Boccaccio.
LA X NOVELLA
Nel Decameron si racconta che a Certaldo arriva Frate Cipolla per raccogliere offerte, promettendo di mostrare una falsa reliquia: una piuma dell’arcangelo Gabriele. Due uomini, per fargli uno scherzo, sostituiscono la piuma con dei carboni mentre il servo si distrae. Quando il frate scopre la beffa davanti ai fedeli, reagisce con grande prontezza: inventa una storia convincente e trasforma i carboni in una reliquia sacra, dicendo che sono quelli su cui fu arso san Lorenzo. Grazie alla sua abilità nel parlare, riesce non solo a salvarsi, ma anche a ottenere successo, dimostrando ancora una volta come l’ingegno e la parola possano ribaltare ogni situazione.
I PERSONAGGI
In questa novella si presentano due strati sociali e intellettuali ben distinti: In uno troviamo gli ignoranti e i poveri di spirito. Il secondo, che si oppone al primo, è quello dell'élite arguta e capace d'ingannare molti. FRATE CIPOLLA: «chi conosciuto non l'avesse, non solamente un gran retorico l'avrebbe estimato, ma l'avrebbe detto esser Tullio medesimo o forse Quintiliano» GUCCIO: «Egli è tardo, sugliardo e bugiardo; negligente, disubidente e maldicente; trascurato, smemorato e scostumato;» Giovanni del Bragoniera e Biagio Pizzini: Amici e appartenenti allo stesso strato sociale di frate Cipolla, Giovanni e Biagio non si fanno abbindolare dai discorsi del frate e decidono di ordire una beffa a suo danno. Nuta: «grassa grossa e piccola e mal fatta, con un paio di poppe che parean due ceston da letame»
I TEMI
Retorica: Con il suo discorso frate Cipolla dà sfogo a tutta la sua abilità di oratore grazie al frequente uso della figura retorica dell'anfibologia, puntando a stordire gli ascoltatori e confondere loro le idee. Altro tema fondamentale è quello della beffa. Un duro attacco nei confronti della Chiesa, sottolineandone la tendenza ad approfittare dell'ignoranza del popolo per riscuotere offerte maggiori mostrando false reliquie e donando indulgenze invalide. Anche Dante Alighieri critica quest'aspetto della Chiesa: «[…] Di questo (ovvero la stoltezza dei fedeli) ingrassa il porco Sant'Antonio e altri assai che sono ancor più porci, pagando di moneta sanza conio».
Il tema delle false indulgenze in Boccaccio e Chaucer
Boccaccio, pur condannando fermamente Frate Cipolla, mostra comunque una certa simpatia nell'abilità del frate, che stupisce la folla con la sua abilità nel parlare. Da qui sorgono le varie differenze con “Il racconto dell'indulgenziere”, novella cantata ne “I Canterbury Tales” di Geoffrey Chaucer. Frate Cipolla infatti gioca con la sua abilità linguistica, ma non la esibisce. Il parroco della novella di Chaucer, invece, è un ipocrita esibizionista: «il mio scopo non è che far quattrini, e non correggere peccati, anche se le loro anime vadano raminghe in malora».
PIER PAOLO PASOLINI
Nel film Il Decameron, Pasolini non si limita a trasporre fedelmente le novelle di Boccaccio, ma le rilegge attraverso la sua visione del mondo, molto più critica verso la società moderna. La storia di Frate Cipolla gli permette di lavorare su alcuni temi:La critica al potere religioso:Pasolini riprende Boccaccio accentuando però l’ipocrisia della Chiesa, rendendola ancora più esplicita e grottesca. Il trionfo dell’astuzia popolare: Frate Cipolla riesce a salvarsi con l’inganno e la parola. Anche nel film, l’intelligenza pratica e la capacità di improvvisare dominano sulla verità e sulla morale. Il corpo e la materialità della vita: Pasolini insiste molto sugli aspetti concreti, corporei e popolari della scena, riducendo la dimensione astratta e retorica.
A CHI SI ISPIRA BOCCACCIO?
ANALISI DEL TESTO
Tema industria
Guccio come doppio di frate cipolla
Luoghi inventati o immaginati
Satira del villano
Uso illusionistico della parola
CONFRONTO TRA FRATE CIPOLLA E CAVALCANTI
Nel Decameron, Giovanni Boccaccio presenta personaggi diversi per mostrare le molte forme dell’ingegno umano. Guido Cavalcanti e Frate Cipolla rappresentano due modelli opposti. Cavalcanti incarna un’intelligenza aristocratica e filosofica, usata in modo difensivo: attraverso una parola raffinata e allusiva, mantiene il distacco e protegge la propria dignità. Al contrario, Frate Cipolla è un personaggio comico e concreto, che usa un’ingegnosità pratica e opportunistica, basata su una parola persuasiva e spettacolare. Anche il loro successo è diverso: quello di Cavalcanti è morale e simbolico, mentre quello di Cipolla è concreto e materiale. In questo modo, Boccaccio mostra come l’intelligenza possa assumere forme molto diverse.
EVOLUZIONE TERMINE INDUSTRIA
Il termine industria ha cambiato profondamente significato nel tempo. In latino indicava “impegno” e “operosità”, cioè una qualità personale. Anche nel Medioevo e nel primo Rinascimento, in autori come Giovanni Boccaccio, il termine si riferiva soprattutto all’ingegno e alla capacità pratica dell’individuo.Con l’età moderna il significato si amplia, fino a trasformarsi completamente durante la Rivoluzione industriale, quando passa a indicare la produzione organizzata e meccanizzata. Oggi “industria” è un sistema economico complesso basato sulla produzione su larga scala: da virtù individuale, il termine è diventato un concetto legato all’intera economia.
34-35: Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace
119-120: e fummi commesso con espresso comandamento che io cercassi tanto che io trovassi i privilegi del Porcellana 138-139: E quivi trovai il venerabile padre messer Nonmiblasmete Sevoipiace , degnissimo patriarca di Jerusalem.
22-24 :e per ciò che egli alquanto tenea dell’oppinione degli epicuri, si diceva tra la gente volgare che queste sue speculazioni erano solo in cercare se trovar si potesse che Iddio non fosse.
La tesi sostenuta dal “Il motto di spirito” è che l'autore di un motto di spirito (battuta) formula un'idea attraverso il codice linguistico dei processi primari. Tale idea viene poi espressa palesemente attraverso il linguaggio verbale naturale, che Freud classifica come processo secondario, o cosciente. Dall'altra parte, l'ascoltatore opera il processo inverso di decodifica: dall'immagine verbale egli "scende", inconsapevolmente o automaticamente, al suo contenuto primario o
42-47 : Gli smemorati siete voi, se voi non l’avete inteso: egli ci ha onestamente ed in poche parole detta la maggior villania del mondo, per ciò che, se voi riguarderete bene, queste arche sono le case de’ morti, per ciò che in esse si pongono e dimorano i morti; le quali egli dice che son nostra casa, a dimostrarci che noi e gli altri uomini idioti e non letterati siamo, a comparazion di lui e degli altri uomini scienziati, peggio che uomini morti, e per ciò, qui essendo, noi siamo a casa nostra.
32-33 : Guido, tu rifiuti d’esser di nostra brigata: ma ecco, quando tu avrai trovato che Iddio non sia, che avrai fatto?
Guido Cavalcanti è legato all’Epicureismo, visto nel Medioevo come materialista e poco religioso. Questa filosofia afferma che tutto è materia, l’anima non è immortale e lo scopo della vita è la serenità. Nel Decameron, per questo Guido appare diverso e sospetto. La sua battuta nel cimitero suggerisce che chi vive senza ragione è “come morto”, mentre lui rappresenta una vita più consapevole e guidata dall’intelligenza.
170-172: Ma prima voglio che voi sappiate che chiunque da questi carboni in segno di croce è tocco, tutto quello anno può viver sicuro che fuoco nol cocerà che non si senta.
160-165: Vera cosa è che io porto la penna dell’agnol Gabriello, acciò che non si guasti, in una cassetta e i carboni co’ quali fu arrostito san Lorenzo in un’altra; le quali son sì simiglianti l’una all’altra, che spesse volte mi vien presa l’una per l’altra, e al presente m’è avvenuto; per ciò che, credendomi io qui avere arrecata la cassetta dove era la penna, io ho arrecata quella dove sono i carboni. Il quale io non reputo che stato sia errore, anzi mi pare esser certo che volontà sia stata di Dio e che Egli stesso la cassetta de’ carboni ponesse nelle mie mani…
186-187: la quale l’anno seguente gli valse non meno che quel giorno gli fosser valuti i carboni.
72-74: quasi stato fosse il siri di Ciastiglione , che rivestir la voleva e rimetterla in arnese, e trarla di quella cattività di star con altrui e senza gran possession d’avere ridurla in isperanza di miglior fortuna e altre cose assai;
16-20: per ciò che, oltre a quello che egli fu un de’ miglior loici che avesse il mondo, ed ottimo filosofo naturale, delle quali cose poco la brigata curava, si fu egli leggiadrissimo e costumato e parlante uom molto, ed ogni cosa che far volle ed a gentile uom pertenente seppe meglio che altro uom fare: e con questo era ricchissimo, ed a chiedere a lingua, sapeva onorare cui nell’animo gli capeva che il valesse