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Ida Dalser e Benito Albino Mussolini

Gabriel

Created on April 26, 2026

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Ida Dalser

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Ida Irene Dalser nacque vicino a Trento nel 1880, figlia di Albino Dalser. Ida si diplomò a Parigi come estetista, per poi trasferirsi a Milano nel 1916 ed aprire un salone di bellezza. A Milano intraprese una relazione sentimentale con Giuseppe Brambilla, amministratore delegato della Carlo Erba (azienda farmaceutica), il quale le promise il matrimonio. Purtroppo la relazione tra Giuseppe e Ida non andò a buon fine, così nel 1914 lei lo denunciò chiedendo un risarcimento di ben 100.000 lire. Nel 1909, a Trento, Ida aveva già conosciuto Benito Mussolini che in quel periodo lavorava come giornalista socialista. Ida sposò Mussolini nel 1914 nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Sopramonte, vicino a Trento, anche se non furono mai trovati documenti che dichiarassero la veridicità della cosa. Con lui Ida Dalser ebbe un figlio nel 1915, Benito Albino Mussolini, ma nel frattempo Benito si sposò in un matrimonio civile con Rachele Guidi. Ida Dalser mise in vendita il suo salone di bellezza per finanziare l’attività politica ed il quotidiano del suo presunto marito. Nel 1917, andando a trovare Mussolini, che si trovava ricoverato in ospedale, venne aggredita da Rachele, che la accusò di non essere la sua vera moglie. Nel 1918 Ida Dalser scrisse al direttore del Corriere della Sera che Mussolini voleva liberarsi di lei al fine di non palesare le sue comunicazioni e l’oro illecito avuto dai traditori per fondare il giornale. Ida Dalser fu costretta a lasciare Milano, e solo dopo la fine della prima guerra mondiale ci tornò e si rese protagonista di diversi tentativi di irruzione nella sede del Popolo d’Italia, dove, all’epoca, lavorava Mussolini. Alla fine del 1919 Ida Dalser si trasferì a Sopramonte assieme alle sorelle dedicandosi a tempo pieno al ruolo di madre.

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Dopo pochi anni la “moglie” (non era ancora stata infatti riconosciuta ufficialmente) del Duce iniziava ad essere “scomoda” per il regime e per Mussolini stesso. Ida Dalser veniva anche accusata di essere una minaccia per Mussolini e i suoi familiari a causa degli atteggiamenti ossessivi e vendicativi nei confronti del futuro Duce. Ma Ida si mostrò sempre combattiva e decisa a far rispettare i propri diritti e quelli di suo figlio. Così nel 1925 le venne tolta la tutela del figlio Benito Albino e entrò nell’ospedale di Pergine il 19 giugno 1926. Durante il suo lungo soggiorno, Ida scrisse numerose lettere, molte delle quali vennero intercettate dal personale ospedaliero, sottratte, conservate in parte, in parte distrutte. Molti anni dopo dall’inizio del suo internamento, la Dalser, il 15 luglio 1935 , riuscì a fuggire dall’ospedale di Pergine, ed a tornare nella sua casa di Sopramonte. Dopo appena due mesi, i responsabili dell’Ospedale, oppressi dai controlli e dai sopralluoghi ministeriali, decisero di trasferire la Dalser all’ospedale psichiatrico femminile di San Clemente, a Venezia, dove entrò il 17 agosto del 1926. Morì per emorragia cerebrale il 3 dicembre 1937. Il 30 Novembre le nipoti Cimadom, figlie di Elisa, la secondogenita di casa Dalser, ebbero la possibilità di vedere la zia; la trovarono paralizzata, già in coma, ormai in fin di vita. Nessuno dette loro spiegazioni sui pregressi della malattia. Ida fu sepolta senza funerale, in una fossa comune; aveva 57 anni.

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Benito Albino Mussolini nasce a Milano nel 1915 figlio di Benito Mussolini e Ida Dalser. Fu riconosciuto dal padre nel 1916 da un notaio di Monza, come segnato in una nota del registro delle nascite del comune di Milano, tuttavia questo atto non è mai stato ritrovato. Il duce pagò solamente una dote, ma non si occupò mai del figlio. I rapporti con Benito Albino furono tenuti dal fratello del Duce, Arnaldo, che ebbe rapporti molto affettuosi. Il bambino visse con la madre fino a quando lei venne internata in manicomio, successivamente fu mandato in collegio. Nel 1932 fu adottato, su ordine di Mussolini, da Giulio Bernardi. Il ragazzo non rivide più la madre e passò tutta la sua vita nel desiderio costante di essere riconosciuto dal padre. In seguito frequentò un corso di telegrafia e si arruolò nella Regia Marina. Nel 1935 venne fatto rimpatriare e, con uno stratagemma, venne fatto rinchiudere in un istituto psichiatrico a Mombello di Linate, vicino a Milano. Fin da subito furono individuati i colpevoli, ma ancora tutt’oggi deve essere fatta luce sull’accaduto. Nel 1942, all’interno di questo manicomio morì. Secondo le cartelle cliniche la morte è stata causata da numerose iniezioni di insulina, che lo portarono ripetutamente in coma sino a provocare il decesso.

FINE