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Scuola poetica Siciliana

Daniela Bahna

Created on April 26, 2026

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Transcript

1230-1250

Scuola poetica Siciliana

La Scuola siciliana, fiorita alla corte di Federico II di Svevia, segna l'inizio della lirica d'arte in volgare italiano, rielaborando i temi provenzali dell'amor cortese.

START

Index

Poetica religiosa

Caratteristiche scuola siculo-toscana

Introduzione

Collegamento con la scuola siculo-toscana

Contesto storico

Autori principali

scuola siciliana

Analisi della poesia

Giacomo da lentini Cielo d'alcamo

Temi

lingua e stile

DM attività extra

Scuola poetica religiosa

Sintesi della scorsa lezione

La poetica religiosa, fiorita in Umbria nel XIII secolo, rappresenta una delle prime forme di letteratura in volgare italiano. Essa nasce dalla necessità di diffondere la parola di Dio tra il popolo e contrastare le eresie, unendo il fervore mistico a una funzione educativa e didattica.

+ INFO

Introduzione

Prima dell'affermazione della Scuola Siciliana, il panorama letterario italiano era dominato dalla poesia religiosa del Centro Italia. Nel Sud Italia, presso la corte di Federico II, in un ambiente laico e multiculturale, i funzionari imperiali diedero vita alla Scuola Siciliana. A loro si devono innovazioni stilistiche come l'invenzione del sonetto e lo sviluppo di un volgare siciliano illustre e raffinato.

Contesto storico

1194

Nascita di federico ii

fondazione dell'università di napoli

1224

Scuola medica salernitana

Periodo della "Magna Curia"

1230

Nascita della scuola siciliana

1230-1250

ventennio di splendore

1250

Morte di federico II

Battaglia di benevento

1266

fine della dinastia

1268

La migrazione dei testi

Seconda metà del XIII secolo

L'opera dei copisti e Bonagiunta Orbiccianiti

L'ascesa di Guittone d’Arezzo

La svolta di Guido Guinizzelli

Fine del XIII secolo

Nascita del Dolce Stil Novo

Caratteristiche della Scuola poetica Siciliana:

La Scuola poetica siciliana, fiorita tra il 1230 e il 1250 circa presso la corte di Federico II di Svevia, rappresenta il primo movimento letterario unitario in volgare italiano.

I poeti siciliani erano funzionari dello Stato (notai, giudici, cancellieri) che si dedicavano alla poesia come attività di svago intellettuale.

la poesia siciliana era destinata esclusivamente alla lettura e si concentra sull'amore e sulla sua natura escludendo elementi politici.Inoltre, è la prima scuola laica della storia d'Italia

Temi

La poesia siciliana è fondamentalmente poesia d’amore. I poeti, però, non cantano solo dell’amore come sentimento individuale verso la donna, bensì parlano anche dell’amore in generale, della sua natura e del suo modo di manifestarsi.

Il "servitium amoris"

Il linguaggio della poesia ricalca quello del diritto feudale. Il poeta si definisce "vassallo" e la donna è il "Signore".

Temi

La "merzede" e la sofferenza

L’amore come tema universale e filosofico

La donna come "senhal"

L’obiettivo del poeta è ottenere la merzede (grazia o ricompensa), che può essere un saluto o uno sguardo.

La donna non ha tratti fisici realistici o psicologici complessi; è un’icona di bellezza e virtù, spesso paragonata a pietre preziose o elementi naturali, ma resta distante.

I poeti siciliani analizzano l'amore come un fenomeno scientifico e filosofico. Si interrogano su come nasca e come agisca sull'animo umano.

Lingua e stile

Il sonetto

Il siciliano illustre

L'eredità linguistica

La lettura

Caratteristiche della scuola Siculo-Toscana

La scuola siculo-toscana rappresenta un fondamentale momento di transizione nella letteratura italiana del XIII secolo. Questo gruppo di poeti, attivo tra il 1260 e il 1300 circa, ha il merito di aver ereditato la tradizione lirica della Scuola Siciliana, adattandola al nuovo contesto civile e sociale dei comuni toscani.I siculo-toscani affrontano diverse tematiche come la politica, l'etica ed i conflitti del tempo tra un verso e l'altro con l'uso della tenzone.

I poeti sono cittadini comuni che partecipano alla vita pubblica e affrontano questioni quotidiane.La poesia si sposta tra Lucca, Pisa, Arezzo e Firenze.È grazie a questa struttura "sparpagliata" che la letteratura italiana è sopravvissuta.

+ INFO

Collegamento tra la scuola poetica Siciliana e la scuola Siculo-Toscana

Contesto storico

La poesia nasce in un ambiente chiuso e protetto. Il poeta è un funzionario (notaio) che scrive per svago.

La poesia si sposta nelle città. Il poeta è un cittadino che partecipa alle lotte tra Guelfi e Ghibellini.

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Scuola siculo-toscana

Scuola poetica siciliana

Tematiche

L'unico tema principale affrontato riguarda l'amore, poiché in una dittatura imperiale non si poteva fare politica.

I Toscani usano la poesia come impegno civile e morale per rispondere ai conflitti della vita comunale, includendo quindi tematiche di politica.

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Scuola siculo-toscana

Scuola poetica siciliana

La lingua

Si scrive in Siciliano illustre; lingua letteraria raffinata priva del parlato locale.

Si eredita il siciliano mescolandolo con il parlato quotidiano e con termini latini presi dal diritto e dalla filosofia.

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Scuola siculo-toscana

Scuola poetica siciliana

Autoriprincipali

Autori principali

pier delle vigne

stefano pronotonaro

Guittone d'arezzo

Nasce a Messina nel 1261, è un alto dignitario messinese e capo della cancelleria, la cui figura è fondamentale per la filologia italiana.

Nasce a Capua nel 1190 circa e dal 1221 lavora come notaio alla corte del re Federico II di Svevia.

E' il nome di Guido di Michele del Viva, nato ad Arezzo intorno al 1235.

+ INFO

+ INFO

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Analisi della poesia

Giacomo Da Lentini

Giacomo da Lentini, vissuto tra il 1210 ed il 1260, è stato il principale esponente della Scuola Siciliana e una figura chiave per la nascita della letteratura italiana.

+ INFO

Amor è uno disio che ven da core

Amor è uno disio che ven da core, per abondanza di gran piacimento; e li occhi in prima generan l'amore, e lo core li dà nutricamento. Ben è alcuna fiatal om amatore senza vedere so 'namoramento, ma quell'amor che stringe con furore da la vista de li occhi à nascimento; che li occhi rappresentan a lo core d'onni cosa che veden bono e rio, com'è formata naturalemente; e lo cor, che di zo è concepitore, imagina, e piace quel disio: e questo amore regna fra la gente.

Amore è un desiderio che proviene dal cuore per una sovrabbondanza di piacere; e gli occhi dapprima generano l'amore, e il cuore gli dà nutrimento. A dire il vero c'è, qualche volta, un innamorato che non ha visto l'oggetto del proprio innamoramento, ma quell'amore che fa soffrire con passione ha origine dalla vista degli occhi; perché gli occhi rappresentano al cuore le qualità buone e cattive di ogni cosa che vedono, così com'è formata in natura; e il cuore, che ha concepito ciò, la immagina, e ha piacere di quel desiderio: questo è l'amore che regna tra gli uomini.

Amor è uno disio che ven da core

Analisi metrica

«Amor è uno desio che ven da' coreper abondanza di gran piacimento; e gli occhi in prima generan l'amore e lo core li dà nutricamento. Ben è alcuna fiatal om amatore senza vedere so 'namoramento, ma quell'amor che stringe con furore da la vista de li occhi à nascimento; ché gli occhi rappresentan à lo core d'onni cosa che veden bono e rio, com'è formata naturalemente; e lo cor, che di ciò è concepitore, imaginando, tragge ne desio: e questo amore regna fra la gente.»

Il sonetto è costituito da quattordici versi endecasillabi suddivisi in due quartine a rima alternata (schema ABAB ABAB) e due terzine a rima ripetuta (ADE ADE). Il ritmo è regolare.

Amor è uno disio che ven da core

Analisi semantica

Desio (Desiderio): Si è alla ricerca dell’amore di continuo.Core (Cuore): La sede dei sentimenti che arrivano dal guardare. Piacimento: Indica l'attrazione estetica. Senza questa spinta iniziale, il processo amoroso non partirebbe. Occhi / Vedere / Vista: Queste parole formano il campo semantico della percezione. Nutricamento: Suggerisce che l'amore, una volta nato, deve essere alimentato. Bono e rio (Buono e malvagio): Indica la capacità di giudizio dei sensi. Gli occhi non sono passivi, ma trasmettono al cuore le qualità (positive o negative) di ciò che vedono. Naturalemente: gli occhi vedono le cose così come sono. Imaginando: tramite l'immaginazione, il cuore rielabora creando il desiderio anche quando la donna non è presente.

«Amor è uno desio che ven da' coreper abondanza di gran piacimento; e gli occhi in prima generan l'amore e lo core li dà nutricamento. Ben è alcuna fiatal om amatore senza vedere so 'namoramento, ma quell'amor che stringe con furore da la vista de li occhi à nascimento; ché gli occhi rappresentan à lo core d'onni cosa che veden bono e rio, com'è formata naturalemente; e lo cor, che di ciò è concepitore, imaginando, tragge ne desio: e questo amore regna fra la gente.»

Amor è uno disio che ven da core

Figure retoriche

«Amor è uno desio che ven da' coreper abondanza di gran piacimento; e gli occhi in prima generan l'amore e lo core li dà nutricamento. Ben è alcuna fiatal om amatore senza vedere so 'namoramento, ma quell'amor che stringe con furore da la vista de li occhi à nascimento; ché gli occhi rappresentan à lo core d'onni cosa che veden bono e rio, com'è formata naturalemente; e lo cor, che di ciò è concepitore, imaginando, tragge ne desio: e questo amore regna fra la gente.»

- Personificazione- Antitesi - Anafora/Polisindeto - Anastrofe

Cielo D'Alcamo

Biografia:

Cielo d’Alcamo, poeta della Scuola Siciliana (XIII secolo), è l'autore di Rosa fresca aulentissima. La sua opera è un "contrasto" satirico che usa un linguaggio giullaresco per parodiare con ironia i raffinati temi d'amore tipici della corte di Federico II.

+ INFO

Rosa fresca aulentissima

« Rosa fresca aulentissima ch'apari inver' la state, le donne ti disiano, pulzell'e maritate: tràgemi d'este focora, se t'este a bolontate; per te non ajo abento notte e dia, penzando pur di voi, madonna mia.» « Se di meve trabàgliti, follia lo ti fa fare. Lo mar potresti arompere, a venti asemenare, l'abere d'esto secolo tutto quanto asembrare: avere me non pòteri a esto monno; avanti li cavelli m'aritonno.» « Se li cavelli artonniti, avanti foss'io morto, ca'n issi si mi perdera lo solaccio e 'l diporto. Quando ci passo e véjoti, rosa fresca de l'orto, bono conforto donimi tuttore: poniamo che s'ajunga il nostro amore.» « Ke 'l nostro amore ajungasi, non boglio m'atalenti: se ti ci trova pàremo cogli altri miei parenti, guarda non t'arigolgano questi forti correnti. Como ti seppe bona la venuta, consiglio che ti guardi a la partuta.»

«Rosa fresca e profumatissima, che sbocci verso l'estate, le donne ti desiderano, sia le fanciulle che le donne sposate: tirami fuori da questo fuoco (dalla passione d'amore), se lo desideri; a causa tua non ho pace né di notte né di giorno, pensando continuamente a voi, mia signora.» «Se ti tormenti per me, è la follia a fartelo fare. Potresti arare il mare, seminare ai venti, radunare tutte le ricchezze di questo mondo: ma a questo mondo non mi potrai mai avere; piuttosto mi taglierei i capelli (ovvero: mi farei monaca).» «Se ti tagliassi i capelli, preferirei prima essere morto, perché in essi io perderei ogni gioia e ogni divertimento. Quando passo di qui e ti vedo, rosa fresca del giardino, mi dai sempre un gran sollievo: facciamo in modo che il nostro amore si realizzi.» «Che il nostro amore si realizzi, non voglio proprio che mi piaccia (non ci penso affatto): se ti trova qui mio padre insieme agli altri miei parenti, stai attento che non ti mettano le mani addosso questi uomini forti (pronti a colpirti). Così come ti è sembrato facile arrivare fin qui, ti consiglio di fare molta attenzione a come te ne andrai.»

Rosa fresca aulentissima

Analisi metrica

« Rosa fresca aulentissima ch'apari inver' la state, le donne ti disiano, pulzell'e maritate: tràgemi d'este focora, se t'este a bolontate; per te non ajo abento notte e dia, penzando pur di voi, madonna mia.» « Se di meve trabàgliti, follia lo ti fa fare. Lo mar potresti arompere, a venti asemenare, l'abere d'esto secolo tutto quanto asembrare: avere me non pòteri a esto monno; avanti li cavelli m'aritonno.» « Se li cavelli artonniti, avanti foss'io morto, ca'n issi si mi perdera lo solaccio e 'l diporto. Quando ci passo e véjoti, rosa fresca de l'orto, bono conforto donimi tuttore: poniamo che s'ajunga il nostro amore.» « Ke 'l nostro amore ajungasi, non boglio m'atalenti: se ti ci trova pàremo cogli altri miei parenti, guarda non t'arigolgano questi forti correnti. Como ti seppe bona la venuta, consiglio che ti guardi a la partuta.»

La poesia è formata da 32 strofe di cinque versi ciascuna, di cui le prime tre sono due settenari accoppiati, e il primo dei due settenari è sempre sdrucciolo, le ultime due strofe sono endecasillabe piane.

Rosa fresca aulentissima

Analisi semantica

« Rosa fresca aulentissima ch'apari inver' la state, le donne ti disiano, pulzell'e maritate: tràgemi d'este focora, se t'este a bolontate; per te non ajo abento notte e dia, penzando pur di voi, madonna mia.» « Se di meve trabàgliti, follia lo ti fa fare. Lo mar potresti arompere, a venti asemenare, l'abere d'esto secolo tutto quanto asembrare: avere me non pòteri a esto monno; avanti li cavelli m'aritonno.» « Se li cavelli artonniti, avanti foss'io morto, ca'n issi si mi perdera lo solaccio e 'l diporto. Quando ci passo e véjoti, rosa fresca de l'orto, bono conforto donimi tuttore: poniamo che s'ajunga il nostro amore.» « Ke 'l nostro amore ajungasi, non boglio m'atalenti: se ti ci trova pàremo cogli altri miei parenti, guarda non t'arigolgano questi forti correnti. Como ti seppe bona la venuta, consiglio che ti guardi a la partuta.»

“Rosa fresca aulentissima”: Indica la donna e rappresenta bellezza, giovinezza e fascino. “Focora”: Rappresenta la passione amorosa intensa dell’uomo. “Follia”: È il giudizio della donna e mostra il suo rifiuto e distacco iniziale. “Non pòteri a esto monno”: Significa che lui non potrà averla “in questo mondo”. Rappresenta un rifiuto deciso e assoluto. “Nostro amore”: Esprime il desiderio dell’uomo di stare con lei. Rappresenta l’obiettivo del corteggiamento. “Parenti”: Indica il controllo della famiglia. Rappresenta le regole sociali e la paura del giudizio.

Rosa fresca aulentissima

Figure retoriche

« Rosa fresca aulentissima ch'apari inver' la state, le donne ti disiano, pulzell'e maritate: tràgemi d'este focora, se t'este a bolontate; per te non ajo abento notte e dia, penzando pur di voi, madonna mia.» « Se di meve trabàgliti, follia lo ti fa fare. Lo mar potresti arompere, a venti asemenare, l'abere d'esto secolo tutto quanto asembrare: avere me non pòteri a esto monno; avanti li cavelli m'aritonno.» « Se li cavelli artonniti, avanti foss'io morto, ca'n issi si mi perdera lo solaccio e 'l diporto. Quando ci passo e véjoti, rosa fresca de l'orto, bono conforto donimi tuttore: poniamo che s'ajunga il nostro amore.» « Ke 'l nostro amore ajungasi, non boglio m'atalenti: se ti ci trova pàremo cogli altri miei parenti, guarda non t'arigolgano questi forti correnti. Como ti seppe bona la venuta, consiglio che ti guardi a la partuta.»

- Apostrofe - Perifrasi - Metafora - Anafora - Iperbole

Rosa fresca aulentissima

Significati letterali-figurati

« Rosa fresca aulentissima ch'apari inver' la state, le donne ti disiano, pulzell'e maritate: tràgemi d'este focora, se t'este a bolontate; per te non ajo abento notte e dia, penzando pur di voi, madonna mia.» « Se di meve trabàgliti, follia lo ti fa fare. Lo mar potresti arompere, a venti asemenare, l'abere d'esto secolo tutto quanto asembrare: avere me non pòteri a esto monno; avanti li cavelli m'aritonno.» « Se li cavelli artonniti, avanti foss'io morto, ca'n issi si mi perdera lo solaccio e 'l diporto. Quando ci passo e véjoti, rosa fresca de l'orto, bono conforto donimi tuttore: poniamo che s'ajunga il nostro amore.» « Ke 'l nostro amore ajungasi, non boglio m'atalenti: se ti ci trova pàremo cogli altri miei parenti, guarda non t'arigolgano questi forti correnti. Como ti seppe bona la venuta, consiglio che ti guardi a la partuta.»

“pulzell’e maritate”: Letterale: ragazze e donne sposate. Figurato: indica che la donna è molto desiderata da tutti. “trabàgliti” Letterale: ti affatichi, ti tormenti. Figurato: rappresenta la sofferenza d’amore dell’uomo. “conforto” Letterale: sollievo, aiuto. Figurato: la donna è per lui fonte di felicità e benessere. “parenti” Letterale: i familiari. Figurato: rappresentano le regole sociali e il giudizio degli altri.

Giacomo da Lentini e la donna amata

Madonna, lo vostro dolce sguardo mi ha ferito il core sì forte, che giorno e notte penso a voi. Degnatevi di donarmi un vostro saluto.

Messere, le vostre parole sono cortesi. Ma il mio cuore è timoroso: non so se meritate tanta fede.

Beltà sovrana, io sono vostro servo fedele. Amor mi comanda di amarvi e tacere, ma il desio di voi mi fa ardito nel parlare.

Se vero è il vostro dire, provatelo con opere e non solo con rime. L’amor che non ha prova è vano sospiro.

Giacomo da Lentini e la donna amata

Per voi sostengo pene e martìri, e gioia mi è il patire se viene da voi. Siete la stella che guida il mio cammino oscuro.

Messere, le stelle non si toccano con mano. Io temo che il vostro amore sia fiamma che presto si spegne.

Donna gentile, il mio amore è come l’oro: più il fuoco lo prova, più risplende. Comandate, e io obbedirò.

Allora vi chiedo silenzio e virtù. Se il vostro amore è nobile, sappia attendere. Il tempo dirà se siete degno.

Giacomo da Lentini e la donna amata

Obbedirò, mia signora. Attenderò in dolce tormento, ché servire a voi è già mia mercede.

Le vostre parole sono pregne di cortesia. Forse, messere, il vostro cuore è sincero. Non vi prometto amore, ma non vi nego speranza.

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Grazie dell'attenzione

Parafrasi

L'ascesa di Guittone D'Arezzo

Guittone introduce nella poesia i temi della politica, dell'etica e delle lotte civili (Guelfi vs Ghibellini). Il suo stile è però caratterizzato da una grande complessità tecnica e retorica.

Per quanto riguarda l’attività epica in volgare, gli studiosi e i critici gli attribuiscono 3 canzoni raccolte in codici insieme a quelle di altri autori esponenti della scuola siciliana. I temi sono ispirati alla lirica provenzale mentre lo stile sembra molto curato.

Parafrasi

Grazie a Guinizzelli, la poesia viene "ripulita" dai tecnicismi e dalle complicazioni politiche, adottando un linguaggio limpido, piano e musicale.

Nascita del Dolce Stil Novo

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Molti termini che usiamo ancora oggi sono nati in questo periodo. Ad esempio, il modo di finire le parole in -anza (come usanza o speranza) o l'uso di verbi come sembrare sono arrivati a noi grazie ai copisti toscani.

L'eredità linguistica

In "Amor è un de desio che ven da' core" di Giacomo da Lentini, l'autore spiega che l'amore nasce dagli occhi (la visione della bellezza) e si nutre nel cuore attraverso il pensiero costante.

Giacomo da Lentini

In "S'eo t'amo d' d'intero core" di Stefano Protonotaro, emerge chiaramente il contrasto tra la fedeltà del poeta e l'insensibilità della donna, definita spesso come una "ferata" (ferita) che lui non vuole curare.

Stefano Protonaro

In "Io m'aggio posto in core a Dio servire", Giacomo da Lentini sogna di andare in Paradiso non per scopi religiosi, ma per continuare a guardare la sua donna, sottolineando la natura di "umile adorazione" quasi religiosa.

Giacomo Da Lentini

La corte di Palermo diventa un centro culturale laico; si traducono testi dall'arabo, latino e francese. In questo clima viene riorganizzata anche la Scuola Medica Salernitana.

Scuola medica salernitana

Il primo genere letterario che affrontò fu la poesia erotica, di ascendenza provenzale elaborata secondo i dettami del trobar clus (cioè il poetare oscuro), ma risentendo anche degli stilemi della poesia siciliana che si affermava allora nella corte di Federico II. Per quanto riguarda l’impegno politico, Guittone fu di parte guelfa in un periodo molto complicato per Arezzo.

Biografia

Funzionario alla corte di Federico II di Svevia con il titolo di notaio — per cui Dante lo citerà nel Purgatorio come "il Notaro" — ebbe il merito storico di inventare il sonetto, la forma metrica. Trasferendo i temi dell'amor cortese provenzale dal provenzale al volgare siciliano illustre, Giacomo da Lentini ha codificato un nuovo linguaggio poetico, caratterizzato da una profonda analisi psicologica del sentimento amoroso, come emerge in celebri componimenti quali Meravigliosamente e Amor è uno desio che ven da' core.

Morte di Federico II

Termina l'esperienza storica della Scuola Siciliana a causa della scomparsa del sovrano.

Parafrasi

Battaglia di Benevento

Morte di Manfredi (figlio di Federico II) e sconfitta degli Svevi contro Carlo d’Angiò. Fine del mecenatismo laico nel Sud Italia.

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La svolta di Guido Guinizzelli

Il giudice bolognese Guinizzelli decide di superare la "pesantezza" di Guittone.

Parafrasi

La Scuola Siciliana ha inventato il sonetto, che è una forma di poesia con una struttura precisa (14 versi). Prima di loro, il volgare si usava solo per canzoni popolari; con i siciliani, il volgare diventa adatto a parlare d'amore e di cose profonde.

Il sonetto

Gli scrittori della corte di Federico II non usavano il dialetto siciliano parlato dal popolo, ma un "Siciliano Illustre". Era una lingua speciale, pulita e abbellita con parole prese dal latino e dal francese.

Il siciliano illustre

Parafrasi
Parafrasi
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Università di Napoli

Federico II istituisce il primo ateneo statale e laico d'Europa per formare i suoi funzionari.

Novità

Si iniziano a creare dei grandi libri (codici) dove le poesie vengono ordinate per autore o per importanza. Senza la copia dei testi, noi oggi non sapremmo nulla di quello che scrivevano prima di loro. Utilizzano il volgare toscano, arricchito però da sicilianismi, provenzalismi e latinismi. Si distinguono per un forte sperimentalismo formale, con una sintassi spesso contorta e una grande varietà di registri. Oltre alla canzone e al sonetto (di origine siciliana), sperimentano nuove forme come la ballata

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Parafrasi

Jacopo Mostacci e altri usano spesso il termine "servire", indicando che il poeta è totalmente sottomesso alla volontà della sua "madonna".

Jacopo Mostacci

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La sua canzone "Pir meu cori alligrari" è uno dei rarissimi testi giunti a noi nella veste linguistica originale, non alterata dalla successiva "toscanizzazione" operata dai copisti del Nord. Grazie alla trascrizione del filologo cinquecentesco Giovanni Maria Barbieri, quest'opera costituisce la prova inconfutabile delle rime perfette siciliane e della perizia metrica.

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Rispetto al modello provenzale, la poesia siciliana divenne puramente libresca, eliminando la musica e l'elemento scenico. I contenuti divennero più codificati e formali.

Testi destinati alla lettura

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Nascita della scuola siciliana

Funzionari statali (notai e giudici) iniziano a scrivere poesie d'amore in volgare siciliano, distaccandosi dai temi politici dei trovatori provenzali.

Viene inventato il sonetto. La poesia si separa dalla musica. Il volgare siciliano diventa una lingua d'arte colta.

Ventennio di splendore

Biografia

Cielo d’Alcamo, figura centrale della Scuola Siciliana della metà del XIII secolo, è stato un poeta e drammaturgo noto per la sua produzione giullaresca. Sull’origine del suo nome esistono diverse ipotesi: "Cielo" potrebbe essere l’italianizzazione dello spagnolo Chelo (da Marcelo), mentre il cognome rimanda probabilmente alla città siciliana di Alcamo. Data la sua formazione, si ritiene che fosse un intellettuale legato alla Magna Curia di Federico II. La sua fama è legata indissolubilmente a "Rosa fresca aulentissima" (1231-1250), un celebre contrasto in forma dialogica tra un uomo e una donna. Sebbene il tono burlesco suggerisca la figura del giullare, l’opera rivela in realtà una raffinata perizia letteraria: l’autore rielabora in modo parodistico i temi e il linguaggio della lirica cortese, trasformando il componimento in un colto esercizio di stile che capovolge gli schemi aristocratici del tempo.

Caratteristiche

I testi miravano a insegnare i dogmi e i precetti della fede a un pubblico vasto e spesso analfabeta. Essi esprimono un profondo sentimento di amore verso il divino, oscillando tra la gioia della creazione e il dolore per la sofferenza umana. Per essere compresi da tutti, si utilizzava la lingua parlata (spesso il volgare umbro) anziché il latino colto. La Lauda è un componimento in versi, spesso accompagnato da musica, dedicato alla lode di Cristo, della Madonna o dei santi.

Nasce a Jesi da Costanza d’Altavilla e Enrico VI. Unifica il Regno di Sicilia, la Germania e l’Impero.

Federico II

L'opera dei copisti e Bonagiunta Orbicciani

I copisti toscani traducono i testi siciliani nel proprio volgare. Il notaio lucchese Bonagiunta Orbicciani è il pioniere di questa fase (corrente Siculo-Toscana).

Fine della dinastia

Decapitazione di Corradino a Napoli. Il centro del potere si sposta a Napoli e la Sicilia entra in crisi.

La migrazione dei testi

I manoscritti siciliani giungono in Toscana grazie a scambi commerciali e politici.