Progetto Gibellina
portami il futuro
Gibellina Vecchia
Gibellina nuova
Gibellina Nuova
Gibellina vecchia
secondo le fonti storiche, Gibellina avrebbe origini risalenti alla dominazione araba, anche se alcuni studiosi le fanno risalire addirittura al periodo pre-ellenico. Una delle interpretazioni più diffuse collega il nome “Gibellina” ai termini arabi Gibel (“monte”) e Zghir (“piccolo”), con il significato di “piccolo monte” o “piccola terra”. Un’altra ipotesi lo riconduce invece ai termini ebraici gebel e in, interpretabili come “tra due colli”, in riferimento alla posizione dell’antico abitato tra il monte Celi e il colle Mulino del Vento. L’origine precisa della città resta comunque incerta, anche se è probabile una fondazione medievale. Il vecchio centro abitato era formato da piccole case raccolte attorno al castello di Manfredi Chiaramonte. Durante il Medioevo, il controllo del territorio da parte dell’aristocrazia terriera si consolidò attraverso castelli e fortificazioni, contribuendo a una lunga fase di stagnazione economica e culturale. Per secoli, Gibellina Vecchia rimase un piccolo centro agricolo della Sicilia occidentale, legato a un’economia rurale e distante dai processi di modernizzazione del dopoguerra. nella notte del 15 gennaio 1968, qil terremoto del Belìce devastò la valle del Belìce con una magnitudo di 6.4. Gibellina, insieme a Montevago, Poggioreale e Salaparuta, fu tra i comuni più colpiti: il 90% delle abitazioni crollò e il paese venne quasi completamente distrutto. Complessivamente il terremoto causò 231 morti e circa 600 feriti. La tragedia mise in evidenza la povertà e l’isolamento della valle: i soccorsi furono lenti e migliaia di persone emigrarono verso il Nord Italia, l’Europa, le Americhe e l’Australia. Da questa catastrofe nacque però anche il progetto di Gibellina Nuova, concepita non solo come nuova città, ma come simbolo di rinascita culturale e artistica.
Gibellina vecchia
Gibellina nuova
Gibellina nuova
Gibellina nuova
Gibellina nuova
Dalla distruzione nasce una nuova città: Invece di ricostruire il paese “com’era e dov’era”, lo Stato decise di edificare una nuova città nella località di Salinella, a circa 18 km dal centro originario. Questo spostamento forzato provocò una profonda crisi d’identità nella popolazione, improvvisamente separata dalle proprie colline, dalla memoria collettiva e dalla tradizionale economia agricola. La storia di Gibellina Nuova, però, non è soltanto quella di una ricostruzione post -sismica: rappresenta uno dei più ambiziosi tentativi del Novecento di trasformare una tragedia in un progetto culturale e artistico. Il progetto politico di Ludovico Corrao: Eletto sindaco nel 1969, si oppose a una semplice “ricostruzione burocratica”. Insieme personalità come Leonardo Sciascia e Renato Guttuso, lanciò un appello internazionale per coinvolgere architetti, urbanisti e artisti nella creazione di una “città-museo”, dove l’arte non fosse un semplice ornamento, ma uno strumento per restituire identità, dignità e orgoglio agli abitanti. I monumenti diventano simbolo della città: la monumentale Porta del Belìce di P. Consagra, che segna l’ingresso alla città, è diventata simbolo di rinascita; la Chiesa Madre di l. Quaroni che, con la sua monumentale sfera bianca domina l’abitato, è simbolo di perfezione geometrica e spirituale; il sistema delle Piazze di F. Purini e L. Thermes vuole ricreare la socialità dei vicoli del vecchio paese attraverso una geometria rigorosa e ripetitiva; il meeting di P.Consagra, Considerata la prima architettura “frontale” al mondo, è una struttura scultorea concepita come spazio civico e d’incontro. Critiche: nonostante l'enorme valore artistico e urbanistico, Gibellina viene spesso pensata come una “città vuota”. Urbanisti e sociologi hanno criticato il progetto perché sovradimensionato e distante dalle abitudini rurali della popolazione locale, generando spazi pubblici percepiti talvolta come freddi e alienanti. ciononostante, Gibellina rappresenta un caso unico nel panorama europeo: una città nata dall’idea che arte, architettura e cultura diventano strumenti di rinascita civile.
IL GRANDE CRETTO
a. burri, 1984/89 - 2015
Oggetto: Opera di arte ambientale Tecnica: macerie, metallo, cemento Collocazione: Gibellina Il Grande Cretto è una monumentale opera di land art che appare come un enorme sudario bianco attraversato da profonde fenditure larghe circa 2-3 metri. L’opera è composta da 122 blocchi di cemento alti circa 1,60 metri, disposti seguendo l’antico tracciato urbano di Gibellina. L’artista Alberto Burri racchiuse sotto il cemento i resti del paese distrutto dal terremoto del 1968, trasformando le macerie in un grande memoriale. I ruderi vennero demoliti, raccolti e compattati secondo il disegno dell’opera, poi circondati da strutture in cemento armato e ricoperti da una colata di cemento bianco, creando una superficie che segue i dislivelli naturali della collina.
STELLA DEL BELICE
Pietro Consagra 1981
Oggetto: Installazione permanente outdoor. Tecnica: Acciaio inox con tre basamenti in cemento armato. Collocazione: Ingresso Gibellina Nuova-Strada Statale 188. Misure: 26 metri. L'opera, definita dall'artista un monumento della solidarietà e della luce radiante, segna lo spartiacque tra il passato e il futuro, simbolo della rinascita e della ricostruzione dell'identità individuale e collettiva che ha accumunato i sopravissuti al terremoto e guidato molti artisti nell'ideazione delle loro opere. Voluta dal senatore Ludovico Corrao, la stella, plurimillennario archetipo mistico, richiama i motivi delle luminarie che addobbano le feste di paese, ed è stata denominata dallo stesso autore "Ingresso al Belice".
Chiesa Madre L.Quaron
Ludovico quaroni 1970-1985 L.Quaron
Oggetto: architettura-edificio per il culto Tecnica: cemento armato bianco Collocazione: Gibellina Nuova Ubicata nella zona piu alta della piccola collina che sovrasta la pinura di Gibellina Nuova, la Chiesa Madre mostra i valori simbolici e fondativi della città. Osservandola da lontano, essa si presenta come simbolo di rinascita nella perfezione della sfera che determina una forte focalità. L'andamento irregolare del territorio circostante è stato modellato a costruire il basamento della chiesa. La chiesa Madre è un oggetto architettonico che, con la perfezione simbolica e reale della sfera dell'abside e il quadrato dell'aula, sintetizza l'universalità del trascendente nella perfettibile razionalità umana. A scala ambientale, essa dialoga con la Stella di Consagra e la torre civica di Mendini. Nel recinto sacro, sotto la concavita dell'abside, è ricavato lo spazio per le celebrazioni all'aperto. Il paramento murario, in contrasto con la cupola sferica, è caratterizzato dal telaio in cemento armato, completato da pannelli di pietra a ricordo delle rovine del vecchio centro abitato. La cupola-absidse, come il campanile, rinuncia ad elevarsi verso il cielo, denunciando la funzione protettiva di cio che custodisce.
macchina per ascoltare il vento
Giovanni Albanese 1989
Oggetto: installazione Tecnica: rame,ferro,acciaio e vetro Collocazione: Piazza XV Gennaio 1968 Misure: 6m lunghezza per 5 larghezza per 3,5-4 di altezza L'installazione è situata nel cortile d'ingresso del MAC. Composta da diversi elementi, è concepita come una macchina che si basa sull'ascolto del paesaggio sonoro,rappresentando un tratta distintivo del luogo in cui si trova.
MONTAGNA DI SALE
Mimmo Paladino 1990
Oggetto : Installazione permanente outdoor Collocazione: Corte superiore del Baglio Di Stefano Misure : 15 metri circa Grande collina di cemento, vetrosina e pietrame dentro la quale vi sono conficcati 30 cavalli di legno. Le statue sembra che stiano affondando o riemergendo, simbolo del dolore e della tragedia vissuta dagli abitanti di Gibellina.
meeting
Pietro Consagra 1976-1980
Oggetto: Scultura architettonica Tecnica: Intonaco,calcestruzzo armato, metallo,vetro Collocazione: Gibellina Nuova Misure: 44 metri di lunghezza per 14 metri di altezza. Larghezza variabile L'edificio è una gigantesca scultura di acciaio e vetro che secondo la poetica teorizzata dall'autore, sarebbe stato capace di assolvere un ruolo urbano all'interno del programma proposto dall'autore.
ragnatela
Arlando pomodoro 1985
Oggetto: Installazione teatrale Tecnica: Vetrosina Collocazione Museo d'arte contemporanea - Gibellina "Ragnatela" di Arnaldo Pomodoro è un elemento scenografico creato per produzioni teatrali, realizzato appositamente per VillaEumènidi di Isgrò.
il dècollage
Mimmo rotella 1950
Il décollage di Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 - Milano, 2006) è una tecnica artistica rivoluzionaria, ideata nei primi anni '50, che consiste nello strappare manifesti pubblicitari dai muri cittadini per poi incollarli su tela. A differenza del collage, Rotella pratica un'operazione sottrattiva: "strappare la pelle dei muri" crea immagini nuove, casuali e imprevedibili, protestando contro la società dei consumi e il conformismo.
napoleone non è una pecora
Franco Franchini 2023
Collocazione: Museo d'arte contemporanea-Gibellina È un'opera concettuale che invita alla riflessione e all'interazione, Spesso associata alla provocazione artistica dello stesso autore.
ancienne mencè
Ancienne menee
Piero Dorazio 1957
Collocazione: Museo d'arte Contemporaneo-Gibellina. Nel 1957 realizza un mosaico per la XI Triennale di Milano e tiene la sua prima mostra personale alla Galleria La Tartaruga di Roma. Alcune tele qui esposte, dipinte da lunghe e sottili pennellate che creano una sorta di intreccio teso e ordinato di linee-forza di boccioniana memoria si avvicinano ai risultati di certa pittura riduzionista americana. Nel 1958 dipinge una serie di quadri monocromi sulle dominanti nero-grigio-blu in cui la struttura grafica si identifica con l'applicazione del colore a tratti, prima paralleli, poi convergenti e incrociati.
lA FRECCIA INDICA L'OMBRA DI UNA FRECCIA
Emilio Isgrò 1979
Oggetto: Installazione concettualeTecnica: MetalloCollocazione: Museo d'arte Contemporanea -Gibellina Misure: x In origine collocato sulla pavimentazione di una strada pedonale, l'opera è esposta su una parete esterna del MAC. Come spesso accade nell'arte contemporanea, la sua interpretazione non è immediata e si fonda su un sottile equilibrio tra elemento figurativo e linguaggio verbale. La freccia e la sua ombra, perfettamente identiche, risultano indistunguibili: questa ambiguità genera un dubbio sul linguaggio che rimanda a un'incertezza più prpfonda, di natura esistenziale, caratteristica della poesia visita dell'artista.
Progetto Gibellina
FRANCESCA PALAZZO
Created on April 20, 2026
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Progetto Gibellina
portami il futuro
Gibellina Vecchia
Gibellina nuova
Gibellina Nuova
Gibellina vecchia
secondo le fonti storiche, Gibellina avrebbe origini risalenti alla dominazione araba, anche se alcuni studiosi le fanno risalire addirittura al periodo pre-ellenico. Una delle interpretazioni più diffuse collega il nome “Gibellina” ai termini arabi Gibel (“monte”) e Zghir (“piccolo”), con il significato di “piccolo monte” o “piccola terra”. Un’altra ipotesi lo riconduce invece ai termini ebraici gebel e in, interpretabili come “tra due colli”, in riferimento alla posizione dell’antico abitato tra il monte Celi e il colle Mulino del Vento. L’origine precisa della città resta comunque incerta, anche se è probabile una fondazione medievale. Il vecchio centro abitato era formato da piccole case raccolte attorno al castello di Manfredi Chiaramonte. Durante il Medioevo, il controllo del territorio da parte dell’aristocrazia terriera si consolidò attraverso castelli e fortificazioni, contribuendo a una lunga fase di stagnazione economica e culturale. Per secoli, Gibellina Vecchia rimase un piccolo centro agricolo della Sicilia occidentale, legato a un’economia rurale e distante dai processi di modernizzazione del dopoguerra. nella notte del 15 gennaio 1968, qil terremoto del Belìce devastò la valle del Belìce con una magnitudo di 6.4. Gibellina, insieme a Montevago, Poggioreale e Salaparuta, fu tra i comuni più colpiti: il 90% delle abitazioni crollò e il paese venne quasi completamente distrutto. Complessivamente il terremoto causò 231 morti e circa 600 feriti. La tragedia mise in evidenza la povertà e l’isolamento della valle: i soccorsi furono lenti e migliaia di persone emigrarono verso il Nord Italia, l’Europa, le Americhe e l’Australia. Da questa catastrofe nacque però anche il progetto di Gibellina Nuova, concepita non solo come nuova città, ma come simbolo di rinascita culturale e artistica.
Gibellina vecchia
Gibellina nuova
Gibellina nuova
Gibellina nuova
Gibellina nuova
Dalla distruzione nasce una nuova città: Invece di ricostruire il paese “com’era e dov’era”, lo Stato decise di edificare una nuova città nella località di Salinella, a circa 18 km dal centro originario. Questo spostamento forzato provocò una profonda crisi d’identità nella popolazione, improvvisamente separata dalle proprie colline, dalla memoria collettiva e dalla tradizionale economia agricola. La storia di Gibellina Nuova, però, non è soltanto quella di una ricostruzione post -sismica: rappresenta uno dei più ambiziosi tentativi del Novecento di trasformare una tragedia in un progetto culturale e artistico. Il progetto politico di Ludovico Corrao: Eletto sindaco nel 1969, si oppose a una semplice “ricostruzione burocratica”. Insieme personalità come Leonardo Sciascia e Renato Guttuso, lanciò un appello internazionale per coinvolgere architetti, urbanisti e artisti nella creazione di una “città-museo”, dove l’arte non fosse un semplice ornamento, ma uno strumento per restituire identità, dignità e orgoglio agli abitanti. I monumenti diventano simbolo della città: la monumentale Porta del Belìce di P. Consagra, che segna l’ingresso alla città, è diventata simbolo di rinascita; la Chiesa Madre di l. Quaroni che, con la sua monumentale sfera bianca domina l’abitato, è simbolo di perfezione geometrica e spirituale; il sistema delle Piazze di F. Purini e L. Thermes vuole ricreare la socialità dei vicoli del vecchio paese attraverso una geometria rigorosa e ripetitiva; il meeting di P.Consagra, Considerata la prima architettura “frontale” al mondo, è una struttura scultorea concepita come spazio civico e d’incontro. Critiche: nonostante l'enorme valore artistico e urbanistico, Gibellina viene spesso pensata come una “città vuota”. Urbanisti e sociologi hanno criticato il progetto perché sovradimensionato e distante dalle abitudini rurali della popolazione locale, generando spazi pubblici percepiti talvolta come freddi e alienanti. ciononostante, Gibellina rappresenta un caso unico nel panorama europeo: una città nata dall’idea che arte, architettura e cultura diventano strumenti di rinascita civile.
IL GRANDE CRETTO
a. burri, 1984/89 - 2015
Oggetto: Opera di arte ambientale Tecnica: macerie, metallo, cemento Collocazione: Gibellina Il Grande Cretto è una monumentale opera di land art che appare come un enorme sudario bianco attraversato da profonde fenditure larghe circa 2-3 metri. L’opera è composta da 122 blocchi di cemento alti circa 1,60 metri, disposti seguendo l’antico tracciato urbano di Gibellina. L’artista Alberto Burri racchiuse sotto il cemento i resti del paese distrutto dal terremoto del 1968, trasformando le macerie in un grande memoriale. I ruderi vennero demoliti, raccolti e compattati secondo il disegno dell’opera, poi circondati da strutture in cemento armato e ricoperti da una colata di cemento bianco, creando una superficie che segue i dislivelli naturali della collina.
STELLA DEL BELICE
Pietro Consagra 1981
Oggetto: Installazione permanente outdoor. Tecnica: Acciaio inox con tre basamenti in cemento armato. Collocazione: Ingresso Gibellina Nuova-Strada Statale 188. Misure: 26 metri. L'opera, definita dall'artista un monumento della solidarietà e della luce radiante, segna lo spartiacque tra il passato e il futuro, simbolo della rinascita e della ricostruzione dell'identità individuale e collettiva che ha accumunato i sopravissuti al terremoto e guidato molti artisti nell'ideazione delle loro opere. Voluta dal senatore Ludovico Corrao, la stella, plurimillennario archetipo mistico, richiama i motivi delle luminarie che addobbano le feste di paese, ed è stata denominata dallo stesso autore "Ingresso al Belice".
Chiesa Madre L.Quaron
Ludovico quaroni 1970-1985 L.Quaron
Oggetto: architettura-edificio per il culto Tecnica: cemento armato bianco Collocazione: Gibellina Nuova Ubicata nella zona piu alta della piccola collina che sovrasta la pinura di Gibellina Nuova, la Chiesa Madre mostra i valori simbolici e fondativi della città. Osservandola da lontano, essa si presenta come simbolo di rinascita nella perfezione della sfera che determina una forte focalità. L'andamento irregolare del territorio circostante è stato modellato a costruire il basamento della chiesa. La chiesa Madre è un oggetto architettonico che, con la perfezione simbolica e reale della sfera dell'abside e il quadrato dell'aula, sintetizza l'universalità del trascendente nella perfettibile razionalità umana. A scala ambientale, essa dialoga con la Stella di Consagra e la torre civica di Mendini. Nel recinto sacro, sotto la concavita dell'abside, è ricavato lo spazio per le celebrazioni all'aperto. Il paramento murario, in contrasto con la cupola sferica, è caratterizzato dal telaio in cemento armato, completato da pannelli di pietra a ricordo delle rovine del vecchio centro abitato. La cupola-absidse, come il campanile, rinuncia ad elevarsi verso il cielo, denunciando la funzione protettiva di cio che custodisce.
macchina per ascoltare il vento
Giovanni Albanese 1989
Oggetto: installazione Tecnica: rame,ferro,acciaio e vetro Collocazione: Piazza XV Gennaio 1968 Misure: 6m lunghezza per 5 larghezza per 3,5-4 di altezza L'installazione è situata nel cortile d'ingresso del MAC. Composta da diversi elementi, è concepita come una macchina che si basa sull'ascolto del paesaggio sonoro,rappresentando un tratta distintivo del luogo in cui si trova.
MONTAGNA DI SALE
Mimmo Paladino 1990
Oggetto : Installazione permanente outdoor Collocazione: Corte superiore del Baglio Di Stefano Misure : 15 metri circa Grande collina di cemento, vetrosina e pietrame dentro la quale vi sono conficcati 30 cavalli di legno. Le statue sembra che stiano affondando o riemergendo, simbolo del dolore e della tragedia vissuta dagli abitanti di Gibellina.
meeting
Pietro Consagra 1976-1980
Oggetto: Scultura architettonica Tecnica: Intonaco,calcestruzzo armato, metallo,vetro Collocazione: Gibellina Nuova Misure: 44 metri di lunghezza per 14 metri di altezza. Larghezza variabile L'edificio è una gigantesca scultura di acciaio e vetro che secondo la poetica teorizzata dall'autore, sarebbe stato capace di assolvere un ruolo urbano all'interno del programma proposto dall'autore.
ragnatela
Arlando pomodoro 1985
Oggetto: Installazione teatrale Tecnica: Vetrosina Collocazione Museo d'arte contemporanea - Gibellina "Ragnatela" di Arnaldo Pomodoro è un elemento scenografico creato per produzioni teatrali, realizzato appositamente per VillaEumènidi di Isgrò.
il dècollage
Mimmo rotella 1950
Il décollage di Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 - Milano, 2006) è una tecnica artistica rivoluzionaria, ideata nei primi anni '50, che consiste nello strappare manifesti pubblicitari dai muri cittadini per poi incollarli su tela. A differenza del collage, Rotella pratica un'operazione sottrattiva: "strappare la pelle dei muri" crea immagini nuove, casuali e imprevedibili, protestando contro la società dei consumi e il conformismo.
napoleone non è una pecora
Franco Franchini 2023
Collocazione: Museo d'arte contemporanea-Gibellina È un'opera concettuale che invita alla riflessione e all'interazione, Spesso associata alla provocazione artistica dello stesso autore.
ancienne mencè
Ancienne menee
Piero Dorazio 1957
Collocazione: Museo d'arte Contemporaneo-Gibellina. Nel 1957 realizza un mosaico per la XI Triennale di Milano e tiene la sua prima mostra personale alla Galleria La Tartaruga di Roma. Alcune tele qui esposte, dipinte da lunghe e sottili pennellate che creano una sorta di intreccio teso e ordinato di linee-forza di boccioniana memoria si avvicinano ai risultati di certa pittura riduzionista americana. Nel 1958 dipinge una serie di quadri monocromi sulle dominanti nero-grigio-blu in cui la struttura grafica si identifica con l'applicazione del colore a tratti, prima paralleli, poi convergenti e incrociati.
lA FRECCIA INDICA L'OMBRA DI UNA FRECCIA
Emilio Isgrò 1979
Oggetto: Installazione concettualeTecnica: MetalloCollocazione: Museo d'arte Contemporanea -Gibellina Misure: x In origine collocato sulla pavimentazione di una strada pedonale, l'opera è esposta su una parete esterna del MAC. Come spesso accade nell'arte contemporanea, la sua interpretazione non è immediata e si fonda su un sottile equilibrio tra elemento figurativo e linguaggio verbale. La freccia e la sua ombra, perfettamente identiche, risultano indistunguibili: questa ambiguità genera un dubbio sul linguaggio che rimanda a un'incertezza più prpfonda, di natura esistenziale, caratteristica della poesia visita dell'artista.