viaggio a cracovia
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perchè
Ho scelto di partecipare al Viaggio della Memoria perché sentivo il bisogno di andare oltre le parole scritte sui libri di storia. Visitare Auschwitz-Birkenau significava trasformare la conoscenza in esperienza diretta, in qualcosa che restasse dentro. Camminare in quei luoghi mi ha ricordato che ricordare è una scelta personale che ognuno deve fare ogni giorno.
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Birkenau
Ghetto ebraico
fabbrica di Schindler
Auschwits
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Ghetto ebraico
Piazza degli Eroi nel Ghetto Le sedie di metallo commemorano i deportati costretti ad abbandonare ogni loro avere durante la liquidazione del ghetto nel 1943. Ogni sedia rappresenta una vita strappata via.
Il muro del ghetto Uno dei pochi frammenti originali del muro del ghetto ancora esistenti. La sua forma richiama le lapidi del cimitero ebraico, simbolo del destino a cui erano condannati i suoi abitanti.
Un viale del ghetto Una delle vie interne al ghetto di Cracovia, nel quartiere di Podgórze. Questi stessi marciapiedi furono percorsi dai deportati durante le operazioni di liquidazione naziste.
Via Lwowska Uno degli ingressi del ghetto di Cracovia. Questo angolo di via Lwowska segnava il confine tra la città libera e la zona di prigionia in cui furono rinchiusi oltre 15.000 ebrei.
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fabbrica di schindler
Le stoviglie La fabbrica produceva pentole e stoviglie smaltate per l'esercito tedesco. Schindler usò questa attività come pretesto per assumere manodopera ebraica, sottraendo così oltre 1.200 persone alla deportazione.
I volti Ogni ritratto è una storia salvata. Gli ebrei della lista erano lavoratori, genitori, figli — Schindler li conosceva per nome, e quella scelta fece la differenza tra la vita e la morte.
Foto dell'epoca Scattate durante l'occupazione tedesca di Cracovia, queste immagini testimoniano la brutalità imposta all'epoca. Parlano per chi non ha avuto la possibilità di farlo.
Carrello Gli strumenti di lavoro della fabbrica divennero strumenti di salvezza. Tra macchinari e metallo grezzo, Schindler costruì uno spazio in cui l'umanità resisteva al terrore.
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Auschwitz
Il libro dei nomi Nel Blocco 27 di Auschwitz I è conservato un libro di alcuni metri con circa 4 milioni di nomi e cognomi. Ogni nome restituisce un'identità a chi fu ridotto a un numero.
Il cancello "Arbeit Macht Frei" Il lavoro rende liberi": una menzogna scolpita nel ferro all'ingresso di Auschwitz I. Oltre un milione di persone attraversarono questo cancello. La maggior parte non ne uscì.
Il Muro della Morte Tra il Blocco 10 e il Blocco 11 di Auschwitz I si trova il Muro della Morte. Qui furono fucilate migliaia di persone. Le corone di fiori deposte davanti ad esso sono un gesto di memoria che si rinnova ogni anno.
Il cartello "Halt! Stój!" Questi cartelli delimitavano le zone proibite del campo. Oltrepassarli significava la morte immediata. Oggi restano al loro posto, testimoni silenziosi di un sistema fondato sulla violenza e sul terrore.
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Birkenau
I binari della morte I binari ferroviari che conducevano direttamente al campo. Su questi binari arrivavano i convogli di deportati da tutta Europa, spesso destinati direttamente alle camere a gas.
La Porta della Morte L'ingresso principale di Birkenau, attraversato dai convogli di deportati. Per molti di loro, era l'ultima soglia prima delle camere a gas.
Torre di guardia La torre di sorveglianza si staglia sul campo innevato, affiancata da lunghe file di filo spinato elettrificato. Simbolo del controllo totale sui prigionieri.
Il viale del campo Il lungo viale interno tra le baracche, dove i deportati venivano condotti verso la selezione: lavoro forzato o morte immediata.
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Created on April 1, 2026
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Ho scelto di partecipare al Viaggio della Memoria perché sentivo il bisogno di andare oltre le parole scritte sui libri di storia. Visitare Auschwitz-Birkenau significava trasformare la conoscenza in esperienza diretta, in qualcosa che restasse dentro. Camminare in quei luoghi mi ha ricordato che ricordare è una scelta personale che ognuno deve fare ogni giorno.
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Piazza degli Eroi nel Ghetto Le sedie di metallo commemorano i deportati costretti ad abbandonare ogni loro avere durante la liquidazione del ghetto nel 1943. Ogni sedia rappresenta una vita strappata via.
Il muro del ghetto Uno dei pochi frammenti originali del muro del ghetto ancora esistenti. La sua forma richiama le lapidi del cimitero ebraico, simbolo del destino a cui erano condannati i suoi abitanti.
Un viale del ghetto Una delle vie interne al ghetto di Cracovia, nel quartiere di Podgórze. Questi stessi marciapiedi furono percorsi dai deportati durante le operazioni di liquidazione naziste.
Via Lwowska Uno degli ingressi del ghetto di Cracovia. Questo angolo di via Lwowska segnava il confine tra la città libera e la zona di prigionia in cui furono rinchiusi oltre 15.000 ebrei.
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Le stoviglie La fabbrica produceva pentole e stoviglie smaltate per l'esercito tedesco. Schindler usò questa attività come pretesto per assumere manodopera ebraica, sottraendo così oltre 1.200 persone alla deportazione.
I volti Ogni ritratto è una storia salvata. Gli ebrei della lista erano lavoratori, genitori, figli — Schindler li conosceva per nome, e quella scelta fece la differenza tra la vita e la morte.
Foto dell'epoca Scattate durante l'occupazione tedesca di Cracovia, queste immagini testimoniano la brutalità imposta all'epoca. Parlano per chi non ha avuto la possibilità di farlo.
Carrello Gli strumenti di lavoro della fabbrica divennero strumenti di salvezza. Tra macchinari e metallo grezzo, Schindler costruì uno spazio in cui l'umanità resisteva al terrore.
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Il libro dei nomi Nel Blocco 27 di Auschwitz I è conservato un libro di alcuni metri con circa 4 milioni di nomi e cognomi. Ogni nome restituisce un'identità a chi fu ridotto a un numero.
Il cancello "Arbeit Macht Frei" Il lavoro rende liberi": una menzogna scolpita nel ferro all'ingresso di Auschwitz I. Oltre un milione di persone attraversarono questo cancello. La maggior parte non ne uscì.
Il Muro della Morte Tra il Blocco 10 e il Blocco 11 di Auschwitz I si trova il Muro della Morte. Qui furono fucilate migliaia di persone. Le corone di fiori deposte davanti ad esso sono un gesto di memoria che si rinnova ogni anno.
Il cartello "Halt! Stój!" Questi cartelli delimitavano le zone proibite del campo. Oltrepassarli significava la morte immediata. Oggi restano al loro posto, testimoni silenziosi di un sistema fondato sulla violenza e sul terrore.
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I binari della morte I binari ferroviari che conducevano direttamente al campo. Su questi binari arrivavano i convogli di deportati da tutta Europa, spesso destinati direttamente alle camere a gas.
La Porta della Morte L'ingresso principale di Birkenau, attraversato dai convogli di deportati. Per molti di loro, era l'ultima soglia prima delle camere a gas.
Torre di guardia La torre di sorveglianza si staglia sul campo innevato, affiancata da lunghe file di filo spinato elettrificato. Simbolo del controllo totale sui prigionieri.
Il viale del campo Il lungo viale interno tra le baracche, dove i deportati venivano condotti verso la selezione: lavoro forzato o morte immediata.
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