GLI STATI ITALIANI XIV - XV SECOLO
Realizzato da: Vito Avvinti Salvatore Campanella Domenico Ingraffia Ettore Scimeca
LO STATO DELLA CHIESA
xiv - xv secolo
L’evoluzione dello Stato Pontificio tra il XIII e il XIV secolo è segnata dal contrasto tra un’ampia espansione territoriale e una profonda fragilità politica. A partire dal papato di Innocenzo III, i domini della Chiesa si estesero su gran parte dell’Italia centrale, includendo Lazio, Umbria, Marche e Romagna; tuttavia, l’autorità papale rimase a lungo teorica a causa delle forti autonomie di comuni e signorie locali. Questa frammentazione si accentuò drasticamente nel Trecento con il trasferimento della sede papale ad Avignone: la lontananza del pontefice permise a grandi famiglie come i Malatesta e i Montefeltro di instaurare domini personali quasi indipendenti. La stessa Roma subì un declino drammatico, sia economico, per la perdita dei profitti legati alla curia e ai pellegrinaggi, sia sociale. La città divenne teatro di violenti scontri tra le fazioni aristocratiche dei Caetani, degli Orsini e dei Colonna, trasformandosi in un centro spopolato e degradato, dove i monumenti antichi furono abbandonati a favore di fortificazioni nobiliari e aree destinate al pascolo.
Il ripristino dell'ordine e la nascita dello Stato moderno si devono all'azione del cardinale Egidio de Albornoz, inviato da Innocenzo VI per recuperare il controllo sui territori ribelli. Grazie a spiccate doti strategiche, Albornoz sottomise le signorie locali in Lazio, Umbria, Marche e Romagna, consolidando il potere papale con la costruzione di rocche e fortificazioni. Il passaggio cruciale avvenne nel 1357 con l'emanazione delle Costituzioni Egidiane: una riforma legislativa che riordinò lo Stato dividendolo in cinque province, governate da rettori nominati dal Papa e da parlamenti regionali. Il processo di centralizzazione si concluse definitivamente con Martino V, che sfruttò l'influenza della sua famiglia (i Colonna) per riprendere il controllo di Roma. Sotto il suo pontificato, le autonomie comunali furono progressivamente eliminate e sostituite da un sistema di vicari pontifici e dalla riscossione diretta delle imposte. Lo Stato della Chiesa si trasformò così in una vera monarchia centralizzata, dove il Papa assumeva il ruolo di "sovrano pontefice", unendo indissolubilmente nelle sue mani il potere temporale e quello spirituale.
* L'investitura (1297): Papa Bonifacio VIII concede la Sardegna in feudo agli Aragonesi, sottraendola all'influenza di Pisa e Genova.* La conquista (1323): Inizia l'occupazione militare, ostacolata dalla resistenza dei quattro Giudicati (Arborea, Cagliari, Torres e Gallura). * La resistenza di Arborea: Alla fine del 1300, solo il Giudicato d'Arborea rimane indipendente. Sotto Mariano IV e sua figlia Eleonora d'Arborea, viene promossa la Carta de logu, un codice di leggi civile e penale estremamente avanzato per il periodo. * La caduta e il Vicereame (1409-1421): Con la sconfitta definitiva di Arborea, l'intera isola passa sotto la Corona d'Aragona. Nel 1421 viene istituito il Vicereame di Sardegna, segnando il consolidamento del potere spagnolo.
Cola di Rienzo
L’ascesa e la caduta di Cola di Rienzo (1347-1354) rappresentano il tentativo più significativo di colmare il vuoto di potere a Roma durante l'assenza del Papa. Notaio di umili origini ma dotato di straordinaria cultura e oratoria, Cola si pose alla guida di un movimento popolare presentandosi come un moderno "tribuno della plebe". Inizialmente riuscì a instaurare un governo di stampo popolare, frenando la prepotenza dei baroni e sognando di restaurare gli antichi fasti della Roma repubblicana, attirando l'ammirazione di intellettuali come Francesco Petrarca. Tuttavia, la sua parabola politica fu segnata dall'instabilità: costretto all'esilio nel 1350 da una congiura aristocratica, fu in seguito riabilitato da papa Innocenzo VI, che lo nominò senatore nel 1354 sperando di sfruttarlo per preparare il ritorno della Curia. Questo secondo mandato fu però brevissimo e tragico: nello stesso anno, Cola perse l'appoggio delle masse e fu trucidato dal popolo durante una sommossa, ponendo fine al suo sogno di rinascita romana.
Lo Stato Pontificio
Domenico Ingraffia
Created on March 30, 2026
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GLI STATI ITALIANI XIV - XV SECOLO
Realizzato da: Vito Avvinti Salvatore Campanella Domenico Ingraffia Ettore Scimeca
LO STATO DELLA CHIESA
xiv - xv secolo
L’evoluzione dello Stato Pontificio tra il XIII e il XIV secolo è segnata dal contrasto tra un’ampia espansione territoriale e una profonda fragilità politica. A partire dal papato di Innocenzo III, i domini della Chiesa si estesero su gran parte dell’Italia centrale, includendo Lazio, Umbria, Marche e Romagna; tuttavia, l’autorità papale rimase a lungo teorica a causa delle forti autonomie di comuni e signorie locali. Questa frammentazione si accentuò drasticamente nel Trecento con il trasferimento della sede papale ad Avignone: la lontananza del pontefice permise a grandi famiglie come i Malatesta e i Montefeltro di instaurare domini personali quasi indipendenti. La stessa Roma subì un declino drammatico, sia economico, per la perdita dei profitti legati alla curia e ai pellegrinaggi, sia sociale. La città divenne teatro di violenti scontri tra le fazioni aristocratiche dei Caetani, degli Orsini e dei Colonna, trasformandosi in un centro spopolato e degradato, dove i monumenti antichi furono abbandonati a favore di fortificazioni nobiliari e aree destinate al pascolo.
Il ripristino dell'ordine e la nascita dello Stato moderno si devono all'azione del cardinale Egidio de Albornoz, inviato da Innocenzo VI per recuperare il controllo sui territori ribelli. Grazie a spiccate doti strategiche, Albornoz sottomise le signorie locali in Lazio, Umbria, Marche e Romagna, consolidando il potere papale con la costruzione di rocche e fortificazioni. Il passaggio cruciale avvenne nel 1357 con l'emanazione delle Costituzioni Egidiane: una riforma legislativa che riordinò lo Stato dividendolo in cinque province, governate da rettori nominati dal Papa e da parlamenti regionali. Il processo di centralizzazione si concluse definitivamente con Martino V, che sfruttò l'influenza della sua famiglia (i Colonna) per riprendere il controllo di Roma. Sotto il suo pontificato, le autonomie comunali furono progressivamente eliminate e sostituite da un sistema di vicari pontifici e dalla riscossione diretta delle imposte. Lo Stato della Chiesa si trasformò così in una vera monarchia centralizzata, dove il Papa assumeva il ruolo di "sovrano pontefice", unendo indissolubilmente nelle sue mani il potere temporale e quello spirituale.
* L'investitura (1297): Papa Bonifacio VIII concede la Sardegna in feudo agli Aragonesi, sottraendola all'influenza di Pisa e Genova.* La conquista (1323): Inizia l'occupazione militare, ostacolata dalla resistenza dei quattro Giudicati (Arborea, Cagliari, Torres e Gallura). * La resistenza di Arborea: Alla fine del 1300, solo il Giudicato d'Arborea rimane indipendente. Sotto Mariano IV e sua figlia Eleonora d'Arborea, viene promossa la Carta de logu, un codice di leggi civile e penale estremamente avanzato per il periodo. * La caduta e il Vicereame (1409-1421): Con la sconfitta definitiva di Arborea, l'intera isola passa sotto la Corona d'Aragona. Nel 1421 viene istituito il Vicereame di Sardegna, segnando il consolidamento del potere spagnolo.
Cola di Rienzo
L’ascesa e la caduta di Cola di Rienzo (1347-1354) rappresentano il tentativo più significativo di colmare il vuoto di potere a Roma durante l'assenza del Papa. Notaio di umili origini ma dotato di straordinaria cultura e oratoria, Cola si pose alla guida di un movimento popolare presentandosi come un moderno "tribuno della plebe". Inizialmente riuscì a instaurare un governo di stampo popolare, frenando la prepotenza dei baroni e sognando di restaurare gli antichi fasti della Roma repubblicana, attirando l'ammirazione di intellettuali come Francesco Petrarca. Tuttavia, la sua parabola politica fu segnata dall'instabilità: costretto all'esilio nel 1350 da una congiura aristocratica, fu in seguito riabilitato da papa Innocenzo VI, che lo nominò senatore nel 1354 sperando di sfruttarlo per preparare il ritorno della Curia. Questo secondo mandato fu però brevissimo e tragico: nello stesso anno, Cola perse l'appoggio delle masse e fu trucidato dal popolo durante una sommossa, ponendo fine al suo sogno di rinascita romana.