È impossibile quindi riconoscere chi tra di essi sia Giuda, l’uomo simbolo del tradimento perpetrato ai danni di Gesù Cristo. Gli apostoli vengono raffigurati con le loro vesti candide durante l’ultima cena, la tavola è spoglia e poco imbandita. Si può scorgere solo un pane spezzato e un calice (o meglio, un bicchiere) di vino.
Alle spalle del Cristo si intravede una figura umana a dorso nudo che simboleggia Dio, il cui volto è invisibile. Si tratta di un palese richiamo ad un altro soggetto dell’arte sacra, quello della trasfigurazione.
L’ambientazione è assolutamente singolare: la scena dell’Ultima cena di Dalì si svolge all’interno di un dodecaedro. Il poliedro che fa da sfondo alla scena ha quindi dodici facce: dodici come il numero degli apostoli. Dalì prende spunto dalla cosmologia aritmetica e filosofica basata sulla mistica e sublime paranoia del numero dodici: così facendo accosta la figura del Cristo a strutture matematiche, che permettono di proiettare la vita terrena di Gesù in una dimensione metafisica.
Nel dipinto si può notare come la figura del Cristo risulti essere attraversata da una intensa sorgente luminosa che proviene dall’incantevole paesaggio alle sue spalle, rappresentato dalla baia di Port Lligat, sita nelle vicinanze della casa del pittore. Gesù risulta quindi apparentemente seduto a tavola con i discepoli, mentre invece si trova immerso nell’acqua con una barca di fronte. Si può notare come Gesù indica, alzando le dita, che esiste un Dio nell’alto dei cieli, lasciando presagire di essere ormai pronto alla sua partenza per il regno celeste.
Ultima cena Dalì - Immagine interattiva
orietta de maestri
Created on March 29, 2026
“L’ultima Cena” è uno dei quadri più rappresentativi realizzati dal pittore catalano Salvador Dalí. Si tratta di un dipinto a olio su tela delle dimensioni di 167 cm × 268 cm, realizzato dall’artista nel 1955 e oggi conservato alla National Gallery of Art di Washington.
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È impossibile quindi riconoscere chi tra di essi sia Giuda, l’uomo simbolo del tradimento perpetrato ai danni di Gesù Cristo. Gli apostoli vengono raffigurati con le loro vesti candide durante l’ultima cena, la tavola è spoglia e poco imbandita. Si può scorgere solo un pane spezzato e un calice (o meglio, un bicchiere) di vino.
Alle spalle del Cristo si intravede una figura umana a dorso nudo che simboleggia Dio, il cui volto è invisibile. Si tratta di un palese richiamo ad un altro soggetto dell’arte sacra, quello della trasfigurazione.
L’ambientazione è assolutamente singolare: la scena dell’Ultima cena di Dalì si svolge all’interno di un dodecaedro. Il poliedro che fa da sfondo alla scena ha quindi dodici facce: dodici come il numero degli apostoli. Dalì prende spunto dalla cosmologia aritmetica e filosofica basata sulla mistica e sublime paranoia del numero dodici: così facendo accosta la figura del Cristo a strutture matematiche, che permettono di proiettare la vita terrena di Gesù in una dimensione metafisica.
Nel dipinto si può notare come la figura del Cristo risulti essere attraversata da una intensa sorgente luminosa che proviene dall’incantevole paesaggio alle sue spalle, rappresentato dalla baia di Port Lligat, sita nelle vicinanze della casa del pittore. Gesù risulta quindi apparentemente seduto a tavola con i discepoli, mentre invece si trova immerso nell’acqua con una barca di fronte. Si può notare come Gesù indica, alzando le dita, che esiste un Dio nell’alto dei cieli, lasciando presagire di essere ormai pronto alla sua partenza per il regno celeste.