Ulisse
Secondo D'Annunzio, Pascoli e Pavese
Chourouk Abidi, Maria Cavadini, Luisa Erras
D'annunzio
DEscrizione del paesaggio (Vv. 1-10)
Incontrammo coluiche i Latini chiamano Ulisse, nelle acque di Leucade, sotto le rogge e bianche rupi che incombono al gorgo vorace, presso l’isola macra come corpo di rudi ossa incrollabili estrutto e sol d’argentea cinturaprecinto.
Lui vedemmo su la nave incavata. E reggeva ei nel pugno la scotta spiando i volubili venti, silenzioso; e il píleo tèstile dei marinai coprivagli il capo canuto, la tunica breve il ginocchio ferreo, la palpebra alquanto l’occhio aguzzo; e vigile in ogni muscolo era l’infaticata possa del magnanimo cuore.
Sol con quell’arco e con la nera sua nave, lungi dalla casa d’alto colmigno sonora d’industri telai, proseguiva il suo necessario travaglio contra l’implacabile Mare.
descrizione di ulisse (vv. 10-36)
E non i tripodi massiccinon i lebeti rotondi sotto i banchi del legno luceano, i bei doni d’Alcinoo re dei Feaci, né la veste né il manto distesi ove colcarsi e dormir potesse l’Eroe; ma solo ei tolto s’avea l’arco dell’allegra vendetta, l’arco di vaste corna e di nervo duro che teso stridette come la rondine nunzia del dì, quando ei scelse il quadrello a fieder la strozza del proco.
e solitudine dell'eroe(vv. 37-42)
LA PREGHIERA DEL POETA E DEI COMPAGNI (VV. 43-62)
Non pur degnò volgere il capo.Come a schiamazzo di vani fanciulli, non volse egli il capo canuto; e l’aletta vermiglia del píleo gli palpitava al vento su l’arida gota che il tempo e il dolore solcato aveano di solchi
venerandi.
«O Laertiade» gridammo,e il cuor ci balzava nel petto come ai Coribanti dell’Ida per una virtù furibonda e il fegato acerrimo ardeva «o Re degli Uomini, eversore di mura, piloto di tutte le sirti, ove navighi? A quali meravigliosi perigli conduci il legno tuo nero? Liberi uomini siamo e come tu la tua scotta noi la vita nostra nel pugno
tegnamo, pronti a lasciarla in bando o a tenderla ancóra. Ma, se un re volessimo avere, te solo vorremmo per re, te che sai mille vie. Prendici nella tua nave tuoi fedeli insino alla morte!»
LA REAZIONE DI ULISSE(VV. 63-71)
Il poeta superuomo(VV. 71-94)
«Odimi» io gridai sul clamor dei cari compagni «odimi, o Re di tempeste!Tra costoro io sono il più forte.Mettimi a prova. E, se tendo l’arco tuo grande, qual tuo pari prendimi teco. Ma, s’io nol tendo, ignudo tu configgimi alla tua prua». Si volse egli men disdegnoso a quel giovine orgoglio chiarosonante nel vento; e il fólgore degli occhi suoi mi ferì per mezzo alla fronte.
Poi tese la scotta allo sforzo del vento; e la vela regale lontanar pel Ionio raggiante guardammo in silenzio adunati. Ma il cuor mio dai cari compagni 90 partito era per sempre; ed eglino ergevano il capo quasi dubitando che un giogo fosse per scender su loro intollerabile.
La solitudine del poeta (vv. 94-105)
Ulisse e D'Annunzio
E io tacqui in disparte, e fui solo; per sempre fui solo sul mare. E in me solo credetti. Uomo, io non credetti ad altra virtù se non a quella inesorabile d’un cuore possente. E a me solo fedele io fui, al mio solo disegno. O pensieri, scintille dell’Atto, faville del ferro percosso, beltà dell’incude!
pascoli
i poemi conviviali
l'ultimo viaggio
capitolo xxiv
Odisseo ripercorre a ritroso le tappe del suo viaggio
Scopo del viaggio: trovare sè stesso - trovare scopo della sua vita
MA: DISILLUSIONE + acquista CONSAPEVOLEZZA dell'INCERTEZZA di fondo DEL MONDO
E il mare azzurro che l’amò, più oltre spinse Odisseo, per nove giorni e notti, e lo sospinse all’isola lontana, alla spelonca, cui fioriva all’orlo carica d’uve la pampinea vite. E fosca intorno le crescea la selva d’ontani e d’odoriferi cipressi; e falchi e gufi e garrule cornacchie v’aveano il nido. E non dei vivi alcuno, nè dio nè uomo, vi poneva il piede.
Or tra le foglie della selva i falchi battean le rumorose ale, e dai buchi soffiavano, dei vecchi alberi, i gufi, e dai rami le garrule cornacchie garrian di cosa che avvenia nel mare. Ed ella che tessea dentro cantando, presso la vampa d’olezzante cedro, stupì, frastuono udendo nella selva, e in cuore disse: Ahimè, ch’udii la voce delle cornacchie e il rifiatar dei gufi!
Ed ecco usciva con la spola in mano, d’oro, e guardò. Giaceva in terra, fuori del mare, al piè della spelonca, un uomo, sommosso ancor dall’ultima onda: e il bianco capo accennava di saper quell’antro, tremando un poco; e sopra l’uomo un tralcio pendea con lunghi grappoli dell’uve.
Era Odisseo: lo riportava il mare alla sua dea: lo riportava morto alla Nasconditrice solitaria, all’isola deserta che frondeggia nell’ombelico dell’eterno mare.
E tra le dense foglie aliano i falchi. Non forse hanno veduto a fior dell’onda un qualche dio, che come un grande smergo viene sui gorghi sterili del mare? O muove già senz’orma come il vento, sui prati molli di viola e d’appio? Ma mi sia lungi dall’orecchio il detto! In odio hanno gli dei la solitaria Nasconditrice. E ben lo so, da quando l’uomo che amavo, rimandai sul mare al suo dolore. O che vedete, o gufi dagli occhi tondi, e garrule cornacchie?
Nudo tornava chi rigò di pianto le vesti eterne che la dea gli dava; bianco e tremante nella morte ancora, chi l’immortale gioventù non volle. Ed ella avvolse l’uomo nella nube dei suoi capelli; ed ululò sul flutto sterile, dove non l’udia nessuno: — Non esser mai! non esser mai! più nulla, ma meno morte, che non esser più! —
UNICA CERTEZZA DELLA VITA: MORTE (o comunque la non-esistenza)
PAVESE
Dialoghi con Leucò
L'isola
CALIPSO E ODISSEO
"TUTTI SANNO CHE ODISSEO, NAUFRAGO, SULLA VIA DI RITORNO, RESTÒ 9 ANNI SULL’ISOLA DI OGIGIA, DOVE NON C’ERA CHE CALIPSO, ANTICA DEA”
"è un reciproco bene.Non c'è vero silenzio se non condiviso"
”Perché continuare? Che ti importa che l’isola non è quella che cercavi?. Qui mai nulla accade. C’è un po’ di terra e un orizzonte. Qui puoi vivere sempre”
“ Quel che rimpiango è parte viva di me stesso."
“Che cos’è vita eterna se non questo accettare l’istante che viene e l’istante che va? L’ebbrezza, il piacere, la morte non hanno altro scopo. Cos’è stato finora il tuo errare inquieto?"
“Immortale è chi non teme la morte”.
RAPPORTO CON I MODELLI
Odissea Dante, Inferno XXVI Tennyson, Ulysses
Scopo del viaggio: NON allargamento conoscenza o affermazione volontà
Superuomo
- Ideale ripreso da Nietzsche
- Uomo eccezionale e superiore alla massa
- Visione antidemocratica e solitudine
"O Re degli uomini, eversore di mura, piloto di tutte le stirpi" "Ma se un re volessimo avere, te solo vorremmo per re" "Tra costoro io sono il più forte"
- 1904 e 1905
- Modello: carmina convivalia
- "Non omnes arbusta iuvant"
- Innalzamento tematico e stilistico
- Tematiche e personaggi mitologici
per rappresentare INQUIETUDINE DECADENTE
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Interpretazione figura di Calypso
La figura di Calypso in questo passo può essere interpretata come una figura materna, che offre riposo e sicurezza all'uomo sballottato dall'insicurezza latente del mondo/mare in tempesta
Maia
Laus vitae
- Primo libro delle Laudi
- Pubblicato nel 1903
- Celebra la vita come gioia ed ebbrezza
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Ulisse
D' Annunzio
"O Re degli uomini"
"Tra costoro io sono il più forte"
"Sol con quell'arco e con la nera sua nave"
"E io tacqui in disparte e fui solo"
- Incarna la volontà di potenza
- Esalta la sua volontà di potenza
"E reggeva ei nel pugno la scotta"
"O pensieri, scintille dell'Atto"
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Ulisse
Luisa Erras
Created on March 28, 2026
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Transcript
Ulisse
Secondo D'Annunzio, Pascoli e Pavese
Chourouk Abidi, Maria Cavadini, Luisa Erras
D'annunzio
DEscrizione del paesaggio (Vv. 1-10)
Incontrammo coluiche i Latini chiamano Ulisse, nelle acque di Leucade, sotto le rogge e bianche rupi che incombono al gorgo vorace, presso l’isola macra come corpo di rudi ossa incrollabili estrutto e sol d’argentea cinturaprecinto.
Lui vedemmo su la nave incavata. E reggeva ei nel pugno la scotta spiando i volubili venti, silenzioso; e il píleo tèstile dei marinai coprivagli il capo canuto, la tunica breve il ginocchio ferreo, la palpebra alquanto l’occhio aguzzo; e vigile in ogni muscolo era l’infaticata possa del magnanimo cuore.
Sol con quell’arco e con la nera sua nave, lungi dalla casa d’alto colmigno sonora d’industri telai, proseguiva il suo necessario travaglio contra l’implacabile Mare.
descrizione di ulisse (vv. 10-36)
E non i tripodi massiccinon i lebeti rotondi sotto i banchi del legno luceano, i bei doni d’Alcinoo re dei Feaci, né la veste né il manto distesi ove colcarsi e dormir potesse l’Eroe; ma solo ei tolto s’avea l’arco dell’allegra vendetta, l’arco di vaste corna e di nervo duro che teso stridette come la rondine nunzia del dì, quando ei scelse il quadrello a fieder la strozza del proco.
e solitudine dell'eroe(vv. 37-42)
LA PREGHIERA DEL POETA E DEI COMPAGNI (VV. 43-62)
Non pur degnò volgere il capo.Come a schiamazzo di vani fanciulli, non volse egli il capo canuto; e l’aletta vermiglia del píleo gli palpitava al vento su l’arida gota che il tempo e il dolore solcato aveano di solchi venerandi.
«O Laertiade» gridammo,e il cuor ci balzava nel petto come ai Coribanti dell’Ida per una virtù furibonda e il fegato acerrimo ardeva «o Re degli Uomini, eversore di mura, piloto di tutte le sirti, ove navighi? A quali meravigliosi perigli conduci il legno tuo nero? Liberi uomini siamo e come tu la tua scotta noi la vita nostra nel pugno tegnamo, pronti a lasciarla in bando o a tenderla ancóra. Ma, se un re volessimo avere, te solo vorremmo per re, te che sai mille vie. Prendici nella tua nave tuoi fedeli insino alla morte!»
LA REAZIONE DI ULISSE(VV. 63-71)
Il poeta superuomo(VV. 71-94)
«Odimi» io gridai sul clamor dei cari compagni «odimi, o Re di tempeste!Tra costoro io sono il più forte.Mettimi a prova. E, se tendo l’arco tuo grande, qual tuo pari prendimi teco. Ma, s’io nol tendo, ignudo tu configgimi alla tua prua». Si volse egli men disdegnoso a quel giovine orgoglio chiarosonante nel vento; e il fólgore degli occhi suoi mi ferì per mezzo alla fronte.
Poi tese la scotta allo sforzo del vento; e la vela regale lontanar pel Ionio raggiante guardammo in silenzio adunati. Ma il cuor mio dai cari compagni 90 partito era per sempre; ed eglino ergevano il capo quasi dubitando che un giogo fosse per scender su loro intollerabile.
La solitudine del poeta (vv. 94-105)
Ulisse e D'Annunzio
E io tacqui in disparte, e fui solo; per sempre fui solo sul mare. E in me solo credetti. Uomo, io non credetti ad altra virtù se non a quella inesorabile d’un cuore possente. E a me solo fedele io fui, al mio solo disegno. O pensieri, scintille dell’Atto, faville del ferro percosso, beltà dell’incude!
pascoli
i poemi conviviali
l'ultimo viaggio
capitolo xxiv
Odisseo ripercorre a ritroso le tappe del suo viaggio
Scopo del viaggio: trovare sè stesso - trovare scopo della sua vita
MA: DISILLUSIONE + acquista CONSAPEVOLEZZA dell'INCERTEZZA di fondo DEL MONDO
E il mare azzurro che l’amò, più oltre spinse Odisseo, per nove giorni e notti, e lo sospinse all’isola lontana, alla spelonca, cui fioriva all’orlo carica d’uve la pampinea vite. E fosca intorno le crescea la selva d’ontani e d’odoriferi cipressi; e falchi e gufi e garrule cornacchie v’aveano il nido. E non dei vivi alcuno, nè dio nè uomo, vi poneva il piede.
Or tra le foglie della selva i falchi battean le rumorose ale, e dai buchi soffiavano, dei vecchi alberi, i gufi, e dai rami le garrule cornacchie garrian di cosa che avvenia nel mare. Ed ella che tessea dentro cantando, presso la vampa d’olezzante cedro, stupì, frastuono udendo nella selva, e in cuore disse: Ahimè, ch’udii la voce delle cornacchie e il rifiatar dei gufi!
Ed ecco usciva con la spola in mano, d’oro, e guardò. Giaceva in terra, fuori del mare, al piè della spelonca, un uomo, sommosso ancor dall’ultima onda: e il bianco capo accennava di saper quell’antro, tremando un poco; e sopra l’uomo un tralcio pendea con lunghi grappoli dell’uve.
Era Odisseo: lo riportava il mare alla sua dea: lo riportava morto alla Nasconditrice solitaria, all’isola deserta che frondeggia nell’ombelico dell’eterno mare.
E tra le dense foglie aliano i falchi. Non forse hanno veduto a fior dell’onda un qualche dio, che come un grande smergo viene sui gorghi sterili del mare? O muove già senz’orma come il vento, sui prati molli di viola e d’appio? Ma mi sia lungi dall’orecchio il detto! In odio hanno gli dei la solitaria Nasconditrice. E ben lo so, da quando l’uomo che amavo, rimandai sul mare al suo dolore. O che vedete, o gufi dagli occhi tondi, e garrule cornacchie?
Nudo tornava chi rigò di pianto le vesti eterne che la dea gli dava; bianco e tremante nella morte ancora, chi l’immortale gioventù non volle. Ed ella avvolse l’uomo nella nube dei suoi capelli; ed ululò sul flutto sterile, dove non l’udia nessuno: — Non esser mai! non esser mai! più nulla, ma meno morte, che non esser più! —
UNICA CERTEZZA DELLA VITA: MORTE (o comunque la non-esistenza)
PAVESE
Dialoghi con Leucò
L'isola
CALIPSO E ODISSEO
"TUTTI SANNO CHE ODISSEO, NAUFRAGO, SULLA VIA DI RITORNO, RESTÒ 9 ANNI SULL’ISOLA DI OGIGIA, DOVE NON C’ERA CHE CALIPSO, ANTICA DEA”
"è un reciproco bene.Non c'è vero silenzio se non condiviso"
”Perché continuare? Che ti importa che l’isola non è quella che cercavi?. Qui mai nulla accade. C’è un po’ di terra e un orizzonte. Qui puoi vivere sempre”
“ Quel che rimpiango è parte viva di me stesso."
“Che cos’è vita eterna se non questo accettare l’istante che viene e l’istante che va? L’ebbrezza, il piacere, la morte non hanno altro scopo. Cos’è stato finora il tuo errare inquieto?"
“Immortale è chi non teme la morte”.
RAPPORTO CON I MODELLI
Odissea Dante, Inferno XXVI Tennyson, Ulysses
Scopo del viaggio: NON allargamento conoscenza o affermazione volontà
Superuomo
"O Re degli uomini, eversore di mura, piloto di tutte le stirpi" "Ma se un re volessimo avere, te solo vorremmo per re" "Tra costoro io sono il più forte"
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Interpretazione figura di Calypso
La figura di Calypso in questo passo può essere interpretata come una figura materna, che offre riposo e sicurezza all'uomo sballottato dall'insicurezza latente del mondo/mare in tempesta
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D' Annunzio
"O Re degli uomini"
"Tra costoro io sono il più forte"
"Sol con quell'arco e con la nera sua nave"
"E io tacqui in disparte e fui solo"
"E reggeva ei nel pugno la scotta"
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