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Click bait, rage bait ed engagement: riconosci i contenuti pericolosi

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Created on March 24, 2026

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Clickbait, rage bait ed engagement: guida alle interazioni che creano (o distruggono) valore

Riconosci i contenuti pericolosi per la tua impresa

Il primo passo per navigare nel mercato digitale con consapevolezza è comprendere gli impatti comunicativi di ciò che pubblichi. Alcuni contenuti, pur aumentando il traffico sulla pagina della tua attività, possono in realtà danneggiare la reputazione del brand e allontanare clienti attuali o potenziali. Per questo è importante conoscere i fenomeni più comuni sul web, capire le loro differenze e valutare come possano incidere anche negativamente sulla tua impresa.

Clickbait

Rage bait

Contenuti disegnati deliberatamente per provocare rabbia o indignazione. Sfruttano il "bias della negatività", ovvero la nostra tendenza a ricordare e reagire più velocemente a ciò che ci irrita.

Meccanismo che sfrutta la curiosità per spingere l'utente a cliccare su un link o un post. Spesso delude le aspettative con contenuti di scarso valore.

Conseguenza
Conseguenza
Esempio
Esempio

Il termine rage bait è stato ufficialmente eletto Parola dell'Anno 2025 dall'Oxford University Press. Perché è stato scelto? La scelta riflette un cambiamento profondo nel clima digitale dell’ultimo anno, segnato da un uso del termine triplicato nei dodici mesi precedenti. Secondo gli esperti di Oxford, "rage bait" non descrive solo un tipo di contenuto, ma segnala un passaggio etico fondamentale: se in passato l'economia dell'attenzione cercava di attirare l'utente stimolando la curiosità (come con il clickbait), oggi punta a "sequestrare" e influenzare direttamente le emozioni, in particolare la rabbia, per massimizzare l'engagement.

Qual è la differenza con il rage farming? Sebbene spesso usati come sinonimi, l’Oxford University Press offre una distinzione sottile ma importante tra i due concetti:

  • Rage bait: si riferisce al singolo contenuto progettato deliberatamente per essere offensivo, assurdo o provocatorio. È l'esca specifica lanciata per ottenere interazioni rapide.
  • Rage farming: descrive una strategia sistematica e continuativa nel tempo. È l'atto di "coltivare" (farming) l'indignazione in modo costante per manipolare le reazioni dell'algoritmo e costruire un'intera presenza online basata sulla polarizzazione.

Rage bait

Qual è la differenza con il rage farming? Sebbene spesso usati come sinonimi, l’Oxford University Press offre una distinzione sottile ma importante tra i due concetti:

  • Rage bait: si riferisce al singolo contenuto progettato deliberatamente per essere offensivo, assurdo o provocatorio. È l'esca specifica lanciata per ottenere interazioni rapide.
  • Rage farming: descrive una strategia sistematica e continuativa nel tempo. È l'atto di "coltivare" (farming) l'indignazione in modo costante per manipolare le reazioni dell'algoritmo e costruire un'intera presenza online basata sulla polarizzazione.

Il termine rage bait è stato ufficialmente eletto Parola dell'Anno 2025 dall'Oxford University Press. Perché è stato scelto? La scelta riflette un cambiamento profondo nel clima digitale dell’ultimo anno, segnato da un uso del termine triplicato nei dodici mesi precedenti. Secondo gli esperti di Oxford, "rage bait" non descrive solo un tipo di contenuto, ma segnala un passaggio etico fondamentale: se in passato l'economia dell'attenzione cercava di attirare l'utente stimolando la curiosità (come con il clickbait), oggi punta a "sequestrare" e influenzare direttamente le emozioni, in particolare la rabbia, per massimizzare l'engagement.

Immagina di essere un commerciante e di aver pubblicato un contenuto sui social con il titolo: "Non crederai mai a cosa è successo oggi in negozio!". L’utente, spinto da una forte curiosità, clicca sul link da te condiviso aspettandosi un racconto incredibile o un evento fuori dal comune. In realtà, si ritrova semplicemente sulla pagina catalogo dei tuoi prodotti.

Se pubblichi contenuti che suscitano indignazione, potresti attirare attenzione negativa invece che clienti. Le persone potrebbero giudicare la tua attività come poco attenta o irrispettosa, e vecchi clienti potrebbero smettere di frequentarla.

Se usi titoli ingannevoli rischi di far arrabbiare o deludere chi ti segue. Gli utenti potrebbero smettere di fidarsi dei tuoi contenuti e quindi non visitare più la tua pagina. Questo può ridurre l’engagement e danneggiare la reputazione della tua attività, facendo sembrare la tua comunicazione poco seria o disonesta.

Immagina di gestire una piccola attività di ristorazione. Condividi sui social un video in cui mostri quello che buttate via a fine giornata: non solo scarti, ma anche cibo non cucinato e ancora commestibile. Nel video il tuo chef dice: “Qualità prima di tutto: se non è fresco, per noi è spazzatura”.