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Storia del Convitto

Maria Chiara Paparel

Created on March 22, 2026

Le incredibili trasformazione del Convitto Leopardi dal I'400 a oggi

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Transcript

Arrivo dei domenicani

DETECTIVE TIMELINE

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Ricostruiamo la storia del Convitto Leopardi!

1810

1577

1461

Soppressione napoleonica

1760

Nascita della Cappella

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1512

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Lazzaretto

Ricostruzione barocca

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Polo scolastico

DETECTIVE TIMELINE

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La storia del Convitto Leopardi continua...

1905

1875

1856

Mostra delle Belle Arti

1886

Ritorno dei domenicani

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Nascita del Convitto

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1862

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Convitto Nazionale

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Modifiche strutturali

DETECTIVE TIMELINE

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... la storia del Convitto non è ancora finita!

2016

1960

1915

Terremoto e inagibilità

1997

Ospedale militare

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Riapertura scuole

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1946

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Terremoto

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Arrivano i Domenicani

Nel 1574 la cappella era ormai ridotta a rudere e fu concessa dal Capitolo della Cattedrale alla Confraternita di S. Maria delle Grazie che provvide a restaurarla inaugurandola nel febbraio del 1576. Il Comune donò un'area adiacente alla chiesa e contribuì alla pavimentazione della strada che la collegava a Porta Montana (ora Porta Convitto). Il 7 settembre 1577 l'antico complesso, che comprendeva due stanze ed un salone con cantina e legnaia, fu ceduto ai padri Domenicani che iniziarono a costruire il convento su progetto di Giuliano Grandi e Giuseppe Forlani, grazie al contributo di 15.000 scudi offerto dalla nobile maceratese Chiara Graziani. Chi sono i Domenicani? Un ordine mendicante della Chiesa Cattolica fondato da San Domenico di Guzmán nel XIII secolo. Dediti alla predicazione del Vangelo, sono caratterizzati da studio e preghiera comune. Nel 1599 il Comune concesse ai domenicani i materiali di risulta della torre di S. Pellegrino. Sappiamo che i lavori terminarono alla fine del secolo o, secondo altre fonti, nel 1614. Tra la fine del sec. XVI e per tutto iI sec. XVIII il convento fu dotato di numerose opere tra le quali una tela con i Misteri del Rosario dipinta da Giambattista e Francesco Ragazzini nel 1579. Nel 1693 il convento fu restaurato. In quell`anno vi dimoravano sette padri domenicani.

Un polo scolastico

I Convitti scolastici in Italia erano istituzioni educative e residenziali, spesso eredi dei collegi reali, dedicate alla formazione d'élite. Offrivano istruzione, residenzialità, vita comunitaria, educazione di stampo militare, disciplina. A Macerata si decise, su incarico del Consiglio Regionale, che la Chiesa e il Convento venissero uniti in un'unica struttura. Il 20 maggio 1872 l'ing. Francesco Cattabeni presentò il progetto di ristrutturazione dell'edificio che prevedeva la sopraelevazione di un piano e il rivestimento del prospetto principale con una nuova facciata. Il complesso era destinato ad ospitare il Convitto Provinciale, le scuole tecniche, il ginnasio e il liceo, che furono trasferiti lì. Prima il Convitto era ospitato nell’ex convento dei padri Filippini, lungo l’odierno corso della Repubblica, che era divenuto insufficiente per cui nel 1875 si trasferirono. A Virginio Tombolini si deve il progetto per la sistemazione dell'accesso viario, presentato il 2 ottobre 1874. Nel 1875, l’edificio venne ampliato per ospitare le scuole di Macerata.

Sisma del 1997

Il giorno 26 settembre 1997 ha inizio una serie di scosse sismiche che provoca nell'edificio i seguenti danni: cedimenti fondali della zona sud-est e sud-ovest con lesione dei maschi murari, delle volte e degli archi in muratura e deformazione di alcuni solai. Il giorno 19 marzo 2002 è approvato dalla conferenza servizi il progetto di riparazione che prevede in particolare la realizzazione di sottofondazioni con micropali e cordoli di collegamento.

La Cappella iniziale

Nell'area dell'attuale Convitto Leopardi fu costruita, dopo il 18 marzo 1461, una chiesa dedicata alla Madonna della Misericordia di cui si ha notizia nel 1474. Tra il 1496 e il 1499 la chiesa fu ricostruita, ampliata. e dedicata a S. Maria delle Grazie. Era anche detta, per la sua forma architettonica, Chiesa di S. Maria Rotunna.

Mostra delle Belle Arti

Nel 1905, nell`ambito dell'Esposizione Regionale Marchigiana, fu allestita nell'edificio la Mostra delle Belle Arti, “industriale e artistica dedicata alla migliore produzione del territorio”. In tale occasione il chiostro fu coperto con una struttura in ferro e vetro. Il progetto potrebbe essere attribuito all'ingegnere Ugo Cantalamessa, che progettò l'ingresso principale e alcuni padiglioni dell'Esposizione. La mostra avvenne nel periodo compreso tra il mese di agosto a tutto il settembre del 1905. L’evento ebbe una enorme risonanza e fu ampiamente trattato dalla stampa locale e da quella nazionale. Fu nominato un Comitato d’onore, alla cui presidenza venne chiamato il Ministro Rava. C’erano poi tanti sottocomitati ciascuno con una propria specifica competenza. L’inaugurazione fu effettuata in pompa magna nientemeno che dal Re Vittorio Emanuele III, accompagnato dalla consorte Regina Elena e da largo seguito di dignitari.

Modifiche strutturali

Negli anni `60 del sec. XX la copertura in ferro e vetro del chiostro fu demolita e sostituita con una volta in cemento armato dotato di lunotti. Negli anni successivi, dal 1975, furono realizzate alcune opere interne per adeguare la struttura ai nuovi bisogni. Fu aggiunto il corpo dei servizi igienici nella parte ovest. Nel II'900 nel Convitto fu ospitata anche la Scuola "E. Mestica" che utilizzava l'ala sud-est dell'edificio (si entrava dal portone di sinistra di Piazza Marconi). Nel corso dei secoli si sono manifestati consistenti cedimenti fondali della zona sud sia per la scarsa qualità portante del terreno di fondazione, sia per probabili infiltrazioni d'acqua. Ciò ha causato notevoli danni ai muri portanti della zona posteriore che furono consolidati con speroni in muratura e catene in ferro.

Sisma del 2016

Dopo gli eventi sismici che hanno colpito duramente la provincia di Macerata e la regione, il Convitto Nazionale ha dovuto abbandonare la sua sede storica in Piazza Marconi, dichiarata inagibile. La splendida sede storica è in attesa di ripristino; i fondi stanziati per il restauro post-sisma ammontano a quasi 9 milioni di euro, ma a marzo 2026 ancora i lavori non sono stati avviati e l'edificio versa in stato di degrado, soggetto a vandalismo e bivacchi. Il Convitto Nazionale (uffici, Scuola primaria e secondaria di I grado) si è trasferito temporaneamente in una struttura vicina al Tribunale, in via Capuzi, 40. Gli studenti convittori sono ora ospitati in una sede nel quartiere residenziale di Corneto, in via Piani, ben collegata dai mezzi pubblici e vicina alla stazione ferroviaria. Nonostante queste difficoltà, il Convitto ha mantenuto la gestione interna della mensa, affidandosi a un servizio di catering con proprio personale, e continua a garantire un ambiente educativo di alto livello. La Scuola Primaria e la Scuola Secondaria di Primo grado statali, interne al Convitto, site provvisoriamente in via Capuzi, 40, accolgono studenti sia del centro città che delle zone limitrofe. Grazie alla particolarità dell’istituto, vi sono anche ragazzi provenienti da fuori provincia e da altre regioni. Da settembre 2025 il Convitto ha visto l’annessione dell’Istituto Tecnico Economico “A. Gentili” che vanta una storia risalente al 1864. Per saperne di più, clicca sul +

Il Convitto diventa Nazionale

Il Convitto di Macerata, nazionalizzato nel 1886 con un Regio Decreto, assunse il nome "Giacomo Leopardi", grande fama e un carattere militare tra il 1886 e il 1903, periodo in cui divenne un noto Convitto Nazionale Militare. Fu istituita la Scuola Elementare Statale. È stato per molti anni l'unico istituto di stato maschile delle Marche, mantenendo una vocazione pedagogica di stampo militare. Al Convitto Nazionale per effetto di una convenzione stipulata tra lo Stato, la Provincia e il Comune di Macerata, fu assegnato, in uso perpetuo e gratuito, il magnifico edificio. Nel 1887 Virginio Tombolini presentò un progetto di ampliamento dell'edificio che prevedeva la costruzione di un'ala a sud-ovest, ma il Ministero non dette il nullaosta. Nella Biblioteca Storica del Convitto Leopardi si trovano testi di stampo pedagogico per il soldato, pubblicati nel periodo di sperimentazione militare dell’istituto: La vita del reggimento di Niccola Marselli (1889), Perché e come si fa il soldato di Felice Mariani (1889) e L’ufficiale moderno di Pietro Gramantieri (1893).

Secondo Dopoguerra

Durante i bombardamenti del 1944, l'edificio ebbe dei danni per una bomba che esplose nella galleria ferroviaria. Durante la Seconda Guerra Mondiale il Convitto fu chiuso e l`edificio fu occupato prima dai tedeschi, poi dagli sfollati dell'Abruzzo e quindi dalle truppe di liberazione e dagli inglesi. Secondo gli estensori della scheda Archeoclub, la chiesa, dopo l'acquisizione dell'edificio da parte delo Stato, restò comunque aperta. Fu chiusa dal 1929 al 1944 quando fu restaurata e decorata a spese dei fedeli. Fu definitivamente incorporata al Convitto alla metà del sec. XX. Tale notizia non è riportata da altre fonti. Solamente nel 1946 vennero riaperte sia la Scuola Elementare sia la Scuola Media anche se con tantissime difficoltà, vista la distruzione causata dai bombardamenti. La lettura di un verbale del 1948, ritrovato negli archivi, ci testimonia che l’immobile venne derequisito, in quanto fino a quel momento era stato in possesso del comando alleato: in presenza del Rettore Agus, il Convitto ritornò ad avere, come definiscono le parole del verbale, “funzione di istituto scolastico”, attività per la quale si presta molto bene, data la struttura robusta, la vastità delle sue sale e la disposizione dei vani

Lazzaretto

Nel 1512 la Chiesa venne adibita a lazzaretto per la sua posizione per la sua esposizione al sole. Furono obbligati ad abitare lì anche i sacerdoti degli appestati, i medici e i beccamorti. Il lazzaretto è una sorta di antico ospedale destinato all'isolamento e alla cura di malati contagiosi, in particolare appestati e lebbrosi, spesso situato fuori dalle mura cittadine o su isole. Il nome "lazzaretto" deriva dall'isola di Santa Maria di Nazareth a Venezia, sovrapposto al nome di Lazzaro, patrono dei lebbrosi.

La Grande Guerra al Convitto

L’edificio viene utilizzato come ospedale militare durante la Prima Guerra Mondiale, precisamente dall'11 luglio 1915 fino al 31 agosto 1919. Durante questo periodo il Convitto fu trasferito a Palazzo Torri. Nel 1923, con l’introduzione dei Convitti Nazionali, nel titolo II del R.D. 6/6/1923 n. 1054, si pone una pietra miliare nella storia dei collegi di Stato. Clicca sui "+" per approfondimenti della legge.

I Francesi

Il 5 luglio 1799 il convento fu incendiato dai francesi e subito restaurato dai domenicani. Nel 1805 fra Atanasio Favini disegnò la pala dell'altare maggiore della chiesa che fu dipinta dal maceratese Antonio Giacomini. Nel 1808 il convento aveva trenta camere e "magnifiche corsie". Il 25 giugno 1808 i religiosi ricevettero dai Francesi l'Atto di avocazione, cioè fu requisito l'intero edificio e nel 1810 il convento diventò una caserma, mentre la chiesa fu utilizzata come scuderia. e magazzino. Nel 1817, terminata l'era napoleonica, l'edificio fu destinato ad ospedale "degli accattoni forestieri"., cioè per poveri e stranieri, Il 3 agosto 1822 la chiesa, che aveva nove altari, fu riaperta al culto, ma necessitava di costosi restauri.

Restyling

Nel 1760 la chiesa fu riedificata in forme barocche con pianta ovale, cupola e profondo presbiterio. Vi fu eretto anche il monumento sepolcrale del marchese Giovanni Maria Baldinucci. Fatto il convento venne eretta una nuova chiesa, più grande, con 9 altari, dove fu sepolto in un magnifico monumento l’Arcivescovo Cenci Bolognetti, Governatore della Marca. Qui dimorarono importanti docenti di Teologia della Pontificia Università; padre Borgetti (cofondatore della Biblioteca Comunale) e padre Gaude (elevato Cardinale da Pio IX). Da una tavola illustrata di Pompeo Compagnoni Floriani del 1661 si nota come fosse disposto il complesso e la sua imponenza.

Nasce il Convitto

Con la nascita del Regno d'Italia nel 1861 e l’annessione delle Marche, tutti i beni ecclesiastici furono confiscati e nel 1861 la chiesa e il convento passarono allo Stato. L'ordine domenicano fu soppresso e nel luglio del 1862 la Deputazione provinciale di Macerata programmò l’apertura del Convitto Provinciale per il 15 Ottobre dello stesso anno. Il Regio Commissario che effettuò passaggio della Chiesa e del Convento allo Stato fu Lorenzo Valerio. Primo Rettore fu il Prof. Filippo Chiarella, originario di Chiavari. Il 21 novembre 1862 il Consiglio Direttivo del Convitto approva il Regolamento del Convitto Provinciale di Macerata. Il regolamento avrà l’approvazione della Deputazione Provinciale (4 Dicembre 1862) e del Ministero della Istruzione Pubblica (31 Gennaio 1863). Era nato ufficialmente il Convitto!

Ritorno dei Domenicani

Nel convento rientrarono nel I'800 sei religiosi, ma continuò ad essere utilizzato come ospedale per i malati di colera nel 1836-37, poi nuovamente come caserma, mentre nel 1848 si progettò di trasformarlo in Scuola agraria. Garibaldi vi alloggiò la sua legione e si dice che si affacciò da una delle sue finestre. Solamente nel 1856 tornò definitivamente ai domenicani che lo restaurarono grazie all’impegno del Priore Padre Vaschetti.