GIACOMO LEOPARDI
Le poesie
ANALISI
Giovina Vennitti
Indice
LINEA DEL TEMPO
A SILVIA
L'INFINITO
Il sabato DELvillaggio
Viaggio nella poesia di leopardi - quiz finale
ALLA LUNA
LINEA DEL TEMPO
1818-1819
1828
L'Infinito
A Silvia
1818-1819
1829
Il sabato nelvillaggio
Alla Luna
L'infinito
Lettura
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,E questa siepe, che da tanta parte Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati Spazi di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo; ove per poco Il cor non si spaura. E come il vento Odo stormir tra queste piante, io quello Infinito silenzio a questa voce Vo comparando: e mi sovvien l’eterno, E le morte stagioni, e la presente E viva, e il suon di lei. Così tra questa Immensità s’annega il pensier mio: E il naufragar m’è dolce in questo mare.
Lettura
ALLA LUNA
O graziosa luna, io mi rammentoChe, or volge l’anno, sovra questo colle Io venia pien d’angoscia a rimirarti: E tu pendevi allor su quella selva Siccome or fai, che tutta la rischiari. Ma nebuloso e tremulo dal pianto Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci Il tuo volto apparia, che travagliosa Era mia vita: ed è, nè cangia stile, O mia diletta luna. E pur mi giova La ricordanza, e il noverar l’etate Del mio dolore. Oh come grato occorre Nel tempo giovanil, quando ancor lungo La speme e breve ha la memoria il corso, Il rimembrar delle passate cose, Ancor che triste, e che l’affanno duri!
A SILVIA
Lettura
Silvia, rimembri ancoraQuel tempo della tua vita mortale, Quando beltà splendea Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, E tu, lieta e pensosa, il limitare Di gioventù salivi? Sonavan le quiete Stanze, e le vie dintorno, Al tuo perpetuo canto, Allor che all’opre femminili intenta Sedevi, assai contenta Di quel vago avvenir che in mente avevi. Era il maggio odoroso: e tu solevi Così menare il giorno.
A SILVIA
Io gli studi leggiadriTalor lasciando e le sudate carte, Ove il tempo mio primo E di me si spendea la miglior parte, D’in su i veroni del paterno ostello Porgea gli orecchi al suon della tua voce, Ed alla man veloce Che percorrea la faticosa tela. Mirava il ciel sereno, Le vie dorate e gli orti, E quinci il mar da lungi, e quindi il monte. Lingua mortal non dice Quel ch’io sentiva in seno.
A SILVIA
Che pensieri soavi,Che speranze, che cori, o Silvia mia! Quale allor ci apparia La vita umana e il fato! Quando sovviemmi di cotanta speme, Un affetto mi preme Acerbo e sconsolato, E tornami a doler di mia sventura. O natura, o natura, Perchè non rendi poi Quel che prometti allor? perchè di tanto Inganni i figli tuoi?
La casa di Silvia a Recanati
A SILVIA
Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,Da chiuso morbo combattuta e vinta, Perivi, o tenerella. E non vedevi Il fior degli anni tuoi; Non ti molceva il core La dolce lode or delle negre chiome, Or degli sguardi innamorati e schivi; Nè teco le compagne ai dì festivi Ragionavan d’amore
A SILVIA
Anche peria fra pocoLa speranza mia dolce: agli anni miei Anche negaro i fati La giovanezza. Ahi come, Come passata sei, Cara compagna dell’età mia nova, Mia lacrimata speme! Questo è quel mondo? questi I diletti, l’amor, l’opre, gli eventi Onde cotanto ragionammo insieme? Questa la sorte dell’umane genti? All’apparir del vero Tu, misera, cadesti: e con la mano La fredda morte ed una tomba ignuda Mostravi di lontano.
IL SABATO DEL VILLAGGIO
Lettura
La donzelletta vien dalla campagna,In sul calar del sole, Col suo fascio dell’erba; e reca in mano Un mazzolin di rose e di viole, Onde, siccome suole, Ornare ella si appresta Dimani, al dì di festa, il petto e il crine. Siede con le vicine Su la scala a filar la vecchierella, Incontro là dove si perde il giorno; E novellando vien del suo buon tempo, Quando ai dì della festa ella si ornava, Ed ancor sana e snella Solea danzar la sera intra di quei Ch’ebbe compagni dell’età più bella.
La piazza del sabato del villaggio
IL SABATO DEL VILLAGGIO
Già tutta l’aria imbruna,Torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre Giù da’ colli e da’ tetti, Al biancheggiar della recente luna. Or la squilla dà segno Della festa che viene; Ed a quel suon diresti Che il cor si riconforta. I fanciulli gridando Su la piazzuola in frotta, E qua e là saltando, Fanno un lieto romore: E intanto riede alla sua parca mensa, Fischiando, il zappatore, E seco pensa al dì del suo riposo.
IL SABATO DEL VILLAGGIO
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,E tutto l’altro tace, Odi il martel picchiare, odi la sega Del legnaiuol, che veglia Nella chiusa bottega alla lucerna, E s’affretta, e s’adopra Di fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba. Questo di sette è il più gradito giorno, Pien di speme e di gioia: Diman tristezza e noia Recheran l’ore, ed al travaglio usato Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
IL SABATO DEL VILLAGGIO
Garzoncello scherzoso,Cotesta età fiorita E’ come un giorno d’allegrezza pieno, Giorno chiaro, sereno, Che precorre alla festa di tua vita. Godi, fanciullo mio; stato soave, Stagion lieta è cotesta. Altro dirti non vo’; ma la tua festa Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.
VIAGGIO NELLA POESIA DI LEOPARDI
QUIZ FINALE
START
DOMANDA 1
DOMANDA 2
DOMANDA 3
DOMANDA 4
DOMANDA 5
Fine
Lettura espressiva de L’infinito di Giacomo Leopardi affidata alla voce di Vittorio Gassman, capace di restituire tutta la forza evocativa e la musicalità della poesia.
Il colle dell'Infinito
Il luogo raffigurato è legato al Monte Tabor di Recanati, tradizionalmente identificato con il “colle” evocato da Leopardi ne L’infinito. Oggi questo spazio è conosciuto anche come Colle dell’Infinito e rappresenta uno dei luoghi più simbolici della memoria leopardiana.
Il video propone una lettura espressiva de Il sabato del villaggio di Giacomo Leopardi interpretata da Arnoldo Foà. La recitazione mette in risalto il valore simbolico del sabato come tempo dell’attesa, centrale nella riflessione leopardiana sul piacere e sull’illusione.
La piazza del sabato del villaggio
Antistante la casa natale del Poeta, prende il nome da una delle sue più celebri poesie. Sulla piazza si affaccia la Chiesa di Santa Maria di Montemorello ove Giacomo Leopardi venne battezzato, e la casa di Teresa Fattorini, la famosa “Silvia”.
Il video propone una lettura di Alla luna di Giacomo Leopardi interpretata da Arnoldo Foà, una poesia intima e meditativa in cui il poeta affida alla luna il ricordo del passato e una malinconica riflessione sul dolore umano.
Sequenza del film Il giovane favoloso (2014) con la voce di Vittorio Gassman, che restituisce in modo intenso e suggestivo il mondo di A Silvia.
Le poesie di Giacomo Leopardi
Giovina Vennitti
Created on March 20, 2026
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GIACOMO LEOPARDI
Le poesie
ANALISI
Giovina Vennitti
Indice
LINEA DEL TEMPO
A SILVIA
L'INFINITO
Il sabato DELvillaggio
Viaggio nella poesia di leopardi - quiz finale
ALLA LUNA
LINEA DEL TEMPO
1818-1819
1828
L'Infinito
A Silvia
1818-1819
1829
Il sabato nelvillaggio
Alla Luna
L'infinito
Lettura
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,E questa siepe, che da tanta parte Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati Spazi di là da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo; ove per poco Il cor non si spaura. E come il vento Odo stormir tra queste piante, io quello Infinito silenzio a questa voce Vo comparando: e mi sovvien l’eterno, E le morte stagioni, e la presente E viva, e il suon di lei. Così tra questa Immensità s’annega il pensier mio: E il naufragar m’è dolce in questo mare.
Lettura
ALLA LUNA
O graziosa luna, io mi rammentoChe, or volge l’anno, sovra questo colle Io venia pien d’angoscia a rimirarti: E tu pendevi allor su quella selva Siccome or fai, che tutta la rischiari. Ma nebuloso e tremulo dal pianto Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci Il tuo volto apparia, che travagliosa Era mia vita: ed è, nè cangia stile, O mia diletta luna. E pur mi giova La ricordanza, e il noverar l’etate Del mio dolore. Oh come grato occorre Nel tempo giovanil, quando ancor lungo La speme e breve ha la memoria il corso, Il rimembrar delle passate cose, Ancor che triste, e che l’affanno duri!
A SILVIA
Lettura
Silvia, rimembri ancoraQuel tempo della tua vita mortale, Quando beltà splendea Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, E tu, lieta e pensosa, il limitare Di gioventù salivi? Sonavan le quiete Stanze, e le vie dintorno, Al tuo perpetuo canto, Allor che all’opre femminili intenta Sedevi, assai contenta Di quel vago avvenir che in mente avevi. Era il maggio odoroso: e tu solevi Così menare il giorno.
A SILVIA
Io gli studi leggiadriTalor lasciando e le sudate carte, Ove il tempo mio primo E di me si spendea la miglior parte, D’in su i veroni del paterno ostello Porgea gli orecchi al suon della tua voce, Ed alla man veloce Che percorrea la faticosa tela. Mirava il ciel sereno, Le vie dorate e gli orti, E quinci il mar da lungi, e quindi il monte. Lingua mortal non dice Quel ch’io sentiva in seno.
A SILVIA
Che pensieri soavi,Che speranze, che cori, o Silvia mia! Quale allor ci apparia La vita umana e il fato! Quando sovviemmi di cotanta speme, Un affetto mi preme Acerbo e sconsolato, E tornami a doler di mia sventura. O natura, o natura, Perchè non rendi poi Quel che prometti allor? perchè di tanto Inganni i figli tuoi?
La casa di Silvia a Recanati
A SILVIA
Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,Da chiuso morbo combattuta e vinta, Perivi, o tenerella. E non vedevi Il fior degli anni tuoi; Non ti molceva il core La dolce lode or delle negre chiome, Or degli sguardi innamorati e schivi; Nè teco le compagne ai dì festivi Ragionavan d’amore
A SILVIA
Anche peria fra pocoLa speranza mia dolce: agli anni miei Anche negaro i fati La giovanezza. Ahi come, Come passata sei, Cara compagna dell’età mia nova, Mia lacrimata speme! Questo è quel mondo? questi I diletti, l’amor, l’opre, gli eventi Onde cotanto ragionammo insieme? Questa la sorte dell’umane genti? All’apparir del vero Tu, misera, cadesti: e con la mano La fredda morte ed una tomba ignuda Mostravi di lontano.
IL SABATO DEL VILLAGGIO
Lettura
La donzelletta vien dalla campagna,In sul calar del sole, Col suo fascio dell’erba; e reca in mano Un mazzolin di rose e di viole, Onde, siccome suole, Ornare ella si appresta Dimani, al dì di festa, il petto e il crine. Siede con le vicine Su la scala a filar la vecchierella, Incontro là dove si perde il giorno; E novellando vien del suo buon tempo, Quando ai dì della festa ella si ornava, Ed ancor sana e snella Solea danzar la sera intra di quei Ch’ebbe compagni dell’età più bella.
La piazza del sabato del villaggio
IL SABATO DEL VILLAGGIO
Già tutta l’aria imbruna,Torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre Giù da’ colli e da’ tetti, Al biancheggiar della recente luna. Or la squilla dà segno Della festa che viene; Ed a quel suon diresti Che il cor si riconforta. I fanciulli gridando Su la piazzuola in frotta, E qua e là saltando, Fanno un lieto romore: E intanto riede alla sua parca mensa, Fischiando, il zappatore, E seco pensa al dì del suo riposo.
IL SABATO DEL VILLAGGIO
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,E tutto l’altro tace, Odi il martel picchiare, odi la sega Del legnaiuol, che veglia Nella chiusa bottega alla lucerna, E s’affretta, e s’adopra Di fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba. Questo di sette è il più gradito giorno, Pien di speme e di gioia: Diman tristezza e noia Recheran l’ore, ed al travaglio usato Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
IL SABATO DEL VILLAGGIO
Garzoncello scherzoso,Cotesta età fiorita E’ come un giorno d’allegrezza pieno, Giorno chiaro, sereno, Che precorre alla festa di tua vita. Godi, fanciullo mio; stato soave, Stagion lieta è cotesta. Altro dirti non vo’; ma la tua festa Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.
VIAGGIO NELLA POESIA DI LEOPARDI
QUIZ FINALE
START
DOMANDA 1
DOMANDA 2
DOMANDA 3
DOMANDA 4
DOMANDA 5
Fine
Lettura espressiva de L’infinito di Giacomo Leopardi affidata alla voce di Vittorio Gassman, capace di restituire tutta la forza evocativa e la musicalità della poesia.
Il colle dell'Infinito
Il luogo raffigurato è legato al Monte Tabor di Recanati, tradizionalmente identificato con il “colle” evocato da Leopardi ne L’infinito. Oggi questo spazio è conosciuto anche come Colle dell’Infinito e rappresenta uno dei luoghi più simbolici della memoria leopardiana.
Il video propone una lettura espressiva de Il sabato del villaggio di Giacomo Leopardi interpretata da Arnoldo Foà. La recitazione mette in risalto il valore simbolico del sabato come tempo dell’attesa, centrale nella riflessione leopardiana sul piacere e sull’illusione.
La piazza del sabato del villaggio
Antistante la casa natale del Poeta, prende il nome da una delle sue più celebri poesie. Sulla piazza si affaccia la Chiesa di Santa Maria di Montemorello ove Giacomo Leopardi venne battezzato, e la casa di Teresa Fattorini, la famosa “Silvia”.
Il video propone una lettura di Alla luna di Giacomo Leopardi interpretata da Arnoldo Foà, una poesia intima e meditativa in cui il poeta affida alla luna il ricordo del passato e una malinconica riflessione sul dolore umano.
Sequenza del film Il giovane favoloso (2014) con la voce di Vittorio Gassman, che restituisce in modo intenso e suggestivo il mondo di A Silvia.