LA PESTE NERA DEL 1300
Di Giacomo Zaira 1 H
Le analisi genetiche di resti umani rinvenuti in una decina di siti archeologici nel Vecchio continente fanno risalire alla Russia l'origine della peste nera, l'epidemia che tra il 1347 e il 1352, in soli cinque anni, si portò via almeno 20 milioni di persone.
La peste è una malattia infettiva provocata da un batterio, lo yersinia pestis, che infesta i roditori, in particolare ratti e marmotte. Esistono tre forme principali della malattia: bubbonica, setticemica e polmonare. In molti casi il batterio è trasmesso agli esseri umani dalle pulci, che mordono prima i roditori infetti e poi gli uomini. Tuttavia è possibile anche il contagio diretto, da uomo a uomo.
Il contagio ebbe origine in Asia centrale e, viaggiando lungo le antiche rotte commerciali, raggiunse l’Europa nel 1347. Nel volgere di pochi anni l’intero continente fu infettato. Le vittime si contarono a decine di milioni e la vita sociale ed economica risultò sconvolta. All’epoca, del resto, non esistevano né cure mediche né misure per limitare i contagi e la popolazione si affidò soprattutto alla religione e all’irrazionale. Tuttavia i medici del tempo, pur ignorando l’esistenza dei batteri, intuirono alcune caratteristiche della trasmissione del contagio e durante la pandemia le autorità politiche introdussero le prime misure di prevenzione. Negli anni successivi le misure furono migliorate e consentirono di limitare la diffusione delle epidemie.
L'INIZIO DELLA PANDEMIA
La peste ricomparve nel modo più tragico nel XIV secolo. La pandemia ebbe origine in Asia centrale nel 1331 e da lì iniziò un tragico “viaggio”, trasportata dai mercanti che si muovevano lungo la via della seta.
Nel 1345 la peste arrivò in Russia e l’anno successivo raggiunse Caffa (oggi Feodosia), una colonia genovese in Crimea, in quel momento assediata dai mongoli. Secondo le cronache del tempo, gli assedianti sperimentarono una tecnica di guerra batteriologica, lanciando nella città alcuni cadaveri infetti, e così favorirono la diffusione del contagio. Caffa, inoltre, era un importante scalo commerciale e le navi che partivano dal suo porto, sulle quali inevitabilmente viaggiavano anche i topi, contribuirono a diffondere la peste in Europa.
Nel 1347 la pandemia raggiunse Costantinopoli e l’Egitto e pochi mesi dopo “sbarcò” a Messina. In genere la malattia circolava nelle località colpite per un periodo di 6-8 mesi, prima di abbandonarle e spostarsi altrove. In Italia l’anno più tragico fu il 1348, nel corso del quale l’intera Penisola fu contagiata. Negli anni successivi la pandemia continuò il suo viaggio, infettando l’Europa settentrionale e orientale, e si esaurì solo nel 1353. Dopo di allora, la peste continuò a “visitare” l’Europa con ondate periodiche fino al ‘700.
Le ragioni per la quale si sviluppò la pandemia non sono determinabili con certezza. Probabilmente, alcuni cambiamenti del clima e degli ecosistemi provocarono la migrazione dei roditori verso aree più popolate, dando inizio al contagio. In seguito, la diffusione del morbo fu agevolata dalla presenza di fitti scambi commerciali terrestri e marittimi, dalla mancanza di igiene e dalle cattive condizioni di salute della popolazione (negli anni precedenti c’erano state diverse carestie).
I sintomi di chi era contagiato erano terribili: febbre anche oltre i 40 gradi, cefalea, comparsa di bubboni (dai cui il termine “pesta bubbonica”), necrosi agli arti. La morte sopraggiungeva nel volgere di 2-3 giorni dalla comparsa dei sintomi.
l numero di vittime della pandemia non è noto con precisione. Si stima che in Europa morirono 20-25 milioni di persone, e che la malattia ebbe un tasso di mortalità (cioè i morti sul totale della popolazione) di circa il 30% e un tasso di letalità (percentuale dei contagiati che morirono) di circa il 60%. Il calcolo dei morti in Asia e in Africa del Nord è più difficile e le stime complessive oscillano tra 75 e 200 milioni di vittime dal 1331 al 1353. La peste colpì tutte le classi sociali, ma il tasso di mortalità fu più alto nei quartieri popolari delle città.
La scienza del ‘300 riteneva che le malattie infettive fossero provocate dai miasmi, una sorta di veleni diffusi nell’area. Per questa ragione, per visitare i contagiati i medici indossavano maschere con una sorta di becco, che serviva a filtrare l’aria. Tuttavia i medici, che qualcosa della trasmissione del morbo avevano intuito, cercarono di limitare i contagi, invitando le persone a rifugiarsi in aree poco popolate e a evitare il più possibile i contatti con altri uomini.
Sul momento i risultati furono modesti, perché l’Europa era del tutto impreparata a una malattia che non compariva da molti secoli, ma nel corso della pandemia le autorità introdussero le prime misure di prevenzione: isolamento dei contagiati, riduzione dei contatti umani e degli spostamenti, pulizia dei luoghi pubblici, istituzione di uffici di sanità. Solo poche città, tra le quali Milano, riuscirono a limitare la diffusione del contagio, ma l’esperienza della pandemia consentì di migliorare le misure di prevenzione: i focolai successivi furono contenuti in una o poche città e nessuna epidemia ebbe la stessa diffusione della "morte nera".
Nel ‘300, l’opinione generale voleva che la peste fosse un castigo di Dio e, per tale ragione, pressoché ovunque si moltiplicarono le cerimonie religiose e le processioni, che ebbero l’effetto di aumentare i contagi. Assai frequente fu il ricorso all’irrazionale e a sistemi come amuleti, cure “alternative”, ecc.
La popolazione cercò anche un capro espiatorio, cioè un responsabile della pandemia, e lo individuò negli ebrei, avanzando l’idea che avessero avvelenato i pozzi per provocare la peste. In tutta Europa bande di fanatici assalirono e massacrarono le comunità israelite, uccidendo circa 50.000 persone.
LA PESTE BUBBONICA
La peste bubbonica è la forma più comune.
I sintomi possono comparire da alcune ore fino a 12 giorni dopo l’esposizione (generalmente dopo 2-5 giorni). Possono comparire improvvisamente brividi e febbre fino a 41°C. Il battito cardiaco accelera e diviene più debole e la pressione arteriosa può calare drasticamente.
Poco prima o contemporaneamente alla comparsa della febbre, i linfonodi nelle vicinanze della puntura della pulce o della ferita, solitamente quelli inguinali o ascellari, diventano gonfi e dolenti. Questi linfonodi gonfi sono definiti bubboni. Appaiono duri, arrossati, caldi e molto dolenti al tatto. Nel corso della seconda settimana, dai linfonodi può fuoriuscire del pus. Fegato e milza possono aumentare di volume.
In corrispondenza della puntura della pulce può formarsi una papula, un’ulcera o una crosta nera.
La peste bubbonica può provocare irrequietezza, delirio, stato confusionale e perdita di coordinazione motoria.
Dato che i batteri possono diffondersi attraverso il flusso sanguigno, potrebbero raggiungere i polmoni, causando la peste polmonare.
LA PESTE POLMONARE
La peste polmonare è un’infezione dei polmoni.
La sintomatologia ha esordio improvviso, due o tre giorni dopo l’esposizione ai batteri. I pazienti sviluppano febbre alta, brividi, battito cardiaco accelerato e spesso cefalea grave. Nell’arco di 24 ore, si sviluppa tosse con emissione di espettorato trasparente, che presto diventa striato di sangue. Nel prosieguo esso assume colore rosato o rosso intenso (simile allo sciroppo di lamponi) e aspetto schiumoso. La respirazione diventa veloce e difficoltosa.
La peste polmonare non trattata è solitamente letale e il rischio di decesso rimane elevato nei soggetti che non ricevono trattamento nelle prime 24 ore.
LA PESTE SETTICEMICA
La peste setticemica è un’infezione che si diffonde nel sangue. Alcuni soggetti colpiti lamentano nausea, vomito, diarrea e dolore addominale.
Alla fine, il sangue coagula eccessivamente, ostruendo i vasi sanguigni e finendo col causare emorragie a causa della mancanza dei fattori della coagulazione. Questa sindrome si chiama coagulazione intravascolare disseminata. A causa del flusso sanguigno bloccato si sviluppa gangrena negli arti, che possono assumere un colore nero (da qui il nome “peste nera” dato alla malattia).
Senza trattamento, si altera la funzionalità di molti organi e spesso si verifica la morte.
Albert Camus
Albert Camus, nel suo romanzo La Peste scriveva: 'Il bacillo della peste non muore né scompare mai'. Anche se oggi la scienza ha vinto la battaglia medica contro questo morbo, la peste resta un potente simbolo del male e dell'irrazionalità che può colpire ogni società. La vera lezione che ci resta è che l'unica arma efficace contro ogni forma di 'peste', biologica o sociale, è la nostra umanità e il coraggio di restare uniti di fronte al pericolo."
FINE
FONTI:- geopop
- oltremagazine.com
- focus.it
- storica national geographic
- manuale MSD
LA PESTE NERA DEL 1300
ZAIRA DI GIACOMO
Created on March 18, 2026
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LA PESTE NERA DEL 1300
Di Giacomo Zaira 1 H
Le analisi genetiche di resti umani rinvenuti in una decina di siti archeologici nel Vecchio continente fanno risalire alla Russia l'origine della peste nera, l'epidemia che tra il 1347 e il 1352, in soli cinque anni, si portò via almeno 20 milioni di persone.
La peste è una malattia infettiva provocata da un batterio, lo yersinia pestis, che infesta i roditori, in particolare ratti e marmotte. Esistono tre forme principali della malattia: bubbonica, setticemica e polmonare. In molti casi il batterio è trasmesso agli esseri umani dalle pulci, che mordono prima i roditori infetti e poi gli uomini. Tuttavia è possibile anche il contagio diretto, da uomo a uomo.
Il contagio ebbe origine in Asia centrale e, viaggiando lungo le antiche rotte commerciali, raggiunse l’Europa nel 1347. Nel volgere di pochi anni l’intero continente fu infettato. Le vittime si contarono a decine di milioni e la vita sociale ed economica risultò sconvolta. All’epoca, del resto, non esistevano né cure mediche né misure per limitare i contagi e la popolazione si affidò soprattutto alla religione e all’irrazionale. Tuttavia i medici del tempo, pur ignorando l’esistenza dei batteri, intuirono alcune caratteristiche della trasmissione del contagio e durante la pandemia le autorità politiche introdussero le prime misure di prevenzione. Negli anni successivi le misure furono migliorate e consentirono di limitare la diffusione delle epidemie.
L'INIZIO DELLA PANDEMIA
La peste ricomparve nel modo più tragico nel XIV secolo. La pandemia ebbe origine in Asia centrale nel 1331 e da lì iniziò un tragico “viaggio”, trasportata dai mercanti che si muovevano lungo la via della seta. Nel 1345 la peste arrivò in Russia e l’anno successivo raggiunse Caffa (oggi Feodosia), una colonia genovese in Crimea, in quel momento assediata dai mongoli. Secondo le cronache del tempo, gli assedianti sperimentarono una tecnica di guerra batteriologica, lanciando nella città alcuni cadaveri infetti, e così favorirono la diffusione del contagio. Caffa, inoltre, era un importante scalo commerciale e le navi che partivano dal suo porto, sulle quali inevitabilmente viaggiavano anche i topi, contribuirono a diffondere la peste in Europa.
Nel 1347 la pandemia raggiunse Costantinopoli e l’Egitto e pochi mesi dopo “sbarcò” a Messina. In genere la malattia circolava nelle località colpite per un periodo di 6-8 mesi, prima di abbandonarle e spostarsi altrove. In Italia l’anno più tragico fu il 1348, nel corso del quale l’intera Penisola fu contagiata. Negli anni successivi la pandemia continuò il suo viaggio, infettando l’Europa settentrionale e orientale, e si esaurì solo nel 1353. Dopo di allora, la peste continuò a “visitare” l’Europa con ondate periodiche fino al ‘700.
Le ragioni per la quale si sviluppò la pandemia non sono determinabili con certezza. Probabilmente, alcuni cambiamenti del clima e degli ecosistemi provocarono la migrazione dei roditori verso aree più popolate, dando inizio al contagio. In seguito, la diffusione del morbo fu agevolata dalla presenza di fitti scambi commerciali terrestri e marittimi, dalla mancanza di igiene e dalle cattive condizioni di salute della popolazione (negli anni precedenti c’erano state diverse carestie).
I sintomi di chi era contagiato erano terribili: febbre anche oltre i 40 gradi, cefalea, comparsa di bubboni (dai cui il termine “pesta bubbonica”), necrosi agli arti. La morte sopraggiungeva nel volgere di 2-3 giorni dalla comparsa dei sintomi.
l numero di vittime della pandemia non è noto con precisione. Si stima che in Europa morirono 20-25 milioni di persone, e che la malattia ebbe un tasso di mortalità (cioè i morti sul totale della popolazione) di circa il 30% e un tasso di letalità (percentuale dei contagiati che morirono) di circa il 60%. Il calcolo dei morti in Asia e in Africa del Nord è più difficile e le stime complessive oscillano tra 75 e 200 milioni di vittime dal 1331 al 1353. La peste colpì tutte le classi sociali, ma il tasso di mortalità fu più alto nei quartieri popolari delle città.
La scienza del ‘300 riteneva che le malattie infettive fossero provocate dai miasmi, una sorta di veleni diffusi nell’area. Per questa ragione, per visitare i contagiati i medici indossavano maschere con una sorta di becco, che serviva a filtrare l’aria. Tuttavia i medici, che qualcosa della trasmissione del morbo avevano intuito, cercarono di limitare i contagi, invitando le persone a rifugiarsi in aree poco popolate e a evitare il più possibile i contatti con altri uomini. Sul momento i risultati furono modesti, perché l’Europa era del tutto impreparata a una malattia che non compariva da molti secoli, ma nel corso della pandemia le autorità introdussero le prime misure di prevenzione: isolamento dei contagiati, riduzione dei contatti umani e degli spostamenti, pulizia dei luoghi pubblici, istituzione di uffici di sanità. Solo poche città, tra le quali Milano, riuscirono a limitare la diffusione del contagio, ma l’esperienza della pandemia consentì di migliorare le misure di prevenzione: i focolai successivi furono contenuti in una o poche città e nessuna epidemia ebbe la stessa diffusione della "morte nera".
Nel ‘300, l’opinione generale voleva che la peste fosse un castigo di Dio e, per tale ragione, pressoché ovunque si moltiplicarono le cerimonie religiose e le processioni, che ebbero l’effetto di aumentare i contagi. Assai frequente fu il ricorso all’irrazionale e a sistemi come amuleti, cure “alternative”, ecc. La popolazione cercò anche un capro espiatorio, cioè un responsabile della pandemia, e lo individuò negli ebrei, avanzando l’idea che avessero avvelenato i pozzi per provocare la peste. In tutta Europa bande di fanatici assalirono e massacrarono le comunità israelite, uccidendo circa 50.000 persone.
LA PESTE BUBBONICA
La peste bubbonica è la forma più comune. I sintomi possono comparire da alcune ore fino a 12 giorni dopo l’esposizione (generalmente dopo 2-5 giorni). Possono comparire improvvisamente brividi e febbre fino a 41°C. Il battito cardiaco accelera e diviene più debole e la pressione arteriosa può calare drasticamente. Poco prima o contemporaneamente alla comparsa della febbre, i linfonodi nelle vicinanze della puntura della pulce o della ferita, solitamente quelli inguinali o ascellari, diventano gonfi e dolenti. Questi linfonodi gonfi sono definiti bubboni. Appaiono duri, arrossati, caldi e molto dolenti al tatto. Nel corso della seconda settimana, dai linfonodi può fuoriuscire del pus. Fegato e milza possono aumentare di volume. In corrispondenza della puntura della pulce può formarsi una papula, un’ulcera o una crosta nera. La peste bubbonica può provocare irrequietezza, delirio, stato confusionale e perdita di coordinazione motoria. Dato che i batteri possono diffondersi attraverso il flusso sanguigno, potrebbero raggiungere i polmoni, causando la peste polmonare.
LA PESTE POLMONARE
La peste polmonare è un’infezione dei polmoni. La sintomatologia ha esordio improvviso, due o tre giorni dopo l’esposizione ai batteri. I pazienti sviluppano febbre alta, brividi, battito cardiaco accelerato e spesso cefalea grave. Nell’arco di 24 ore, si sviluppa tosse con emissione di espettorato trasparente, che presto diventa striato di sangue. Nel prosieguo esso assume colore rosato o rosso intenso (simile allo sciroppo di lamponi) e aspetto schiumoso. La respirazione diventa veloce e difficoltosa. La peste polmonare non trattata è solitamente letale e il rischio di decesso rimane elevato nei soggetti che non ricevono trattamento nelle prime 24 ore.
LA PESTE SETTICEMICA
La peste setticemica è un’infezione che si diffonde nel sangue. Alcuni soggetti colpiti lamentano nausea, vomito, diarrea e dolore addominale. Alla fine, il sangue coagula eccessivamente, ostruendo i vasi sanguigni e finendo col causare emorragie a causa della mancanza dei fattori della coagulazione. Questa sindrome si chiama coagulazione intravascolare disseminata. A causa del flusso sanguigno bloccato si sviluppa gangrena negli arti, che possono assumere un colore nero (da qui il nome “peste nera” dato alla malattia). Senza trattamento, si altera la funzionalità di molti organi e spesso si verifica la morte.
Albert Camus
Albert Camus, nel suo romanzo La Peste scriveva: 'Il bacillo della peste non muore né scompare mai'. Anche se oggi la scienza ha vinto la battaglia medica contro questo morbo, la peste resta un potente simbolo del male e dell'irrazionalità che può colpire ogni società. La vera lezione che ci resta è che l'unica arma efficace contro ogni forma di 'peste', biologica o sociale, è la nostra umanità e il coraggio di restare uniti di fronte al pericolo."
FINE
FONTI:- geopop
- oltremagazine.com
- focus.it
- storica national geographic
- manuale MSD