Nove genocidi del XX e XXI secolo
"Per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso come tale: a) uccisione di membri del gruppo, b) lesioni gravi all'integrità fisica o mentale dei membri del gruppo; c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica totale o parziale; d) misure miranti ad impedire le nascite all'interno del gruppo; e) trasferimento forzato di bambini del gruppo a un altro gruppo." (art. 2 Risoluzione ONU del 9 dicembre 1948)
La terribile vicenda della popolazione africana degi Herero viene spesso citata come primo, in senso cronologico, genocidio del XX secolo.
Il genocidio degli Herero (1904-1907)
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Synthesis and organization, the two pillars of presentation
Con l'instaurazione nel 1883 del protettorato della Germania sull'attuale Namibia, l'arrivo dei coloni tedeschi provocò un disastroso cambiamento per le popolazioni locali: gli Herero furono cacciati dalle loro terre ed il bestiame sequestrato (gli Herero vivevano di pastorizia). Nel gennio 1904 gli Herero si ribellarono e iniziò così una guerra che durò tre anni. Gli Herero furono attaccati dall'esercito tedesco con metodi particolarmente brutali. Furono privati dell'acqua e costretti a muoversi verso il deserto. Chiunque sarebbe tornato sarebbe stato fucilato.
"L'arido Omaheke finirà ciò che l'esercito tedesco ha cominciato: lo sterminio della nazione Herero" Von Schlieffen (generale tedesco)
Il genocidio dei Tutsi (1990-1994)
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Il Rwanda è uno stato dell'Africa centrale caratterizzato da densità demografica elevata e paesaggi di straordinaria bellezza. Vi vivono storicamente due gruppi etnici, gli Hutu e i Tutsi. I colonizzatori si appoggiarono ai Tutsi e propagandarono idee razziali contro gli Hutu. Il Rwanda arrivò all'indipendenza dalla colonizzazione europea nel 1962. Il neopresidente Kaybanda teorizzò l'idea che i veri abitanti del Rwuanda erano gli Hutu. Le tesi razziali insegnate dagli europei venivano rovesciate a vantaggio della maggioranza Hutu. Nel 1990 la situazione si aggravò: vennero diffusi i "Dieci comandamenti Hutu" che vietavano i matrimoni misti e si verificarono i primi episodi di uccisione dei Tutsi. Il 6 e 7 aprile 1994 iniziò l'inferno: da quella notte e per settimane il Rwanda fu teatro di un genecido tremendo contro i Tutsi. Non ci fu più pietà per vicini di casa, amici, colleghi... I Tutsi reagirono e presero il potere. Nel timore di rappresaglie centinaia di migliaia di Hutu lasciarono il Rwanda contribuendo a destabilizzare l'intera regione e contribuendo alo scoppiare di guerre in Congo.
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Il genocidio degli Armeni (1915-1916)
Tra il 1915 e il 1916 una gran parte del popolo armeno, che faceva parte dell'Impero Ottomano, perse tragicamente la vita. Le stime oscillano tra 800.000 e 1.500.000 morti.
Nel 1915 la Turchia entrò nella prima guerra mondiale a fianco dei tedechi e degli austro-ungarici, contro la Russia, la Francia e l'Inghilterra. In primavera scoppiò una rivolta degli armeni di fronte alle reiterate violenze turche. Con la scusa di ridurre i rischi in un periodo di guerra mondiale, il governo turco decise l'arresto e la deportazione di tutta la classe dirigente armena (compresi gli studenti). Seguirono rapine, violenze e saccheggi. Si ritiene si trattò di una guerra di religione per l'affermazione dell'islam. I turchi riconoscono l'esistenza di un ordine di deportazione degli Armeni emanato dal loro governo del tempo, ma respingono ogni definizione di genocidio. La versione ufficiale parla di morte per fame e lotte etniche interne. Il 18.6.1987 il Parlamento Europeo ha inserito la negazione del genocidio armeno tra gli ostacoli all' adesione della Turchia all'Unione Europea.
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Il genocidio dei Rohingya (2012 - oggi)
Dal 2012 in poi la loro situazione si è aggravata (stragi, violenze sessuali, incendi sistematici), tanto che nel 2018 le Nazioni Unite hanno definito quanto verificatosi contro i Rohingya una vera e propria pulizia etnica, e nel 2020 la Corte di Giustizia dell’Aja ha ordinato alla Birmania (o Myanmar) di proteggere i Rohingya dal genocidio, definendoli “gruppo protetto dalla Convenzione”. Anche il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, importante politica birmana, è stata molto criticata a livello internazionale (e chiamata a rispondere a vere e proprie accuse presso il Tribunale dell’Aja) per la sua politica di governo, incapace di fermare la dura repressione dell'esercito nei confronti di alcune minoranze, in particolare quella dei Rohingya. Nel 2021 il Myanmar è stato teatro di un colpo di Stato ed è precipitato in una catastrofe umanitaria, che ha colpito duramente i Rohingya.
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I Rohingya sono originari della Birmania occidentale, al confine con il Bangladesh, sono di religione musulmana, e non sono riconosciuti da alcun paese. Da sempre discriminati in Birmania, hanno trovato rifugio in Bangladesh, ma anche qui non gli è stata riconosciuta la cittadinanza e spesso vivono in campi profughi, in estrema povertà.
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Il genocidio degli Yazidi (2014)
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Il 3 agosto 2014 i combattenti dello Stato Islamico (IS) dell’Iraq occupano il Sinjar, regione nel Nord dell’Iraq al confine con la Siria. Inizia così il genocidio del popolo yazida, considerati “adoratori del diavolo”: villaggi rasi al suolo, migliaia di uomini uccisi e migliaia di donne (bambine, ragazze e adulte) rapite e trasferite nel nord-est della Siria. Di queste donne, sottoposte a schiavitù sessuale, vendute come a una fiera del bestiame, circa 3000 sono state liberate dai curdi o dietro pagamento di un riscatto. Secondo un rapporto di ricercatori di varie nazioni, circa 10.000 yazidi sono stati uccisi o rapiti e metà di quelli giustiziati erano minori. Nel 2021, l’Alta Corte di Francoforte, in Germania, ha esercitato il principio della giurisdizione universale, e ha condannato all’ergastolo un affiliato allo Stato islamico per aver torturato e ucciso una bambina di 5 anni, Rania.
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We don’t like to bore. We don’t want to be repetitive. Communicating in the same old ways is boring and doesn’t engage people.We do it differently. We annihilate boredom. We create things the brain likes to consume because they stimulate it.
Diffusi fra Iraq, Siria, Iran, Turchia, Armenia e Georgia, gli yazidi sono una piccola popolazione che, seppur facente parte per lingua e tradizione della storia e del mondo curdo, ha alcuni tratti specifici che la distinguono.
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Il genocidio a Gaza (2023 - oggi)
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Nel frattempo molti ebrei, perseguitati in Europa, hanno cominciato ad emigrare in quella terra, che considerano la patria dei loro avi e la terra che Dio gli avrebbe promesso.Nel 1948, dopo la 2° GM e la Shoah, l’ONU propose una divisione del territorio tra i due popoli con la creazione di due stati distinti, ma i palestinesi non la accettarono, giudicandola sfavorevole (dal momento che erano di più, ma gli sarebbe spettata meno terra).
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A quel punto scoppiò una guerra, gli ebrei proclamarono lo Stato d’Israele e più di 700.000 palestinesi furono forzati ad abbandonare le loro terre. Da quel momento si sono succedute molte guerre, che hanno permesso allo Stato d’Israele di espandersi sempre di più, occupando molte terre dei palestinesi, e privandoli di tanti diritti fondamentali (libertà di movimento, diritto all’abitazione e alla terra, diritti dei minori, diritto alla salute, diritto all’autodeterminazione).
La questione palestinese affonda le sue radici molto lontano, all'inizio del 1900. La Palestina faceva parte dell’Impero ottomano e, in seguito al suo sgretolamento, divenne un protettorato britannico.
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L’ONU ha più volte denunciato il regime di apartheid (= segregazione, privazione di diritti civili, sociali e politici) a cui è soggetta la popolazione palestinese, e ha accusato e condannato Israele per violazioni del diritto internazionale. Dopo il 7 ottobre 2023, data in cui Hamas, organizzazione politica e militare palestinese che governa a Gaza, ha sferrato un violento attacco contro Israele, la situazione è ulteriormente degenerata, in particolare a Gaza, ma anche in tutta la Cisgiordania. Da due anni a questa parte sono state uccise più di 70.000 persone (di cui circa 20.000 bambini) e le stime sono al ribasso. Gaza è oggi un deserto di macerie, gli sfollati sono quasi la totalità della popolazione (circa 2 milioni), e nonostante la “tregua” gli attacchi israeliani continuano e la crisi umanitaria non fa che peggiorare. A seguito di numerose inchieste e relazioni, nel settembre 2025 la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta ONU sui territori palestinesi occupati ha concluso che "lo Stato di Israele è responsabile per non aver impedito il genocidio, per aver commesso genocidio e per non aver punito il genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza".
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Il genocidio degli ebrei: la Shoah (1941-1945)
La parola ebraica Shoah significa "catastrofe", "distruzione totale". Indica lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Pone le radici nel profondo antisemitismo (= odio verso gli ebrei) dell'Europa cristiana. Giunti al potere nel 1933, Hitler ed il nazismo iniziarono subito a realizzare il proprio programma antiebraico: furono dapprima violati alcuni diritti (es. divieto di matrimoni misti, esclusione da scuola e università, ghettizzazione). Tra il 1941 e il 1945 ci fu un salto quantitativo nel genocidio: iniziò l'uso delle prime camere a gas e le deportazioni in veri e propri campi di sterminio. Il genocidio fu possibile grazie alla collaborazione di Stati e popolazioni "cristiani" come la Polonia, il Belgio, la Francia, l'Italia. Si stimano tra i 5 e i 6 milioni di vittime.
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Il genocidio degli zingari: Porrajmos (1941-1945)
La parola Porrajmos significa "distruzione", "divoramento" in lingua romanes. Indica lo sterminio dei Rom e dei Sinti da parte dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. "Zingari" è una parola che possiede un significato dispregiativo e designa un popolo alquanto eterogeneo e complesso per provenienza, tradizioni e religioni differenti. Alcuni sono nomadi, altri stanziali. Alcuni sono cristiani ortodossi, altri musulmani, altri appartengono a chiese evangeliche. Vivono principalmente in Romania, Bulgaria, Ungheria e Slovacchia, ma anche in Italia, Spagna, Francia e Inghilterra. Furono discriminati già dal loro arrivo in Europa dall'India, all'alba del '900. I Rom e Sinti uccisi nel campo nazista di Auschwitz furono circa 23.000 mentre le stime sul genocidio degli zingari oscillano tra le 200.000 e le 500.000 vittime. Anche altri Paesi come la Francia e l'Italia contribuirono al genocidio degli Zingari.
Il genocidio di Srebrenica (1995)
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La pulizia etnica nei Balcani venne attuata durante la guerra scoppiata tra i Paesi dell’ex Jugoslavia. Dopo la morte del maresciallo Tito, che aveva governato per decenni la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, l’area conobbe un periodo di grande crisi, che sfociò nelle guerre jugoslave (1991 - 2001). Le motivazioni alla base di questi conflitti sono diverse: sicuramente il nazionalismo imperante nelle diverse repubbliche, ma anche ragioni economiche, culturali e religiose. In questo quadro è stato compiuto il genocidio di Srebrenica, città della Bosnia-Erzegovina, un paese abitato da una popolazione mista, con una maggioranza musulmana e una minoranza composta da serbi ortodossi e croati cattolici. L’11 luglio 1995, truppe dell’esercito serbo-bosniaco entrarono nella cittadina di Srebrenica e uccisero più di 8000 uomini e ragazzi musulmani, gettandoli poi in fosse comuni. Il tutto avvenne nonostante la presenza sul territorio di un contingente di caschi blu ONU olandesi. Nel 2004 il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, un organo giudiziario delle Nazioni Unite, ha stabilito che le forze serbo-bosniache effettuarono un genocidio contro i musulmani bosniaci e ha emesso diverse condanne contro i responsabili. Questa sentenza rappresentò una svolta: infatti, la nozione di genocidio era sempre stata utilizzata per qualificare crimini commessi nei confronti di una popolazione intera (uomini, donne, bambini), ma tra i morti di Srebrenica non c’erano donne. Anche i crimini commessi soltanto contro una parte di popolazione rientrano in questo reato.
Nove genocidi del XX e XXI secolo
Federica Piccoli
Created on March 14, 2026
Mappa di alcuni dei principali genocidi che hanno avuto luogo nel ventesimo e ventunesimo secolo.
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Nove genocidi del XX e XXI secolo
"Per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso come tale: a) uccisione di membri del gruppo, b) lesioni gravi all'integrità fisica o mentale dei membri del gruppo; c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica totale o parziale; d) misure miranti ad impedire le nascite all'interno del gruppo; e) trasferimento forzato di bambini del gruppo a un altro gruppo." (art. 2 Risoluzione ONU del 9 dicembre 1948)
La terribile vicenda della popolazione africana degi Herero viene spesso citata come primo, in senso cronologico, genocidio del XX secolo.
Il genocidio degli Herero (1904-1907)
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Synthesis and organization, the two pillars of presentation
Con l'instaurazione nel 1883 del protettorato della Germania sull'attuale Namibia, l'arrivo dei coloni tedeschi provocò un disastroso cambiamento per le popolazioni locali: gli Herero furono cacciati dalle loro terre ed il bestiame sequestrato (gli Herero vivevano di pastorizia). Nel gennio 1904 gli Herero si ribellarono e iniziò così una guerra che durò tre anni. Gli Herero furono attaccati dall'esercito tedesco con metodi particolarmente brutali. Furono privati dell'acqua e costretti a muoversi verso il deserto. Chiunque sarebbe tornato sarebbe stato fucilato.
"L'arido Omaheke finirà ciò che l'esercito tedesco ha cominciato: lo sterminio della nazione Herero" Von Schlieffen (generale tedesco)
Il genocidio dei Tutsi (1990-1994)
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Il Rwanda è uno stato dell'Africa centrale caratterizzato da densità demografica elevata e paesaggi di straordinaria bellezza. Vi vivono storicamente due gruppi etnici, gli Hutu e i Tutsi. I colonizzatori si appoggiarono ai Tutsi e propagandarono idee razziali contro gli Hutu. Il Rwanda arrivò all'indipendenza dalla colonizzazione europea nel 1962. Il neopresidente Kaybanda teorizzò l'idea che i veri abitanti del Rwuanda erano gli Hutu. Le tesi razziali insegnate dagli europei venivano rovesciate a vantaggio della maggioranza Hutu. Nel 1990 la situazione si aggravò: vennero diffusi i "Dieci comandamenti Hutu" che vietavano i matrimoni misti e si verificarono i primi episodi di uccisione dei Tutsi. Il 6 e 7 aprile 1994 iniziò l'inferno: da quella notte e per settimane il Rwanda fu teatro di un genecido tremendo contro i Tutsi. Non ci fu più pietà per vicini di casa, amici, colleghi... I Tutsi reagirono e presero il potere. Nel timore di rappresaglie centinaia di migliaia di Hutu lasciarono il Rwanda contribuendo a destabilizzare l'intera regione e contribuendo alo scoppiare di guerre in Congo.
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Il genocidio degli Armeni (1915-1916)
Tra il 1915 e il 1916 una gran parte del popolo armeno, che faceva parte dell'Impero Ottomano, perse tragicamente la vita. Le stime oscillano tra 800.000 e 1.500.000 morti.
Nel 1915 la Turchia entrò nella prima guerra mondiale a fianco dei tedechi e degli austro-ungarici, contro la Russia, la Francia e l'Inghilterra. In primavera scoppiò una rivolta degli armeni di fronte alle reiterate violenze turche. Con la scusa di ridurre i rischi in un periodo di guerra mondiale, il governo turco decise l'arresto e la deportazione di tutta la classe dirigente armena (compresi gli studenti). Seguirono rapine, violenze e saccheggi. Si ritiene si trattò di una guerra di religione per l'affermazione dell'islam. I turchi riconoscono l'esistenza di un ordine di deportazione degli Armeni emanato dal loro governo del tempo, ma respingono ogni definizione di genocidio. La versione ufficiale parla di morte per fame e lotte etniche interne. Il 18.6.1987 il Parlamento Europeo ha inserito la negazione del genocidio armeno tra gli ostacoli all' adesione della Turchia all'Unione Europea.
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Il genocidio dei Rohingya (2012 - oggi)
Dal 2012 in poi la loro situazione si è aggravata (stragi, violenze sessuali, incendi sistematici), tanto che nel 2018 le Nazioni Unite hanno definito quanto verificatosi contro i Rohingya una vera e propria pulizia etnica, e nel 2020 la Corte di Giustizia dell’Aja ha ordinato alla Birmania (o Myanmar) di proteggere i Rohingya dal genocidio, definendoli “gruppo protetto dalla Convenzione”. Anche il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, importante politica birmana, è stata molto criticata a livello internazionale (e chiamata a rispondere a vere e proprie accuse presso il Tribunale dell’Aja) per la sua politica di governo, incapace di fermare la dura repressione dell'esercito nei confronti di alcune minoranze, in particolare quella dei Rohingya. Nel 2021 il Myanmar è stato teatro di un colpo di Stato ed è precipitato in una catastrofe umanitaria, che ha colpito duramente i Rohingya.
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I Rohingya sono originari della Birmania occidentale, al confine con il Bangladesh, sono di religione musulmana, e non sono riconosciuti da alcun paese. Da sempre discriminati in Birmania, hanno trovato rifugio in Bangladesh, ma anche qui non gli è stata riconosciuta la cittadinanza e spesso vivono in campi profughi, in estrema povertà.
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Il genocidio degli Yazidi (2014)
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Il 3 agosto 2014 i combattenti dello Stato Islamico (IS) dell’Iraq occupano il Sinjar, regione nel Nord dell’Iraq al confine con la Siria. Inizia così il genocidio del popolo yazida, considerati “adoratori del diavolo”: villaggi rasi al suolo, migliaia di uomini uccisi e migliaia di donne (bambine, ragazze e adulte) rapite e trasferite nel nord-est della Siria. Di queste donne, sottoposte a schiavitù sessuale, vendute come a una fiera del bestiame, circa 3000 sono state liberate dai curdi o dietro pagamento di un riscatto. Secondo un rapporto di ricercatori di varie nazioni, circa 10.000 yazidi sono stati uccisi o rapiti e metà di quelli giustiziati erano minori. Nel 2021, l’Alta Corte di Francoforte, in Germania, ha esercitato il principio della giurisdizione universale, e ha condannato all’ergastolo un affiliato allo Stato islamico per aver torturato e ucciso una bambina di 5 anni, Rania.
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Il genocidio a Gaza (2023 - oggi)
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Nel frattempo molti ebrei, perseguitati in Europa, hanno cominciato ad emigrare in quella terra, che considerano la patria dei loro avi e la terra che Dio gli avrebbe promesso.Nel 1948, dopo la 2° GM e la Shoah, l’ONU propose una divisione del territorio tra i due popoli con la creazione di due stati distinti, ma i palestinesi non la accettarono, giudicandola sfavorevole (dal momento che erano di più, ma gli sarebbe spettata meno terra).
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A quel punto scoppiò una guerra, gli ebrei proclamarono lo Stato d’Israele e più di 700.000 palestinesi furono forzati ad abbandonare le loro terre. Da quel momento si sono succedute molte guerre, che hanno permesso allo Stato d’Israele di espandersi sempre di più, occupando molte terre dei palestinesi, e privandoli di tanti diritti fondamentali (libertà di movimento, diritto all’abitazione e alla terra, diritti dei minori, diritto alla salute, diritto all’autodeterminazione).
La questione palestinese affonda le sue radici molto lontano, all'inizio del 1900. La Palestina faceva parte dell’Impero ottomano e, in seguito al suo sgretolamento, divenne un protettorato britannico.
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L’ONU ha più volte denunciato il regime di apartheid (= segregazione, privazione di diritti civili, sociali e politici) a cui è soggetta la popolazione palestinese, e ha accusato e condannato Israele per violazioni del diritto internazionale. Dopo il 7 ottobre 2023, data in cui Hamas, organizzazione politica e militare palestinese che governa a Gaza, ha sferrato un violento attacco contro Israele, la situazione è ulteriormente degenerata, in particolare a Gaza, ma anche in tutta la Cisgiordania. Da due anni a questa parte sono state uccise più di 70.000 persone (di cui circa 20.000 bambini) e le stime sono al ribasso. Gaza è oggi un deserto di macerie, gli sfollati sono quasi la totalità della popolazione (circa 2 milioni), e nonostante la “tregua” gli attacchi israeliani continuano e la crisi umanitaria non fa che peggiorare. A seguito di numerose inchieste e relazioni, nel settembre 2025 la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta ONU sui territori palestinesi occupati ha concluso che "lo Stato di Israele è responsabile per non aver impedito il genocidio, per aver commesso genocidio e per non aver punito il genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza".
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Il genocidio degli ebrei: la Shoah (1941-1945)
La parola ebraica Shoah significa "catastrofe", "distruzione totale". Indica lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Pone le radici nel profondo antisemitismo (= odio verso gli ebrei) dell'Europa cristiana. Giunti al potere nel 1933, Hitler ed il nazismo iniziarono subito a realizzare il proprio programma antiebraico: furono dapprima violati alcuni diritti (es. divieto di matrimoni misti, esclusione da scuola e università, ghettizzazione). Tra il 1941 e il 1945 ci fu un salto quantitativo nel genocidio: iniziò l'uso delle prime camere a gas e le deportazioni in veri e propri campi di sterminio. Il genocidio fu possibile grazie alla collaborazione di Stati e popolazioni "cristiani" come la Polonia, il Belgio, la Francia, l'Italia. Si stimano tra i 5 e i 6 milioni di vittime.
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Il genocidio degli zingari: Porrajmos (1941-1945)
La parola Porrajmos significa "distruzione", "divoramento" in lingua romanes. Indica lo sterminio dei Rom e dei Sinti da parte dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. "Zingari" è una parola che possiede un significato dispregiativo e designa un popolo alquanto eterogeneo e complesso per provenienza, tradizioni e religioni differenti. Alcuni sono nomadi, altri stanziali. Alcuni sono cristiani ortodossi, altri musulmani, altri appartengono a chiese evangeliche. Vivono principalmente in Romania, Bulgaria, Ungheria e Slovacchia, ma anche in Italia, Spagna, Francia e Inghilterra. Furono discriminati già dal loro arrivo in Europa dall'India, all'alba del '900. I Rom e Sinti uccisi nel campo nazista di Auschwitz furono circa 23.000 mentre le stime sul genocidio degli zingari oscillano tra le 200.000 e le 500.000 vittime. Anche altri Paesi come la Francia e l'Italia contribuirono al genocidio degli Zingari.
Il genocidio di Srebrenica (1995)
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La pulizia etnica nei Balcani venne attuata durante la guerra scoppiata tra i Paesi dell’ex Jugoslavia. Dopo la morte del maresciallo Tito, che aveva governato per decenni la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, l’area conobbe un periodo di grande crisi, che sfociò nelle guerre jugoslave (1991 - 2001). Le motivazioni alla base di questi conflitti sono diverse: sicuramente il nazionalismo imperante nelle diverse repubbliche, ma anche ragioni economiche, culturali e religiose. In questo quadro è stato compiuto il genocidio di Srebrenica, città della Bosnia-Erzegovina, un paese abitato da una popolazione mista, con una maggioranza musulmana e una minoranza composta da serbi ortodossi e croati cattolici. L’11 luglio 1995, truppe dell’esercito serbo-bosniaco entrarono nella cittadina di Srebrenica e uccisero più di 8000 uomini e ragazzi musulmani, gettandoli poi in fosse comuni. Il tutto avvenne nonostante la presenza sul territorio di un contingente di caschi blu ONU olandesi. Nel 2004 il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, un organo giudiziario delle Nazioni Unite, ha stabilito che le forze serbo-bosniache effettuarono un genocidio contro i musulmani bosniaci e ha emesso diverse condanne contro i responsabili. Questa sentenza rappresentò una svolta: infatti, la nozione di genocidio era sempre stata utilizzata per qualificare crimini commessi nei confronti di una popolazione intera (uomini, donne, bambini), ma tra i morti di Srebrenica non c’erano donne. Anche i crimini commessi soltanto contro una parte di popolazione rientrano in questo reato.