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il genocidio degli khmer rossi (1975-1979)

sara solazzo

Created on March 11, 2026

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Transcript

il genocidio degli khmer rossi (1975-1979)

Lavoro di Antonacci Alessandro, Fratus Beatrice, Menoncin William e Solazzo Sara di 5BSU

introduzione

il genocidio

cos'è un genocidio?

10 stadi del genocidio

le tappe dell'odio

1975-1979

CLASSIFICAZIONE

SIMBOLIZZAZIONE

DISCRIMINAZIONE

DISUMANIZZAZIONE

ORGANIZZAZIONE

le tappe dell'odio

1975-1979

POLARIZZAZIONE

STERMINIO

PREPARAZIONE

PERSECUZIONE

NEGAZIONE

FINE

grazie per l'attenzione

UN GENOCIDIO "CULTURALE"

I khmer rossi abolirono i culti religiosi e cercarono di annientare le minoranze etniche, proibendo l’impiego di lingue e costumi locali. I musulmani Cham, per esempio, furono tra i gruppi più colpiti. Interi villaggi Cham vennero distrutti e gli abitanti uccisi. In tutto circa 500.000 persone - pari al 70% della popolazione islamica - furono sterminate, mentre i bambini Cham furono portati via dai loro genitori e cresciuti come khmer. Tra le pratiche volte a cancellare la comunità musulmana locale figura l’obbligo del consumo della carne di maiale nonché la requisizione e distruzione di tutte le copie del Corano. Altrettante crudeltà sono state inferte contro i cristiani e i monaci buddisti, sottoposti a brutali lavori forzati. Circa il 95% del templi buddhisti presenti in Cambogia fu demolito.

la terra di carneficina

La Cambogia è un piccolo stato tra Vietnam, Thailandia e Laos in cui, tra il 1975 e il 1979, è avvenuto ciò che è passato alla storia come ''il genocidio dei Khmer Rossi" che si colloca storicamente nel contesto della fine della guerra nel Vietnam e dell’allontanamento degli Stati Uniti sia dai loro alleati sud vietnamiti sia dal governo “amico” di Lon Nol in Cambogia. Il 17 aprile 1975 i Khmer Rossi guidati da Pol Pot entrarono nella capitale Phnom Penh, dando il via a un regime di stampo comunista e a un processo di epurazione che causerà oltre 1.500.000 morti. Gli autori materiali di tale sterminio sono una massa di giovani, per lo più di provenienza contadina, manovrati da una ristrettissima élite composta da dirigenti politici di formazione stalinista.

Mappa che indica province, zone, regioni e distretti delalc ambogia dal 1975 al 1979, durante la Kampuchea Democratica.- Yale University

LA SCIARPA DEL NEMICO OGGETTIVO

Anche i khmer rossi avevano la loro “stella di David”. Gli abitanti della cosiddetta Zona orientale, una volta trasferiti nella capitale Phnom Penh e nelle altre province, furono costretti a indossare una nuova sciarpa a quadri bianchi e blu: la “kroma” veniva utilizzata per contrassegnare chi proveniva dalle aree al confine con il Vietnam, dove Pol Pot aveva avviato una campagna di epurazione contro i membri del partito ritenuti infedeli e filo-vietnamiti. Come ricorda un testimone oculare di nome Huy Rady, circa 3.000 persone della Zona orientale furono trasportate in treno a Battambang, nel nord-ovest del paese, e poi giustiziate: “C'era un piano per uccidere tutte le persone della Zona orientale. Non avrebbero risparmiato nessuno di loro. La sciarpa era la ‘stella gialla’. Era il simbolo di una classificazione fatta dal Comitato Centrale dei Khmer Rossi e imposta dai suoi stessi quadri a Phnom Penh. È la prova più chiara che abbiamo finora raccolto dell’intento genocida dei Khmer rossi”.

UNA PULIZIA ETNICA

Dal 1975 al 1978, secondo i censimenti effettuati dal Progetto Genocidio Cambogiano, nei villaggi cambogiani, morirono da 1,7 a 2,2 milioni di persone su una popolazione di otto milioni. Tra il mezzo milione e il milione di persone furono assassinate intenzionalmente. Un altro milione morì di fame o di stenti durante il lavoro forzato imposto dai Khmer rossi sotto la minaccia delle armi. All'incirca 20.000 persone passarono attraverso il centro di tortura di Tuol Sleng (noto anche come S-21), una delle 196 prigioni gestite dai khmer rossi; si stima che solo sette adulti sopravvissero al famigerato campo di sterminio. Gli oppositori venivano inoltre portati nei cosiddetti Killing Fields, dove venivano giustiziati (spesso con attrezzi contadini come picchetti o asce, per risparmiare proiettili) e sepolti in fosse comuni.Complessivamente il regime dei Khmer Rossi fu responsabile dell’uccisione di circa un quarto della popolazione cambogiana in quegli anni, a causa di malnutrizione, assenza di strutture mediche, eccesso di carichi di lavoro e condanne a morte di massa.

SPEZZARE LA SOCIETà E ISOLARE I DISSIDENTI

I Khmer Rossi distrussero le tradizioni precedenti e introdussero nuovi rituali e attività collettive per diffondere la loro ideologia tra contadini e giovani. Le persone erano obbligate ad assistere a discorsi pubblici, cantare canzoni rivoluzionarie e partecipare a spettacoli che esaltavano il regime. Ai giovani veniva insegnato a odiare gli abitanti delle città, considerati ''capitalisti'' e nemici di classe. Il regime era influenzato da idee marxiste , come quelle di Mao Zedong e Jean Paul Satre, e usava la propaganda per diffondare la propria ideologia. Una delle principali riviste era Tung Padewat, pubblicata tra il 1974 e il 1979, che raccontava la storia del aprtito, diffondeva i discorsi dei leader e lodava l'impegno dei rivoluzionari e dei funzionari del regime.

la kampuchea democratica

''Kampuchea democratica'' è il nome che assume la Cambogia sotto la brutale dittatura comunista dei Khmer Rossi, guidata da Pol Pot che divide la società in due lati: da un lato ci sono i “nemici del popolo”: in primo luogo i politici e gli amministratori del precedente regime, gli intellettuali, i liberi professionisti, gli insegnanti e tutti coloro che in un modo o nell’altro esercitavano attività lontane dal lavoro manuale. Dall’altro lato ci sono i contadini, a cui si affida il compito di “costruire la società del futuro”. Questa spartizione fra “buoni” e “cattivi” si basa sul concetto di “nemico oggettivo”, dove il “nemico” non è individuato sulla base delle sue responsabilità personali, ma unicamente sulla base del posto che occupa nella società. Cosa che obbedisce a una logica analoga a quella di chi cataloga gli individui in base all’appartenenza a una razza. La specificità del genocidio attuato in Cambogia, quindi, consiste nel fatto che esso non ha basi etniche ma unicamente basi culturali in senso lato. Pol Pot e gli khmer rossi miravano a riportare la Cambogia indietro al suo "passato mitico" del potente Impero khmer, e a frenare l'influenza negativa degli aiuti stranieri e della cultura occidentale. Obiettivo da raggiungere riportando il paese a una società agraria egualitaria.

lA LISTA DI MORTE

Chi portava gli occhiali, parlava una lingua straniera, o era istruito, veniva classificato come nemico; quindi arrestato, torturato e poi ucciso. Riuscì a salvarsi chi si camuffò da contadino o comunque si deturpò il corpo fino a rendere credibile la sua finzione di appartenere agli strati più umili della popolazione. I sopravvissuti vennero costretti ai lavori forzati nelle piantagioni di riso o di iuta. Le condizioni di vita erano talmente proibitive che morirono a migliaia nei primi giorni. Migliaia erano i deportati del terribile campo di prigionia s-21 in cui i detenuti venivano umiliati, abusati e massacrati visti come oggetti e non umani.

La definizione giuridica nella convenzione del 1948

La definizione legale configura il genocidio come la distruzione fisica mirata di un gruppo, attuata non per fatalità ma per una precisa intenzionalità soggettiva volta ad annientarlo in quanto tale. Questo crimine non è mai spontaneo, bensì frutto di una pianificazione meticolosa che coordina risorse e logistica verso lo sterminio. L'azione si dispiega attraverso una sistematicità burocratica e capillare, che trasforma la violenza in un metodo organizzato e ripetitivo.

l'ideologia radicata

L'eliminazione degli elementi legati al vecchio regime, ormai contaminato dal capitalismo, venne giustificata come esigenza di “purificare” la società cambogiana dal “tumore borghese” che si era diffuso al suo interno nel corso degli anni precedenti. La deportazione di centinaia di migliaia di persone dalle città alle campagne rispondeva alla logica della “rieducazione” dei deportati e della loro restituzione ad un ruolo “produttivo” all’interno della nuova società. Anche se non pianificata, era facilmente prevedibile la morte dei deportati, costretti a trasferirsi a tappe forzate nei luoghi loro assegnati e tenuti in stato di denutrizione, quando non in stato di schiavitù e sottoposti a sevizie e torture. I massimi responsabili del genocidio, dopo molti anni, sono stati sottoposti a processo da parte di un tribunale internazionale, il Tribunale speciale per i Khmer Rossi, si tratta di un tribunale misto formato da giudici sia cambogiani sia di altre nazionalità, istituito nel 2006 con un accordo tra Cambogia e Nazioni Unite. Dopo 10 anni di lavoro si è finalmente arrivati alle condanne all’ergastolo per Nuon Chea (90 anni, il “fratello numero 2” del regime) e Khieu Samphan, 85 anni, ex capo di Stato. Traguardo definito “Un giorno storico per i cambogiani e per l’umanità”da Chan Tani, segretario di Stato della Cambogia,

purificazione sociale

I khmer rossi usavano il linguaggio come strumento di propaganda per giustificare le loro politiche violente. Le persone considerate nemiche dal regime venivano descritte con termini disumanizzanti, com ''vermi'' o ''parassiti'', per farle apparire inferiori e prive di valore umano.Il regime utilizzava spesso metafore legate alla salute e al corpo: i nemici erano paragonati a malattie che ''corrompevano'' la società e che quindi dovevano essere eliminate o estirapte. Al contrario, il partito veniva presentato come forte e sano, capace di purificare il paese. Questo linguaggio pseudo-medico serviva a giustificare le violenze e gli omicidi, perchè faceva sembrare la persecuzione delle vittime come qualcoda di necessario per creare una società ideale e omogenea. In questo modo il regime cercava di legittimare gli orrori commessi durante il genocidio.

DEPORTAZIONE E DISTRUZIONE

La pianificazione dello sterminio venne predisposta durante il periodo di clandestinità nella giungla, dove i "Grandi Fratelli" elaborarono una versione del comunismo fondata su una visione di esasperata ostilità allo stile di vita urbano a cui veniva opposto un irrealistico progetto economico basato sull’agricoltura e incentrato sulla coltivazione del riso. Date le condizioni di isolamento sia fisico che ideologico in cui questa pianificazione avvenne, non si può parlare di un piano dettagliato coerente e lineare, ma le linee di fondo generali risultano chiare, pur nell’aleatorietà di un concetto, quello di “nemico oggettivo”, che di volta in volta sposta l’attenzione da un obiettivo all’altro, a seconda delle analisi politiche che vengono fatte.

I 10 STADI DI GREGORY STANTON
  • Classificazione
  • Simbolizzazione
  • Discriminazione
  • Disumanizzazione
  • Organizzazione
  • Polarizzazione
  • Preparazione
  • Persecuzione
  • Sterminio
  • Negazione

la leva khmer

I khmer rossi reclutarono e usariono migliaia di giovani e adolescenti, spesso costretti con la forza, per compiere omicidi di massa e altre atrocità durante e dopo il genocidio.L'organizzazione continuò a utilizzare i più giovani fino al 1998. impiegandoli soprattutto in ruoli di supporto non pagati, come trasportare munizioni e combattere. Molti ragazzi, rimasti senza mezzi di sopravvivenza, si unirono anche alle forze governative sperando di poter vivere, ma spesso i comandanti locali non davanto loro nemmeno lo stipendio.