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SAGGIO SULL'INTELLETTO UMANO

marta cerrato

Created on March 9, 2026

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Transcript

SAGGIO SULL'INTELLETTO UMANO

L’opera di John Locke, il Saggio sull'intelletto umano, rappresenta una pietra miliare della filosofia moderna perché sposta il focus della ricerca:

ANDIAMO!

GNOSEOLOGIA

L’opera di John Locke, il Saggio sull'intelletto umano, rappresenta una pietra miliare della filosofia moderna perché sposta il focus della ricerca: la gnoseologia non è più trattata come una speculazione metafisica astratta, ma come un’analisi rigorosa dei limiti della nostra capacità conoscitiva.

INDICE

LIBRO II, CAPITOLO I

L'ORIGINE DELLE IDEE

LIBRO II, CAPITOLO XXIII

Contextualize your topic

LIBRO IV, CAPITOLO IV

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LIBRO IV, CAPITOLO IX

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LIBRO II, CAPITOLO I

Tutte le idee discendono dalla sensazione o dalla riflessione. — "Supponiamo allora che la mente sia, come si suol dire, un foglio bianco, privo d'ogni carattere, senza alcuna idea." [...]. Da dove ha ricavato tutti gli elementi della ragione e della conoscenza? Rispondo a tutte queste domande con una sola parola: dall'esperienza: in essa trova fondamento tutta la nostra conoscenza, e da lì proviene essenzialmente. La nostra osservazione degli oggetti esteriori e sensibili, come pure delle operazioni interiori della nostra mente, di cui abbiamo percezione e su cui noi stessi riflettiamo, ci consente di fornire al nostro intelletto tutti gli elementi del pensiero.

La prima fonte delle nostre idee Quando i nostri sensi si pongono in relazione con particolari oggetti sensibili, introducono nella mente molte percezioni distinte delle cose, coerentemente agil svariati modi con cui quegli oggetti impressionano i nostri sensi. [...] Le operazioni della nostra mente costituiscono l'altra fonte delle idee. — In secondo luogo, l'altra fonte dalla quale l'intelletto attinge, tramite l'esperienza, per fare provvigione di idee, è la nostra percezione interiore delle operazioni che compie la nostra mente quando si occupa delle idee di cui è fornita, operazioni che, una volta divenute oggetto di riflessione e di analisi della nostra anima, porgono all'intelletto un nuovo genere di idee,

che mai avrebbe potuto ricevere sulla sola base degli oggetti esterni: tali ono le idee di percepire, pensare, dubitare, credere, ragionar onoscere volere e tutte le diverse azioni della nostra mente. [...] Con il termine riflessione, nel seguito di questo discorso, è mia intenzione significare quel genere li conoscenza che la mente acquisisce riguardo alle sue stesse operazioni e ai loro procedimenti, grazie ai quali l'intelletto viene ad acquistare le idee di quelle operazioni stesse. Di conseguenza ribadisco che le cose materiali ed esterne, in quanto oggetto della sen sazione, e le operazioni che si svolgono all'interno della nostra mente, in quanto oggetto di riflessione, sono le due sole fonti d'origine da cui tutte le nostre idee traggono impulso a emergere. In questo caso ho assunto un significato molto ampio per il termine operazione, in modo da comprendere non solo le azioni della mente che hanno per oggetto le idee, ma per indicare anche un genere di passioni che scaturisce dalle idee. [...] I fanciulli sono tesitimonianza- Poiché tutti coloro che vengono al mondo sono dotati di un corpo che, costantemente e in modo assai diverso, sollecita i loro sensi, è così che rimangono impresse nella mente dei bambini una quantità di idee, vi prestino attenzione o no. Chi non analizza scrupolosamente tali operazioni, non arriverà ad avere idee chiare e distinte di tutte lé operazioni della sua mente e di tutto ciò che in essa potrebbe osservare, così come non potrà avere ciascuna particolare idea di ciò che compone un paesaggio. [...]

Nel ricevere le idee semplici l'intelletto è di consueto passivo.

che inavvertitamente ci capita in seguito di menzionare e di considerare come una sola idea semplice, mentre invece è una complicazione di molte idee messe assieme. Infatti, come ho detto, poiché non immaginiamo in quale maniera queste idee semplici possano sussistere da sole, ci abituiamo a supporre che ci sia qualche substratum in cui sussistono e dal quale risultano, che chiamiamo perciò sostanza. Se qualcuno vorrà esaminare la propria nozione di sostanza pura in generale, troverà che non ne ha nessun'altra idea se non la supposizione di non si sa quale sostegno di quelle qualità che sono capaci di produrre idee semplici in noi; qualità che comunemente si chiamano accidenti. [...]

LIBRO II, CAPITOLO XIII

Poiché lo spirito, come ho già detto, è fornito di un gran numero di idee semplici, ad esso convogliate dai sensi così come si trovano nelle cose esterne o dalla riflessione sulle proprie operazioni, esso si accorge anche che un certo numero di queste idee semplici vanno costantemente insieme. Presumendo che esse appartengano ad una cosa sola, e poiché le parole si adattano alle apprensioni comuni e sono usate per un rapido scambio, queste idee, così unite in un solo soggetto, vengono chiamate con un nome solo;

suppongono quindi scaturite dalla particolare costituzione interna o dall'essenza sconosciuta di quella sostanza. Così giungiamo ad avere le idee di un uomo, un cavallo, loro, l'acqua ecc.; e mi appello all'esperienza di ognuno per sapere se chiunque abbia un'idea chiara di tali sostanze al di fuori di certe idee semplici che coesistono.Mi sembra quindi probabile che le idee semplici che riceviamo dalla sensazione e dalla riflessione siano i confini dei nostri pensieri, al di là dei quali lo spirito, per quanti sforzi faccia, non è in grado di avanzare di un passo; né può fare alcuna scoperta quando vuole sbirciare nella natura e nelle cause nascoste di quelle i

L''idea quindi alla quale diamo il nome generale di sostanza non è altro che il sostegno supposto ma sconosciuto di quelle qualità che scopriamo esistenti, che non possiamo immaginare sussistano sine re substante, senza qualcosa per sostenerle; e chiamiamo perciò quel sostegno substantia (...]. Avendo formato in tal modo un'idea oscura e relativa della sostanza in generale, giungiamo alle idee di particolari specie di sostanze, raccogliendo quelle combinazioni di idee semplici che l'esperienza e l'osservazione dei sensi umani ci hanno fatto scorgere come esistenti insieme, e si

LIBRO IV, CAPITOLO IV

Non dubito che a questo punto il lettore sarà incline a pensare che ho costruito finora solo un castello in aria; e sarà pronto a dirmi: A quale scopo darsi tanto da fare? La conoscenza, voi dite, è solo la percezione dell'accordo o disaccordo tra le nostre idee: ma chissà che cosa queste idee possono essere? C’è nulla di così stravagante come le immaginazioni del cervello umano? Dov'è una testa che non abbia chimere? O, se c'è un uomo sobrio e saggio, quale differenza ci sarà, in base alle vostre regole, tra la sua conoscenza e quella della più stravagante fantasia che c'è al mondo? |...] È evidente che lo spirito non conosce le cose immediatamente, ma solo per l'intervento delle idee che ha di esse. La nostra conoscenza, perciò, è reale solo in quanto c'è conformità tra le nostre idee e la realtà delle cose. Ma quale sarà qui il criterio? Come farà lo spirito, che percepisce solo le sue idee, a conoscere che esse concordano con le cose stesse? Per quanto non manchi di difficoltà, credo tuttavia che ci siano due specie di idee di cui possiamo essere sicuri che concordano con le cose.

Primo. La prima è quella delle idee semplici, che lo spirito [...] non può creare da sé e devono necessariamente essere il prodotto di cose che agiscono sullo spirito in modo naturale, producendo in esso le percezioni che dalla saggezza e volontà del nostro Creatore sono ordinate e adattate alle cose stesse. Di qui segue che le idee semplici non sono finzioni della nostra fantasia, ma produzioni naturali e regolari delle cose fuori di noi, che realmente agiscono su di noi; e sono così dotate della conformità cui sono dirette o che il nostro stato esige [...].In secondo luogo, tutte le nostre idee complesse, eccetto quelle delle sostanze, essendo archètipi che lo spirito costruisce per suo conto e non riferendosi all'esistenza di qualcosa come al loro originale, non hanno bisogno della conformità necessaria alla conoscenza reale. Infatti ciò che non intende rappresentare altro che se stesso non può essere capace di una rappresentazione sbagliata [...]; e tali, eccetto quelle di sostanze, sono tutte le nostre idee complesse.Terzo. C'è un'altra specie di idee complesse che, essendo riferite ad archètipi fuori di noi possono differire da essi e così la nostra conoscenza può esser priva di realtà. Tali sono le idee di sostanza, le quali, consistendo in una collezione di idee semplici che si presumon desunte dalle opere della natura, possono differire da queste perché uniscono idee in mag gior numero o diverse, rispetto a quelle che si trovano unite nelle cose stesse. Perciò accade che possono non essere, e spesso sono, esattamente conformi alle cose.

LIBRO IV, CAPITOLO IX

\...] L'esperienza ci convince che abbiamo una conoscenza intuitiva della nostra propria esistenza e una percezione interna infallibile che noi esistiamo. In ogni atto di sensazione, ragionamento o pensiero, noi siamo consci di fronte a noi stessi del nostro proprio essere e su questo punto non manchiamo del più alto grado di certezza. Oltre a ciò l'uomo sa, per intuitiva certezza, che il puro niente non produce un essere reale più che non possa essere uguale a due angoli retti. [.] Se perciò noi sappiamo che c'è qualche essere reale e che il non-ente non può produrre un essere reale, questa è la dimostrazioneevidente che dall'eternità c'è stato qualcosa;

Circa la nostra propria esistenza, noi la percepiamo così semplicemente e certamente che essa non ha bisogno né è capace di prova. Niente può essere per noi più evidente della nostra propria esistenza. Lo penso, io ragiono, io sento piacere e dolore: può una di queste cose essere per me più evidente della mia propria esistenza? Se dubito di tutte le altre cose, questo stesso dubbio mi fa percepire la mia propria esistenza e non mi permette di dubitarne.

Avere l'idea di qualcosa nel nostro spirito non prova l'esistenza di questa cosa più che il ritratto di un uomo non renda evidente la sua esistenza nel mondo o che le visioni di un sogno costituiscano come tali una storia vera.Perciò solo la ricezione attuale delle idee dall'esterno ci dà notizie dell'esistenza delle altre co se e ci fa conoscere che in quel momento esiste fuori di noi qualcosa che causa quell'idea ir noi. [...] Ma questa conoscenza si estende solo sin dove arriva la testimonianza presente de sensi, adoperati circa oggetti particolari che agiscono su di essi, e non oltre. Giacché, se h visto una collezione di idee semplici, comunemente detta uomo, esistenti insieme un minu to fa, ed ora sono solo, non posso esser certo che lo stesso uomo esista ora, dal momento ch non c'è connessione necessaria tra la sua esistenza di un minuto fa e la sua esistenza di ora

perché ciò che non esiste dall'eternità ha avuto un inizio; e ciò che ha avuto un inizio dev'essere prodotto da qualcosa d altro.Inoltre è evidente che ciò che ha il suo essere e il suo inizio da altro deve anche avere da altro tutto ciò che è nel suo essere e gli appartiene. Tutti i poteri che ha devono essere dovuti alla stessa sorgente e devono essere ricevuti da essa. Allora questa sorgente eterna di tutto lessere deve anche essere la sorgente e l'origine di ogni potere; perciò l'Essere eternodeve essere anche il più potente. La conoscenza del nostro essere, l’abbiamo per intuizione. L’esistenza di Dio la ragione ce la fa chiaramente conoscere, com'è stato mostrato. La conoscenza di ogni altra cosa possiamo averla solo per sensazione: giacché non essendoci connessione necessaria tra l'esistenza reale e un'idea che l'uomo ha nella sua memoria né tra ogni altra esistenza, tranne quella di Dio, e l'esistenza di un uomo particolare, nessun uomo particolare può conoscere l'esistenza di un altro essere, tranne quando questo agisce attualmente su di lui e si fa percepire da lui.

Nel ricevere le idee semplici l'intelletto è di consueto pas-sivo. - In questa circostanza l'intelletto svolge un ruolo unicamente passivo e non e in suo potere l'avere oppure no questi elementi iniziali come materiali di partenza per la conoscenza. Infatti, la maggior parte degli oggetti che colpiscono i nostri sensi introducono nella nostra mente, noi lo si voglia oppure no, le particolari idee loro corrispondenti, e le operazioni della nostra mente ci lasciano per lo meno qualche oscura nozione di loro stesse.

Queste 2 sono le sole origini di tutte le nostre idee:
- le cose esterne e materiali, oggetto della sensazione;
- e le operazioni interiori della nostra mente, oggetto della riflessione.
Gli oggetti esterni forniscono alla mente le idee delle qualità sensibili; e la mente fornisce all’intelligenza le idee delle sue proprie operazioni.
Nella mente non abbiamo niente che non provenga dall’una o dall’altra di queste 2 vie, benché poi queste idee possano essere state combinate ed estese dall’intelligenza, con una varietà infinita.

Supponendo che la mente sia un foglio bianco, il fondamento di tutte le nostre conoscenze, e la sua origine è l’esperienza.
E anzitutto, i nostri sensi, venendo in rapporto con particolari oggetti sensibili, ci fanno entrare nell’anima molte percezioni distinte delle cose. Questa grande fonte, che dipende interamente dai nostri sensi, Locke la chiama sensazione.