Immigrazione ebraica in italia: terra di passaggio o casa permanente
L’Italia e le migrazioni ebraiche nel Novecento
Nel corso del Novecento l’Italia fu prima un importante luogo di transito e successivamente anche una destinazione di immigrazione per diversi flussi migratori. Tra questi vi furono anche gruppi di ebrei provenienti da varie parti d’Europa e del Mediterraneo, spesso in fuga da persecuzioni politiche, guerre e instabilità oppure alla ricerca di migliori opportunità di vita. In particolare negli anni Trenta l’arrivo di profughi dall’Europa centrale, soprattutto dopo l’ascesa del nazismo in Germania, contribuì ad aumentare la presenza ebraica nel paese.Dal punto di vista demografico, la popolazione ebraica in Italia rimase sempre una minoranza numericamente limitata ma registrò una crescita significativa nel periodo tra le due guerre mondiali. Secondo i dati disponibili, nel censimento del 1911 gli ebrei in Italia erano circa 34.000, mentre nel 1938 superarono le 45.000 unità, incremento dovuto in larga parte ai flussi migratori provenienti dall’estero. In alcuni periodi, quindi, la crescita della popolazione ebraica risultò proporzionalmente più rapida rispetto a quella complessiva del paese proprio grazie all’immigrazione. https://trame.cdec.it/focus/litalia-e-le-migrazioni-ebraiche-nel-novecento/
Profughi accampati in via Unione 5 a Milano, ca. 1945. Archivio Fondazione CDEC
Migrazioni e persecuzioni nella prima metà del secolo
Dall’inizio del Novecento fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, l’Italia fu interessata da diverse migrazioni ebraiche provenienti soprattutto dall’Europa sud-orientale e dal Mediterraneo orientale, in particolare dai Balcani, dall’Impero ottomano e dal Dodecaneso. Le motivazioni erano sia economiche sia politiche e contribuirono a un progressivo aumento della presenza di ebrei stranieri nel paese. I dati dei censimenti mostrano chiaramente questa crescita: nel 1911 gli ebrei stranieri residenti erano 1.499, numero che si è mantenuto in ascessa dovuto al mantenimento dell'apertura del traffico marittimo civile che ha permesso tra il 1938 e il 1940, circa 10.000-11.000 ebrei stranieri partire dai porti italiani verso altre destinazioni. Dopo l’ascesa del regime nazista in Germania, molti ebrei dell’Europa centrale e orientale giunsero in Italia come tappa temporanea, con l’obiettivo di emigrare successivamente verso altri paesi, in particolare nelle Americhe o nella Palestina Mandataria.La situazione cambiò radicalmente nel 1938 con l’emanazione delle Leggi razziste fasciste da parte del regime di Benito Mussolini. Queste norme introdussero una politica discriminatoria nei confronti degli ebrei e prevedevano, tra le varie misure, l’espulsione degli ebrei stranieri giunti in Italia dopo il 1919. Con l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, la situazione peggiorò ulteriormente: tra il 1940 e il 1943 circa 6.000 ebrei stranieri furono sottoposti a misure di internamento in campi o località di confino controllate dallo Stato italiano. Queste politiche segnarono una svolta drammatica nella storia delle comunità ebraiche presenti nel paese.
Stanza per il confezionamento dei pacchi per i bambini profughi alla Mensa dei Bambini di Milano Milano, Mensa dei Bambini, aprile 1941. Archivio Fondazione CDEC
Mensa dei Bambini: Italia come luogo di accoglienza
Numerosi profughi ebrei giunsero in Italia per sfuggire alle persecuzioni, soprattutto dalla Germania, dall’Austria dopo l’annessione del 1938 e dall’Europa orientale minacciata dal nazismo. La situazione cambiò con le leggi antiebraiche fasciste: il decreto del 7 settembre 1938 vietava agli ebrei stranieri di stabilirsi nel paese e ne prevedeva l’espulsione, poi revocata. Tra il 1938 e il 1939 circa duemila esuli rimasti a Milano vissero in condizioni drammatiche, aggravate nel luglio 1939 dallo scioglimento del Comasebit. In questo contesto, Israel Kalk (Pikeli, Lettonia 1904 - 1980), ebreo lettone immigrato in Italia, fondò la “Mensa dei bambini” inizialmente per garantire un pasto ai bambini ebrei figli dei profughi giunti a Milano, per poi diventare un ente assistenziale più ampio, rivolgendosi anche agli adulti.
Fotografie: a destra, foto di una festa di Chanukkah nella Mensa il 1939, a sinistra servizi offerti dalla Mensa.
Trasferitosi a Milano per studiare, Kalk poté restare in Italia grazie al matrimonio con una cittadina italiana, ma perse il lavoro con le leggi razziste. Il 15 ottobre 1939 avviò un’organizzazione assistenziale che offriva pasti e cure mediche, richiedendo ai bambini la frequenza della scuola ebraica. Dopo la distruzione dei locali nel 1943, trasferì la mensa a Lucino, vicino al confine svizzero, facilitando la fuga di molti assistiti. Nell’ottobre dello stesso anno anche lui riparò in Svizzera.
Cortometraggio sulla Mensa dei Bambini: con documenti provenienti dall'archvio della Fondazione CDEC https://youtu.be/8XchnPFTTqo?si=leJmLsv6p8vmp8zF Crediti IED
Fonti: Costantini, F. I Luoghi della memoria ebraica di Milano , 2016 https://israelkalk.wordpress.com/israel-kalk/
Il dopoguerra: l’Italia come paese di transito
Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, l’Italia divenne uno dei principali corridoi migratori per i sopravvissuti ebrei alla persecuzione nazista e alla Shoah. Tra il 1945 e il 1948 circa 50.000 profughi ebrei provenienti soprattutto dall’Europa orientale e dai campi di sfollati dell’Europa centrale attraversarono il paese. L’Italia rappresentava per molti una tappa intermedia verso altre destinazioni, ma soprattutto verso la Palestina Mandataria, allora sotto mandato britannico. In diversi momenti del dopoguerra la presenza di rifugiati fu molto consistente: nel 1946, ad esempio, si stima che oltre 26.000 profughi ebrei si trovassero contemporaneamente sul territorio italiano, ospitati in campi per displaced persons e in centri di accoglienza organizzati con l’aiuto di organizzazioni ebraiche internazionali.Gran parte di questi profughi aspirava a emigrare verso la Palestina anche attraverso reti di immigrazione clandestina, poiché le autorità britanniche limitavano l’ingresso di ebrei nel territorio. Un ruolo centrale fu svolto dal Mossad Le-Aliyah Bet, che coordinava partenze via mare dai porti italiani verso il Mediterraneo orientale. Questa fase migratoria cambiò rapidamente con la fondazione dello Stato di Israele nel 1948: con la creazione del nuovo Stato, la maggior parte dei profughi che si trovavano in Italia poté finalmente emigrare verso la nuova destinazione, determinando una rapida diminuzione della presenza di rifugiati ebrei nel paese.
Italia come luogo di transito: Aliyah bet
Nel 1948 nella Palestina Mandataria vivevano circa 650.000 ebrei. Eretz Israel, cioè “terra di Israele” era l'espressione con cui il popolo ebraico si riferiva alla regione. Nel 1939 il governo britannico pubblicò il Libro Bianco, che limitava l’immigrazione ebraica a 1.500 persone al mese. Per superare queste restrizioni venne organizzata un’immigrazione clandestina verso la Palestina, chiamata Aliyah Bet: tra il 1939 e il 1948, e in particolare dopo la Seconda guerra mondiale, tra i 100.000 e i 75.000 ebrei riuscirono ad arrivarvi illegalmente, Di questi, circa 25.000 si imbarcarono dall’Italia, passando dai campi di transito, allestiti soprattutto in Puglia. Un noto episodio avvenne nel luglio 1947, quando circa 4.500 rifugiati ebrei provenienti dai campi profughi in Germania salirono sulla nave Exodus 1947 per raggiungere la Palestina. La nave fu però intercettata dai britannici e costretta ad attraccare a Haifa; i passeggeri furono fatti scendere e infine rimandati nei campi in Germania. La vicenda dell’Exodus divenne un simbolo della lotta per la libera immigrazione ebraica in Palestina. Fonte: Enciclopedia Museo della Shoah di Washington https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/article/exodus-1947Ada Sereni, I clandestini del mare: L'emigrazione ebraica in Terra d'Israele dal 1945 al 1948
Immigranti "illegali" verso la nave "The Unafraid", Italia, Dicembre 1947. Fonte: ANU Museum of the Jewish People
Nuove migrazioni dal Mediterraneo (anni ’50–’70)
Con la decolonizzazione e i conflitti regionali del XX secolo, l’Italia accolse ondate di ebrei provenienti dall’Iran, dalla Siria e dal Libano, così come dall’Egitto dopo la crisi di Suez del 1956 e dalla Libia a seguito dei pogrom del 1967 e delle espulsioni del 1970. Tra i primi gruppi vi furono gli ebrei iraniani, soprattutto di origine mashhadi, seguiti negli anni Sessanta da comunità provenienti da Siria e Libano, tutte sostenute da solide reti familiari e concentrate prevalentemente a Milano. Per molti di questi profughi, l’Italia non rappresentò più soltanto una tappa di passaggio, ma una destinazione stabile in cui ricostruire comunità e vite. Circa 4.000 ebrei libici transitarono per il paese: di questi, circa duemila proseguirono verso Israele, mentre i restanti si stabilirono definitivamente, soprattutto a Roma. Negli anni successivi, le migrazioni da Siria e Libano continuarono ma si ridussero dopo il 1973 e con la guerra civile libanese del 1975, segnando il progressivo esodo ebraico dal Medio Oriente e dal Nord Africa.Nel complesso, molti si insediarono principalmente a Milano e a Roma, integrandosi progressivamente nella società italiana pur mantenendo vivi i legami culturali e religiosi con le comunità d’origine. Parallelamente, per altri l’Italia continuò a rappresentare una tappa intermedia verso altri centri della diaspora ebraica, come Israele, la Francia e gli Stati Uniti. Grazie a questi flussi migratori, la popolazione ebraica italiana crebbe fino a raggiungere circa 35.000 persone nel 1975, il suo massimo storico, segnando un momento di consolidamento della presenza ebraica contemporanea nel paese; l'età media della popolazione ebraica scese, nuove sinagoghe furono aperte. In contemporanea, nuovi bisogni emersero: molti ebrei arrivarono in Italia apolidi (senza una cittadinanza), senza beni e senza parlare la lingua italiana. Fondamentali furono le iniziative prese dalle comunità ebraiche, organizzazioni internazionali come l'HIAS (Hebrew Immigrant Aid Society [Società ebraica d'aiuto all'immigrante]), e singoli ebrei: si sviluppò una rete di aiuto mutuo, dove ebrei italiani ed ebrei del nordafrica già stabiliti aiutavano i nuovi arrivati ad ambientarsi, a trovare casa, lavoro ed altro. Gli ebrei che hanno trovato rifugio in Italia fanno parte dei circa 700.000 espulsi dai paesi del MENA dal 1948 in poi che si sono stabiliti sia nei paesi delle-ex potenze coloniali, come l'Italia e la Francia, che nelle Americhe (Stati Uniti, Brasile, Cile, ecc). Fonti e approfondimenti: https://trame.cdec.it/focus/ https://museoebraico.roma.it/sala-7-sala-dellebraismo-libico/
La presente mappa consente agli studenti di visualizzare i flussi migratori di ebrei (immigrati e rifugiati) verso l’Italia tra il 1914 e il 2024. Permette di ricostruire le complesse traiettorie, sia individuali sia collettive, mettendo in evidenza i paesi di partenza e le tappe intermedie che hanno preceduto l’arrivo in Italia. La barra temporale mostra come questi spostamenti siano stati continui nel secolo XX, in un contesto segnato da profonde trasformazioni storiche e politiche su entrambe le sponde del Mediterraneo.Le storie individuali possono essere esplorate dagli studenti visitando la pagina https://trame.cdec.it/storie/, dove sono disponibili schede biografiche di immigrati e rifugiati ebrei arrivati in Italia nel XX secolo. In queste schede si approfondiscono le vicende personali, le ragioni della partenza dal paese di origine e i motivi della scelta dell’Italia come destinazione.
Includere collegamento Mappa Trame https://trame.cdec.it/cartografia/in-cerca-di-una-nuova-casa/
Evoluzione recente della comunità ebraica
Dagli anni ’80 in poi la popolazione ebraica in Italia ha mostrato una progressiva riduzione, passando da numeri superiori a 40.000 negli anni ’80 a circa 27.000 persone oggi, segnando un declino demografico costante negli ultimi decenni. Questa diminuzione è dovuta principalmente a fattori demografici generali come la bassa natalità e l’invecchiamento della popolazione — tendenze che riflettono la demografia italiana più ampia — ma anche a fenomeni specifici della comunità ebraica, come l’esogamia [i cosiddetti matrimoni misti, ossia tra un coniuge ebreo e un coniuge non ebreo], la minore partecipazione alla vita comunitaria e l’emigrazione verso Israele (con oltre 8.000 persone partite tra il 1948 e il 2022) oltre a scelte individuali di identità o appartenenza. Inoltre, la presenza ebraica resta fortemente concentrata nelle principali città, con una crescita particolare delle comunità di Roma e Milano rispetto alle realtà più piccole.Nel confronto con la popolazione italiana non ebraica, la dinamica demografica mostra tendenze affini ma su scala molto diversa: l’Italia nel suo complesso soffre di una bassa natalità prolungata e di un rapido invecchiamento, con tassi di fertilità tra i più bassi d’Europa e un saldo naturale negativo che contribuisce da anni alla stagnazione o contrazione della popolazione complessiva. Queste tendenze demografiche nazionali — riflesso del cambiamento dei comportamenti riproduttivi e socio‑economici — suggeriscono che la diminuzione della comunità ebraica italiana non è un fenomeno isolato, ma parte di una più ampia trasformazione demografica che interessa tutto il paese. Fonte: https://trame.cdec.it/focus/litalia-e-le-migrazioni-ebraiche-nel-novecento/
Roma - Sinagoga - Nozze di Giuseppe Di Segni e Rosetta, Fondazione CDEC
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Immigrazione ebraica in italia: terra di passaggio o casa permanente
Osservatorio Antisemitismo
Created on March 9, 2026
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Immigrazione ebraica in italia: terra di passaggio o casa permanente
L’Italia e le migrazioni ebraiche nel Novecento
Nel corso del Novecento l’Italia fu prima un importante luogo di transito e successivamente anche una destinazione di immigrazione per diversi flussi migratori. Tra questi vi furono anche gruppi di ebrei provenienti da varie parti d’Europa e del Mediterraneo, spesso in fuga da persecuzioni politiche, guerre e instabilità oppure alla ricerca di migliori opportunità di vita. In particolare negli anni Trenta l’arrivo di profughi dall’Europa centrale, soprattutto dopo l’ascesa del nazismo in Germania, contribuì ad aumentare la presenza ebraica nel paese.Dal punto di vista demografico, la popolazione ebraica in Italia rimase sempre una minoranza numericamente limitata ma registrò una crescita significativa nel periodo tra le due guerre mondiali. Secondo i dati disponibili, nel censimento del 1911 gli ebrei in Italia erano circa 34.000, mentre nel 1938 superarono le 45.000 unità, incremento dovuto in larga parte ai flussi migratori provenienti dall’estero. In alcuni periodi, quindi, la crescita della popolazione ebraica risultò proporzionalmente più rapida rispetto a quella complessiva del paese proprio grazie all’immigrazione. https://trame.cdec.it/focus/litalia-e-le-migrazioni-ebraiche-nel-novecento/
Profughi accampati in via Unione 5 a Milano, ca. 1945. Archivio Fondazione CDEC
Migrazioni e persecuzioni nella prima metà del secolo
Dall’inizio del Novecento fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, l’Italia fu interessata da diverse migrazioni ebraiche provenienti soprattutto dall’Europa sud-orientale e dal Mediterraneo orientale, in particolare dai Balcani, dall’Impero ottomano e dal Dodecaneso. Le motivazioni erano sia economiche sia politiche e contribuirono a un progressivo aumento della presenza di ebrei stranieri nel paese. I dati dei censimenti mostrano chiaramente questa crescita: nel 1911 gli ebrei stranieri residenti erano 1.499, numero che si è mantenuto in ascessa dovuto al mantenimento dell'apertura del traffico marittimo civile che ha permesso tra il 1938 e il 1940, circa 10.000-11.000 ebrei stranieri partire dai porti italiani verso altre destinazioni. Dopo l’ascesa del regime nazista in Germania, molti ebrei dell’Europa centrale e orientale giunsero in Italia come tappa temporanea, con l’obiettivo di emigrare successivamente verso altri paesi, in particolare nelle Americhe o nella Palestina Mandataria.La situazione cambiò radicalmente nel 1938 con l’emanazione delle Leggi razziste fasciste da parte del regime di Benito Mussolini. Queste norme introdussero una politica discriminatoria nei confronti degli ebrei e prevedevano, tra le varie misure, l’espulsione degli ebrei stranieri giunti in Italia dopo il 1919. Con l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, la situazione peggiorò ulteriormente: tra il 1940 e il 1943 circa 6.000 ebrei stranieri furono sottoposti a misure di internamento in campi o località di confino controllate dallo Stato italiano. Queste politiche segnarono una svolta drammatica nella storia delle comunità ebraiche presenti nel paese.
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Mensa dei Bambini: Italia come luogo di accoglienza
Numerosi profughi ebrei giunsero in Italia per sfuggire alle persecuzioni, soprattutto dalla Germania, dall’Austria dopo l’annessione del 1938 e dall’Europa orientale minacciata dal nazismo. La situazione cambiò con le leggi antiebraiche fasciste: il decreto del 7 settembre 1938 vietava agli ebrei stranieri di stabilirsi nel paese e ne prevedeva l’espulsione, poi revocata. Tra il 1938 e il 1939 circa duemila esuli rimasti a Milano vissero in condizioni drammatiche, aggravate nel luglio 1939 dallo scioglimento del Comasebit. In questo contesto, Israel Kalk (Pikeli, Lettonia 1904 - 1980), ebreo lettone immigrato in Italia, fondò la “Mensa dei bambini” inizialmente per garantire un pasto ai bambini ebrei figli dei profughi giunti a Milano, per poi diventare un ente assistenziale più ampio, rivolgendosi anche agli adulti.
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Fonti: Costantini, F. I Luoghi della memoria ebraica di Milano , 2016 https://israelkalk.wordpress.com/israel-kalk/
Il dopoguerra: l’Italia come paese di transito
Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, l’Italia divenne uno dei principali corridoi migratori per i sopravvissuti ebrei alla persecuzione nazista e alla Shoah. Tra il 1945 e il 1948 circa 50.000 profughi ebrei provenienti soprattutto dall’Europa orientale e dai campi di sfollati dell’Europa centrale attraversarono il paese. L’Italia rappresentava per molti una tappa intermedia verso altre destinazioni, ma soprattutto verso la Palestina Mandataria, allora sotto mandato britannico. In diversi momenti del dopoguerra la presenza di rifugiati fu molto consistente: nel 1946, ad esempio, si stima che oltre 26.000 profughi ebrei si trovassero contemporaneamente sul territorio italiano, ospitati in campi per displaced persons e in centri di accoglienza organizzati con l’aiuto di organizzazioni ebraiche internazionali.Gran parte di questi profughi aspirava a emigrare verso la Palestina anche attraverso reti di immigrazione clandestina, poiché le autorità britanniche limitavano l’ingresso di ebrei nel territorio. Un ruolo centrale fu svolto dal Mossad Le-Aliyah Bet, che coordinava partenze via mare dai porti italiani verso il Mediterraneo orientale. Questa fase migratoria cambiò rapidamente con la fondazione dello Stato di Israele nel 1948: con la creazione del nuovo Stato, la maggior parte dei profughi che si trovavano in Italia poté finalmente emigrare verso la nuova destinazione, determinando una rapida diminuzione della presenza di rifugiati ebrei nel paese.
Italia come luogo di transito: Aliyah bet
Nel 1948 nella Palestina Mandataria vivevano circa 650.000 ebrei. Eretz Israel, cioè “terra di Israele” era l'espressione con cui il popolo ebraico si riferiva alla regione. Nel 1939 il governo britannico pubblicò il Libro Bianco, che limitava l’immigrazione ebraica a 1.500 persone al mese. Per superare queste restrizioni venne organizzata un’immigrazione clandestina verso la Palestina, chiamata Aliyah Bet: tra il 1939 e il 1948, e in particolare dopo la Seconda guerra mondiale, tra i 100.000 e i 75.000 ebrei riuscirono ad arrivarvi illegalmente, Di questi, circa 25.000 si imbarcarono dall’Italia, passando dai campi di transito, allestiti soprattutto in Puglia. Un noto episodio avvenne nel luglio 1947, quando circa 4.500 rifugiati ebrei provenienti dai campi profughi in Germania salirono sulla nave Exodus 1947 per raggiungere la Palestina. La nave fu però intercettata dai britannici e costretta ad attraccare a Haifa; i passeggeri furono fatti scendere e infine rimandati nei campi in Germania. La vicenda dell’Exodus divenne un simbolo della lotta per la libera immigrazione ebraica in Palestina. Fonte: Enciclopedia Museo della Shoah di Washington https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/article/exodus-1947Ada Sereni, I clandestini del mare: L'emigrazione ebraica in Terra d'Israele dal 1945 al 1948
Immigranti "illegali" verso la nave "The Unafraid", Italia, Dicembre 1947. Fonte: ANU Museum of the Jewish People
Nuove migrazioni dal Mediterraneo (anni ’50–’70)
Con la decolonizzazione e i conflitti regionali del XX secolo, l’Italia accolse ondate di ebrei provenienti dall’Iran, dalla Siria e dal Libano, così come dall’Egitto dopo la crisi di Suez del 1956 e dalla Libia a seguito dei pogrom del 1967 e delle espulsioni del 1970. Tra i primi gruppi vi furono gli ebrei iraniani, soprattutto di origine mashhadi, seguiti negli anni Sessanta da comunità provenienti da Siria e Libano, tutte sostenute da solide reti familiari e concentrate prevalentemente a Milano. Per molti di questi profughi, l’Italia non rappresentò più soltanto una tappa di passaggio, ma una destinazione stabile in cui ricostruire comunità e vite. Circa 4.000 ebrei libici transitarono per il paese: di questi, circa duemila proseguirono verso Israele, mentre i restanti si stabilirono definitivamente, soprattutto a Roma. Negli anni successivi, le migrazioni da Siria e Libano continuarono ma si ridussero dopo il 1973 e con la guerra civile libanese del 1975, segnando il progressivo esodo ebraico dal Medio Oriente e dal Nord Africa.Nel complesso, molti si insediarono principalmente a Milano e a Roma, integrandosi progressivamente nella società italiana pur mantenendo vivi i legami culturali e religiosi con le comunità d’origine. Parallelamente, per altri l’Italia continuò a rappresentare una tappa intermedia verso altri centri della diaspora ebraica, come Israele, la Francia e gli Stati Uniti. Grazie a questi flussi migratori, la popolazione ebraica italiana crebbe fino a raggiungere circa 35.000 persone nel 1975, il suo massimo storico, segnando un momento di consolidamento della presenza ebraica contemporanea nel paese; l'età media della popolazione ebraica scese, nuove sinagoghe furono aperte. In contemporanea, nuovi bisogni emersero: molti ebrei arrivarono in Italia apolidi (senza una cittadinanza), senza beni e senza parlare la lingua italiana. Fondamentali furono le iniziative prese dalle comunità ebraiche, organizzazioni internazionali come l'HIAS (Hebrew Immigrant Aid Society [Società ebraica d'aiuto all'immigrante]), e singoli ebrei: si sviluppò una rete di aiuto mutuo, dove ebrei italiani ed ebrei del nordafrica già stabiliti aiutavano i nuovi arrivati ad ambientarsi, a trovare casa, lavoro ed altro. Gli ebrei che hanno trovato rifugio in Italia fanno parte dei circa 700.000 espulsi dai paesi del MENA dal 1948 in poi che si sono stabiliti sia nei paesi delle-ex potenze coloniali, come l'Italia e la Francia, che nelle Americhe (Stati Uniti, Brasile, Cile, ecc). Fonti e approfondimenti: https://trame.cdec.it/focus/ https://museoebraico.roma.it/sala-7-sala-dellebraismo-libico/
La presente mappa consente agli studenti di visualizzare i flussi migratori di ebrei (immigrati e rifugiati) verso l’Italia tra il 1914 e il 2024. Permette di ricostruire le complesse traiettorie, sia individuali sia collettive, mettendo in evidenza i paesi di partenza e le tappe intermedie che hanno preceduto l’arrivo in Italia. La barra temporale mostra come questi spostamenti siano stati continui nel secolo XX, in un contesto segnato da profonde trasformazioni storiche e politiche su entrambe le sponde del Mediterraneo.Le storie individuali possono essere esplorate dagli studenti visitando la pagina https://trame.cdec.it/storie/, dove sono disponibili schede biografiche di immigrati e rifugiati ebrei arrivati in Italia nel XX secolo. In queste schede si approfondiscono le vicende personali, le ragioni della partenza dal paese di origine e i motivi della scelta dell’Italia come destinazione.
Includere collegamento Mappa Trame https://trame.cdec.it/cartografia/in-cerca-di-una-nuova-casa/
Evoluzione recente della comunità ebraica
Dagli anni ’80 in poi la popolazione ebraica in Italia ha mostrato una progressiva riduzione, passando da numeri superiori a 40.000 negli anni ’80 a circa 27.000 persone oggi, segnando un declino demografico costante negli ultimi decenni. Questa diminuzione è dovuta principalmente a fattori demografici generali come la bassa natalità e l’invecchiamento della popolazione — tendenze che riflettono la demografia italiana più ampia — ma anche a fenomeni specifici della comunità ebraica, come l’esogamia [i cosiddetti matrimoni misti, ossia tra un coniuge ebreo e un coniuge non ebreo], la minore partecipazione alla vita comunitaria e l’emigrazione verso Israele (con oltre 8.000 persone partite tra il 1948 e il 2022) oltre a scelte individuali di identità o appartenenza. Inoltre, la presenza ebraica resta fortemente concentrata nelle principali città, con una crescita particolare delle comunità di Roma e Milano rispetto alle realtà più piccole.Nel confronto con la popolazione italiana non ebraica, la dinamica demografica mostra tendenze affini ma su scala molto diversa: l’Italia nel suo complesso soffre di una bassa natalità prolungata e di un rapido invecchiamento, con tassi di fertilità tra i più bassi d’Europa e un saldo naturale negativo che contribuisce da anni alla stagnazione o contrazione della popolazione complessiva. Queste tendenze demografiche nazionali — riflesso del cambiamento dei comportamenti riproduttivi e socio‑economici — suggeriscono che la diminuzione della comunità ebraica italiana non è un fenomeno isolato, ma parte di una più ampia trasformazione demografica che interessa tutto il paese. Fonte: https://trame.cdec.it/focus/litalia-e-le-migrazioni-ebraiche-nel-novecento/
Roma - Sinagoga - Nozze di Giuseppe Di Segni e Rosetta, Fondazione CDEC
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