Eugenio Montale
Ho sceso dantoti il braccio
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
metrica
figure retoriche
Maurits Cornelis Escher, Relatività, 1953.
Eugenio Montale nacque a Genova nel 1896 in una famiglia agiata. Compì studi tecnici ma non li portò a termine e dopo la Prima guerra mondiale cominciò a frequentare gli ambienti letterari genovesi.
Raggiunse la fama nel 1925 con la pubblicazione della prima raccolta poetica, Ossi di seppia.
Si sposò con Drusilla Tanzi, che comparirà nelle sue poesie con lo pseudonimo di Mosca.
La sua ostilità al regime fascista gli fece perdere il lavoro e per vivere iniziò a tradurre letteratura anglo-americana. Durante la Seconda guerra mondiale fece parte dei Comitati di Liberazione Nazionale antifascisti e dopo la guerra alterno l'attività di giornalista presso il "Corriere della Sera" con la scrittura poetica.
Nel 1975 ricevette il Premio Nobel per la letteratura.
Nella seconda serie di liriche di Satura, intitolata Xenia, questa poesia compare all'interno di un piccolo "canzoniere" dedicato alla moglie. Composta nel 1967, è uno struggente addio a Drusilla Tanzi, scomparsa nel 1963. Il poeta confessa di aver sempre intuito, ma soltanto ora del tutto compreso, perché ha amato sua moglie: perché soltanto lei sapeva prenderlo per mano e guidarlo nella confusione della vita.
Ho sceso, porgendoti il braccio, milioni di scale ed ora (dato che non ci sei più) ogni gradino è un precipizio. Tuttavia, il nostro lungo viaggio insieme è stato breve. Il mio continua ancora, e non mi servono più le coincidenze, le prenotazioni, gli incidenti e le delusioni di chi è convinto che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale facendoti appoggiare al mio braccio, tuttavia non perché con quattro occhi si veda meglio. Le ho scese con te perché sapevo che tra noi due gli occhi più penetranti, per quanto offuscati, erano i tuoi.
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale A
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. B
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. C
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono D
le coincidenze, le prenotazioni, E
le trappole, gli scorni di chi crede F
che la realtà sia quella che si vede. F
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio G
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. H
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due I
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, J
erano le tue. K I versi sono liberi. La prima strofa ha 7 versi la seconda 5.
L'unica rima presente è CREDE:VEDE.
Il ritmo è lento.
FIGURE RETORICHE:
1- almeno un milione di scale = iperbole
2- il nostro lungo viaggio = metafora
3- breve il nostro lungo viaggio = ossimoro
4- ho sceso...ho sceso = anafora
5- pupille = sineddoche
Ho sceso dantoti il braccio
Ludovico Ricca
Created on March 5, 2026
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Transcript
Eugenio Montale
Ho sceso dantoti il braccio
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.
metrica
figure retoriche
Maurits Cornelis Escher, Relatività, 1953.
Eugenio Montale nacque a Genova nel 1896 in una famiglia agiata. Compì studi tecnici ma non li portò a termine e dopo la Prima guerra mondiale cominciò a frequentare gli ambienti letterari genovesi. Raggiunse la fama nel 1925 con la pubblicazione della prima raccolta poetica, Ossi di seppia. Si sposò con Drusilla Tanzi, che comparirà nelle sue poesie con lo pseudonimo di Mosca. La sua ostilità al regime fascista gli fece perdere il lavoro e per vivere iniziò a tradurre letteratura anglo-americana. Durante la Seconda guerra mondiale fece parte dei Comitati di Liberazione Nazionale antifascisti e dopo la guerra alterno l'attività di giornalista presso il "Corriere della Sera" con la scrittura poetica. Nel 1975 ricevette il Premio Nobel per la letteratura.
Nella seconda serie di liriche di Satura, intitolata Xenia, questa poesia compare all'interno di un piccolo "canzoniere" dedicato alla moglie. Composta nel 1967, è uno struggente addio a Drusilla Tanzi, scomparsa nel 1963. Il poeta confessa di aver sempre intuito, ma soltanto ora del tutto compreso, perché ha amato sua moglie: perché soltanto lei sapeva prenderlo per mano e guidarlo nella confusione della vita.
Ho sceso, porgendoti il braccio, milioni di scale ed ora (dato che non ci sei più) ogni gradino è un precipizio. Tuttavia, il nostro lungo viaggio insieme è stato breve. Il mio continua ancora, e non mi servono più le coincidenze, le prenotazioni, gli incidenti e le delusioni di chi è convinto che la realtà sia quella che si vede. Ho sceso milioni di scale facendoti appoggiare al mio braccio, tuttavia non perché con quattro occhi si veda meglio. Le ho scese con te perché sapevo che tra noi due gli occhi più penetranti, per quanto offuscati, erano i tuoi.
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale A e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. B Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. C Il mio dura tuttora, né più mi occorrono D le coincidenze, le prenotazioni, E le trappole, gli scorni di chi crede F che la realtà sia quella che si vede. F Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio G non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. H Con te le ho scese perché sapevo che di noi due I le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, J erano le tue. K I versi sono liberi. La prima strofa ha 7 versi la seconda 5. L'unica rima presente è CREDE:VEDE. Il ritmo è lento.
FIGURE RETORICHE: 1- almeno un milione di scale = iperbole 2- il nostro lungo viaggio = metafora 3- breve il nostro lungo viaggio = ossimoro 4- ho sceso...ho sceso = anafora 5- pupille = sineddoche