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l'aldilà nella tradizione egizia

Gloria Dalto

Created on March 3, 2026

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Transcript

l'aldilà nella tradizione egizia

l'idea della morte

Gli Egizi vedevano la morte come l’origine della vita, ritenevano di trovarsi all’interno di un ciclo cosmico eterno; per questo credevano che i faraoni morti uscissero semplicemente dall’orizzonte degli eventi, per continuare ad esistere in una dimensione invisibile ma reale. Con la morte, i faraoni si separavano dal loro corpo fisico, con il quale si sarebbero poi ricongiunti alla loro rinascita, motivo per il quale venivano seppelliti insieme ad oggetti personali e alimenti.

Non concepivano la morte come una fine, i faraoni conducevano una vita piacevole nell’aldilà; infatti, all’interno delle tombe si possono trovare spesso raffigurazioni realistiche di scene quotidiane, che dovevano rappresentare la vita da loro condotta dopo la morte. I faraoni defunti venivano visti come dei che avevano raggiunto il proprio ka, ovvero la loro essenza spirituale, fondendosi dunque con Ra o Osiride.

Per comunicare con i morti vi erano varie pratiche: - Uso di talismani - Recita di formule con gesti rituali - Invio di lettere ai morti - Riti nei templi e riti funerari

Dopo 3 o 4 giorni dal decesso, il defunto veniva preparato per il percorso nell’aldilà, attraverso alcuni passaggi: - Trasporto lungo il Nilo - Purificazione - Eviscerazione - Mummificazione - Processione - Sepoltura

Rito Funebre

La mummificazione Il vero significato della mummificazione venne perso nel corso dei secoli, difatti, contrariamente alle credenze popolari, la mummia non serviva per ospitare il corpo eterico del defunto, in quanto a questa funzione rispondeva già la statua del ka, a sua volta sostituta del sarcofago antropomorfo. Il vero scopo della mummificazione era quello di generare un tramite energetico tra i vivi e i morti.

i vasi canopi

Inizialmente avevano il coperchio a forma di testa umana, successivamente assunsero quella di uno dei figli di Horus. Erano quattro e ciascuno di questi corrispondeva ad un organo, che a sua volta corrispondeva ad un elemento e ad una direzione cardinale:

- Imset (acqua, sud) contenente il fegato - Hapi (vento, nord) contente i polmoni - Kebhsenuf (terra, ovest) contenete l’intestino - Duamutef (fuoco, est) contente lo stomaco

amuleti funebri

Per garantire la protezione del defunto, tra le bende venivano inseriti numerosi amuleti, che aumentavano in base all’importanza assunta dalla persona in vita. Durante la collocazione degli amuleti, un sacerdote recitava le “Formule per uscire al giorno”, ovvero per rinascere, insieme ad una raccolta di testi riportati su papiro che componevano Il Libro dei Morti.

Lo scarabeo veniva posto sul cuore e simboleggiava la rigenerazione; l’occhio sinistro lunare di Horus serviva per allontanare la sfortuna nell’aldilà, il pilastro di Osiride, posizionato sull’addome era simbolo di incorruttibilità, il nodo di Iside simboleggiava la rinascita; la croce il collegamento tra cielo, Terra, spirito e materia. .

la psicostasia

La psicostasia è la cerimonia dell'antica religione egizia a cui, secondo il Libro dei morti nel capitolo 125, veniva sottoposto il defunto prima di poter accedere all'aldilà. Più usualmente, la psicostasia è nota come "pesatura del cuore e degli organi”

Il dio Anubi, dio dei morti dalla testa di sciacallo, accompagnava il defunto al cospetto di una giuria composta dal dio Osiride, giudice supremo, e da quarantadue giudici. In questo tribunale avveniva la pesatura del cuore.Su un piatto della bilancia veniva posto il cuore del defunto e nell’altro piatto “la piuma della verità”, cioè la piuma della dea Maat, la dea della Giustizia e della Verità. Poi il defunto doveva confessare le sue azioni.Dopo questo atto, il dio Thot, dio della sapienza e scriba degli dèi, rappresentato con la testa di ibis, controllava il peso e registrava il risultato ottenuto.Se il cuore era leggero come la piuma o meno, significava che il defunto in vita era stato un uomo giusto, e quindi meritevole di vivere in eterno. Il dio Horus accompagnava allora il defunto davanti a Osiride, che lo accoglieva nel regno dei morti. Iniziava quindi un lungo viaggio sulla barca che lo traghettava nell’aldilà, un campo fertile, ricco di acqua e di vegetazione, dove la vita continuava eternamente a scorrere identica alla precedente ma senza affanni né problemi, senza malattie né sofferenze.Se invece il cuore era più pesante della piuma, perché gravato da troppe colpe, una mostruosa creatura, la dea Ammit, con testa di coccodrillo, corpo di leone e zampe posteriori di ippopotamo, divorava il cuore, decretando la vera e definitiva morte.

fine !!!

che Ra vi benedica