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Interventisti e Neutralisti

Saccaro Valerio

Created on February 27, 2026

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Transcript

Interventisti

E NEUTRALISTI

Giolitti, D'Annunzio e Mussolini di fronte alla Grande Guerra

L'interventismo di Corradini

Corradini, nazionalista e giornalista, in un articolo per il periodico "L'Idea Nazionale", si scaglia ferocemente contro Giolitti, definendolo un "traditore", accusandolo di essersi venduto ai tedeschi.

"Il pronunciamento giolittiano è anticostituzionale nella sostanza e nella forma: nella sostanza perchè tende ad investire il Parlamento di una materia che non gli spetta, con pregiudizio grande degli ordinamenti costituzionali e della sicurezza della Patria; nella forma perchè tende a far manifestare e a far pesare una volontà del Parlamento fuori dei termini e delle forme sancite dalla costituzione. Oggi [...] Giovanni Giolitti, dopo aver sovvertito tutti gli ordinamenti politici, adulterato tutti gli organismi burocratici ed amministrativi, [...] crede giunto il momento di aprire una crisi istituzionale. Per questo tutti i partiti, che credono e sentono nazionalmente, lo hanno accusato del crimine di tradimento."

E. Corradini, "L'Idea Nazionale, 14 maggio 1915

Risposta di Giolitti

Il Neutralismo di Giolitti

Risposta agli attacchi degli interventisti

Teoria del "Parecchio"

La grande guerra

L'Interventismo del poeta-vate

L'Antigiolittismo di D'Annunzio

La retorica D'Annunziana

L'Interventismo di Mussolini

L'Interventismo Feroce

La retorica mussoliniana

Nella lettera a Peano, del Maggio 1915, Giolitti, ci presenta nuovamente la sua visione riguardo all'entrata dello stato italiano nell guerra, presentandoci, inoltre, la sua teoria del "parecchio"

"Credo parecchio, nelle attuali condizioni dell'Europa, potersi ottenere senza guerra, ma su di ciò, chi non è al governo, non ha elementi per un giudizio completo."

Il "parecchio" a cui allude Giolitti, sarebbero tutti quei giovamenti che potrebbe ottenere l'italia con la diplomazia, come ad esempio ci fa ulterioremente presente in "Memorie della mia vita" del 1922:

"Osservavo d'altra parte che, atteso l'enorme interesse dell'Austria di evitare la guerra con l'Italia, e la piccola parte che rappresentavano gli italiani irredenti in un Impero di cinquantadue milioni di popolazione, si avevano le maggiori probabilità che trattative bene condotte finissero per portare all'accordo. Di più consideravo che l'Impero Austroungarico, per le rivalità fra l'Austria e l'Ungheria, e soprattutto perché minato dalla ribellione delle nazionalità oppresse, [...] era fatalmente destinato a dissolversi, nel qual caso la parte italiana si sarebbe pacificamente unita all'Italia."

Per convincere i ferventi nazionalisti, D'Annunzio fa uso di un'abilissima retorica capace di istigare pure le persone meno convinte ad arruolarsi. Sia nel suo discorso a Quarto, che in quello al teatro Costanzi vediamo come D'annunzio si serve di simboli patriottici, mitici e sacrali, come il mito della spedizione dei mille e le Beatitudini, e fa, inoltre, proprio l'uso di parole appartenenti alla semantica patriottica e sacrale.

"Compagni, non è più tempo di parlare ma di fare" ("Discorso al teatro Costanzi", 1915)

"Ogni eccesso della forza è lecito, se vale ad impedire che la Patria si perda".

"Il vostro Campidoglio era forse un banco di barattatori e di truffardi? (…) È necessario che non sia consumato in Roma l'assassinio della Patria".

"Beati i giovani che sono affamati e assetati di gloria, perché saranno saziati. " (Discorso a Quarto, 5 maggio 1915)

“Italiani d’ogni generazione e d’ogni confessione, nati dell’unica madre, gente nostra, sangue nostro, fratelli …”

"Udiste allora la sua voce d’arcangelo? Disse: “Qui si fa l’Italia o si muore”

Benito Mussolini, pur non essendo ancora una figura di alto spicco nella società italiana, in un articolo per il suo periodico "Popolo D'Italia", scrisse una ferocissima invettiva nei confronti di Giolitti e dei suoi "fedeli":

"Le nuvole basse della mefitica palude parlamentare sono dileguate dinanzi al ciclone che prorompeva dalle piazze. Non si hanno più notizie del Cav. Giolitti. È forse fuggito ancora una volta a Berlino? Anche il giolittismo versa in condizioni disperate. È latitante. I suoi partigiani scivolano via e tacciono. Per quanto cinici la lezione ha giovato loro. Hanno capito. [...] Forse senza la grandiosa magnifica insurrezione delle moltitudini sarebbe giunta in porto la giolittiana navicella del «parecchio» pilotata da Bülow; ma il Popolo l'ha silurata e la navicella carica di tutte le immondizie italiche è precipitata in fondo al mare delle assurdità. Ora si respira."

"Sul corpo della Nazione si erano annidati parassiti di specie diverse: giolittiani clericali socialisti. Ma la Nazione — con una scossa — si è liberata del suo carico molesto e insidioso. Sotto la maschera neutrale è balzata innanzi l'anima guerriera. Le masse operaie hanno anch'esse capito che l'intervento è ormai una necessità e più che una necessità un dovere! "

Baionette italiane: al vostro acciaio è affidato col destino d'Italia quello dei popoli d'Europa!

(B. Mussolini, "Vittoria", 17 maggio 1915)

Neutralisti

Giolitti

I neutralisti volevano evitare la guerra. Temevano che l'Italia fosse troppo povera per affrontare un conflitto lungo e terribile che avrebbe rovinato l'economia, ritenendo che fosse più intelligente usare la diplomazia per ottenere territori (il famoso "parecchio") senza sacrificare inutilmente la vita di migliaia di soldati.

Cattolici

Socialisti

Gli Interventisti, inveiscono brutalmente sulla visione neutralista di Giolitti, ritenendolo un "Traditore" a causa della sua "amicizia" con il principe Bulow. Di conseguenza lo stesso Giolitti interviene, presentando la sua visione dei fatti:

"Egli quando era a Roma come semplice privato veniva spesso a trovarmi. Ora, che venne a Roma come ambasciatore, lo incontrai per caso in piazza del Tritone; egli mi disse che voleva venire a trovarmi; io gli risposi che essendo io un disoccupato sarei andato da lui, e cosi feci l'indomani. [...] mi guardai bene dall'entrare nell'argomento del contegno che debba tenere l'Italia. Avrei mancato al mio dovere, né egli entrò in tale argomento, perché egli è uomo che non manca mai alle convenienze. "(G. Giolitti, "Lettera all'on. Peano", gennaio, 1915).

"Quanto alle voci di cospirazioni e di crisi non le credo possibili. Ho appoggiato ed appoggio il Governo, nulla importandomi delle insolenze di chi si professa suo amico ed invece è forse il suo peggior nemico." (G.Giolitti, "Lettera all'on. Peano", gennaio 1915).

La risposta di Giolitti, a seguito del discorso di D'Annunzio:

"Alla partenza da Torino ci fu un primo episodio di tentata intimidazione, [...] un certo numero di giovanotti vennero a fischiarmi alla stazione, e furono redarguiti dagli amici che mi accompagnavano. Arrivando a Roma, la cosa si ripeté ma in maggiori proporzioni. Alla stazione fui avvertito che una folla di nazionalisti mi attendeva per farmi una dimostrazione ostile, [...] E infatti un gruppo di dimostranti attorniò me [...] e mi accompagnò fino a casa mia, fischiando e gridando abbasso. Quando io fui al portone, mi rivolsi e dissi loro: «Ma almeno per una volta tanto gridate viva l’Italia!". (G. Giolitti, Memorie della mia vita, 1922)

Benito Mussolini

Interventisti

Gli interventisti volevano che l'Italia entrasse in guerra per diventare più forte e importante, vedendo il conflitto come un modo per dimostrare coraggio, ottenere nuove terre e far rinascere il paese, soprattutto mandando via i vecchi politici come Giolitti e ripulire la nazione da chi non voleva combattere.

Gabriele D'Annunzio

Corradini

La voce interventista di D'annunzio giocò un ruolo importantissimo durante le "radiose giornate di maggio". Restano tutt'oggi celebri i suoi discorsi a Quarto e al teatro Costanzi di Roma, soprattutto in quest'ultimo possiamo notare come il poeta-vate si scaglia ardentemente nei confronti di Giolitti:

"Ogni eccesso della forza è lecito, se vale ad impedire che la Patria si perda. Voi dovete impedire che un pugno di ruffiani e di frodatori riesca ad imbrattare e a perdere l'Italia. [..] Ascoltatemi: Intendetemi. Il tradimento è oggi manifesto. Non ne respiriamo soltanto l'orribile odore, ma ne sentiamo già tutto il peso obbrobrioso. [...] Nella Roma vostra si tenta di strangolare la Patria con un capestro prussiano maneggiato da quel vecchio boia le cui calcagna di fuggiasco sanno la via di Berlino. [...] Noi siamo sul punto d'esser venduti come una greggia infetta. Su la nostra dignità umana, su la fronte di ognuno, [...] sta la minaccia d'un marchio servile. Chiamarsi italiano sarà nome di rossore, nome da nascondere, nome da averne bruciate le labbra... Questo vuol far di noi il mestatore di Dronero. Romani. Giuriamo, giurate che non prevarranno." (G. D'Annunzio, "Discorso al teatro Costanzi di Roma", 14 maggio 1915).

Risposta di Giolitti

Per Giolitti, vari erano i motivi per i quali l'Italia non dovesse entrare in guerra:

-Durata della Guerra: "Io avevo invece la convinzione che la guerra sarebbe stata lunghissima, e tale convinzione manifestavo liberamente a tutti i colleghi della Camera coi quali ebbi occasione di discorrerne. A chi mi parlava di una guerra di tre mesi rispondevo che sarebbe durata almeno tre anni, perché si trattava di debellare i due Imperi militarmente più organizzati del mondo, che da oltre quarant’anni si preparavano alla guerra..." (G. Giolitti, "Memorie della mia vita", 1922)

-Perdita di Uomini e Danni Finanziari: "CIò che era facile prevedete erano gli immani sacrifici d'uomini che avrebbe imposti la guerra per la terribilesua violenza, dati i nuovi, potenti e micidiali mezzi di offesa e di difesa che la scienza e la tecnica moderna avevano inventati e che allora erano già messi in opera sul fronte francese e sul fronte russo. Oltre a ciò una guerra lunga avrebbe richiesto colossali sacrifizi finanziari, specialmente gravi e rovinosi per un paese come il nostro, ancora scarso di capitali, con molti bisogni e con imposte ad altissima pressione...."

La retorica di Benito Mussolini, espressa con particolare vigore nell'articolo "Vittoria" del 17 maggio 1915, ha lo scopo di legittimare l'intervento militare non solo come scelta diplomatica, ma come una vera e propria rivoluzione interna volta a distruggere il vecchio ordine dell'Italia Giolittiana.Si noti, infatti, come attraverso la sua retorica feroce inizia ad aleggiare quello spietato senso autoritario che farà suo di lì a poco.

Purificazione della Nazione dai "Parassiti": Uno degli scopi centrali è presentare la guerra come un atto di catarsi collettiva. Mussolini sostiene che la nazione debba «purificarsi» dalle «scorie» e dai «parassiti» che la infestano, identificandoli nei giolittiani, nei clericali e nei socialisti ufficiali. La retorica serve a incitare la nazione a liberarsi di questo "carico molesto" per far emergere la sua vera «anima guerriera»

Trasformazione della guerra in "Necessità" e "Dovere":Mussolini vuole spostare il dibattito dal piano del calcolo politico a quello dell'imperativo morale. La sua retorica trasforma l'intervento in una «necessità e più che una necessità un dovere», cercando di coinvolgere anche le masse operaie in questo sentimento di obbligo patriottico