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Dante e LE CREATURE DELL'INFERNO

Roberta Simoncelli

Created on February 25, 2026

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Transcript

Dante e LE CREATURE DELL'INFERNO

PresentaTION

indice

le tre fiere

minosse

LE FURIE

cerbero

MEDUSA

gerione

CARONTE

LUCIFERO

le tre fiere

Nel primo canto dell’Inferno della Divina Commedia, Dante, trovandosi solo ed impaurito in una selva oscura incontra tre animali simbolici: la lonza, la lupa ed il leone. Queste figure, note come le “tre fiere”, ostacolano il cammino del poeta verso la salvezza, rappresentando ostacoli morali e spirituali che l’uomo deve affrontare nel percorso di redenzione.​

lupa

leone

lonza

La lupa è la fiera più temuta da Dante, simbolo della cupidigia, dell’avidità insaziabile che spinge l’uomo a desiderare beni materiali senza misura. La lupa è magra, affamata, inquieta: immagine di un vizio che divora tutto e che, secondo Dante, è la radice dei mali della sua epoca, dalla corruzione politica agli abusi della Chiesa. Per questo la lupa è la più pericolosa e impedisce a Dante di proseguire verso il colle della salvezza.
La lonza simboleggia la lussuria, perché nei bestiari medievali era descritta come un animale sempre in calore e quindi legato al desiderio incontrollato.

Il leone incarna la superbia, vizio tradizionalmente associato alla forza e all’orgoglio e, secondo alcuni studiosi, anche alla potenza politica della Francia del tempo.

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MINOSSE

Minosse è il giudice infernale che si trova all’ingresso del II cerchio, dove vengono puniti i lussuriosi. Ha l’aspetto di un demone gigantesco e ringhioso, con una lunga coda di serpente, che avvolge attorno al corpo tante volte quanto è il cerchio a cui l’anima deve essere mandata: «cignesi con la coda tante volte / quantunque gradi vuol che giù sia messa» (Inf. V, 11-12). La sua figura, deformata rispetto al Minosse mitologico, simboleggia la giustizia divina che smaschera le passioni disordinate. Il suo giudizio introduce il clima tragico del canto, dove Dante ascolta la storia di Paolo e Francesca, travolti da un amore che «a nullo amato amar perdona» (v. 103) e condannati al turbine eterno. Minosse, con il suo gesto meccanico e implacabile, ricorda che anche l’amore, se privo di ragione, conduce alla colpa e alla pena. Nel Gorgia di Platone, nella mitologia greca, era uno dei 3 giudici dei morti, assieme ad Eaco e Radamante, celebri per essere i giudici degli Inferi (o Ade). Figli di Zeus ed Europa, noti per la loro saggezza e rettitudine in vita, furono scelti per amministrare la giustizia nell'oltretomba dopo la morte.

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CERBERO

Cerbero è il guardiano della terza cerchia dell’Inferno, dove sono puniti gli ingordi, e Dante lo descrive come un enorme cane a tre teste, feroce e insaziabile. La sua figura mostruosa domina il paesaggio fangoso in cui i dannati giacciono immersi sotto una pioggia fredda e incessante. Cerbero li graffia, li dilania e li tormenta, riflettendo la natura del peccato che custodisce: l’eccesso, la voracità e la perdita di controllo. La sua collocazione nella cerchia degli ingordi non è casuale, perché le tre bocche fameliche incarnano l’avidità senza misura. Il gesto di Virgilio, che placa il mostro gettandogli del fango in gola, sottolinea la sua natura puramente istintiva e animalesca. Simbolicamente, Cerbero rappresenta la degradazione dell’uomo che si lascia dominare dai desideri corporei, trasformandosi in una creatura schiava dell’appetito. La sua presenza ribadisce il principio del contrappasso: chi ha vissuto nell’eccesso è ora immerso nel fango e tormentato da un essere che incarna la stessa ingordigia.

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Per saperne di più su Cerbero, clicca qui a fianco (apri link in un'altra scheda):

le furie

Le Furie, anche dette Erinni, sono tre creature mitologiche femminili che Dante incontra davanti alla città di Dite, nella settima cerchia. I loro nomi sono Aletto, Tisifone e Megera e rappresentano il rimorso per aver commesso gravi crimini, soprattutto contro la famiglia, questo rimorso può bloccare l’anima e far perdere la speranza di salvezza Le Furie sono figure mostruose, scure in voloto, sporche di sangue e con serpenti al posto dei capelli. Nel poema cercano di impedire il passaggio a Dante e Virgilio. . Invocano Medusa per pietrificare Dante, ma un messo celeste interviene e apre la porta di Dite, mostrando che la grazia divina è più forte del male.

quiz

E altro disse, ma non l’ho a mente; però che l’occhio m’avea tutto tratto ver’ l’alta torre a la cima rovente, dove in un punto furon dritte ratto tre furïe infernal di sangue tinte, che membra feminine avieno e atto, e con idre verdissime eran cinte; serpentelli e ceraste avien per crine, onde le fiere tempie erano avvinte. E quei, che ben conobbe le meschine de la regina de l’etterno pianto, «Guarda», mi disse, «le feroci Erine. Quest’ è Megera dal sinistro canto; quella che piange dal destro è Aletto; Tesifón è nel mezzo»; e tacque a tanto. Con l’unghie si fendea ciascuna il petto; battiensi a palme e gridavan sì alto, ch’i’ mi strinsi al poeta per sospetto. …

MEDUSA

Medusa compare nel Canto IX dell’Inferno, evocata dalle tre Furie sulle mura della città di Dite, nel passaggio tra il quinto e il sesto cerchio. Pur non apparendo fisicamente, la sua presenza è una minaccia reale: Medusa nasce bellissima, la piu famosa delle Gorgone, il suo sguardo, secondo il mito, pietrifica chi lo incrocia. Le Furie la invocano per impedire a Dante di proseguire il viaggio, gridando «Vegna Medusa: sì ’l farem di smalto». Virgilio interviene subito, coprendo gli occhi del poeta per salvarlo dal pericolo. Medusa rappresenta l’errore che paralizza la ragione e l’ostinazione nell’eresia, tema centrale del sesto cerchio. La pietrificazione simboleggia l’immobilità spirituale, l’incapacità di elevarsi verso la verità. L’arrivo del messo celeste, che apre le porte di Dite, mostra che solo la grazia divina può superare gli ostacoli infernali. La scena è uno dei momenti più allegorici dell’Inferno, dove Dante invita a cogliere la “dottrina” nascosta sotto il velo del racconto.

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LUCIFERO

Lucifero si trova nel Canto XXXIV dell’Inferno, al centro della Terra, nel punto più profondo del nono cerchio, detto Cocito, dove sono puniti i traditori. È descritto come un mostro gigantesco con tre volti, ciascuno di colore diverso, e sei ali da pipistrello che agitano l’aria gelida. Il suo corpo è conficcato nel ghiaccio, simbolo della sua immobilità e della sua lontananza da Dio. Nelle tre bocche mastica eternamente Giuda Iscariota, Bruto e Cassio, traditori per eccellenza. Lucifero non parla, non agisce: è immobile, muto e impotente, segno della sua sconfitta. Rappresenta il male assoluto, la negazione dell’amore e della luce divina. Il ghiaccio che lo circonda simboleggia l’assenza di calore spirituale, cioè dell’amore. Dante e Virgilio, per uscire dall’Inferno, devono scendere lungo il suo corpo e poi risalire, capovolgendo la prospettiva: è il passaggio verso la redenzione.

QUIZ

caronte

Caronte, incontrato da Dante nel Terzo Canto, viene dalla mitologia classica, è il traghettatore delle anime dei morti attraverso il fiume Acheronte. Virgilio lo descrive nell’Eneide come un vecchio dall’aspetto cupo che accoglie solo le anime sepolte. Dante riprende questa figura nell’Inferno, ma la trasforma in un vero demone al servizio della giustizia divina: occhi di fuoco, barba bianca, voce minacciosa e colpi di remo sui dannati. A differenza del modello antico, traghetta solo le anime dannate, mentre quelle salve sono portate da un angelo. La sua demonizzazione riflette la tendenza medievale a reinterpretare le divinità pagane come spiriti maligni.

CURIOSITA': Molte culture antiche immaginavano la morte come un viaggio attraverso un fiume o un mare, guidato da un traghettatore. Nel mito greco questa figura diventa Caronte, il nocchiero dell’Ade che trasporta le anime in cambio di un obolo. Anche gli Etruschi avevano un personaggio simile, Charun, rappresentato come un demone armato di martello incaricato di condurre i morti nell’aldilà. Queste tradizioni mostrano quanto fosse diffusa l’idea della morte come passaggio verso un altro mondo.

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gerione

Gerione è il mostro che Dante incontra tra il VII e l’VIII cerchio dell’Inferno. Ha volto d’uomo, corpo di serpente, zampe pelose e una coda di scorpione, simbolo della frode che si mostra onesta ma colpisce alle spalle. Si trova al confine tra i violenti e le Malebolge, dove sono puniti i fraudolenti. Il suo aspetto ingannevole rappresenta la doppiezza morale della falsità. Dante e Virgilio lo incontrano mentre devono scendere all’ottavo cerchio. Gerione funge da “veicolo”: porta i due poeti in volo fino alle Malebolge. La sua presenza segna il passaggio dalla violenza alla frode, peccato più subdolo e pericoloso.

attivita'

disegna il tuo personale personaggio dantesco!

  • Come è fatto?
  • Dove si trova?
  • A quale categoria di peccatori si riferisce?
  • In quale girone lo metteresti?

L'inferno

discussione in classe

Quali sono i personaggi, il girone o la storia che vi hanno colpito di più? Perchè? Dividetevi in gruppi di 4 o 5 e fate una breve relazione.

GRAZIE

Roberta Simoncelli