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CIGOLA LA CARRUCOLA NEL POZZO

Francesco Acanfora

Created on February 24, 2026

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Transcript

RITMO E SUONI

La poesia ha un andamento spezzato, dovuto alla presenza di molte cesure e pause principali, presenti in ogni rigo. La poesia in questo modo conferisce maggiore mestizia al lettore e lo porta a riflettere sul concetto espresso. E' presente l'allitterazione della lettera "r" per conferire un senso di fatica e dolore.

FIGURE RETORICHE

FIGURE RETORICHE DI SIGNIFICATO

Le figure retoriche di significato presenti nel testo sono l'allegoria che mette a confronto il saliscendi del secchio ne pozzo, con lo scorrere del tempo, con il fine di rendere piu' chiaro al lettore il concetto che vuole trasmettere usando oggetti di uso quotidiano. Ci sono poi due personificazioni: "trema un ricordo" (v. 2), "si deforma il passato, si fa vecchio" (vv. 6-7), che il poeta usa per rendere meglio l'idea del passato che non ci appartiene piu'. Infine al v. 11 c'e' un'apostrofe che fa capire l'interlocutore della poesia, ovvero il ricordo, definito pero' come visione perche' una volta entrato nella mente diventa instabile.

FIGURE RETORICHE DI POSIZIONE

Tra le figure retoriche di posizione troviamo quattro anastrofi, "cigola la carrucola" (v. 1), "trema un ricordo" (v. 3), "si deforma il passato" (v. 6) e "stride la ruota" (v. 9), che hanno lo scopo di mettere in evidenza i verbi. Inoltre e' presente un chiasmo tra i versi 3 e 4 sempre con lo scopo di mettere in evidenza i due verbi: infatti in questo modo il poeta ha posto "trema" all'inizio della frase e "ride" al termine.

INTERPRETAZIONE PERSONALE DEL TESTO

Il componimento di Montale usa un'immagine quotidiana per rappresentare un concetto piu' profondo. Montale vuole infatti parlare dello scorrere del tempo e dei momenti che diventano solo ricordi, andandosi a perdere nella mente, che ne e' pero' piena e per farlo descrive un io lirico che si specchia in un pozzo. Montale ci parla del passato come una cosa che non ci appartiene piu'. Di quel passato non rimane altro che qualche ricordo, solo qualcuno, poiche' gli altri vanno svanendosi nell'atro fondo della mente. E' come se il poeta contrapponesse il ricordo della bellezza dei momenti passati all'inevitabile scorrere del tempo. Il pozzo rappresenta un elemento legante: lega la luce del sole al buio dell'entroterra e quindi il poeta lo usa come metafora per indicare il legame tra la felicita' del ricordo e la tristezza del presente. La poesia, pero', in generale, conferisce un senso di malinconia. L'autore delinea con precisione la tristezza causata dall'accorgersi che un momento e' diventato un lontano ricordo, usando verbi con suoni aspri e li enfatizza ponendoli in punti precisi dell'opera. Al termine della lirica, Montale incarna il ricordo, il quale nella prima strofa aveva procurato gioia all'io lirico, come una visione, quindi come un qualcosa di instabile e di cui non si sa se rimarra' per sempre nella nostra mente. Anche l'idea di avere ricordi, dunque, diventa per Montale motivo di mestizia.

RILEVAZIONE DEL REGISTRO, DELLE PAROLE-CHIAVE E DEI CAMPI SEMANTICI

Il poeta usa un registro medio per la sua epoca, senza termini particolarmente inusuali, perche' comunque mira a rappresentare un evento di vita quotidiana dando un senso di umilta'. Le parole-chiave sono passato e visione, poiche' sono poste in punti specifici e rappresentano perfettamente il concetto che Montale vuole esprimere. I campi semantici principali sono quello della asprezza della fatica, con i termini "cigola" (v. 1), "carrucola" (v. 1), "trema" (v. 3), "stride" (v. 9) e "ruota" (v. 9), e quello dell'oscurita', con i termini "pozzo" (v. 1), "atro fondo" (v. 10), "divide" (v. 11).

NOTA METRICA

La poesia si compone di due strofe: una di sette versi e una di tre versi. I primi sei versi e l'ultimo sono endecasillabi, il settimo e' un settenario e il nono e il decimo sono ottonari. Lo schema delle rime e' libero, con la presenza di alcune rimalmezzo, come ad esempio ai vv. 9 e 11 con le parole "stride" e "divide", e di rime equivoche come tra i vv. 2 e 10 con le parole "fondo" e "fonde". E' presente un enjambeament ai vv. 6-7. Sono presenti diverse sinalefi e diverse elisioni.

RIASSUNTO

Nel componimento "Cigola la carrucola nel pozzo" di Eugenio Montale, tratto dalla raccolta "Ossi di seppia" (1925), il poeta vuole paragonare una scena della vita quotidiana, come il saliscendi di un secchio dal pozzo alla falda, alla tristezza dovuta all'idea che i momenti diventano solo ricordi, e neanche di questo se ne ha la certezza, e che il tempo scorre inevitabile. La lirica si apre con il rumore della carrucola, che indica la fatica della mente per rievocare un ricordo. L'io lirico nota nell'acqua una figura ridente, probabilmente a lui cara, e cerca di afferrarla, ma, come accade con i ricordi, svanisce. La scena si conclude con il secchio che ritorna sotto, nell'oscurita', cosi' come nell'oscurita' della mente arrivano tutti i ricordi. Il poeta, inoltre, definisce il ricordo come una visione poiche' instabile, visto che non sempre il ricordo permane.

EUGENIO MONTALE

Eugenio Montale nacque a Genova nel 1896 e mori' a Milano nel 1981. Vinse il Nobel per la letteratura nel 1975.La poetica di Montale si fonda sulle cose e per questo chiamata "poetica delle cose". Ogni momento che lui osserva nella vita quotidiana puo' diventare metafora di un concetto dal significato profondo. Un po' come faceva Pascoli. Proprio come Pascoli, Montale aveva una visione negativa della vita, ma, a differenza del poeta emiliano, cercava una via di uscita da questa negativita', secondo un pessimismo attivo. Tende a rappresentare, sempre secondo questo suo pessimismo attivo, il male di vivere dell'uomo, concentrandosi sulla condizione dell'uomo del Novecento. Cio' si nota soprattutto nella sua raccolta piu' famosa: "Ossi di seppia" (1925). Infatti gia' il titolo vuole alludere all'aridita' intesa come condizione esistenziale, come la mancanza di vitalita'. Quest'immagine viene scelta sempre seguendo la poetica delle cose, conferendo anche un'idea di umilta'. Inoltre per rappresentare l'aridita', Montale usa come metafora il paesaggio rurale ligure.