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alice

Created on February 24, 2026

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la figura seduta in basso a destra è tradizionalmente identificata con Frate Leone, uno dei compagni più vicini a San Francesco d'Assisi; tuttavia non esiste un’iscrizione che ne confermi con assoluta certezza l’identità, per cui in ambito storico-critico è più corretto definirla come un frate testimone della scena, la cui presenza sottolinea il contrasto tra l’esperienza mistica del santo, che riceve le stimmate dal Serafino, e la dimensione umana e contemplativa del confratello raffigurato in posizione marginale.

colori,luce e volume

La tavolozza è intensa ma armoniosa. Dominano i toni caldi della terra e dell’ocra nelle rocce del monte de La Verna, che contrastano con l’azzurro profondo del cielo. Il saio di Francesco è reso con un bruno caldo e naturale, simbolo di povertà e umiltà, mentre il serafino-Cristo presenta tonalità più luminose e accese, con rossi e dorature che ne sottolineano la dimensione divina. La luce non è più solo simbolica, ma contribuisce a modellare i corpi. Le ombreggiature rendono le figure tridimensionali, superando la piattezza bizantina. Il chiaroscuro dà peso e consistenza al santo, mentre la luce divina che emana dal serafino crea un forte contrasto spirituale e visivo.

forme e composizione

Le figure sono solide, volumetriche, costruite attraverso masse compatte. Francesco appare inginocchiato, con il corpo leggermente inclinato all’indietro per l’intensità della visione. La composizione è essenziale: il santo e il serafino sono i poli principali della scena, collegati diagonalmente dai raggi dorati delle stimmate, che guidano lo sguardo dello spettatore.

paesaggio

La scena si svolge in un paesaggio roccioso, essenziale ma riconoscibile: le rocce sono angolose, costruite con volumi semplici che suggeriscono profondità. In alcune versioni del ciclo compaiono piccoli edifici che richiamano l’eremo, inseriti con prospettiva intuitiva. Lo spazio non è più piatto, ma organizzato in modo da dare l’idea di un ambiente reale.

San Francesco

Al centro dell’evento vi è san Francesco, inginocchiato sulla roccia del monte de La Verna. Il suo corpo è solido e ben strutturato: non è una figura stilizzata, ma ha peso e presenza fisica. Le braccia sono aperte, le mani rivolte verso la visione celeste; il volto è concentrato, con uno sguardo assorto e partecipe. Il saio cade in pieghe ampie e pesanti, che seguono il volume del corpo e ne accentuano la tridimensionalità.

Iconografia:L’episodio rappresenta il momento in cui san Francesco riceve le stimmate nel 1224: Cristo appare come un serafino crocifisso e invia raggi luminosi che imprimono nel corpo del santo i segni della Passione (mani, piedi e costato). Questo schema diventerà il modello iconografico per tutta l’arte successiva. Iconologia: Il significato profondo dell’opera va oltre il racconto del miracolo: Francesco diventa “alter Christus”, cioè immagine vivente di Cristo. Le stimmate simboleggiano la perfetta identificazione con la sofferenza e l’amore divino. L’isolamento del paesaggio sottolinea la dimensione mistica dell’evento, mentre il naturalismo giottesco rende l’esperienza spirituale concreta e umanamente comprensibile.

Di fronte a lui, sospeso nel cielo, appare Cristo in forma di serafino crocifisso: una figura alata, con sei ali che si dispongono simmetricamente attorno al corpo. Le ali incorniciano la figura di Cristo, creando un forte impatto visivo. Dal corpo del serafino partono sottili raggi luminosi che colpiscono le mani, i piedi e il costato di Francesco, stabilendo un collegamento diretto e dinamico tra cielo e terra.