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L' ANTICA ROMA

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Created on February 23, 2026

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L' ANTICA ROMA

EDUCAZIONE E PEDAGOGIA

LA ROMA ARCAICA E L’EDUCAZIONE

Nella Roma arcaica la famiglia era il centro dell’educazione. Nei primi sette anni di vita, bambini e bambine venivano educati dalla madre. Le bambine continuavano poi a seguire la madre per imparare il ruolo di future mogli e madri. I maschi invece passavano sotto l’autorità del padre, il pater familias, che si occupava della loro formazione. Il padre insegnava a leggere, scrivere e fare i calcoli. Inoltre preparava i figli all’attività militare con esercizi fisici e, a seconda della condizione sociale, li formava al lavoro nei campi oppure alla vita pubblica. I figli delle famiglie nobili studiavano le Dodici Tavole, cioè le leggi della città, e accompagnavano il padre nel foro per assistere alle discussioni politiche. A sedici anni i giovani aristocratici entravano simbolicamente nell’età adulta e iniziavano il tirocinium fori, un anno di preparazione alla vita pubblica.

Catone e la difesa della tradizione

Marco Porcio Catone

Nel II secolo a.C., quando la cultura greca iniziò a diffondersi a Roma, Catone si oppose fortemente all’influenza ellenistica. Egli temeva che le novità greche potessero corrompere i costumi tradizionali romani. Secondo Catone, il modello educativo doveva essere il mos maiorum, cioè il “costume degli antenati”. L’educazione doveva essere pratica, concreta e fondata sull’onestà, sul rispetto della famiglia e delle leggi. L’ideale educativo di Catone è riassunto nell’espressione “vir bonus, dicendi peritus”, cioè un uomo moralmente buono ed esperto nell’arte del parlare. Scrisse un’opera destinata al figlio, Ad Marcum filium, che raccoglieva precetti morali e pratici per vivere bene.

Carta di identità Nome: Marco Porcio Catone Soprannome: “il Censore” Nascita: 234 a.C. Morte: 149 a.C. Epoca: II secolo a.C. Ruolo: politico e difensore della tradizione romana Ideale educativo: difesa del mos maiorum; formazione morale e pratica; modello del “vir bonus, dicendi peritus”.

Cicerone e l’ellenizzazione dell’educazione romana

Marco Tullio Cicerone

Cicerone rappresenta la fusione tra cultura greca e tradizione romana. Pur rispettando i valori tradizionali, accolse la filosofia e la cultura greca, in particolare lo stoicismo. Per lui esiste una legge naturale razionale che governa il mondo, anche se l’uomo non può comprenderla completamente. Cicerone vedeva nell’educazione lo strumento per superare la crisi della Repubblica. Il suo ideale educativo è la figura dell’oratore: un uomo colto, moralmente retto e capace di guidare lo Stato. Nell’opera De oratore afferma che l’oratore deve avere una cultura completa: retorica, filosofia, storia, diritto, conoscenza dell’animo umano. Non basta essere un semplice retore: bisogna essere uomini moralmente eccellenti. Da questa visione nasce l’ideale della humanitas, cioè la piena realizzazione delle potenzialità umane sul piano morale, culturale e politico.

Carta di identità Nome: Marco Tullio Cicerone Nascita: 106 a.C. Morte: 43 a.C. Origine: nato in una famiglia equestre Formazione: studi di diritto e filosofia a Roma Professione: oratore, scrittore, uomo politico Opere Ideale educativo: oratore come uomo moralmente buono e culturalmente completo; sviluppo della humanitas.

Il sistema scolastico romano

Con l’influenza greca, a Roma si sviluppò un sistema scolastico articolato in tre livelli: primario, secondario e superiore, ma restò in gran parte privato. Scuola primaria – ludus litterarius I bambini, accompagnati dal paedagogus, imparavano a leggere, scrivere e calcolare incidendo su tavolette di cera. Il calcolo era insegnato dal calculator. Scuola secondaria Riservata ai ragazzi aristocratici dai 12 anni, guidata dal grammaticus, che insegnava grammatica e letteratura. Terminava con la cerimonia dei liberalia e l’inizio del tirocinium fori. Studi superiori Scuola di retorica con il magister dicendi, per formare cittadini capaci di parlare in pubblico. Importante anche la scuola di diritto, che formava lo iuris prudens, esperto di leggi.

La riflessione pedagogica di Seneca

Lucio Anneo Seneca

Seneca aderì allo stoicismo e sviluppò un ideale di saggezza profondamente umano. Il sapiente non è perfetto né isolato, ma tende alla virtù riconoscendo i propri limiti. Per lui tutti possono diventare saggi con impegno e perseveranza. Sosteneva un ideale di fraternità universale: tutti gli uomini sono fratelli, non c’è differenza tra libero e schiavo. L’educazione deve essere educazione morale e insegnamento per la vita. Seneca rifiuta l’erudizione fine a se stessa e critica chi rende gli allievi solo “dotti” e non “buoni”. Nelle Lettere a Lucilio invita alla cura della vita interiore, alla consapevolezza di sé e alla ricerca della virtù.

Carta di identità Nome: Lucio Anneo Seneca Nascita: 4 a.C. circa, in Spagna Morte: 65 d.C. (costretto al suicidio) Vissuto a: Roma Ruolo: filosofo, oratore, consigliere di Nerone Opera principale citata: Lettere a Lucilio Ideale educativo: educazione morale, sviluppo interiore, rifiuto dell’erudizione sterile.

Il modello pedagogico di Quintiliano

Marco Fabio Quintiliano

Quintiliano riprende la tradizione di Cicerone e scrive il primo grande trattato latino di pedagogia: Institutio oratoria. L’oratore deve essere un cittadino giusto, capace di usare la parola per il bene della comunità.

Carta di identità Nome: Marco Fabio Quintiliano Nascita: 35 d.C. Morte: 96 d.C. Formazione: studi di eloquenza a Roma Professione: avvocato, insegnante di retorica Opera principale: Institutio oratoria Ruolo importante: primo maestro di retorica stipendiato dallo Stato Ideale educativo: fiducia nell’educazione, insegnanti autorevoli, apprendimento piacevole, formazione morale e completa dell’uomo.