Content warning: queste storie parlano di sessismo, condivisione non autorizzata di immagini, victim blaming
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Eccoti! Sei Edo, 25 anni, vivi a Torino. Una volta a settimana ti ritrovi con il gruppo del calcetto: è il momento in cui stacchi la testa, torni alla tua passione, al tuo gruppo di amici, e ti senti di nuovo un po’ come al liceo. Anche se, tra le chiacchiere in spogliatoio, qualcuno sembra sia rimasto lì: stessi argomenti, stessi sfottò. Ma resta il tuo gruppo, e sai passarci sopra.
È appena finita la partita del giovedì e siete tornati in spogliatoio. Uno dei ragazzi, Stefano, si toglie la maglia e alcuni ragazzi notano un vistoso succhiotto sul collo. Parte un fischio di approvazione, poi tutti scoppiano a ridere e fanno battute a riguardo. Stefano di tutta risposta tira fuori il telefono e sorride: «Raga… non avete idea. Guardate qua.»
Apre la galleria, scorre velocemente e mostra agli altri una foto. Tu non vedi bene lo schermo, ma capisci facilmente cosa sta succedendo dai commenti degli altri. I ragazzi intorno reagiscono euforicamente, gli rubano il telefono di mano e se lo passano, commentando il nudo di una ragazza ammiccante.
Alcuni ti guardano male, uno fa spallucce. Stefano sbuffa: «Oh, ma rilassati, siamo solo tra noi» Gli lanci un’occhiataccia senza rispondere, ma rimani turbato dal suo comportamento.
Esci dallo spogliatoio con un vago senso di disagio. Ma alla fine non era così importante, aspetti gli altri distraendoti sui social e speri che l'argomento non torni fuori.
«Ma non fare il principino, lo dici solo perché non l'hai vista!» ti rispondono con tono scherzoso, mentre gli altri continuano a cercare di estorcere informazioni a Stefano sulla tipa della foto. Li trovi un po’ ridicoli, ma pensi: “Vabbè, non cambieranno mai.”
Come sempre avete fatto tardi, e finite a mangiare un boccone in pizzeria. Tra una battuta e l’altra si finisce inevitabilmente a riparlare della tipa della foto. «Ma quindi questa ti piace, eh? Te la sei fatta?» «Oh Ste, passaci il suo contatto che ci divertiamo anche noi!»
Senti che hanno superato il limite: va bene la goliardia, ma così ti sembra davvero troppo. Gli altri reagiscono dandoti dello sfigato e ridono della tua reazione. Decidi di andare a casa, ma temi che qualcosa tra te e gli altri sia cambiato.
Si instaura una mezza discussione sul tema nudes e ti ritrovi in minoranza a sostenere una posizione di difesa verso la tipa della foto. «Vabbè, ma se mandi foto del genere è normale che prima o poi le vedano anche gli altri», dicono, e da solo non riesci a fargli cambiare idea. Ma è possibile che tu sia l'unico che non la pensa così?
Si instaura una mezza discussione sul tema nudes e ti rendi conto che saresti l’unico che non è d'accordo con gli altri e questo ti leva un po' il coraggio di andare contro il gruppo. «Vabbè, ma se mandi foto del genere è normale che prima o poi le vedano anche gli altri», dicono, e un po' forse hanno ragione, dato che non emergono altre opinioni.
Arrivi a casa e appena posi per terra la borsa del calcetto senti il telefono vibrare nella tasca. Lo tiri fuori e vedi dall’anteprima della notifica che è Luca, un amico del calcetto. Mentre tutti commentavano la foto, lui era rimasto in silenzio.
Ehi Edo, ma che ne pensi di quel che ha fatto Ste?
Penso che non ci sta un cazzo, non puoi mostrare le foto della tua tipa così a caso
Ti capisco. Pure io mi sono sentito a disagio. Forse dovremmo fare qualcosa la prossima volta... ma pensavo di essere l'unico a pensarla così
Concordi con Luca, e il fatto di sentire un alleato un po’ ti rincuora.
Penso che sono dei coglioni, ma che vuoi farci, sono così da sempre, lo sai anche tu
Ah ok, pensavo fossi turbato
Ma sì, lo sai che è il loro modo di scherzare, è pur sempre un gruppo di calcetto, che ti aspetti
Pensi che è vero, eri sicuramente infastidito, ma tagli corto perchè non ti va proprio di pensarci più.
A me non è piaciuto… Stefano non aveva il consenso a mostrarci la foto e quel che hanno detto gli altri è stato proprio offensivo
Non ci avevo fatto molto caso, ci penserò se tornerà l'argomento
Sei colpito dal coraggio di Luca, ma ancora non ti va di aprirti a riguardo.
Il giorno dopo ti arriva un messaggio da Zoy, una delle persone a cui sei più legato in università. Leggi solo l’anteprima, ma contenuto ti lascia basito: parla di Cami, una vostra amica stretta conosciuta a lezione.
«Edo, ma tu ieri eri con quelli del calcetto, giusto? Perchè è successa una roba grave, uno della tua squadra ci ha provato con Cami insistentemente su Instagram e quando lei lo ha rifiutato le ha detto di fare meno la preziosa, che tanto "avevano visto tutti la sua foto da troia". Cami si è presa parecchio male, tu ne sai qualcosa?»
Rispondi: «Ciao Zoy, sì in effetti ieri dopo la partita Stefano ha fatto girare una foto e i ragazzi hanno fatto delle battute orrende, ma non sapevo si trattasse di Cami... Mi sentivo già un bel po' a disagio, ma ora sapendo che è Cami mi sembra ancora più grave. Posso fare qualcosa secondo te?»
Zoy: «Grazie per la sincerità Edo, Cami è molto agitata e penso che le farebbe bene se tu le dessi un po' di supporto. Fossi in te proverei a sentirla.»
Rispondi: «Ehi Zoy, sì in effetti ieri Stefano ha fatto girare una foto, ma non sapevo fosse Cami... Io mica potevo mettermi a fare la ramanzina a quei trogloditi, mi avrebbero mangiato vivo ahah
I ragazzi avranno fatto i coglioni come al solito e penso che la cosa sia solo sfuggita un po' di mano»
Zoy: «Edo ma cosa dici? In che senso la cosa è "solo" sfuggita di mano?? Cami è in lacrime!»
«Va bene, calmati, ora scrivo io a Cami e capiamo come gestirla, ok?»
Metti via il telefono senza aprire il messaggio: ti prendi tempo per chiarirti le idee e pensare a come gestire la cosa. Immagini che presto Cami ti contatterà e pensi a cosa dirle.
Poco dopo, ricevi un messaggio da Cami: «Ciao Edo, avrei bisogno di parlarti urgentemente, è successo un casino e sono un po' nel panico… posso venire da te? Sono sotto casa tua tra venti minuti»Vi date appuntamento nello spiazzo vicino casa tua.
«Edo ti giuro, mi sento a pezzi. Mi dici come sono andate davvero le cose? Ma secondo te, che dovrei fare ora? Sento di non poterci fare più nulla ormai, puoi immaginare come mi considerano… Non è che potresti parlare tu con i tuoi amici? Non so, magari a un altro ragazzo danno ascolto.»
«Mi dispiace tanto Cami, capisco che è molto grave quel che è successo. Sono molto arrabbiato anch'io. Cosa posso fare per supportarti? Non so quanto possa cambiare le cose, ma vuoi che scriva un messaggio sul gruppo del calcetto?» Cami risponde di sì, ringraziandoti.
Prendi coraggio e scrivi un messaggio sul gruppo del calcetto, secco e deciso: quello che è successo non ti è andato giù, quella foto non andava mostrata né doveva girare. Anche contattare Cami su Instagram è stato fuori luogo. Sai che questo segnerà una crepa nel tuo rapporto con gli altri, ma speri che qualcuno ci rifletta su e magari prenda posizione insieme a te. Aver parlato con Luca ti lascia sperare che possa essere così. In ogni caso, Cami sa che non sei rimasto in silenzio, e tu ti senti meglio a non essere rimasto indifferente.
Far notare che un’azione è problematica rischia di mettere in crisi le nostre relazioni sociali e può sembrare autodistruttiva. In realtà, ogni piccola presa di posizione fa la differenza per non rendersi complici e per scardinare un po’ alla volta la normalizzazione della violenza. L’esperienza di chi è vittima continua anche nella solidarietà percepita dalle altre persone!
«Cami, capisco come ti senti, e mi dispiace molto, però penso che sarebbe meglio evitare uno scontro con il gruppo. Ho paura che coinvolgendo gli altri le cose possano ingigantirsi ancora di più e peggiorare anche per te. Forse la cosa migliore è che tu ne parli direttamente con Stefano, no? Poi, se anche provassi a parlarne, non farebbero che tagliarmi fuori e non cambierebbe nulla. Se vuoi posso aiutarti a capire come parlarne con Stefano, ti va?»
Cami è confusa perché si aspettava sostegno da parte tua, ma si convince che non puoi fare nulla di più senza rischiare di venire bullizzato. Tu continui a frequentare il gruppo di calcetto e il gruppo dell'università, anche se senti che le cose sono cambiate. Benché in apparenza non sembri, anche il rapporto con Cami è cambiato, lei sembra più distante. A volte ripensi a quanto successo, chiedendoti se non potevi fare di più.
Non prendere posizione significa lasciare che le dinamiche violente restino immutate, accumulando conseguenze nel tempo. Anche se apparentemente neutrale, il silenzio giustifica violenze normalizzate e ci rende complici della dinamica. E’ importante scegliere di esporsi, anche quando è scomodo: ogni piccola presa di posizione fa la differenza nel vissuto di chi è vittima.
«Cami, quel che è successo è molto brutto, ma purtroppo tra ragazzi sono cose che capitano spesso. So che ora sei abbattuta, ma secondo me non te ne devi preoccupare troppo, non ne vale la pena. Piuttosto prendila come una lezione: è pieno di gente come Stefano nel mondo. Forse la prossima volta è meglio aspettare un po' prima di mandare foto del genere a una persona che conosci poco.»
Cami si rabbuia e confessa che si sente molto stupida, ti dà ragione e dice che lascerà perdere, sperando che tutti se ne dimentichino col tempo. Da quel momento la senti distante, ma sei anche sollevato di non doverti esporre ulteriormente. Continui a frequentare il gruppo di calcetto: semplicemente, quando ripetono certi comportamenti, li ignori. Pensi che alla fine tutti mettono in giro foto senza consenso, ma puoi aiutare evitando di farlo anche tu.
Restare in silenzio non è una posizione neutrale: il non-intervento contribuisce a mantenere intatto il contesto che ha reso possibile la violenza, rendendoci complici della dinamica. E’ importante mostrare sostegno esplicito a chi ha subito violenza: il senso di colpa non dovrebbe essere suo, ma di chi l’ha agita.
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Eccoti! Sei Zoy, 24 anni, persona non binaria di Torino. Stai cercando di sentirti più a tuo agio nel tuo corpo e nel modo di mostrarti, ma il percorso non è lineare. La tua amica Cami però è un punto fermo: ti supporta sempre, a volte anche spingendoti un po’ oltre la tua zona di comfort. Stasera Cami ti ha invitatə a una festa queer, e stai giusto iniziando a prepararti.
Apri l’armadio, ma qualcosa ti blocca. Senti il solito nodo allo stomaco: “Qualunque cosa metto, mi sembra sbagliata. Mi sembro sbagliatə.” Senti suonare alla porta: è arrivata Cami per aiutarti con il trucco. Dovevi già essere prontə, ma non sei riuscitə proprio a deciderti. Vai ad aprirle.
«Cami, vestimi tu, io non ho proprio nessuna idea, non so più cosa mi piace.» Cami accetta entusiasta e si abbandona a un momento creativo. Si crea un bel momento di connessione e buon umore che alla fine ti fa apprezzare quello che indossi.
In un momento di fragilità, ti sembra che sminuire l'importanza della scelta possa aiutarti ad affrontarla meglio. Probabilmente è così. Scegli alcuni vestiti poco impegnativi: dentro di te, però, temi che durante la serata un po' te ne pentirai e ti sentirai più vulnerabile.
«Cami, ma davvero dobbiamo andare a questa festa?», le chiedi, un po' imbronciatə. Lei rimane un attimo perplessa, poi però risponde sbrigativa: «Eddai, non rompere! È importante uscire ogni tanto, dici così e poi ci divertiamo sempre! Forza, preparati!»
L'entusiasmo di Cami è travolgente: «Stasera spacchiamo!»
Inizia a truccarti con colori molto accesi e un eyeliner spesso: «Fidati, ti sta benissimo e ti farà sentire fichissimə!»
Tu però non ti senti sicurə: quel trucco così marcato non ti rappresenta del tutto.
«Se lo dici tu Cami… sai che io non ci capisco niente!» Ti affidi completamente alla tua amica, che continua a truccarti finché, soddisfatta, ti fa vedere il risultato: è molto bello, ma come pensavi, per te è eccessivo e temi di non sentirti a tuo agio durante la serata. Cami, però, è davvero entusiasta: cerchi di condividere il suo buonumore e lasciar perdere il resto. «Dai usciamo, che la serata è già iniziata da un pezzo!»
«Cami, so che sei un'artista, ma forse questo stile è un po' troppo pesante per me… non possiamo fare qualcosa di più neutro?» Lei ci resta male e storce un po' il naso, ma poi capisce il tuo bisogno e si adatta. Continua a truccarti, ma smorzando il trucco e rendendolo più neutro. Il risultato è più in linea con come ti senti in questo momento. «Dai usciamo, che la serata è già iniziata da un pezzo!»
«Scusa Cami, so che sei un'artista, ma posso fare qualche ritocco da me?» Alleggerisci un po' il trucco fatto da Cami come meglio puoi: non sei bravə come lei, ma il ritocco finale ti restituisce un senso di autonomia e padronanza. Ti senti meglio e più a tuo agio per la serata. «Dai usciamo, che la festa è già iniziata da un pezzo!»
Arrivate alla festa. La musica è alta, il locale pieno di luci e di persone che ballano e chiacchierano. Ti senti un po’ meglio, ma ogni tanto ti ricordi del trucco addosso e ti senti espostə. A un certo punto, una persona con la macchina fotografica si avvicina e punta l’obiettivo verso di voi. Scatta un flash, impossibile da ignorare.
Interviene Cami: «Scusa, perché ci hai fatto una foto?» La tua amica è sempre lo scudo che ti fa sentire protettə e poco espostə, ma ti senti in colpa: perché dovrei mandare avanti lei al posto mio?
Il flash ti aveva sorpresə, ma in realtà un po' ti incuriosisci e fai uno sforzo per aprirti al dialogo. «Ciao,» dici, tranquillamente, «posso chiederti perché mi hai fatto una foto?»
La fotografa si irrigidisce ed è interdetta: probabilmente non si aspettava una risposta così aggressiva. Ti dispiace per lei, ma senti un pizzico di soddisfazione per te stessə: sei riuscitə a imporre un limite netto e chiaro.
La fotografa dice: «Scusa, non volevo disturbarti, è che hai un look pazzesco. Posso tenerla? Non ti taggo, promesso.» Cami interviene, divertita: «Vedi? Sei uno schianto, smettila di nasconderti.» Provi una sensazione a metà tra una punta di disagio e un briciolo di lusinga.
Sospiri, ma cedi alle lusinghe: «Va bene, dai, pubblicala pure. Tanto è solo una foto, no?» Con lo sguardo cerchi Cami per avere un supporto: lei ti sta già sorridendo, soddisfatta.
«Ti ringrazio, ma preferirei che non la pubblicassi» dici con tranquillità. La fotografa sembra delusa, ma preferisci stabilire un confine: non ti piace l'idea che una tua foto sia online senza il tuo consenso.
«Va bene, però posso vederla prima?» La fotografa ti mostra la foto: la trovi bella e ti piace come sei venutə, ma ti imbarazza il pensiero di saperla online. Sorridi incertə, non sei convintə di volerla pubblicata, ma la fotografa è già andata via.
La mattina dopo ti svegli con un messaggio di Cami, che scrive: «Hai visto il post? Sei già virale! Tutti ti trovano bellissimə, dovresti esserne fierə!» Decidi di andare sui social.
Sotto al post leggi già un sacco di commenti: "Iconic!"; "Che stile assurdo, wow!"; "Ma è un ragazzo o una ragazza?"; "Non capisco se è una parodia o una performance".
Scrivi alla fotografa con irritazione, che si scusa e cancella la foto. Cami non capisce: «Dai Zoy stai esagerando, è un peccato che tu creda così poco in te». Sei dispiaciutə perché Cami non sta capendo il punto della questione, ma allo stesso tempo seisollevatə: hai scelto ciò che ti ha fatto sentire più al sicuro, ti sei fattə valere.
Non bastano le buone intenzioni per giustificare una violazione di consenso. Il consenso riguarda il tuo diritto di sentirti al sicuro nelle tue scelte: un no non ha bisogno di essere spiegato per essere rispettato.
Rileggi i commenti. Alcuni sono carini, altri pieni di cattiveria. Una parte di te prova un brivido di piacere nel sentirti vistə, ma subito dopo arriva il disagio: ti accorgi di quanto sia facile confondere l’attenzione con il consenso. Capisci che, anche se la foto è “bella”, non è stata una tua scelta esserci dentro, e che la tua rabbia ha un senso. Lasci perdere, ma sai che ti comporterai diversamente la prossima volta.
A volte ci raccontiamo che “non è poi così grave”, soprattutto se la violenza non è fisica, ma qualsiasi tipo di violazione del consenso ha una sua gravità. Il consenso riguarda il tuo diritto di sentirti al sicuro nelle tue scelte: un no non ha bisogno di essere giustificato per essere rispettato.
Chiudi i social, un po’ angosciatə: ora come ora non ti va di parlare. Senti di nuovo quel nodo allo stomaco: la festa, il trucco, la foto - tutto un po’ troppo. Speri solo che la gente si dimentichi della cosa al più presto.
Quando il consenso viene oltrepassato, anche con buone intenzioni, la conseguenza sulla percezione di sé può generare chiusura ed evitamento. Esprimersi in situazioni di ingiustizia può aiutare a riappropriarsi della propria autonomia e diritto di scelta.
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Eccoti! Sei Cami, hai 23 anni, studi all'università e lavori part-time in un bar di Torino. Da qualche settimana ti sei accorta che ti piace molto Stefano, un ragazzo che ogni tanto si unisce al giro della tua compagnia. Non sei sicura che lui ricambi, ma tra sguardi e battute senti che qualcosa potrebbe esserci. Una sera trovi il coraggio per chiedergli di uscire.
Uscite insieme e finite a letto al primo appuntamento. Durante il sesso però ti attraversa un pensiero: “Stiamo andando troppo veloci rispetto a quello che voglio?”. Non è un rifiuto, è solo un dubbio che ti coglie all’improvviso e ti distoglie un po’ dal momento.
Stefano acconsente, ma noti che il suo atteggiamento si fa più distaccato. Resti con la sensazione di aver “rovinato il momento”. Ti chiedi se essere stata sincera fosse davvero la cosa giusta.
Continuare ti permette di evitare il confronto, ma qualcosa dentro di te si è spostato: sei presente con il corpo, meno con la testa.
Il tuo corpo resta teso per il resto della serata, quando vi salutate tutto sembra normale ma tu ti senti strana e non sai bene perché.
Il giorno dopo ripensi alla serata con un misto di eccitazione e insicurezza. Vi siete salutati bene, ma dentro senti una sottile inquietudine che cresce mano a mano che passano le ore e lui non ti scrive. Nonostante ciò, decidi di fare il primo passo e gli mandi un messaggio carino.
Stefano visualizza, ma non risponde: ti sale l’ansia, così agisci impulsivamente. Gli mandi un nudo per attirare la sua attenzione. Subito dopo ti viene il dubbio di aver esagerato, ma cancellarlo ti sembra peggio. Stefano visualizza di nuovo, ma non scrive nulla e solo dopo ore ti manda questo messaggio: «Certo che sei proprio una porca.»
Per qualche ora ti senti rassicurata, come se il nudino avesse ridotto la distanza tra voi, ma noti che comunque l’insicurezza non è sparita e riaffiora ogni volta che lui non risponde.
Il disagio non scompare, viene solo messo da parte. Inizi a convincerti che certe cose vadano accettate se vuoi essere desiderata.
La conversazione si raffredda. Hai la sensazione di esserti difesa, ma anche un po’ con la paura di averlo infastidito con la tua reazione. Ripensi alle tue sensazioni della sera prima e senti che forse dovevi ascoltarti molto prima.
Qualche giorno dopo ti arriva un messaggio su Instagram da Luigi, un ragazzo che conosci solo di vista.
Ehi, ti va di vederci stasera? 😉
No, grazie. Non mi interessa.
Ma dai, non fare la difficile!Ci divertiamo!
Ho detto di no.
Oh non fare tanto la preziosa, tanto lo sanno tutti che sei una troia.
Scusa?
Chiedilo a Ste. La tua foto ha fatto il giro dello spogliatoio.
«Ma vaffanculo, non scrivermi mai più.» Bloccato.Bloccarlo ti dà un senso immediato di sollievo perchè senti di starti proteggendo, ma la rabbia resta e senti di non riuscire a pensare lucidamente. Decidi di parlarne con qualcuno per capire cosa fare.
Scusa, ma di che parli?
Dai, non fare la finta tonta. Se gli mandi foto così, poi non puoi stupirti.
Non giustifica gli insulti, né che tu abbia visto quella foto.
Guarda che Ste ha solo fatto l'amico. Sei te che gli hai mandato la foto. Te la sei un po’ cercata, no?
Più ne parli più ti senti confusa, non sai più se hai davvero sbagliato. Decidi di parlarne con un amicə per capire cosa fare.
Senti salire una fortissima ansia, ti viene da piangere e provi moltissima vergogna, pensi che forse Stefano si è vendicato perchè non sei stata abbastanza brava a letto. O forse perché l'avete fatto la prima sera. O forse non gli piaci davvero come pensavi. Ti senti affogare tra i pensieri e decidi di parlarne con un amicə per capire cosa fare.
«Zoy, non capisco più niente. Più ci penso, più mi sembra colpa mia. Luigi dice che me la sono cercata. Forse ho davvero fatto qualcosa di sbagliato?»
«Fermati. Questa confusione è il classico ribaltamento. Non hai sbagliato niente. Però c’è una cosa che puoi fare: parla con Edo.»
«Edo?»
«Sì, gioca a calcetto con Stefano. Potrebbe sapere cosa è successo davvero.» Accogli il consiglio e scrivi subito a Edo, chiedendogli di vedervi.
Appena vedi Edo, gli racconti tutto. «Edo, mi dici cosa è successo davvero nello spogliatoio?» «Sì è vero, la tua foto è girata tra i ragazzi… però io non l'ho vista! Boh, era una situazione di gruppo, non potevo mica intervenire. Tutti ridevano, era strano fermarsi. Certo che se non avessi mandato quel nudino a Stefano… forse…»
«Aspetta, stai dicendo che è colpa mia?»
«No, no… non è colpa tua, però… insomma hai capito.»
Il confronto è duro e scomodo. «Non so Edo, mi sento tradita. La tua indifferenza non è diversa dalla loro. Eri lì, perché non hai fatto nulla?» «Non è così, davvero… mi dispiace» «Non voglio scuse. Volevo solo dirti come la penso.» «…Ok.» Non chiarisce tutto, ma almeno senti di aver detto ciò che pensavi. Edo è visibilmente a disagio e si chiude.
«Va bene... grazie per avermi ascoltata, Edo.» «Figurati, mi dispiace per come ti senti.» Esci dall’incontro con un senso di vuoto: non sei stata attaccata, ma nemmeno davvero sostenuta.
«Forse hai ragione, sono stata stupida. Avrei dovuto sapere come sarebbe andata, i ragazzi sono fatti così.»
«Ma no, non dire così, dico solo che devi stare attenta.»
«Esatto, ero io che dovevo tutelarmi. Se non avessi mandato quella foto… Non ce l'ho con voi, ce l'ho con me.»
Le parole di Edo si sommano a quelle di Luigi e Stefano, e più che prendertela con loro rivolgi la rabbia verso te stessa.
Ora devi decidere come gestire direttamente Stefano e ciò che è successo. Sei confusa e arrabbiata, e ti senti influenzata dal modo in cui ha reagito Edo.
Sui social trovi solidarietà, ricevi molte storie simili alla tua, ma anche altro victim blaming. Per giorni vivi in uno stato di iperattivazione, ma cerchi di farti forza grazie alla rete di persone che continuano a ripeterti che non sei tu che avresti dovuto trattenerti nel mandare la foto, ma che è responsabilità di chi la riceve di non mostrarla senza consenso.
Esporsi con la propria esperienza può essere una forma di validazione del proprio vissuto, ma può essere molto stressante. Avere una buona rete di sostegno è uno strumento potente per superare l’episodio, ma è anche un privilegio. Anche trovare poche persone fidate a cui chiedere supporto in questo percorso può alleviare le sensazioni negative.
«Ste, ma quindi è vero che hai mostrato la mia foto?»
«Guarda Cami, è stata una cazzata, non volevo che prendesse quella piega. Parlerò con Luigi e gli altri perché non ti scrivano più. Lo sai che ci tengo a te.»
«…Uhm. Ok.»
Decidi di concedergli il beneficio del dubbio perché lui ti piace davvero molto, e pensi che in fondo sei stata tu troppo leggera e devi stare più attenta. Ti resta però un senso di disagio e noti che comunque non ti senti completamente al sicuro.
Partendo da una posizione di insicurezza, è facile invalidare la propria esperienza focalizzandosi sulla responsabilità personale anziché sul problema sistemico. È importante accogliere la rabbia per la propria esperienza specifica. Purtroppo, la generale mancanza di educazione al consenso porta a sottovalutare la propria esperienza di violenza.
Subisci altro slut shaming, altre molestie da altri tizi sconosciuti. Li blocchi tutti, non rispondi a nessuno, ed eviti di ritirare fuori l’argomento con Zoy ed Edo. Ti senti stupida per essere stata ingenua e soffri anche all’idea di aver perso la tua occasione con Stefano. Un po’ lo detesti e un po’ ti chiedi se hai esagerato tu. Ti resta addosso la sensazione di spaesamento e vulnerabilità, perciò stacchi dai social per un po’ e decidi di non uscire col gruppo per qualche tempo.
Il silenzio e l’evitamento possono essere una strategia di sopravvivenza, ma quando il consenso viene violato il peso dell’accaduto spesso resta dentro e può aumentare il senso di colpa e di solitudine. Anche trovare poche persone fidate a cui chiedere supporto in questo percorso può alleviare le sensazioni negative.
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Eccoti! Sei Edo, 25 anni, vivi a Torino. Una volta a settimana ti ritrovi con il gruppo del calcetto: è il momento in cui stacchi la testa, torni alla tua passione, al tuo gruppo di amici, e ti senti di nuovo un po’ come al liceo. Anche se, tra le chiacchiere in spogliatoio, qualcuno sembra sia rimasto lì: stessi argomenti, stessi sfottò. Ma resta il tuo gruppo, e sai passarci sopra.
È appena finita la partita del giovedì e siete tornati in spogliatoio. Uno dei ragazzi, Stefano, si toglie la maglia e alcuni ragazzi notano un vistoso succhiotto sul collo. Parte un fischio di approvazione, poi tutti scoppiano a ridere e fanno battute a riguardo. Stefano di tutta risposta tira fuori il telefono e sorride: «Raga… non avete idea. Guardate qua.»
Apre la galleria, scorre velocemente e mostra agli altri una foto. Tu non vedi bene lo schermo, ma capisci facilmente cosa sta succedendo dai commenti degli altri. I ragazzi intorno reagiscono euforicamente, gli rubano il telefono di mano e se lo passano, commentando il nudo di una ragazza ammiccante.
Alcuni ti guardano male, uno fa spallucce. Stefano sbuffa: «Oh, ma rilassati, siamo solo tra noi» Gli lanci un’occhiataccia senza rispondere, ma rimani turbato dal suo comportamento.
Esci dallo spogliatoio con un vago senso di disagio. Ma alla fine non era così importante, aspetti gli altri distraendoti sui social e speri che l'argomento non torni fuori.
«Ma non fare il principino, lo dici solo perché non l'hai vista!» ti rispondono con tono scherzoso, mentre gli altri continuano a cercare di estorcere informazioni a Stefano sulla tipa della foto. Li trovi un po’ ridicoli, ma pensi: “Vabbè, non cambieranno mai.”
Come sempre avete fatto tardi, e finite a mangiare un boccone in pizzeria. Tra una battuta e l’altra si finisce inevitabilmente a riparlare della tipa della foto. «Ma quindi questa ti piace, eh? Te la sei fatta?» «Oh Ste, passaci il suo contatto che ci divertiamo anche noi!»
Senti che hanno superato il limite: va bene la goliardia, ma così ti sembra davvero troppo. Gli altri reagiscono dandoti dello sfigato e ridono della tua reazione. Decidi di andare a casa, ma temi che qualcosa tra te e gli altri sia cambiato.
Si instaura una mezza discussione sul tema nudes e ti ritrovi in minoranza a sostenere una posizione di difesa verso la tipa della foto. «Vabbè, ma se mandi foto del genere è normale che prima o poi le vedano anche gli altri», dicono, e da solo non riesci a fargli cambiare idea. Ma è possibile che tu sia l'unico che non la pensa così?
Si instaura una mezza discussione sul tema nudes e ti rendi conto che saresti l’unico che non è d'accordo con gli altri e questo ti leva un po' il coraggio di andare contro il gruppo. «Vabbè, ma se mandi foto del genere è normale che prima o poi le vedano anche gli altri», dicono, e un po' forse hanno ragione, dato che non emergono altre opinioni.
Arrivi a casa e appena posi per terra la borsa del calcetto senti il telefono vibrare nella tasca. Lo tiri fuori e vedi dall’anteprima della notifica che è Luca, un amico del calcetto. Mentre tutti commentavano la foto, lui era rimasto in silenzio.
Ehi Edo, ma che ne pensi di quel che ha fatto Ste?
Penso che non ci sta un cazzo, non puoi mostrare le foto della tua tipa così a caso
Ti capisco. Pure io mi sono sentito a disagio. Forse dovremmo fare qualcosa la prossima volta... ma pensavo di essere l'unico a pensarla così
Concordi con Luca, e il fatto di sentire un alleato un po’ ti rincuora.
Penso che sono dei coglioni, ma che vuoi farci, sono così da sempre, lo sai anche tu
Ah ok, pensavo fossi turbato
Ma sì, lo sai che è il loro modo di scherzare, è pur sempre un gruppo di calcetto, che ti aspetti
Pensi che è vero, eri sicuramente infastidito, ma tagli corto perchè non ti va proprio di pensarci più.
A me non è piaciuto… Stefano non aveva il consenso a mostrarci la foto e quel che hanno detto gli altri è stato proprio offensivo
Non ci avevo fatto molto caso, ci penserò se tornerà l'argomento
Sei colpito dal coraggio di Luca, ma ancora non ti va di aprirti a riguardo.
Il giorno dopo ti arriva un messaggio da Zoy, una delle persone a cui sei più legato in università. Leggi solo l’anteprima, ma contenuto ti lascia basito: parla di Cami, una vostra amica stretta conosciuta a lezione.
«Edo, ma tu ieri eri con quelli del calcetto, giusto? Perchè è successa una roba grave, uno della tua squadra ci ha provato con Cami insistentemente su Instagram e quando lei lo ha rifiutato le ha detto di fare meno la preziosa, che tanto "avevano visto tutti la sua foto da troia". Cami si è presa parecchio male, tu ne sai qualcosa?»
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Zoy: «Grazie per la sincerità Edo, Cami è molto agitata e penso che le farebbe bene se tu le dessi un po' di supporto. Fossi in te proverei a sentirla.»
Rispondi: «Ehi Zoy, sì in effetti ieri Stefano ha fatto girare una foto, ma non sapevo fosse Cami... Io mica potevo mettermi a fare la ramanzina a quei trogloditi, mi avrebbero mangiato vivo ahah I ragazzi avranno fatto i coglioni come al solito e penso che la cosa sia solo sfuggita un po' di mano»
Zoy: «Edo ma cosa dici? In che senso la cosa è "solo" sfuggita di mano?? Cami è in lacrime!» «Va bene, calmati, ora scrivo io a Cami e capiamo come gestirla, ok?»
Metti via il telefono senza aprire il messaggio: ti prendi tempo per chiarirti le idee e pensare a come gestire la cosa. Immagini che presto Cami ti contatterà e pensi a cosa dirle.
Poco dopo, ricevi un messaggio da Cami: «Ciao Edo, avrei bisogno di parlarti urgentemente, è successo un casino e sono un po' nel panico… posso venire da te? Sono sotto casa tua tra venti minuti»Vi date appuntamento nello spiazzo vicino casa tua.
«Edo ti giuro, mi sento a pezzi. Mi dici come sono andate davvero le cose? Ma secondo te, che dovrei fare ora? Sento di non poterci fare più nulla ormai, puoi immaginare come mi considerano… Non è che potresti parlare tu con i tuoi amici? Non so, magari a un altro ragazzo danno ascolto.»
«Mi dispiace tanto Cami, capisco che è molto grave quel che è successo. Sono molto arrabbiato anch'io. Cosa posso fare per supportarti? Non so quanto possa cambiare le cose, ma vuoi che scriva un messaggio sul gruppo del calcetto?» Cami risponde di sì, ringraziandoti.
Prendi coraggio e scrivi un messaggio sul gruppo del calcetto, secco e deciso: quello che è successo non ti è andato giù, quella foto non andava mostrata né doveva girare. Anche contattare Cami su Instagram è stato fuori luogo. Sai che questo segnerà una crepa nel tuo rapporto con gli altri, ma speri che qualcuno ci rifletta su e magari prenda posizione insieme a te. Aver parlato con Luca ti lascia sperare che possa essere così. In ogni caso, Cami sa che non sei rimasto in silenzio, e tu ti senti meglio a non essere rimasto indifferente.
Far notare che un’azione è problematica rischia di mettere in crisi le nostre relazioni sociali e può sembrare autodistruttiva. In realtà, ogni piccola presa di posizione fa la differenza per non rendersi complici e per scardinare un po’ alla volta la normalizzazione della violenza. L’esperienza di chi è vittima continua anche nella solidarietà percepita dalle altre persone!
«Cami, capisco come ti senti, e mi dispiace molto, però penso che sarebbe meglio evitare uno scontro con il gruppo. Ho paura che coinvolgendo gli altri le cose possano ingigantirsi ancora di più e peggiorare anche per te. Forse la cosa migliore è che tu ne parli direttamente con Stefano, no? Poi, se anche provassi a parlarne, non farebbero che tagliarmi fuori e non cambierebbe nulla. Se vuoi posso aiutarti a capire come parlarne con Stefano, ti va?»
Cami è confusa perché si aspettava sostegno da parte tua, ma si convince che non puoi fare nulla di più senza rischiare di venire bullizzato. Tu continui a frequentare il gruppo di calcetto e il gruppo dell'università, anche se senti che le cose sono cambiate. Benché in apparenza non sembri, anche il rapporto con Cami è cambiato, lei sembra più distante. A volte ripensi a quanto successo, chiedendoti se non potevi fare di più.
Non prendere posizione significa lasciare che le dinamiche violente restino immutate, accumulando conseguenze nel tempo. Anche se apparentemente neutrale, il silenzio giustifica violenze normalizzate e ci rende complici della dinamica. E’ importante scegliere di esporsi, anche quando è scomodo: ogni piccola presa di posizione fa la differenza nel vissuto di chi è vittima.
«Cami, quel che è successo è molto brutto, ma purtroppo tra ragazzi sono cose che capitano spesso. So che ora sei abbattuta, ma secondo me non te ne devi preoccupare troppo, non ne vale la pena. Piuttosto prendila come una lezione: è pieno di gente come Stefano nel mondo. Forse la prossima volta è meglio aspettare un po' prima di mandare foto del genere a una persona che conosci poco.»
Cami si rabbuia e confessa che si sente molto stupida, ti dà ragione e dice che lascerà perdere, sperando che tutti se ne dimentichino col tempo. Da quel momento la senti distante, ma sei anche sollevato di non doverti esporre ulteriormente. Continui a frequentare il gruppo di calcetto: semplicemente, quando ripetono certi comportamenti, li ignori. Pensi che alla fine tutti mettono in giro foto senza consenso, ma puoi aiutare evitando di farlo anche tu.
Restare in silenzio non è una posizione neutrale: il non-intervento contribuisce a mantenere intatto il contesto che ha reso possibile la violenza, rendendoci complici della dinamica. E’ importante mostrare sostegno esplicito a chi ha subito violenza: il senso di colpa non dovrebbe essere suo, ma di chi l’ha agita.
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Eccoti! Sei Zoy, 24 anni, persona non binaria di Torino. Stai cercando di sentirti più a tuo agio nel tuo corpo e nel modo di mostrarti, ma il percorso non è lineare. La tua amica Cami però è un punto fermo: ti supporta sempre, a volte anche spingendoti un po’ oltre la tua zona di comfort. Stasera Cami ti ha invitatə a una festa queer, e stai giusto iniziando a prepararti.
Apri l’armadio, ma qualcosa ti blocca. Senti il solito nodo allo stomaco: “Qualunque cosa metto, mi sembra sbagliata. Mi sembro sbagliatə.” Senti suonare alla porta: è arrivata Cami per aiutarti con il trucco. Dovevi già essere prontə, ma non sei riuscitə proprio a deciderti. Vai ad aprirle.
«Cami, vestimi tu, io non ho proprio nessuna idea, non so più cosa mi piace.» Cami accetta entusiasta e si abbandona a un momento creativo. Si crea un bel momento di connessione e buon umore che alla fine ti fa apprezzare quello che indossi.
In un momento di fragilità, ti sembra che sminuire l'importanza della scelta possa aiutarti ad affrontarla meglio. Probabilmente è così. Scegli alcuni vestiti poco impegnativi: dentro di te, però, temi che durante la serata un po' te ne pentirai e ti sentirai più vulnerabile.
«Cami, ma davvero dobbiamo andare a questa festa?», le chiedi, un po' imbronciatə. Lei rimane un attimo perplessa, poi però risponde sbrigativa: «Eddai, non rompere! È importante uscire ogni tanto, dici così e poi ci divertiamo sempre! Forza, preparati!»
L'entusiasmo di Cami è travolgente: «Stasera spacchiamo!» Inizia a truccarti con colori molto accesi e un eyeliner spesso: «Fidati, ti sta benissimo e ti farà sentire fichissimə!» Tu però non ti senti sicurə: quel trucco così marcato non ti rappresenta del tutto.
«Se lo dici tu Cami… sai che io non ci capisco niente!» Ti affidi completamente alla tua amica, che continua a truccarti finché, soddisfatta, ti fa vedere il risultato: è molto bello, ma come pensavi, per te è eccessivo e temi di non sentirti a tuo agio durante la serata. Cami, però, è davvero entusiasta: cerchi di condividere il suo buonumore e lasciar perdere il resto. «Dai usciamo, che la serata è già iniziata da un pezzo!»
«Cami, so che sei un'artista, ma forse questo stile è un po' troppo pesante per me… non possiamo fare qualcosa di più neutro?» Lei ci resta male e storce un po' il naso, ma poi capisce il tuo bisogno e si adatta. Continua a truccarti, ma smorzando il trucco e rendendolo più neutro. Il risultato è più in linea con come ti senti in questo momento. «Dai usciamo, che la serata è già iniziata da un pezzo!»
«Scusa Cami, so che sei un'artista, ma posso fare qualche ritocco da me?» Alleggerisci un po' il trucco fatto da Cami come meglio puoi: non sei bravə come lei, ma il ritocco finale ti restituisce un senso di autonomia e padronanza. Ti senti meglio e più a tuo agio per la serata. «Dai usciamo, che la festa è già iniziata da un pezzo!»
Arrivate alla festa. La musica è alta, il locale pieno di luci e di persone che ballano e chiacchierano. Ti senti un po’ meglio, ma ogni tanto ti ricordi del trucco addosso e ti senti espostə. A un certo punto, una persona con la macchina fotografica si avvicina e punta l’obiettivo verso di voi. Scatta un flash, impossibile da ignorare.
Interviene Cami: «Scusa, perché ci hai fatto una foto?» La tua amica è sempre lo scudo che ti fa sentire protettə e poco espostə, ma ti senti in colpa: perché dovrei mandare avanti lei al posto mio?
Il flash ti aveva sorpresə, ma in realtà un po' ti incuriosisci e fai uno sforzo per aprirti al dialogo. «Ciao,» dici, tranquillamente, «posso chiederti perché mi hai fatto una foto?»
La fotografa si irrigidisce ed è interdetta: probabilmente non si aspettava una risposta così aggressiva. Ti dispiace per lei, ma senti un pizzico di soddisfazione per te stessə: sei riuscitə a imporre un limite netto e chiaro.
La fotografa dice: «Scusa, non volevo disturbarti, è che hai un look pazzesco. Posso tenerla? Non ti taggo, promesso.» Cami interviene, divertita: «Vedi? Sei uno schianto, smettila di nasconderti.» Provi una sensazione a metà tra una punta di disagio e un briciolo di lusinga.
Sospiri, ma cedi alle lusinghe: «Va bene, dai, pubblicala pure. Tanto è solo una foto, no?» Con lo sguardo cerchi Cami per avere un supporto: lei ti sta già sorridendo, soddisfatta.
«Ti ringrazio, ma preferirei che non la pubblicassi» dici con tranquillità. La fotografa sembra delusa, ma preferisci stabilire un confine: non ti piace l'idea che una tua foto sia online senza il tuo consenso.
«Va bene, però posso vederla prima?» La fotografa ti mostra la foto: la trovi bella e ti piace come sei venutə, ma ti imbarazza il pensiero di saperla online. Sorridi incertə, non sei convintə di volerla pubblicata, ma la fotografa è già andata via.
La mattina dopo ti svegli con un messaggio di Cami, che scrive: «Hai visto il post? Sei già virale! Tutti ti trovano bellissimə, dovresti esserne fierə!» Decidi di andare sui social.
Sotto al post leggi già un sacco di commenti: "Iconic!"; "Che stile assurdo, wow!"; "Ma è un ragazzo o una ragazza?"; "Non capisco se è una parodia o una performance".
Scrivi alla fotografa con irritazione, che si scusa e cancella la foto. Cami non capisce: «Dai Zoy stai esagerando, è un peccato che tu creda così poco in te». Sei dispiaciutə perché Cami non sta capendo il punto della questione, ma allo stesso tempo seisollevatə: hai scelto ciò che ti ha fatto sentire più al sicuro, ti sei fattə valere.
Non bastano le buone intenzioni per giustificare una violazione di consenso. Il consenso riguarda il tuo diritto di sentirti al sicuro nelle tue scelte: un no non ha bisogno di essere spiegato per essere rispettato.
Rileggi i commenti. Alcuni sono carini, altri pieni di cattiveria. Una parte di te prova un brivido di piacere nel sentirti vistə, ma subito dopo arriva il disagio: ti accorgi di quanto sia facile confondere l’attenzione con il consenso. Capisci che, anche se la foto è “bella”, non è stata una tua scelta esserci dentro, e che la tua rabbia ha un senso. Lasci perdere, ma sai che ti comporterai diversamente la prossima volta.
A volte ci raccontiamo che “non è poi così grave”, soprattutto se la violenza non è fisica, ma qualsiasi tipo di violazione del consenso ha una sua gravità. Il consenso riguarda il tuo diritto di sentirti al sicuro nelle tue scelte: un no non ha bisogno di essere giustificato per essere rispettato.
Chiudi i social, un po’ angosciatə: ora come ora non ti va di parlare. Senti di nuovo quel nodo allo stomaco: la festa, il trucco, la foto - tutto un po’ troppo. Speri solo che la gente si dimentichi della cosa al più presto.
Quando il consenso viene oltrepassato, anche con buone intenzioni, la conseguenza sulla percezione di sé può generare chiusura ed evitamento. Esprimersi in situazioni di ingiustizia può aiutare a riappropriarsi della propria autonomia e diritto di scelta.
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Eccoti! Sei Cami, hai 23 anni, studi all'università e lavori part-time in un bar di Torino. Da qualche settimana ti sei accorta che ti piace molto Stefano, un ragazzo che ogni tanto si unisce al giro della tua compagnia. Non sei sicura che lui ricambi, ma tra sguardi e battute senti che qualcosa potrebbe esserci. Una sera trovi il coraggio per chiedergli di uscire.
Uscite insieme e finite a letto al primo appuntamento. Durante il sesso però ti attraversa un pensiero: “Stiamo andando troppo veloci rispetto a quello che voglio?”. Non è un rifiuto, è solo un dubbio che ti coglie all’improvviso e ti distoglie un po’ dal momento.
Stefano acconsente, ma noti che il suo atteggiamento si fa più distaccato. Resti con la sensazione di aver “rovinato il momento”. Ti chiedi se essere stata sincera fosse davvero la cosa giusta.
Continuare ti permette di evitare il confronto, ma qualcosa dentro di te si è spostato: sei presente con il corpo, meno con la testa.
Il tuo corpo resta teso per il resto della serata, quando vi salutate tutto sembra normale ma tu ti senti strana e non sai bene perché.
Il giorno dopo ripensi alla serata con un misto di eccitazione e insicurezza. Vi siete salutati bene, ma dentro senti una sottile inquietudine che cresce mano a mano che passano le ore e lui non ti scrive. Nonostante ciò, decidi di fare il primo passo e gli mandi un messaggio carino.
Stefano visualizza, ma non risponde: ti sale l’ansia, così agisci impulsivamente. Gli mandi un nudo per attirare la sua attenzione. Subito dopo ti viene il dubbio di aver esagerato, ma cancellarlo ti sembra peggio. Stefano visualizza di nuovo, ma non scrive nulla e solo dopo ore ti manda questo messaggio: «Certo che sei proprio una porca.»
Per qualche ora ti senti rassicurata, come se il nudino avesse ridotto la distanza tra voi, ma noti che comunque l’insicurezza non è sparita e riaffiora ogni volta che lui non risponde.
Il disagio non scompare, viene solo messo da parte. Inizi a convincerti che certe cose vadano accettate se vuoi essere desiderata.
La conversazione si raffredda. Hai la sensazione di esserti difesa, ma anche un po’ con la paura di averlo infastidito con la tua reazione. Ripensi alle tue sensazioni della sera prima e senti che forse dovevi ascoltarti molto prima.
Qualche giorno dopo ti arriva un messaggio su Instagram da Luigi, un ragazzo che conosci solo di vista.
Ehi, ti va di vederci stasera? 😉
No, grazie. Non mi interessa.
Ma dai, non fare la difficile!Ci divertiamo!
Ho detto di no.
Oh non fare tanto la preziosa, tanto lo sanno tutti che sei una troia.
Scusa?
Chiedilo a Ste. La tua foto ha fatto il giro dello spogliatoio.
«Ma vaffanculo, non scrivermi mai più.» Bloccato.Bloccarlo ti dà un senso immediato di sollievo perchè senti di starti proteggendo, ma la rabbia resta e senti di non riuscire a pensare lucidamente. Decidi di parlarne con qualcuno per capire cosa fare.
Scusa, ma di che parli?
Dai, non fare la finta tonta. Se gli mandi foto così, poi non puoi stupirti.
Non giustifica gli insulti, né che tu abbia visto quella foto.
Guarda che Ste ha solo fatto l'amico. Sei te che gli hai mandato la foto. Te la sei un po’ cercata, no?
Più ne parli più ti senti confusa, non sai più se hai davvero sbagliato. Decidi di parlarne con un amicə per capire cosa fare.
Senti salire una fortissima ansia, ti viene da piangere e provi moltissima vergogna, pensi che forse Stefano si è vendicato perchè non sei stata abbastanza brava a letto. O forse perché l'avete fatto la prima sera. O forse non gli piaci davvero come pensavi. Ti senti affogare tra i pensieri e decidi di parlarne con un amicə per capire cosa fare.
«Zoy, non capisco più niente. Più ci penso, più mi sembra colpa mia. Luigi dice che me la sono cercata. Forse ho davvero fatto qualcosa di sbagliato?» «Fermati. Questa confusione è il classico ribaltamento. Non hai sbagliato niente. Però c’è una cosa che puoi fare: parla con Edo.» «Edo?» «Sì, gioca a calcetto con Stefano. Potrebbe sapere cosa è successo davvero.» Accogli il consiglio e scrivi subito a Edo, chiedendogli di vedervi.
Appena vedi Edo, gli racconti tutto. «Edo, mi dici cosa è successo davvero nello spogliatoio?» «Sì è vero, la tua foto è girata tra i ragazzi… però io non l'ho vista! Boh, era una situazione di gruppo, non potevo mica intervenire. Tutti ridevano, era strano fermarsi. Certo che se non avessi mandato quel nudino a Stefano… forse…» «Aspetta, stai dicendo che è colpa mia?» «No, no… non è colpa tua, però… insomma hai capito.»
Il confronto è duro e scomodo. «Non so Edo, mi sento tradita. La tua indifferenza non è diversa dalla loro. Eri lì, perché non hai fatto nulla?» «Non è così, davvero… mi dispiace» «Non voglio scuse. Volevo solo dirti come la penso.» «…Ok.» Non chiarisce tutto, ma almeno senti di aver detto ciò che pensavi. Edo è visibilmente a disagio e si chiude.
«Va bene... grazie per avermi ascoltata, Edo.» «Figurati, mi dispiace per come ti senti.» Esci dall’incontro con un senso di vuoto: non sei stata attaccata, ma nemmeno davvero sostenuta.
«Forse hai ragione, sono stata stupida. Avrei dovuto sapere come sarebbe andata, i ragazzi sono fatti così.» «Ma no, non dire così, dico solo che devi stare attenta.» «Esatto, ero io che dovevo tutelarmi. Se non avessi mandato quella foto… Non ce l'ho con voi, ce l'ho con me.» Le parole di Edo si sommano a quelle di Luigi e Stefano, e più che prendertela con loro rivolgi la rabbia verso te stessa.
Ora devi decidere come gestire direttamente Stefano e ciò che è successo. Sei confusa e arrabbiata, e ti senti influenzata dal modo in cui ha reagito Edo.
Sui social trovi solidarietà, ricevi molte storie simili alla tua, ma anche altro victim blaming. Per giorni vivi in uno stato di iperattivazione, ma cerchi di farti forza grazie alla rete di persone che continuano a ripeterti che non sei tu che avresti dovuto trattenerti nel mandare la foto, ma che è responsabilità di chi la riceve di non mostrarla senza consenso.
Esporsi con la propria esperienza può essere una forma di validazione del proprio vissuto, ma può essere molto stressante. Avere una buona rete di sostegno è uno strumento potente per superare l’episodio, ma è anche un privilegio. Anche trovare poche persone fidate a cui chiedere supporto in questo percorso può alleviare le sensazioni negative.
«Ste, ma quindi è vero che hai mostrato la mia foto?» «Guarda Cami, è stata una cazzata, non volevo che prendesse quella piega. Parlerò con Luigi e gli altri perché non ti scrivano più. Lo sai che ci tengo a te.» «…Uhm. Ok.» Decidi di concedergli il beneficio del dubbio perché lui ti piace davvero molto, e pensi che in fondo sei stata tu troppo leggera e devi stare più attenta. Ti resta però un senso di disagio e noti che comunque non ti senti completamente al sicuro.
Partendo da una posizione di insicurezza, è facile invalidare la propria esperienza focalizzandosi sulla responsabilità personale anziché sul problema sistemico. È importante accogliere la rabbia per la propria esperienza specifica. Purtroppo, la generale mancanza di educazione al consenso porta a sottovalutare la propria esperienza di violenza.
Subisci altro slut shaming, altre molestie da altri tizi sconosciuti. Li blocchi tutti, non rispondi a nessuno, ed eviti di ritirare fuori l’argomento con Zoy ed Edo. Ti senti stupida per essere stata ingenua e soffri anche all’idea di aver perso la tua occasione con Stefano. Un po’ lo detesti e un po’ ti chiedi se hai esagerato tu. Ti resta addosso la sensazione di spaesamento e vulnerabilità, perciò stacchi dai social per un po’ e decidi di non uscire col gruppo per qualche tempo.
Il silenzio e l’evitamento possono essere una strategia di sopravvivenza, ma quando il consenso viene violato il peso dell’accaduto spesso resta dentro e può aumentare il senso di colpa e di solitudine. Anche trovare poche persone fidate a cui chiedere supporto in questo percorso può alleviare le sensazioni negative.
Grazie per aver giocato!
Speriamo che l'esperienza ti sia piaciuta: facci sapere cosa ne pensi e prova gli altri giochi di YouthLab!
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