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canto xxxiv

Elena Curti

Created on February 17, 2026

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Transcript

Inferno

canto xxxiv

Fatto da Curti Elena e Elia Micol.

start

Il Canto 34 è ambientato nel 9°cerchio nella 4° zona cioè Giudecca. Dante attraversa questo cerchio alla sera del Sabato Santo del 1300.

Entrando, Dante e Virgilio notano subito la grandezza di Lucifero, un mostro con 3 teste che nella nebbia agita le ali. Il suo corpo è immerso metà nel ghiaccio.

In questo girone dell'Inferno ci sono i dannati traditori dei benefattori. La loro pena è essere immersi nel ghiaccio per l'eternità.

Virgilio e Dante lasciano l'Inferno Trovandosi nell' elemisfero australe dove é mattina. I due seguono il riuscelletto, attraversano una caverna e escono a rivedere le stelle.

Il canto affronta il problema del male e della sua esistenza in un mondo creato da un Dio buono e onnipotente

temi

Il problema del male

Il canto esamina la natura della colpa e della punizione, e come queste siano legate alla giustizia divina.

La natura della colpa e della punizione:

Il canto offre una riflessione sulla condizione umana, sottolineando la fragilità e la debolezza dell'uomo, ma anche la sua capacità di redenzione e di ascesa verso la divinità.

Il canto conclude con un senso di redenzione e salvezza, sottolineando la possibilità di salvezza per l'umanità attraverso la fede e la virtù.

Il canto affronta il rapporto tra ragione e fede, mostrando come la ragione umana sia limitata e come la fede sia necessaria per comprendere i misteri della divina provvidenza.

La redenzione e la salvezza

La condizione umana

Il rapporto tra ragione e fede

Personaggi

Protagonista, autore e narratore della vicenda

Dante Alighieri
Lucifero
Virgilio

Guida di Dante

Cassio
Bruto
Giuda

Dante Alighieri

Virgilio

Lucifero

Parafrasi e analisi

"Vexilla regis prodeunt inferni verso di noi; però dinanzi mira", disse 'l maestro mio, "se tu 'l discerni" (v1-3)

la creatura ch'ebbe il bel sembiante, d'innanzi mi si tolse e fé restarmi, "Ecco Dite", dicendo, "ed ecco il loco ove convien che di fortezza t'armi". Com'io divenni allor gelato e fioco, nol dimandar, lettor, ch'i' non lo scrivo, però ch'ogne parlar sarebbe poco. Io non mori' e non rimasi vivo; (v.18-25)

. Oh quanto parve a me gran maraviglia quand'io vidi tre facce a la sua testa! L'una dinanzi, e quella era vermiglia; l'altr'eran due, che s'aggiugnieno a questa sovresso 'l mezzo di ciascuna spalla, e sé giugnieno al loco de la cresta: e la destra parea tra bianca e gialla; (v.37-39)

rimanea de la pelle tutta brulla. "Quell'anima là sù c'ha maggior pena", disse 'l maestro, "è Giuda Scarïotto, che 'l capo ha dentro e fuor le gambe mena. De li altri due c'hanno il capo di sotto, quel che pende dal nero ceffo è Bruto: vedi come si storce, e non fa motto!; e l'altro è Cassio, che par sì membruto. (v.60-67)

Da questa parte cadde giù dal cielo; e la terra, che pria di qua si sporse, per paura di lui fé del mar velo, e venne a l'emisperio nostro; e forse per fuggir lui lasciò qui loco vòto quella ch'appar di qua, e sù ricorse". (v.121-123)

Figure retoriche principali:

Similitudine: Lucifero, una sagoma confusa, enorme, ricorda un mulino mosso dal vento.

“Come quando una grossa nebbia spira… par di lungi un molin che ’l vento gira” (v. 4)

“trasparien come festuca in vetro” (v.12)

Similitudine: le anime sono come pagliuzze nel vetro.

Antitesi: morire / vivere.

“Io non morì e non rimasi vivo” (v.25)

Iperbole: dimensioni gigantesche.

“Oh quanto parve a me gran maraviglia / quand’io vidi tre facce a la sua testa!” (v.37-38)

Metafora: le stelle = salvezza, redenzione. .

“E quindi uscimmo a riveder le stelle.” (v.140)

opere di questo canto

Illustrazione del Canto XXXIV dell’Inferno di Gabriele Dell'Otto
SALVADOR DALÍ – Lucifero (1963)