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Il filo della memoria

MONICA SARTORI

Created on February 16, 2026

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Transcript

Il filo della memoria

Monica Sartori

Inizio

Sarà quello che era scritto sul biglietto?

non ci sono spazi

Primo Levi

Liliana Segre

Se questo è un uomo

Primo Levi

Timeline

1938

Trascina l'immagine corrispondente sulla data corretta

1939

1940

1942

L'inizio della Seconda Guerra Mondiale

La Conferenza di Wannsee

La creazione del Ghetto di Varsavia

1943

La Liberazione di Auschwitz

Le Leggi Razziali in Italia

Deportazioni di massa in Italia

1945

Fine

"Sia il tuo passaggio un soffio di vita. Non essere indifferente. Coltiva la Memoria, perché il mondo ha ancora bisogno di chi sa scegliere il Bene." — Liliana Segre

Scarica il tuo diploma

ATTESTATO DI CONSAPEVOLEZZA STORICA In occasione del 27 Gennaio – Giorno della Memoria

Si certifica che l’alunn* ha ripercorso con rispetto e attenzione i sentieri della Storia, superando le prove dell’indifferenza e dell’oblio attraverso l’analisi dei fatti, delle testimonianze e dei simboli della Shoah. Risolvendo gli enigmi della memoria, ha dimostrato di aver compreso che: ricordare è un dovere verso chi non c'è più. Capire è l’unico modo per impedire che il male ritorni. Testimoniare è la responsabilità di ogni cittadino libero.

In ogni scena, potrai trovare degli elementi che ti indicano il cammino o passa sopra gli oggetti: se il cursore cambia forma significa che è interattivo. Clicca per leggere documenti, guardare foto o attivare le sfide.

Esplora l'ambiente

All'interno delle scene troverai dei collegamenti a LearningApps. Sono le tue "prove di consapevolezza". Risolvi il cruciverba, raggruppa le parole o riordina gli eventi per dimostrare ciò che hai imparato

Risolvi gli Enigmi

Ogni sfida superata ti premierà con un numero. * Attenzione: Non dimenticare di scriverli su un foglio! Quei numeri sono i frammenti del Codice Finale.

Una volta esplorate tutte le scene e raccolti tutti i numeri, cerca il Cancello del Giardino dei Giusti. Inserisci il codice numerico completo per sbloccare il finale e ottenere il tuo certificato.

Raccogli i Frammenti

La Fuga (L'Uscita)

Benvenut*!Quello che hai davanti non è solo un gioco, ma un viaggio nel tempo. Ti trovi in una soffitta dove il silenzio parla attraverso gli oggetti abbandonati. Hai ritrovato un vecchio diario: apparteneva a qualcuno che ha vissuto i giorni più bui della nostra storia.Per onorare il Giorno della Memoria, il tuo compito è ricostruire il percorso di chi ci ha preceduto. Solo comprendendo il passato potrai custodire il futuro. Sei pronto a diventare un Custode della Memoria?"

“Binario 21” della Stazione Centrale di Milano

è realmente esistito ed è uno dei luoghi simbolo delle deportazioni durante l’occupazione nazista e la Repubblica Sociale Italiana. Non era un binario “di testa” visibile al pubblico: si trovava (e si trova) in un’area sotterranea di servizio della stazione, usata per movimentazioni postali e merci, scelta anche per la maggiore riservatezza delle operazioni. Da lì partirono convogli di deportati (in gran parte ebrei, ma anche altri perseguitati) verso campi di transito, verso Auschwitz e altri campi. Oggi quell’area è visitabile ed è stata trasformata nel Memoriale della Shoah di Milano

Primo Levi era un giovane chimico torinese. Quando fu catturato e portato ad Auschwitz nel 1944, la sua "forma mentis" da scienziato lo aiutò a sopravvivere. Mentre intorno a lui tutto era caos e violenza, lui osservava, analizzava e memorizzava ogni dettaglio, come se stesse facendo un esperimento in laboratorio. Dopo la liberazione, sentì un bisogno fisico di raccontare. Non voleva vendetta, ma comprensione. Scrisse "Se questo è un uomo" per spiegare come il sistema dei campi cercasse di distruggere non solo il corpo, ma l'anima delle persone, togliendo loro il nome, i vestiti e la dignità.

Levi si salvò anche perché fu scelto per lavorare in un laboratorio all'interno del campo. Questo gli permise di stare al chiuso durante il gelido inverno polacco. Per lui, il lavoro era ciò che rendeva l'uomo libero, ma nel campo era diventato uno strumento di tortura.

Sulla sua pelle era tatuato il numero 174517. Levi diceva che il numero era un modo per trasformare un uomo in un oggetto. Eppure, lui riuscì a restare umano proprio scrivendo e ricordando i nomi e le storie dei suoi compagni.

Complimenti, hai ricostruito la Storia! Non permettere che queste date sbiadiscano. L'ultima parte del codice che cerchi è 1945

Per non dimenticare

Liliana Segre era una ragazza come voi. Viveva a Milano con suo papà e i suoi nonni. La sua vita cambiò improvvisamente nel 1938, non perché avesse fatto qualcosa di male, ma per la "colpa" di essere nata ebrea. Uno dei ricordi più dolorosi che Liliana racconta è il momento in cui le dissero che non poteva più andare a scuola. Fu allora che iniziò a sentirsi invisibile agli occhi della società. Il 30 gennaio 1944, Liliana e suo padre furono portati nei sotterranei della Stazione Centrale di Milano. Lì, dal Binario 21, vennero caricati su un vagone merci diretto ad Auschwitz. Fu l'ultima volta che vide suo padre. Di quel giorno ricorda il silenzio terribile della città che stava a guardare senza fare nulla.

Il momento più potente della sua storia è la fine della guerra. Liliana ebbe l'occasione di sparare al comandante del campo che l'aveva tormentata, ma scelse di non farlo. Disse che in quel momento capì di essere libera: non era come lui. Scelse la vita e la pace, diventando, molti anni dopo, una "nonna della memoria".

La deportazione e l'indifferenza

La deportazione non è stata un evento improvviso, ma l’ultimo atto di un lungo processo di esclusione. Tutto è iniziato con le parole, con le leggi che toglievano diritti, con i muri invisibili costruiti intorno alle persone. Migliaia di cittadini — uomini, donne, bambini — sono stati strappati alle loro case, caricati su vagoni piombati e trasportati verso l’ignoto. Ma come è stato possibile che accadesse sotto gli occhi di tutti? La risposta sta in una parola terribile: l'indifferenza, la vera complice dei carnefici. Molte persone scelsero di non vedere, di non ascoltare, di voltarsi dall'altra parte mentre i loro vicini di casa venivano portati via.