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Il corpo-2026. Lettura guidata Merleau-Ponty

Ana Montoya

Created on February 13, 2026

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Transcript

Maurice Merleau-Ponty, Fenomenologia della percezione

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Obiettivi:

Presentare l'autore e l'opera.

Il contesto in cui è stata scritta l'opera

Alcuni interlocutori dell'autore

A quale problematica vuole rispondere?

Una panoramica dell'architettura del libro

Il metodo fenomenologico

01

Il corpo

PARTE PRIMA: IL CORPO

  1. Il corpo come oggetto e la fisiologia meccanicistica
  2. L'esperienza del corpo e la psicologia classica
  3. La spazialità del corpo proprio e la motilità
  4. La sintesi del corpo proprio
  5. II corpo come essere sessuato
  6. II corpo come espressione e la parola

“È possibile pensare la coscienza percettiva senza sopprimerla come modalità originaria; è possibile conservare la specificità senza rendere impensabile il suo rapporto con la coscienza intellettuale?”

Merleau-Ponty, La struttura del comportamento, 358.

Opere principali

La struttura del comportamento (1942):

  • Qual è il rapporto tra la coscienza (il soggetto) e la natura (il corpo, il mondo)?
  • Critica sia il meccanicismo scientifico (che riduce l'uomo a stimolo-risposta) sia il vitalismo.
  • Il comportamento umano non è una somma di riflessi atomici, ma una "forma" (Gestalt) organizzata.
  • Cerca di dimostrare che non esiste una distinzione netta tra mente e corpo. Il comportamento è la modalità con cui l'organismo si relaziona a un ambiente che esso stesso contribuisce a significare.

Fenomenologia della percezione (1945):

  • La struttura del comportamento cercava di rispondere al dualismo a livello scientifico, la Fenomenologia della percezione porta questa soluzione al livello fenomenologico ed esistenziale.
  • Critica l'empirismo e l'intellettualismo.
  • Che cos’è l’essere-al-mondo del soggetto incarnato?
  • Come si manifesta l’esperienza originaria del mondo attraverso il Corpo-Proprio (corps propre)?
  • Lui cerca di rendere visibile l’unità originaria tra soggetto e mondo prima delle astrazioni dell’intelletto.
  • La risposta che Merleau-Ponty esplora è precisamente: la percezione.

Il visibile e l'invisibile (1964):

  • In quest'opera incompiuta, il filosofo cerca di superare la fenomenologia classica per approdare a una vera e propria ontologia.
  • La "Carne" (la chair). Non si riferisce alla carne biologica, ma a un elemento primordiale (l’elemento comune del sensibile, il tessuto originario in cui il sentiente e il sentito si intrecciano).
  • l chiasma descrive la reversibilità del corpo: la mano che tocca è anche toccata; il corpo è sempre soggetto e oggetto simultaneamente, senza confusione né fusione
  • Il visibile (ciò che vediamo) e l'invisibile (il senso, la profondità) sono inseparabili e si richiamano a vicenda. Lo invisible habita lo visible como su dimensión interna.

02

Contesto filosofico e principali interlocutori

Gestalt

Esistenzialismo

Edmund Husserl

Valessio, CC BY 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/4.0>, via Wikimedia Commons

Unknown (Mondadori Publishers), Public domain, via Wikimedia Commons

Merleau-Ponty e l'eredità di Husserl

  • Visita gli Archivi Husserl a Lovanio (1939)
  • Focus sulla fase tardia
  • Husserl vs. Heidegger
  • L'Inespresso di Husserl

Unknown (Mondadori Publishers), Public domain, via Wikimedia Commons

«Tra una storia “oggettiva” della filosofia, che mutilerebbe i grandi filosofi di ciò che hanno fatto pensare agli altri, e una meditazione camuffata da dialogo, in cui faremmo noi le domande e le risposte, ci deve essere qualcosa di intermedio, ove il filosofo del quale si parla e colui che parla sono presenti insieme, benché sia impossibile, anche in linea di diritto, distinguere a ogni istante ciò che appartiene a ciascuno. […]»

«Come il mondo percepito non si regge se non per i riflessi, le ombre, i livelli, gli orizzonti tra le cose, i quali non sono cose e neppure un nulla, ma viceversa sono gli unici a delimitare i campi di variazione possibile nella medesima cosa e nel medesimo mondo, –così l’opera e il pensiero di un filosofo sono fatti anche di certe articolazioni tra le cose dette, riguardo alle quali non esiste il dilemma dell’interpretazione oggettiva e di quella arbitraria, perché non sono oggetti di pensiero, perché, come l’ombra e il riflesso, esse verrebbero distrutte se fossero sottoposte all’osservazione analitica o al pensiero isolante, e perché non si può rimanere fedeli a esse e ritrovarle se non pensando di nuovo. Noi vorremmo tentare di evocare questo non-pensato di Husserl […]”

(IMerleau-Ponty, Il filosofo e la sua ombra, 211-212 in Segni, Milano 2003)
  • L'influenza di Idee II (1952) (accedi ai manoscritti):
    • la differenza tra Körper (il corpo come oggetto fisico, studiato dalla biologia) e Leib (il corpo vivo, senziente, il "corpo proprio").
  • L'influenza della La crisi delle scienze europee (1936): Il Lebenswelt (Mondo della vita)
    • Ritorno al pre-oggettivo e Critica all'oggettivismo
  • La Fenomenologia genetica: Il divenire del senso
    • Merleau-Ponty è affascinato da come i significati emergano dal nostro passato corporeo e dalle nostre abitudini

Unknown (Mondadori Publishers), Public domain, via Wikimedia Commons

Dialogo con la Psicologia (Gestalt):

  • Le descrizioni psicologiche sono una via verso una comprensione più profonda della percezione incarnata e dell'esperienza del corpo vissuto).
  • La percezione non sia una somma di sensazioni, ma un campo strutturato.
  • Struttura olistica della sperienza
Valessio, CC BY 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/4.0>, via Wikimedia Commons

03

A quale problematica vuole rispondere?

Al centro del suo progetto filosofico c'è la preoccupazione di trovare un punto di partenza che permetta di trascendere i dualismi:
  • Soggetto-oggetto
  • Interno-esterno
  • Corpo-anima
cercando al contempo una certa riscoperta o restaurazione del significato profondo dell'esperienza incarnata.

Il mistero della percezione

“Cosa c'è di così misterioso nella percezione? Non semplicemente il fatto che essa avvenga, o che abbia questa o quella caratteristica qualitativa, ma che essa riveli un mondo. Inoltre, il mondo che essa rivela è un mondo che possiamo poi pensare, anticipare, ricordare e meditare.”

Carman, Merleau-Ponty, 8

“Il reale è un tessuto solido per annettersi i fenomeni più sorprendenti e per respingere le nostre immaginazioni più verosimili. La percezione non è una scienza del mondo, non è nemmeno un atto, una presa di posizione deliberata, ma è lo sfondo sul quale si staccano tutti gli atti ed è da questi presupposta”

Merleau Ponty, Premessa, 19

Uno sforzo per descrivere la percezione e il corpo in modo nuovo.

“Il libro non rappresenta nulla di meno che una presa di posizione generale sulla realtà, sull'esperienza, sulla soggettività e sulla verità, che vengono viste come altrettante questioni da rinnovare radicalmente alla luce di una nozione, quella di percezione appunto, che mostra così la propria valenza fondativa” Progetto generale di “delucidare il senso quale si dà concretamente nell'esperienza”

Luca Vanzago, Merleau Ponty, 32

04

Struttura generale del libro

“Il mondo percepito comporta delle relazioni e, in linea di massima, un tipo di organizzazione che lo psicologo o il filosofo hanno tradizionalmente disconosciuto”

M-P, Il primato della percezione (PP), 21

L'errore del "Pensiero Oggettivo"

vs

“Questo soggetto che assume un punto di vista è il mio corpo, in quanto campo percettivo e pratico, in quanto i miei gesti hanno una certa portata e circoscrivono come mio dominio l’insieme degli oggetti a me familiari” (PP, 25)

Proprio perché è un fenomeno corporeo, la percezione è anche essenzialmente finita e prospettica. La mia prospettiva è il mio accesso al mondo, ma ciò non mi colloca al di fuori del mondo. Posso avere un punto di vista sul mondo solo essendo nel mondo.

“La cosa percepita non è un’unità ideale posseduta dall’intelligenza, come ad esempio una nozione geometrica, è una totalità aperta all’orizzonte di un numero indefinito di vedute prospettiche che concordano secondo un certo stile, stile che definisce l’oggetto in questione” (PP, 25)

La percezione ha un carattere paradossale:

Esiste in essa “un paradosso dell’immanenza e della trascendenza. Immanenza, poiché il percepito non potrebbe essere estraneo a colui che percepisce; trascendenza, poiché c’è sempre un al di là di ciò che è attualmente dato […] l’apparizione di qualche “cosa”, esige in modo indivisibile la presenza e l’assenza” (PP, 26)

“Il mondo stesso, che è, in prima approssimazione, la totalità delle cose percepibili è la cosa di tutte le cose, deve essere compreso non come un oggetto nel senso che il matematico o il fisico potrebbero dare a questo termine – cioè come un’unica legge che coprirebbe tutti i fenomeni parziali, o come una relazione fondamentale verificata in tutti–, ma come lo stile universale di ogni percezione possibile” (PP, 26)

“Problema di sapere come la mia esperienza si collega all’esperienza che gli altri hanno dei medesimi oggetti, la percezione apparirà ancora come quel fenomeno paradossale che ci rende l’essere accessibile” (PP, 27)

“Se ci troviamo, un amico e io, davanti a un paesaggio e io provo a mostrargli qualcosa che io vedo e che lui ancora non vede, non possiamo render conto della situazione dicendo che io vedo qualcosa all'interno di un mondo tutto mio e che cerco, attraverso dei messaggi verbali, di indurre nel mondo del mio amico una percezione analoga; non esistono due mondi numericamente distinti e una mediazione del linguaggio che ce li riunisce in uno solo”.

“ Esiste, e me ne accorgo se mi spazientisco, una sorta di esigenza che ciò che io vedo sia visto anche da lui. Ma, allo stesso tempo, questa comunicazione è richiesta dalla cosa stessa che io vedo, dai riflessi del sole su di essa, dal suo colore, dalla sua evidenza sensibile. La cosa s'impone non come vera per ogni intelligenza, ma come reale per ogni soggetto che condivide la mia situazione.” (PP, 27)

“Bisogna quindi, che attraverso la percezione dell’altro, io mi trovi in rapporto con un altro me stesso, il quale sia, fin dall’inizio, come me, aperto alle stesse verità, in rapporto con lo stesso essere come me.” (PP, 28)

Cerca di fondare l'attività dell'intelletto (il giudizio, il linguaggio, la logica) sulla struttura della percezione. “Intraprende un programma ambizioso, sebbene non sistematico e incompleto, volto ad estendere le sue intuizioni fenomenologiche oltre la percezione sensoriale, fino a una descrizione generale della struttura prospettica di tutta l'esperienza e la comprensione umana.” (Carman, Merleau-Ponty, 3)

Far vedere il legame organico tra percezione e intellezione (PP, 33)

“La percezione è il nostro modo più elementare di essere nel mondo, e il corpo è il soggetto ultimo e permanente di tutte le prospettive che ci sono aperte in linea di principio. La prospettiva corporea fonda e informa la cultura, il linguaggio, l'arte, la letteratura, la storia, la scienza e la politica. Il comportamento umano in tutti i campi è caratterizzato, in misura maggiore o minore, dal suo aspetto corporeo, dal suo orientamento prospettico e dalla sua tendenza intrinseca all'auto-deviazione e all'auto-dimenticanza”. Carman, M-P, 3.

“Per Merleau-Ponty, quindi, la percezione è corporea, prospettica, sfuggente e il prototipo o paradigma fondamentale di tutti gli aspetti della condizione umana”.

Carman, M-P, 3

«Riflettere autenticamente significa darsi a sé stesso, non come una soggettività oziosa e recondita, ma come ciò che si identifica con la mia presenza al mondo e agli altri come io la realizzo adesso. Io sono come mi vedo, un campo intersoggettivo, non malgrado il mio corpo e la mia storia, ma perché io sono questo corpo e questa situazione storica per mezzo di essi.»

M-P, FP, 515.

05

Il metodo

Merleau-Ponty abbraccia con entusiasmo il motto di Husserl di tornare «alle cose stesse» (psicologia descrittiva).

Per lui questo significa “ritornare a questo mondo anteriore alla conoscenza di cui la conoscenza parla sempre, e nei confronti del quale ogni determinazione scientifica è astratta, segnitiva e dipendente, come la geografia nei confronti del paesaggio in cui originariamente abbiamo imparato che cos’è una foresta, un prato o un fiume” (Premessa p. 17)

“Questo movimento è assolutamente distinto dal ritorno idealistico alla coscienza, e l’esigenza di una descrizione pura esclude sia il procedimento dell’analisi riflessiva che quello della spiegazione scientifica.” (Premessa p. 17)

“La fenomenologia si lascia praticare e riconoscere come maniera o come stile ed esiste come movimento ancor prima di essere giunta a un’intera coscienza filosofica” (Premessa,16).

Riduzione fenomenologica

appunto come presupposti di ogni pensiero, esse “sono ovvie”, passano inosservate, e perché, per risvegliarle e farle apparire, dobbiamo astenercene per un istante.

“Proprio pel fatto che siamo da parte a parte rapporto al mondo, per noi la sola maniera di rendercene conto è di sospendere questo movimento, di negargli la nostra complicità […] metterlo fuori gioco. Non perché si rinunci alle certezze del senso comune e dell’atteggiamento naturale […]

La migliore formula della riduzione è certo quella che forniva Eugen Fink, l’assistente di Husserl, quando parlava di uno “stupore” di fonte al mondo” FP, 22

“il più grande insegnamento della riduzione è l’impossibilità di una riduzione completa” (FP, 23)

Nozione allargata dell’intenzionalità

«Intenzionalità fungente» «che costituisce l'unità naturale e ante-predicativa del mondo e della nostra vita». (FP, 27)

vs

L'«intenzionalità d'atto»
Guidata da questo concetto più ampio di intenzionalità, il compito della filosofia è quello di “ricollocare” sotto il nostro sguardo il rapporto al mondo, “offrirlo alla nostra costatazione” (FP, 27)

“La fenomenologia esprime così l'emergere della ragione e del significato in un mondo contingente, un compito creativo paragonabile a quello dell'artista o dell'attivista politico, che richiede una riflessione «radicale» o autoreferenziale sulle proprie possibilità.”

M-P, Stanford Encyclopedia.

“La vera filosofia consiste nel reimparare a vedere il mondo” (Premessa, 30) Non escludere nessu fenomeno: patologie, l'esperienza infantile.

“L’incompiutezza della fenomenologia e il suo modo di procedere incoativo non sono il segno di un fallimento, ma erano inevitabili perché la fenomenologia ha il compito di rivelare il mistero del mondo e il mistero della ragione. […] Essa è laboriosa come l’opera di Balzac, quella di Proust, quella di Valéry o quella di Cézanne – per lo stesso genere d’attenzione e di stupore, per la stessa esigenza di coscienza, per la stessa volontà di cogliere il senso del mondo o della storia allo stato nascente. Sotto questo profilo essa si confonde con lo sforzo del pensiero moderno.” (Premessa 31)

Alcuni testi

“Non diremo più che la percezione è una scienza ai suoi albori, ma viceversa che la scienza classica è una percezione che dimentica le sue origini e si crede compiuta. Il primo atto filosofico consisterebbe quindi nel ritornare al mondo vissuto al di qua del mondo oggettivo – giacché è in esso che potremo comprendere sia il diritto che i limiti del mondo oggettivo–,

nel restituire alla cosa la sua fisionomia concreta, agli organismi il loro modo proprio di trattare il mondo, alla alla soggettività la sua inerenza storica, nel ritrovare i fenomeni, lo strato di esperienza vivente attraverso cui l’altro e le cose ci sono originariamente dati, il sistema “Io-l’Altro-le cose” allo stato nascente, nel risvegliare la percezione e nell’eludere l’astuzia con la quale essa si lascia dimenticare come fatto e come percezione a beneficio dell’oggetto che ci consegna e della tradizione razionale che fonda” (M-P, FP, 100-101)

Alcune domande per la riflessione

Qual è il punto che mi ha colpito o sorpreso?

Qual è il punto principale della lettura?

Qual è il punto prodigioso (sorprendente,singolare, o nuovo)?

Qual è il punto provocatorio su cui mi sono soffermato e che devo/voglio approfondire?

Qual è il punto pratico o utile che posso applicare o che mi dà luce?

Thanks!